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È reato fornire false generalità?

23 Agosto 2018 | Autore:
È reato fornire false generalità?

Cosa rischio se fornisco al controllore una falsa identità? È reato mentire sul proprio nome e sulle proprie generalità? Cosa sono le false dichiarazioni al pubblico ufficiale?

Dire le bugie, si sa, non è proprio un comportamento corretto; anzi, non lo è affatto. Nei rapporti sociali, tuttavia, esse sono tollerate, nel senso che ad una menzogna, di norma, non segue una sanzione vera e propria ma al massimo la perdita di un’amicizia o la rottura di un rapporto. Ci sono però dei casi in cui mentire può comportare conseguenze giuridiche: si pensi al coniuge che nasconda la sua relazione adulterina. In un caso del genere, la legge civile può prevedere l’addebito della separazione in capo a chi ha mentito, nascondendo la propria infedeltà. Dal punto di vista penale, poi, la menzogna è ancor più rilevante: chi mente sotto giuramento in un processo commette reato; lo stesso accade a chi mente durante l’ufficio di testimone, oppure per truffare un’altra persona. Insomma, ci sono casi in cui la legge, espressamente o implicitamente, sanziona la bugia addirittura con la reclusione: la falsa testimonianza, ad esempio, è punita con la reclusione da due a sei anni. Allo stesso modo, è reato fornire false generalità quando vengano richieste in determinate occasione o da determinati soggetti: in altre parole, rischi il carcere se decidi di affibbiarti il classico nome Mario Rossi o Giuseppe Bianchi. Se la cosa ti interessa, ti invito a proseguire nella lettura: vedremo quando è reato fornire false generalità.

False generalità: cosa dice la legge?

Secondo il codice penale, il reato di false dichiarazioni sull’identità o su qualità personali, che prevede la reclusione da uno a cinque anni, consiste nella condotta di chi, interrogato sulla sua identità, sullo stato o su altre qualità della propria o dell’altrui persona, fa mendaci dichiarazioni a un pubblico ufficiale o a persona incaricata di un pubblico servizio [1].

False generalità: quando è reato?

Il reato di false generalità consiste nel mentire sulla propria identità o sulle proprie qualità personali: non ogni falsa dichiarazione è, pertanto, idonea a costituire reato. L’identità fa riferimento ai dati anagrafici, quelli riportati sul documento di riconoscimento: nome e cognome, data di nascita, ecc. Lo stato e le altre qualità fanno riferimento a tutti gli altri dati, secondari rispetto a quelli d’identità in senso stretto, ma comunque importanti per determinare l’individuazione precisa di una persona: si pensi alla professione svolta, alla residenza, ecc. Ad esempio, mentire sull’età significa mentire sulla propria identità; di conseguenza, commette reato chi fornisce generalità false ad un carabiniere o ad un poliziotto nel corso di un normale controllo [2].

Pubblico ufficiale e incaricato di pubblico servizio: qual è la differenza?

La norma che incrimina le false generalità parla espressamente di interrogazione da parte di un pubblico ufficiale o di un incaricato di pubblico servizio. Cosa vuole dire la legge quando individua queste due figure? Ebbene, secondo la legge, per pubblico ufficiale deve intendersi colui che esercita una funzione legislativa, giudiziaria o amministrativa [3]. Mentre non ci sono dubbi sulle prime due funzioni, riferibili a parlamentari, consiglieri regionali e giudici, la terza presenta sicuramente un raggio d’azione più esteso. Svolgono una funzione amministrativa tutti coloro che dipendono da una pubblica amministrazione ed esercitano funzioni fondamentali per essa: si pensi ai cancellieri nei tribunali, agli insegnanti nelle scuole, ai medici negli ospedali, ai carabinieri, ecc.

L’incaricato di un pubblico servizio svolge, al contrario, funzioni residuali, ma non mansioni meramente manuali: ad esempio, l’infermiere è, di norma, un incaricato di un pubblico servizio [4]. Sono incaricati di pubblico servizio anche coloro che sono investiti di una concessione pubblica: si pensi al settore della concessione radiotelevisiva.

False generalità: condotta

Il delitto di false dichiarazioni di cui stiamo parlando può essere commesso solamente da chi viene interrogato (cioè sentito) da un pubblico ufficiale o da un incaricato di pubblico servizio; non commette illecito, quindi, colui che spontaneamente menta sulla propria identità o sulle qualità personali. Ad esempio, i controllori dei mezzi pubblici, nell’esercizio delle loro funzioni, sono incaricati di un pubblico servizio: pertanto, mentire sulle proprie generalità per evitare una multa costituisce reato [5].

Peraltro, questo orientamento è stato recentemente sconfessato dalla Corte di Cassazione, la quale ha asserito che fornire false generalità al controllore costituisce il più grave reato di falsa attestazione o dichiarazione a un pubblico ufficiale, elevando la figura del controllore stesso da incaricato di pubblico servizio a pubblico ufficiale a tutti gli effetti [6]. Vediamo di cosa si tratta.

Reato di falsa attestazione o dichiarazione a un pubblico ufficiale

Spieghiamo cos’è il reato di falsa attestazione o dichiarazione a un pubblico ufficiale sulla identità o su qualità personali proprie o di altri. La legge punisce con la reclusione da uno a sei anni chiunque dichiara o attesta falsamente al pubblico ufficiale l’identità, lo stato o altre qualità della propria o dell’altrui persona.
La reclusione non è mai inferiore a due anni:

  • se si tratta di dichiarazioni in atti dello stato civile;
  • se la falsa dichiarazione sulla propria identità, sul proprio stato o sulle proprie qualità personali è resa all’autorità giudiziaria da un imputato o da una persona sottoposta ad indagini, ovvero se, per effetto della falsa dichiarazione, nel casellario giudiziale una decisione penale viene iscritta sotto falso nome [7].

Come si evince dalla norma appena citata, non ogni falsa dichiarazione è idonea a costituire reato: ed infatti, la legge parla di falsa dichiarazione o attestazione che ricada solamente sulla propria identità o sulle caratteristiche idonee ad individuare una persona, quando siano rese ad un pubblico ufficiale. La differenza sostanziale con la prima fattispecie di reato che abbiamo esaminato è che, in questa circostanza, la menzogna deve essere diretta necessariamente a un pubblico ufficiale, non anche ad un incaricato di pubblico servizio. Inoltre, si ritiene che tale mendacio debba essere cristallizzato in un atto, come può essere, ad esempio, un verbale dei carabinieri o quello elevato dal controllare che redige una multa.


Fornire false generalità può far incorrere in due reati diversi, a seconda che esse siano date dietro richiesta di un pubblico ufficiale o di un incaricato di pubblico servizio, oppure siano fornite ad un pubblico ufficiale nella redazione di un atto pubblico.

note

[1] Art. 496 cod. pen.

[2] Cass., sent. n. 41135 del 22.11.2010.

[3] Art. 357 cod. pen.

[4] Art. 358 cod. pen.

[5] Cass., sent. n. 31391/2008.

[6] Cass., sent. n. 25649/2018.

[7] Art. 495 cod. pen.

Autore immagine: Pixabay.com


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