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Invalidi: quali e quanti permessi sul lavoro?

22 Agosto 2018
Invalidi: quali e quanti permessi sul lavoro?

La legge favorisce l’accesso al lavoro degli invalidi e dei portatori di handicap sia sotto il profilo del diritto ad essere assunti, attraverso le quote obbligatorie introdotte dalla Legge n. 68/1999, sia garantendo specifici permessi al lavoratore invalido.

Sono molte le norme introdotte negli anni per favorire la possibilità di lavorare agli invalidi. Ma quali e quanti permessi sul lavoro spettano loro? La legge attribuisce a tutela degli invalidi due categorie di permessi: i permessi di cui possono usufruire i familiari degli invalidi per svolgere attività di assistenza ed i permessi di cui possono usufruire direttamente i lavoratori invalidi per finalità di cura, di riposo, etc. 

In cosa consistono i permessi invalidi?

Al fine di consentire al lavoratore colpito da handicap o da invalidità grave di prendersi cura di se stesso, la legge attribuisce a tale categoria di lavoratori dei permessi retribuiti specifici. In particolare, il lavoratore ha diritto di assentarsi dal lavoro, mantenendo la retribuzione, per 3 giorni al mese o, in alternativa, per 2 ore al giorno tutti i giorni. Se l’attività lavorativa giornaliera è inferiore alle 6 ore, il permesso orario giornaliero si riduce ad 1 ora.

I permessi in esame non devono essere confusi con quelli attribuiti ai familiari per la cura e l’assistenza di persone invalide o portatori di handicap [1].

A chi spettano i permessi invalidi?

I permessi retribuiti spettano ai lavoratori disabili, in possesso del certificato di handicap con connotazione di gravità [2], rilasciato dalla commissione competente istituita presso la ASL di riferimento. Non sono ammessi altri certificati di invalidità.

Tale diritto non spetta nel caso in cui il richiedente sia impegnato in lavoro domestico o presso il proprio domicilio.

Come richiedere il certificato di handicap con connotazione di gravità?

A decorrere dall’1 gennaio 2010 le domande per il riconoscimento dello stato di handicap e disabilità, complete della certificazione medica attestante la natura delle infermità invalidanti, sono presentate all’INPS esclusivamente per via telematica.

Il cittadino si reca dal medico certificatore. La “certificazione medica” può essere compilata dal medico solo online, sul sito internet dell’istituto www.inps.it. Il medico, dopo l’invio telematico del certificato, consegna al cittadino la stampa firmata, che dovrà essere esibita all’atto della visita, e la ricevuta di trasmissione con il numero di certificato.  Se in possesso di PIN, è possibile consultare l’elenco dei medici certificatori abilitati sul sito dell’INPS.

Il cittadino, in possesso del PIN, compila la “domanda” esclusivamente online collegandosi sul sito internet dell’INPS www.inps.it e abbina il numero di certificato indicato sulla ricevuta di trasmissione rilasciata dal medico certificatore entro il termine massimo di trenta giorni.

La domanda e il certificato abbinato sono trasmessi all’INPS telematicamente. L’avvenuta ricezione della domanda è attestata dalla ricevuta rilasciata dalla stessa procedura. L’INPS trasmette telematicamente la domanda alla ASL.

La domanda può essere presentata anche tramite i patronati, le associazioni di categoria o gli altri soggetti abilitati.

Una volta ricevuta la domanda, la specifica commissione istituita presso la ASL provvederà a contattare il cittadino per sottoporlo ad una visita medica volta a verificare il reale stato di handicap grave del soggetto.

Cosa fare per usufruire dei permessi?

Il lavoratore disabile in possesso del certificato di handicap grave può fruire di 3 giorni di permesso mensile oppure, in alternativa, di due ore di permesso giornaliero.

La scelta di fruire del permesso a giorni o a ore non è definitiva e immodificabile. Il lavoratore può, nel tempo, modificarla. Per quanto concerne il settore privato, infatti, l’INPS ha ammesso la possibilità, anche nell’ambito del medesimo mese, di passare dalla fruizione a giorni a quella oraria giornaliera, purché sopraggiungano esigenze improvvise, non prevedibili all’atto della richiesta dei permessi. Le predette esigenze devono essere opportunamente documentate dal lavoratore [3].

Per quanto concerne il settore pubblico, l’INPDAP, ossia l’ente previdenziale del settore pubblico ormai soppresso e confluito nell’INPS, ha aggiunto un’ulteriore modalità di fruizione dei permessi, consentendo al lavoratore di assentarsi anche per 18 ore al mese. Tale modalità si aggiunge alle altre già illustrate [4].

I permessi individuali possono cumularsi con quelli attribuiti per l’assistenza di familiari con handicap?

Il  lavoratore invalido ha diritto ai permessi per l’assistenza ad un familiare con handicap anche quando quest’ultimo usufruisce già dei permessi lavorativi per se stesso. Tale possibilità di cumulo è stata chiarita dall’INPS [5].

La cumulabilità è, tuttavia, subordinata al verificarsi di tre condizioni:

  • il lavoratore handicappato, pur beneficiando dei propri permessi, ha una effettiva necessità di essere assistito da parte del familiare lavoratore convivente (la necessità di assistenza deve essere valutata del medico della sede INPS anche in relazione alla gravità dell’handicap);
  • nel giorno in cui il lavoratore usufruisce del permesso per assistere il familiare disabile, quest’ultimo non deve prestare attività lavorativa. Ciò equivale a dire che i permessi devono coincidere dal punto di vista del periodo di fruizione;
  • nel nucleo familiare non deve essere presente un altro familiare non lavoratore in condizione di prestare assistenza.

Viceversa, il disabile che usufruisce dei permessi per se stesso, può usufruire, cumulandoli, anche dei permessi per assistere un familiare con handicap in condizione di gravità.

Quanto spetta al lavoratore che fruisce dei permessi?

Come detto, durante la fruizione dei permessi, il lavoratore invalido mantiene il diritto alla retribuzione. Ciò in quanto i giorni o le ore giornaliere di permesso sono interamente retribuiti. Tuttavia, tali periodi non possono essere computati ai fini della determinazione dei contributi previdenziali, dell’anzianità di servizio, della maturazione delle ferie e della tredicesima mensilità.

Da un punto di vista pratico, nel settore privato, la retribuzione viene anticipata dal datore di lavoro per conto dell’INPS che rimborserà a conguaglio l’intera cifra al datore, compensandola con i crediti che l’INPS matura nei confronti del datore di lavoro.

Nel pubblico impiego, invece, la spesa è a carico dell’ente datore di lavoro che è tenuto a versare anche i relativi contributi previdenziali.


note

[1] Legge n. 104/1992.

[2] Articolo 3, comma 3 della Legge 104/1992.

[3] Circolare INPS n. 133/2000.

[4] Circolare INPDAP n. 33/2002.

[5] Circolare n. 37/1999.


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