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La responsabilità medica: un quadro di sintesi

6 febbraio 2013


La responsabilità medica: un quadro di sintesi

> Diritto e Fisco Pubblicato il 6 febbraio 2013



Medici, strutture sanitarie, primari e pazienti: quando c’è responsabilità per danni o per morte? Ecco tutto ciò che c’è da sapere, in pillole, sulla responsabilità medica.

 

Una recente pronuncia del Tribunale di Nola [1] ha riepilogato la giurisprudenza della Corte di Cassazione in materia di responsabilità medica.

Il quadro che risulta tratteggiato è, in sostanza, il seguente:

Soggetti responsabili

La mera accettazione di un paziente, in una qualsiasi struttura sanitaria, privata o pubblica, per il ricovero o anche solo per una semplice visita ambulatoriale, comporta l’assunzione della responsabilità del buon esito della prestazione sanitaria da parte:

– della struttura stessa,

– del medico esecutore materiale della prestazione

– e, in caso di struttura pubblica, anche del primario tenuto alla vigilanza sull’operato dei medici del proprio reparto.

La colpa

Il medico esecutore materiale della prestazione è responsabile, in generale, anche per colpa lieve (ad esempio in caso di imprudenza o negligenza).

Invece, nel caso di problemi di particolare difficoltà, la responsabilità scatta solo nel caso di colpa grave: ossia quando il medico non ha usato una adeguata perizia (intesa come conoscenza ed attuazione delle regole tecniche proprie della specifica professione).

La struttura

La struttura sanitaria è responsabile:

– quando viene accertata la responsabilità del medico di cui la stessa si è avvalsa per l’esecuzione materiale della prestazione

– quando, a prescindere dalla responsabilità del medico, venga accertata una sua colpa diretta di carattere organizzativo (ad esempio: mancato apprestamento di tutte le strutture necessarie anche in vista di eventuali complicazioni).

La prova

Chi deve fornire la prova della responsabilità in un eventuale giudizio?

1) il paziente deve provare solo l’avvenuta accettazione presso la struttura medesima, e limitarsi a lamentare la mancata o inesatta prestazione richiesta.

2) la struttura e i medici direttamente coinvolti, se vogliono escludere la propria responsabilità, devono dimostrare che invece l’esatto adempimento della prestazione c’è stato, oppure che non è stato possibile fornire l’esatta prestazione richiesta per una ragione che non è dipesa da loro [2], oppure ancora che il comportamento diligente e perito del sanitario con ogni probabilità logica (non statistica) non sarebbe stato comunque idoneo ad evitare l’evento (lesioni o morte).

Il decesso

In caso di morte del paziente, ai congiunti devono essere riconosciuti:

– il danno biologico e il danno catastrofale (ossia la sofferenza patita dalla vittima durante l’agonia), ma entrambi solo se la morte è avvenuta dopo un apprezzabile lasso di tempo dall’evento lesivo;

– il danno parentale (costituito dalla perdita in sé considerata della persona cara);

– il danno esistenziale (ossia l’eventuale sconvolgimento che può essere derivato rispetto alle precedenti abitudini di vita);

– il danno morale (ossia la sofferenza patita per la perdita).

Tabelle

Per la liquidazione dei danni si compie riferimento alle tabelle appositamente elaborate dal Tribunale di Milano nel 2011.

Di GIACOMO GUERRINI

note

[1] Trib. Nola, sent. del 16.01.2012.

[2] Fatto a loro non imputabile: in quanto non ascrivibile alla condotta tenuta in conformità alla diligenza dovuta in relazione alle specifiche circostanze concrete.

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