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Cosa valuta la cassazione

21 settembre 2018 | Autore:


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In questo articolo vedremo cosa valuta la Cassazione e in quali casi è possibile rivolgersi a questo organo supremo di giustizia.

Da anni hai intrapreso una causa contro un fastidioso vicino. Sia il Tribunale che la Corte d’Appello ti hanno dato ragione. Quando il tuo avvocato ti ha telefonato per comunicarti l’esito positivo della causa, sei stato contento e hai pensato che questa annosa vicenda fosse ormai chiusa. Ma hai cantato vittoria troppo presto: dopo una ventina di giorni l’avvocato ti ha convocato presso il suo studio e ti ha detto che la controparte ha proposto un ricorso in Cassazione. Ora dunque vorresti capirne di più; in particolare ti chiedi cosa valuta la Cassazione e cosa puoi aspettarti da questo ennesimo giudizio. Questo articolo ti chiarirà le idee.

Cosa è la Corte di Cassazione

La Corte di Cassazione, detta anche Suprema Corte, Supremo Collegio  o semplicemente Cassazione, nell’ordinamento giuridico italiano esercita l’ultimo grado di giudizio.

Essa si trova a Roma, unica sede in tutto il territorio nazionale. Si articola in sei Sezioni civili (tra queste ve ne è una che si occupa di questioni di lavoro e previdenziali, e un’altra specializzata in questioni tributarie), e sette Sezioni penali. La divisione in Sezioni aiuta la ripartizione del lavoro secondo la natura degli argomenti da trattare. Infatti ogni Sezione tende a specializzarsi su determinati settori del nostro diritto, anche se non in maniera rigida. Ciascuna Sezione è composta da cinque membri. Vi sono poi le Sezioni Unite, composte da nove membri, che hanno il compito di pronunciarsi su questioni che nel tempo sono state valutate diversamente dalle singole Sezioni.

Una curiosità: i giudici della Cassazione sono a volte detti, specie nel linguaggio giornalistico, “ermellini”. Questo termine deriva dal particolare abbigliamento che indossano in circostanze particolari, soprattutto a ogni inaugurazione dell’anno giudiziario: toga rossa con bordo di pelliccia di ermellino, cappello di velluto, guanti bianchi.

Di cosa si occupa la Corte di Cassazione

Secondo quanto stabilisce la legge italiana [1], la Corte di Cassazione:

  • assicura che la legge sia osservata in maniera esatta;
  • garantisce l’uniforme interpretazione della legge;
  • assicura l’unità del diritto oggettivo nazionale;
  • assicura il rispetto dei limiti delle diverse giurisdizioni;
  • regola i conflitti di competenza;
  • regola i conflitti di attribuzione
  • svolge altri compiti ad essa attribuiti dalla legge.

Approfondiamo dunque cosa valuta la Cassazione in ognuno degli ambiti sopra elencati.

La Cassazione assicura l’esatta osservanza della legge

Perché una norma possa essere rispettata è necessario interpretarla correttamente: Non si può osservare una prescrizione di cui non si comprende appieno il significato. È compito della Suprema Corte fornire la corretta interpretazione delle norme che le vengono sottoposte.

Cosa succede nella pratica? Dobbiamo partire dal considerare come si svolgono i processi, sia in ambito civile che in ambito penale:

  • nel processo civile, vi sono due o più parti che contrastano tra loro su una specifica situazione, nella quale ognuna di esse reclama i propri diritti. Tra le parti, in posizione di imparzialità, vi è il giudice, che deve decidere a  quale delle parti dare ragione; e lo fa a seguito di un esame delle prove e di una interpretazione delle norme che riguardano il caso specifico;
  • nel processo penale, vi è una parte accusata di aver commesso un reato, che viene difesa da un avvocato. L’accusa rappresenta lo stesso Stato, che ha il compito di punire certi comportamenti, ed è impersonata, nel processo, dal pubblico ministero, un magistrato che ha il compito di ricercare le prove che possono sussistere a carico dell’imputato e di esporle. Anche in questo caso, tra le due parti c’è il giudice, che, imparzialmente, deve stabilire chi abbia ragione, sempre in base alle prove che emergono nel processo e all’interpretazione di alcune norme. A queste due parti se ne può aggiungere una terza, la parte civile, che rappresenta chi ritiene di aver subito un danno dal reato e che quindi sostiene le ragioni del pubblico ministero chiedendo la condanna dell’imputato.

Il processo, in entrambi i casi,  si svolge secondo una procedura ben precisa, seguendo le prescrizioni di legge, rispettivamente del codice di procedura civile e del codice di procedura penale. Vi sono quindi tempi e modalità che devono essere rispettati, anche nell’acquisizione delle prove. Di regola, i gradi di giudizio sono due: il primo è affidato, secondo i casi, al Giudice di Pace o al Tribunale. Se la decisione del primo giudice non soddisfa, e si pensa di avere ragione, è possibile proporre appello contro la sentenza. Avverso le sentenze del Giudice di Pace è competente il Tribunale; avverso le sentenze del Tribunale, è competente la Corte d’Appello.

E dopo? Se neanche la sentenza di secondo grado appare giusta, è possibile proporre contro di essa ricorso in Cassazione. Attenzione però: la Suprema Corte non giudica sui fatti che sono stati valutati dai giudici di primo o di secondo grado, ma solo sull’interpretazione che essi hanno fatto delle norme da applicare.

Ad esempio, non sarà possibile chiedere alla Cassazione di sentire dei testimoni, al fine di dimostrare che, in un dato giorno e a una certa ora, Tizio si trovava in un luogo piuttosto che in un altro; si potrà, semmai, mettere in discussione l’interpretazione che i giudici hanno fatto delle norme che riguardano la valutazione delle prove testimoniali. Altro esempio: se Tizio ha causato la morte di Caio a seguito di una colluttazione, ed è stato condannato per omicidio volontario, alla Corte di Cassazione non si potrà chiedere di raccogliere ulteriori prove che possano scagionarlo; piuttosto, si potrà sostenere che Tizio avrebbe dovuto essere assolto, perché i giudici non hanno interpretato correttamente le norme sull’omicidio e quelle ad esse correlate.

Pertanto, nel processo civile è possibile rivolgersi alla Suprema Corte per:

  • vizi di giudizio, quando i giudici hanno errato nell’interpretare le norme applicabili al caso concreto. Ad esempio, in una questione di eredità, i giudici hanno errato nell’interpretare le norme che riguardano il testamento;
  • vizi procedurali, cioè erronea applicazione delle norme processuali, che determinano la nullità degli atti compiuti nel corso del processo. Ad esempio, i giudici hanno ammesso delle prove richieste fuori termine, che pertanto non avrebbero potuto essere prese in considerazione;
  • quando manca la motivazione della sentenza, oppure questa è contraddittoria o illogica. Tutte le sentenze contengono, infatti, una motivazione, che spiega le ragioni per le quali il giudice ha preso una decisione anziché un’altra. Essa non deve essere necessariamente condivisibile (la parte soccombente raramente la condivide), ma deve esserci, avere una logica ed essere pienamente comprensibile e lineare.

Nel processo penale, il ricorso in Cassazione può essere proposto per:

  • eccesso di potere. quando il giudice è intervenuto su una questione riservata agli organi legislativi o a quelli amministrativi;
  • errore nell’interpretazione delle norme che potevano interessare nel caso specifico. Ad esempio, un ferimento viene qualificato come tentato omicidio, mentre si tratterebbe del reato, meno grave, di lesioni;
  • errore nell’interpretazione e nell’applicazione delle norme che regolano il processo penale: ad esempio, i giudici hanno ritenuto erroneamente fuori termine la richiesta di acquisizione di una prova decisiva, che avrebbe potuto scagionare l’imputato;
  • quando una prova, che sarebbe stata decisiva ai fini del giudizio, viene dai giudici ritenuta irrilevante e pertanto non viene acquisita;
  • quando la motivazione della sentenza manca, oppure è manifestamente illogica o contraddittoria.

Giudicando sulla corretta applicazione delle norme, la Corte di Cassazione ne fornisce un’interpretazione ed indica pertanto in che termini esse devono essere osservate.

Quando decide, la Corte di solito annulla la sentenza impugnata e rinvia al giudice, perché la causa abbia nuovamente luogo tenendo conto dei principi e dell’interpretazione delle norme enunciati dalla stessa Corte. In questo caso, si parla di “cassazione con rinvio”. In altri casi, molto limitati e tassativamente previsti dalla legge, annulla la sentenza e nessuna ulteriore attività giudiziaria è prevista. In questo caso si dice che “cassa senza rinvio”.

Le sentenze della Cassazione sono vincolanti soltanto per i giudici che dovranno decidere sulla causa a seguito del rinvio. L’interpretazione che la Corte dà delle norme sottoposte alla sua attenzione, invece, non deve essere necessariamente seguita da tutti gli altri giudici. Va però detto che i precedenti della Cassazione vengono di solito tenuti in considerazione dai magistrati che si accingono a giudicare su casi analoghi.

La Cassazione garantisce l’uniforme interpretazione della legge

Una stessa norma può essere interpretata in modo diverso da diversi Giudici. Questo in uno stato di diritto non è possibile: Il Cittadino deve avere certezze sui contenuti e sul significato delle norme giuridiche che è tenuto ad osservare. Ciò risponde ad un principio elementare e basilare che è quello della certezza del diritto: ognuno, prima di compiere un’azione dalla quale possono derivare conseguenze sul piano giuridico, deve essere messo nelle condizioni di conoscere quali saranno queste conseguenze. Purtroppo questo non è possibile sempre: a volte vi sono argomenti di particolare complessità e il legislatore non è sufficientemente chiaro. Anche gli stessi giudici finiscono per attribuire alla stessa norma interpretazioni diverse. Questo finché non interviene la Suprema Corte, che da l’interpretazione definitiva. Nei casi più complessi, se nel tempo una stessa norma viene viene interpretata diversamente da distinte Sezioni della Corte, saranno le Sezioni Unite ad avere l’ultima parola.

La Cassazione assicura l’unità del diritto oggettivo nazionale

Nel linguaggio giuridico si distingue tra diritto soggettivo e diritto oggettivo. Il diritto soggettivo è quello spettante al cittadino e che gli attribuisce una serie di facoltà e poteri: ad esempio il diritto di proprietà, il diritto di credito, il diritto ad avere l’assegno di mantenimento del coniuge separato, e così via. Il diritto oggettivo è l’insieme delle norme che costituiscono l’ordinamento giuridico di uno Stato e che tutti i cittadini (e anche gli stranieri che si trovano nello Stato) sono tenuti ad osservare. La Corte di Cassazione, assicurando un interpretazione uniforme del diritto oggettivo dello Stato italiano, ne garantisce l’unità.

La Cassazione assicura il rispetto dei limiti delle diverse giurisdizioni

La giurisdizione è un ambito entro il quale una certa categoria di giudici può giudicare. La distinzione più importante è quella tra giurisdizione ordinaria e giurisdizione amministrativa. I giudici ordinari, per linee molto generali, affrontano le questioni che sorgono nei rapporti tra cittadini; i giudici amministrativi invece quelle che riguardano i rapporti tra cittadini e pubblica amministrazione. La distinzione però non è così netta e la legge prevede delle eccezioni, per cui a volte le due giurisdizioni entrano in conflitto e non è chiaro a quale spetti di occuparsi di un caso specifico. In queste situazioni interviene la Corte di Cassazione che stabilisce a quale giurisdizione competa giudicare.

La Cassazione regola i conflitti di competenza

Quando si vuole intraprendere una causa, bisogna rivolgersi al giudice competente. Si distinguono tre tipi di competenza:

  • per materia: quando la legge indica il giudice competente secondo la materia che forma oggetto del giudizio. Ad esempio, se devo far causa a un mio vicino perché ha piantato un albero senza rispettare le distanze prescritte dal confine, la legge mi dice di rivolgermi al Giudice di Pace. Se devo sfrattare un inquilino moroso, devo invece rivolgermi al Tribunale, e così via;
  • per valore: quando la legge indica il giudice competente secondo il valore della causa. Ad esempio, se ho un credito di 5000 euro verso qualcuno, mi rivolgerò al Giudice di Pace; se il credito supera questa cifra, dovrò invece ricorrere al Tribunale;
  • per territorio: una volta stabilito l’organo che dovrà giudicare, occorre scegliere a quale rivolgersi tra tutti quelli presenti sul territorio nazionale. La legge indica precisi criteri per individuarlo.

Quando sorgono problemi in ordine all’interpretazione delle norme che riguardano la competenza, può essere sollecitato l’intervento della Cassazione, che stabilisce quale sia il giudice che dovrà giudicare nel caso specifico.

La Cassazione regola i conflitti di attribuzione

Un conflitto di attribuzione si verifica quando, nel corso di una causa in cui è coinvolto un potere dello Stato (di solito la pubblica amministrazione), sorge una questione circa la possibilità che l’autorità giudiziaria se ne occupi. La legge attribuisce alla Corte di Cassazione il potere di dirimere tali questioni, e di decidere chi debba occuparsi della specifica situazione, se la magistratura oppure la pubblica amministrazione. In questo caso, la Corte decide sempre a Sezioni Unite.

Altri compiti della Corte di Cassazione

La Suprema Corte svolge anche altri compiti non giurisdizionali in materia di elezioni e di referendum popolare per l’abrogazione di leggi.

Ora sei al corrente su cosa valuta la Cassazione, e di conseguenza sai cosa puoi aspettarti nel caso che una vicenda che ti interessa sia sottoposta all’esame del Supremo Collegio.

note

[1] Art. 65 R.D. n.12/1941

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