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Il reato di abbandono di animali

22 settembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 22 settembre 2018



Quando abbandonare un animale è reato? Cosa succede a chi detiene animali in condizioni non adeguate?

Sicuramente saprai che maltrattare o uccidere un animale è un reato: la legge prevede pene severe per chiunque cagioni sofferenze inutili o addirittura la morte di qualsiasi specie. Quello che forse non sai, però, è che costituisce reato anche il semplice abbandono di animali; questo significa che, se sei il proprietario di un cane o di un gatto, non potrai assolutamente disfartene come fosse un oggetto. Se lo fai, rischi l’arresto o un’ammenda fino a diecimila euro. La legge, quindi, tutela gli animali da ogni forma di male che possa essere loro arrecato: dal maltrattamento all’uccisione, dall’abbandono alla detenzioni incompatibili con la loro natura, passando per la sottoposizione a lavori o fatiche insopportabili. Si tratta di una legislazione che eleva il sentimento per gli animali a bene giuridico vero e proprio, segno dell’evoluzione dei tempi. Se ritiene che questo argomento possa interessarti, prosegui nella lettura: scopriremo insieme cos’è e in cosa consiste il reato di abbandono di animali.

Abbandono di animali: cos’è?

Secondo la legge, è punito con l’arresto fino ad un anno o con l’ammenda da mille a diecimila euro chiunque abbandona animali domestici o che abbiano acquisito abitudini della cattività [1]. L’abbandono di animali è un reato contravvenzionale: questo significa che rientra tra quei reati minori, puniti non con la reclusione ma con l’arresto o l’ammenda. In questo caso, chi abbandona un animale rischia, alternativamente, l’arresto fino a un anno oppure l’ammenda fino a diecimila euro.

Abbandono di animali: è reato comune?

L’abbandono di animali è un reato comune, nel senso che può essere commesso da chiunque, non essendo necessario una particolare qualifica giuridica (come avviene, ad esempio, nel caso dell’abuso d’ufficio, ove è necessario che il reo sia un pubblico ufficiale o un incaricato di pubblico servizio). Per integrare il reato di abbandono di animali non c’è neanche bisogno che l’autore della condotta sia effettivamente il proprietario (ad esempio, colui che risulta tale all’anagrafe canina), potendo essere commesso anche da chi di fatto detiene presso sé l’animale.

Abbandono di animali: elemento oggettivo

La condotta incriminata consiste nell’abbandonare un animale domestico o altro animale cresciuto e vissuto in cattività. Procediamo con ordine. L’abbandono è nozione ampia, che comprende ogni azione diretta a lasciare in maniera definitiva un bene o, in questo caso, un animale. Pertanto, non risponderà del reato di abbandono di animali colui che ha accidentalmente smarrito il proprio cane, oppure colui che, pur avendo provveduto a chiuderlo in un posto sicuro, non sia riuscito ad evitare che lo stesso scappasse via. In altre parole, l’abbandono presuppone l’intenzione precisa di disfarsi definitivamente dell’animale (salvo le precisazioni che si vedranno a breve a proposito dell’elemento soggettivo del reato).

Si tratta di reato a forma libera, nel senso che l’abbandono può essere integrato attraverso tantissime modalità (lasciando volontariamente aperto il cancello ove l’animale trovava abitualmente ricovero; portandolo con sé in una foresta per poi lasciarlo libero, sapendo che non è in grado di trovare la strada di casa; ecc.).

L’abbandono deve riguardare solamente animali domestici o, comunque, oramai abituati alla cattività: di conseguenza, non integrerà il reato di abbandono di animali il rilascio di un animale ritenuto normalmente selvatico (come può esserlo un cervo) oppure di un animale tenuto solo momentaneamente presso di sé (ad esempio, per il tempo necessario a prestargli alcune cure).

Abbandono di animali: elemento soggettivo

Il reato di abbandono di animali può essere commesso tanto con dolo (cioè, intenzionalmente) quanto con colpa (cioè, per negligenza o imprudenza). Se, di norma, l’abbandono, inteso come allontanamento premeditato e voluto dell’animale, presuppone il dolo dell’autore, è anche vero che lo smarrimento involontario può costituire ugualmente il reato di abbandono di animali se frutto della negligenza del proprietario.

Secondo la giurisprudenza, infatti, integra il reato di abbandono di animali non solo la condotta di distacco volontario dell’animale, ma anche qualsiasi trascuratezza, disinteresse o mancanza di attenzione verso quest’ultimo, dovendosi includere nella nozione di abbandono anche comportamenti colposi improntati a indifferenza o a inerzia nell’immediata ricerca dell’animale [2]. Applicando questo principio, i giudici hanno condannato il proprietario che, avendo smarrito accidentalmente il suo cane, non si era preoccupato di denunciarne la scomparsa o di attivarsi autonomamente nella ricerca. In altre parole, il reato di abbandono di animali può essere commesso tanto con dolo quanto con colpa.

Abbandono di animali: procedibilità

Il reato di abbandono di animali è procedibile d’ufficio: ciò significa che chiunque ti veda abbandonare un animale (in autostrada, in montagna, in un bosco, per le strade della città, ecc.) potrà denunciarti presso le autorità competenti (carabinieri, polizia, ecc.). Il giudice competente è il tribunale in composizione monocratica.

Detenzione di animali in condizioni non adeguate

Alla stessa pena prevista per il reato di abbandono di animali soggiace chiunque detiene gli stessi in condizioni incompatibili con la loro natura e produttive di gravi sofferenze. Questo significa che rischia l’arresto fino ad un anno o l’ammenda da mille a diecimila euro anche colui che possiede animali e li fa vivere in condizioni inadeguate per igiene, spazio e, in generale, in riferimento alla loro natura. Si pensi, ad esempio, ad un cane di grossa taglia costretto a vivere in una cuccia di piccole dimensioni, oppure a più cani costretti a vivere in un recinto striminzito. A ben vedere, anche in ipotesi di trascuratezza come questa si può intravedere un abbandono di animali in senso lato, inteso non come condotta finalizzata ad allontanare l’animale, bensì a lasciarlo in balia di se stesso.

Abbandono di animali: cosa dice la giurisprudenza?

Vediamo ora alcune sentenze a proposito del reato di abbandono di animali. Secondo i giudici, non costituisce abbandono di animali il caso del mancato ritiro di un cane dal canile municipale cui era stato in precedenza affidato dal proprietario [3]. Al contrario, un’altra sentenza ha stabilito che la stessa condotta (cioè, quella del mancato ritiro da parte del proprietario) costituisca reato nel caso in cui sia prevedibile (a causa della notoria negligenza e inaffidabilità,) che il canile cui l’animale era stato affidato proceda all’abbandono dello stesso nel caso di inadempimento del padrone [4].

Sempre la Corte di Cassazione ha condannato una signora che teneva numerosi gatti in precarie condizioni di salute, di igiene e di nutrizione, rinchiusi all’interno di gabbiette poste in un’abitazione dalla quale si propagavano odori nauseabondi [5].

note

[1] Art. 727 cod. pen.

[2] Cass., sent. n. 18892 del 13.05.2011.

[3] Cass., sent. n. 14421 del 08.04.2008.

[4] Cass., sent. n. 13338 del 10.04.2012.

[5] Cass., sent. n. 49298 del 19.12.2012.

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