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Come redigere ricorso per Cassazione

21 agosto 2018 | Autore:


> L’esperto Pubblicato il 21 agosto 2018



Con il presente contributo si illustreranno i fondamentali principi che regolano e guidano la redazione del ricorso per Cassazione, individuati considerando le più recenti pronunce giurisprudenziali e le diverse riforme legislative che negli ultimi anni hanno modificato le norme codicistiche che disciplinano questo mezzo di impugnazione.

Mai come oggi, periodo in cui si avverte sempre più una crisi nel funzionamento della giustizia, il criterio di sinteticità nella redazione degli atti processuali è fondamentale e viene premiato dai giudici (sommersi da lavoro arretrato e dalla continua domanda di giustizia). Ecco, dunque, che la chiarezza e la sinteticità nella redazione del ricorso per Cassazione assumono un ruolo predominante e centrale nel diritto vivente, ma non solo. Recente, infatti, è sia la nota del primo Presidente della Corte di cassazione con cui questi ha sollecitato la redazione di ricorsi che non superino le venti pagine, sia il protocollo di intesa tra la Corte di cassazione e il Consiglio nazionale forense, che ha dettato le regole redazionali del ricorso per Cassazione, al fine di definirne dei limiti contenutistici. Vediamo, allora, come redigere un ricorso per Cassazione filtrando saggiamente ciò che deve essere introdotto nell’atto e ciò che, invece, dovrebbe essere tralasciato, al fine di illuminare i veri temi fondamentali su cui si vuole focalizzare l’attenzione della Cassazione.

Breve introduzione: cos’è il ricorso per Cassazione

Il ricorso per Cassazione è un mezzo di impugnazione:

  • ordinario: se instaurato evita che la sentenza impugnata passi in giudicato;
  • che non ha effetto devolutivo, ossia non è uno strumento per rinnovare il giudizio di secondo grado. Infatti, la Suprema corte non è chiamata a valutare nuovamente fatti e circostanze già esaminati dal giudice del merito (solo perché la loro valutazione risulta difforme rispetto a quella prospettata dalle parti in giudizio), bensì a verificare la correttezza dell’iter logicogiuridico compiuto dal giudice del merito. La Cassazione ripercorrerà il ragionamento che ha portato alla sentenza impugnata, al fine di stabilire se le conclusioni siano coerenti, logiche e complete, rispetto alle premesse iniziali [1], verificando se vi siano vizi, cioè errori nel procedere o nel giudicare (ossia vizi nel ragionamento);
  • a critica vincolata, perché con esso si possono solo far valere i vizi nel procedere e nel giudicare tassativamente indicati dalla legge [2].

Come redigere il ricorso: dalla legge al protocollo del 2015

Le due linee guida fondamentali

È fondamentale considerare, ai fini della redazione del ricorso per Cassazione, non solo le norme codicistiche, ma anche il protocollo d’intesa tra la Corte di cassazione e il Consiglio nazionale forense stipulato a Roma il 17 dicembre 2015, che indica specificamente alcune fondamentali regole per redigere il ricorso [3].

Questo protocollo è intervenuto per definire in modo chiaro i limiti contenutistici del ricorso per Cassazione, in una prospettiva di semplificazione.

Prima di approfondire la struttura del ricorso per Cassazione si possono evidenziare due linee guida fondamentali che si dovranno sempre avere in mente quando si scrive l’atto:

  1. nell’esposizione dei fatti e dei motivi bisogna essere sintetici. I fatti che vanno riportati sono solo quelli che servono al giudice di legittimità per comprendere le ragioni dell’impugnazione e, quindi, il senso dei motivi; d’altra parte i motivi dovranno colpire immediatamente nel segno, ossia individuare le leggi che si ritengono violate o gli errori nel procedere o nel giudicare compiuti dal giudice: anche in questo caso essere prolissi non conviene;
  2. bisogna prestare moltissima attenzione alla documentazione che si vuole sia esaminata dal giudice di legittimità: infatti in ogni motivo deve essere indicato il documento su cui esso si fonda (se viene censurata l’errata valutazione di un documento o atto). È, inoltre, opportuno non solo localizzare i documenti, ossia indicare dove si trovano all’interno dei fascicoli dei precedenti gradi, ma creare un apposito <<fascicoletto>>, da depositare insieme al ricorso, in cui i documenti rilevanti siano contenuti. Il deposito di questo <<fascicoletto>> non è altro che una delle espressioni del principio di autosufficienza del ricorso. Il giudice di legittimità, infatti, deve poter procedere ad un controllo autosufficiente, senza dover ricercare i documenti nei fascicoli del merito e senza dover scegliere le parti di essi rilevanti ai fini dell’ impugnazione: anche quest’ultimo lavoro di selezione è a carico della parte ricorrente [4].

La struttura-base del ricorso per Cassazione

A livello strutturale – considerando, oltre alla disciplina codicistica [5], anche le regole redazionali definite all’interno del citato protocollo del 2015 – è necessario indicare, nella seguente sequenza:

  1. le parti del giudizio. Ossia il ricorrente e il resistente, già parti del giudizio di merito, esclusa ogni possibilità di intervento di terzi. Il resistente, però, potrà assumere la veste anche di ricorrente in via incidentale, qualora proponga a propria volta nel controricorso un ricorso incidentale [6].
  2. gli estremi della sentenza impugnata (ossia l’autorità giudiziaria che ha emesso la sentenza; la sezione in cui è stata pronunciata; il numero della sentenza; la data della decisione, della sua pubblicazione e della notifica, se vi è stata);
  3. l’oggetto del giudizio, in un massimo di dieci parole chiave, le stesse da riportare nella nota con la quale si iscrive a ruolo il ricorso;
  4. la sintesi dei motivi di impugnazione: in alcune righe, si dovranno indicare i motivi per i quali si ricorre in Cassazione. Ad ogni motivo dovrà associarsi la norma o le norme di legge che si ritengono violate, il tema principale del motivo (sempre in sintesi), e il numero preciso della pagina in cui inizia lo sviluppo del motivo di impugnazione della sentenza;
  5. lo svolgimento del processo. Anche il racconto di come si è svolta l’intera vicenda processuale e che ha portato al giudizio in Cassazione, deve essere estremamente sintetico. Sul punto, da un lato, la legge prevede espressamente che vi sia un <<sommaria esposizione>> dei fatti di causa [7], dall’altro, il protocollo del 2015 specifica che tale esposizione, non solo, deve avere come obiettivo quello di determinare nel giudice un’immediata comprensione dei motivi dell’impugnazione, ma, inoltre, deve essere contenuta in un massimo di cinque pagine. Di recente la Cassazione, infatti, ha ritenuto inammissibile un ricorso proprio a causa dell’eccessiva lunghezza dell’esposizione dei fatti: ben cinquantuno pagine, senza che vi fosse stata alcuna selezione di quelli maggiormente rilevanti al fini della comprensione del senso dei motivi di impugnazione da parte del giudice di legittimità[8];
  6. motivi di impugnazione: in questa parte – che precede le conclusioni del ricorso – dovranno essere svolte tutte le argomentazioni che sono alla base dei motivi di impugnazione già individuati, sinteticamente, come delineato sub punto D). Il protocollo del 2015 prevede che queste argomentazioni debbano svolgersi in un massimo di 30 pagine, in applicazione del principio di sinteticità. È fondamentale, nella redazione dei motivi, indicare, non solo, ogni documento/atto/contratto su cui essi si fondano, ma, anche, precisare il punto specifico del documento/atto/contratto, di cui si sta parlando, in modo che esso sia immediatamente rinvenibile da parte del giudice;
  7. le conclusioni in cui si dovrà chiedere alla Corte di cassazione il provvedimento che si intende ottenere attraverso l’impugnazione;
  8. l’allegazione dei documenti: in questa parte finale dovranno indicarsi nello stesso ordine numerico che risulta dal ricorso tutti gli atti e/o documenti prodotti. Il ricorso è improcedibile [9] – nel senso che non potrà portare a nessuna decisione – se manca nello specifico: il decreto con cui la parte assistita è stata ammessa al gratuito patrocinio (nei casi in cui la difesa sia a carico dello Stato); la copia autentica della sentenza impugnata, insieme alla relazione che dia atto dell’avvenuta notifica della stessa a controparte (quest’ultimo deposito serve per verificare che il ricorso sia stato avanzato tempestivamente); la procura per la difesa di fronte alla Corte di cassazione, se nel mandato precedente non era già prevista; gli atti processuali, documenti, contratti o accordi collettivi su cui il ricorso si fonda. Per quanto riguarda questa ultima produzione documentale, voluta dal legislatore nel 2006, la giurisprudenza ha evidenziato come l’onere di produzione può dirsi assolto, ai fini della procedibilità del ricorso, solo quando ci sia la puntuale indicazione (del numero) di questi documenti, affinché essi siano immediatamente rinvenibili dal giudice [10]. La legge prevede, inoltre, che, per quanto riguarda i documenti contenuti nel fascicolo d’ufficio, deve richiedersi la trasmissione di quest’ultimo dalla cancelleria del giudice che ha pronunciato la sentenza impugnata a quella della Corte di cassazione [11].

È opportuno tuttavia precisare che il citato protocollo del 2015 sulle modalità redazionali del ricorso per Cassazione, ha espressamente previsto la possibilità di superare i limiti dimensionali che sono stati appena descritti, purché se ne dia adeguata motivazione: una motivazione che, nello specifico, dovrà essere giustificata dalla particolare complessità delle questioni oggetto di impugnazione.

Focus sulla tecnica di esposizione dei fatti

La normativa codicistica chiede che nel ricorso per cassazione siano esposti sommariamente i fatti della causa [12].

Questo principio di sinteticità ha portato la giurisprudenza a ritenere inammissibile <<l’assemblaggio>>, da intendersi come quel metodo con cui il ricorrente riproduce per intero, o in parte, gli atti difesivi o i documenti resi nel giudizio di merito[13].

Invece l’esposizione deve essere tale da individuare esclusivamente ciò che rileva dei fatti di causa, per far così comprendere al giudice di legittimità il senso dei motivi di impugnazione. Quindi l’esposizione dei fatti è strettamente interdipendente con la comprensione dei motivi da parte della Cassazione. Ecco allora che, in questa prospettiva:

  • non dovrà mai mancare la narrazione di quei fatti che sono necessari al giudice di legittimità per capire le censure sollevate contro la sentenza impugnata. L’autosufficienza del ricorso per Cassazione significa, sotto questo profilo, che il giudice di legittimità non deve essere costretto a ricercare nei fascicoli dei gradi precedenti gli atti o i documenti che servono per supportare i motivi di impugnazione, sotto il profilo fattuale;
  • l’esposizione dei fatti non dovrà essere, tuttavia, eccessiva e troppo analitica, con la narrazione di accadimenti che sono del tutto superflui rispetto alla comprensione dei motivi di impugnazione[14].

Focus sulle tecniche redazionali dei motivi di impugnazione

Attraverso il ricorso per Cassazione non è mai possibile censurare genericamente l’ingiustizia della sentenza impugnata, ma si possono far valere esclusivamente i motivi di impugnazione che tassativamente sono indicati dalla legge [15].

Per fare un esempio pratico non si potrà, dunque, ricorrere in Cassazione lamentando che il precedente giudice non ha considerato un documento che era stato prodotto nel giudizio di merito: il ricorso sarà destinato ad essere dichiarato inammissibile poiché questo motivo di impugnazione non rientra fra quelli indicati dalla legge [16].

Tanto premesso, la giurisprudenza ha chiarito che i motivi di impugnazione devono rispondere, necessariamente, a tre requisiti essenziali: la specificità; la completezza; la loro riferibilità alla decisione impugnata[17].

Questi tre requisiti sono strettamente collegati al principio dell’autosufficienza del ricorso per Cassazione: il giudice di legittimità deve comprendere, attraverso la sola lettura dei motivi (e dei documenti su cui i motivi si fondano), il significato delle censure sollevate contro la sentenza impugnata, senza dover accedere ad altre fonti esterne o altri atti [18].

Così la giurisprudenza ha ritenuto sufficientemente specifico quel motivo che è in grado di spiegare in quale modo, a livello causale, il vizio censurato abbia inciso sulla decisione impugnata, rendendola erronea [19]; oppure, ancora, quel motivo che riporta con esattezza i passaggi della sentenza impugnata cui fa riferimento [20].

I motivi di impugnazione si distinguano in due grandi categorie: i vizi nel procedere, compiuti dal giudice precedente che avrebbe, pertanto, omesso di osservare le norme che regolano il processo; e i vizi di merito o di giudizio, che sono determinati dall’errore del giudice del merito nell’individuare o applicare le norme che devono disciplinare il rapporto oggetto della causa.

La redazione dei motivi con cui si censura la violazione del diritto o della giurisprudenza applicata

Sviluppare il motivo di impugnazione con cui denuncia la violazione o la non corretta applicazione, da parte del giudice del merito, delle norme di diritto che dovrebbero regolare il fatto oggetto di causa [21], o si vuole affermare che la giurisprudenza utilizzata dal giudice del merito, pur essendo consolidata, non è quella che doveva essere applicata al caso concreto [22], significa rispettare delle specifiche tecniche redazionali – affermatesi nel diritto vivente – che dovranno essere rispettate affinché il ricorso per Cassazione possa superare la verifica di ammissibilità.

Anzitutto, all’interno del motivo di impugnazione, dovranno specificatamente indicarsi le norme di diritto che si ritengono violate o non correttamente applicate e, nel dettaglio, i passi della sentenza che si pongono in contrasto con tali norme [23], nonché sottolineare in che modo ciò ha influito sulla decisione impugnata.

Ad esempio la giurisprudenza ha ritenuto decisivo, nel ritenere non correttamente applicate dai giudici di merito le norme di legge, la circostanza che il ricorrente avesse messo a specifico confronto le norme di legge nel significato costantemente ad esse attribuito dalla Cassazione (ossia dal diritto vivente), e, invece, nel diverso significato con cui erano state intese dai giudici di merito, facendone applicazione nello caso concreto loro sottoposto.

Per quanto riguarda il caso, più complesso, dell’impugnazione volta a ottenere un ripensamento da parte della Corte di Cassazione sulla giurisprudenza da applicare ai fatti oggetto di causa, il motivo di impugnazione dovrà essere abbastanza efficace da offrire elementi affinché la Cassazione possa ritenere necessario applicare un diverso orientamento giurisprudenziale.

Quindi, se viene impugnata la sentenza che ha deciso il fatto oggetto di causa uniformandosi alla giurisprudenza della Corte di cassazione, si dovrà motivare puntualmente perché il caso concreto richieda l’applicazione di un diverso filone giurisprudenziale. Per far ciò si deve riportare all’interno del motivo di impugnazione corposa giurisprudenza, univoca e stabile nel tempo (non basterà, ad esempio, una pronuncia isolata, a meno che essa non sia stata resa a Sezioni Unite), che esprime un diverso orientamento e chiarire perché essa deve essere applicata alla specifica situazione di fatto oggetto del giudizio [24].

La redazione del motivo con cui si censura la nullità della sentenza impugnata

Far valere la nullità della sentenza significa lamentare la violazione delle regole del processo che si riflettono sulla sentenza rendendola nulla, o censurare la mancanza dei requisiti di forma o sostanza della sentenza.

In particolare questo motivo di impugnazione:

  • va svolto in via autonoma rispetto agli altri [25];
  • può riguardare l’omessa pronuncia su una parte della domanda e delle domande che erano state proposte al giudice del merito[26]. In questo caso il principio di autosufficienza del ricorso rende necessario riportare esattamente le domande su cui il giudice del merito non si sarebbe pronunciato, con l’espressa indicazione dell’atto in cui erano state formulate [27];
  • può riguardare la pronuncia del giudice del merito su una domanda diversa rispetto a quelle formulate [28];
  • non può riguardare, invece, i vizi derivanti dall’attività istruttoria, di raccolta delle prove [29].

La redazione del motivo con cui far valere l’omessa valutazione di un fatto

Questo motivo di impugnazione è formulabile tutte le volte in cui il giudice del merito non abbia, nel decidere, considerato una circostanza di fatto che era stata acquisita nel corso della causa e che, di per sé, qualora fosse stata presa in considerazione, sarebbe stata idonea a portare ad una decisione diversa, con certezza e non mera probabilità [30].

Nella redazione di questo motivo è necessario:

  • esporre con chiarezza il fatto, ossia l’episodio della realtà, omesso dal giudice del merito;
  • individuare quando, esattamente, questo fatto è stato discusso fra le parti in causa nel giudizio precedente;
  • dare atto della sua decisività per la decisione, ossia evidenziare la ricaduta che avrebbe avuto, nella pronuncia del giudice, qualora fosse stato valutato [31].

Cosa non inserire nei motivi di impugnazione

Nei motivi di ricorso non è mai possibile sollevare questioni nuove o temi che non siano già stati trattati nei precedenti gradi del giudizio e che, dunque, non siano già stati oggetto di discussione fra le parti in causa e su cui i precedenti giudici non si siano già pronunciati [32]. Questa regola vale anche per i fatti sopravvenuti alla decisione impugnata, proprio perché il giudizio della Cassazione è esclusivamente di legittimità, non è, invece, un giudizio che possa decidere nuovamente la pretesa della parte, ma solo valutare eventuali vizi che, nel giudicare o nel procedere, hanno compiuto i giudici precedenti.

note

[1] Cassazione 2005 n. 20322.

[2] Articolo 360, primo comma, c.p.c.; articolo 360 bis c.p.c.

[3] Protocollo d’intesa tra la Corte di cassazione e il Consiglio nazionale forense, 17 dicembre 2015.

[4] Cassazione, 2 ottobre, 2017 n. 22991.

[5] Articolo 366 c.p.c.

[6] Articolo 371 c.p.c.

[7] Articolo 366, primo comma, n.3, c.p.c.

[8] Cassazione, 2017 n. 18962.

[9] Articolo 369 c.p.c.

[10] Cassazione, 2018 n. 262.

[11] Articolo 369, ultimo comma, c.p.c.

[12] Articolo 366, primo comma, n. 3, c.p.c.

[13] Cassazione, 2017 n. 23731.

[14] Cassazione 2017, n. 1296.

[15] Articoli 360 e 360 bis, c.p.c.

[16] Cassazione, 2009 n. 1864.

[17] Cassazione, 2015 n. 10905.

[18] Cassazione, 2017 n. 20281.

[19] Cassazione, 2012 n. 1864.

[20] Cassazione, 2015 n. 3479.

[21] Articolo 366, primo comma, n. 4, c.p.c.

[22] Articolo 360 bis, primo comma, n. 1 c.p.c.

[23] Cassazione, 2016 n. 8316.

[24] Cassazione, Sezioni Unite, 2010 n. 19051.

[25] Cassazione, 2005 n. 4741.

[26] Cassazione, 2018 n. 16168.

[27] Cassazione, 2018 n. 16168; Cassazione, 2016 n. 3610.

[28] Cassazione, 2018 n. 3429

[29] Cassazione, 2017 n. 19721.

[30] Articolo 360, primo comma, n. 5 c.p.c.; Cassazione, 2012 n. 19863.

[31] Cassazione, 2018 n. 9071.

[32] Cassazione, 2017 n. 7338.

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