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L’Arbitro per le Controversie Finanziarie

22 settembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 22 settembre 2018



L’Arbitro per le Controversie Finanziarie: che cos’è, come funziona e quando e perché conviene rivolgersi allo stesso.

Sei un pensionato oppure un semplice risparmiatore. Quei pochi spiccioli che hai accumulato negli anni di lavoro, li hai sempre investiti in prodotti finanziari molto semplici: un conto deposito con gli interessi sulle somme vincolate, il classico buono postale, i titoli di stato, ecc. Insomma, tutti investimenti di facile liquidabilità e con la certezza di avere nessun rischio in merito al capitale che hai investito. Eppure, nonostante ciò, consigliato dal consulente bancario della tua agenzia oppure dal suadente direttore della stessa, un bel giorno (ahh, maledetto….) hai deciso di comprare un titolo illiquido: in particolare la tua attenzione è stata rivolta verso della azioni non quotate in borsa di una banca. Ti è stato spiegato che si trattava di un investimento sicuro, che non avresti rischiato di perdere il capitale investito, che saresti stato favorito sulla pratica per il mutuo di tuo figlio e che si trattava solo di versare una cifra, in fondo, non esagerata (all’incirca poco più di seimila euro). Alla fine hai ceduto e, sulla base delle informazioni che avevi ricevuto, hai proseguito e concluso il descritto acquisto, non prima di aver firmato vari moduli. Purtroppo, però hai perso tutto quanto avevi investito, la banca ha negato ogni responsabilità a riguardo e vorresti quindi fare causa alla stessa, ma temi i costi legali da affrontare. Ed allora, per tentare di risolvere la controversia, ti hanno parlato dell’Arbitro delle Controversie Finanziarie, ma non sai cosa è e come funziona: scoprilo in questa pubblicazione.

L’Arbitro per le controversie finanziarie: cos’è?

L’Arbitro per le Controversie Finanziarie  è un organo stragiudiziale (non è quindi un giudice ordinario, come ad esempio un tribunale), istituito dalla Consob nel 2016 ed operativo dal gennaio del 2017, attraverso il quale è possibile risolvere le controversie tra i cosiddetti risparmiatori al dettaglio (tecnicamente definiti retail) e gli operatori bancari che hanno fatto da intermediari nell’acquisto dei prodotti finanziari e che, nello svolgimento del loro compito, hanno violato i doveri di correttezza, trasparenza ed informazione nei confronti dell’ignaro cliente. È possibile fare ricorso all’Arbitro per le controversie finanziarie dopo aver fatto preventivamente reclamo alla tua banca/intermediario e dopo che lo stesso non ha avuto alcun esito positivo. Puoi chiedere un risarcimento fino a 500.000 euro, pertanto se sei interessato, con buona probabilità rientri nel predetto limite: ma quanto costa il ricorso?

Arbitro per le controversie finanziarie: quanto costa il ricorso?

Il ricorso all’Arbitro per le controversie finanziarie è, di base, esente da costi. Non è necessario, pertanto, versare alcuna tassa, bollo o contributo, ma è sufficiente registrarsi al sito del predetto organo e depositare, in via telematica, il ricorso e i documenti a supporto delle tue ragioni. Non è nemmeno obbligatorio affrontare questo procedimento tramite un avvocato. Certo, trattandosi di una materia alquanto specifica, sarebbe consigliabile fare ricorso avvalendosi di un legale, pertanto l’onorario di quest’ultimo (fatti fare sempre un preventivo scritti prima di conferire qualsivoglia incarico) sarebbe l’unica spesa da mettere in conto.

Arbitro per le controversie finanziarie: come si fa ricorso?

Se sei una persona con un minimo di esperienza pratica del web e di come si caricano su un sito i files presenti sul tuo computer, non dovresti avere alcun problema a fare tutto da solo, tranne che per la parte squisitamente tecnico – giuridica, dove il consiglio precedente di rivolgerti ad un avvocato, resta ovviamente più che valido. Devi, pertanto, registrarti al sito e seguire le istruzioni sullo stesso per:

  • caricare il ricorso precedentemente preparato, in cui spieghi le ragioni di fatto e di diritto a supporto della tua richiesta nei confronti della scorretta banca/intermediario;
  • caricare i documenti a supporto delle tue ragioni (ad esempio, la copia del reclamo inviato, la documentazione da te sottoscritta in banca, da cui risulta che eri un semplice risparmiatore e che non avevi alcuna esperienza e/o conoscenza sui titoli rischiosi che la banca ti ha fatto acquistare, ecc);
  • inviare il ricorso alla segreteria dell’Arbitro per le controversie finanziarie.

Arbitro per le controversie finanziarie: quanto dura il ricorso?

Alcuni mesi sono in genere sufficienti a concludere tutta la procedura stragiudiziale che porta alla definizione di questo procedimento. Si tratta di una tempistica che, se paragonata a quella del Tribunale, è sicuramente molto più breve.

Arbitro per le controversie finanziarie: se accoglie il ricorso?

In realtà se vinci il ricorso, se cioè sono ritenute fondate le tue ragioni e l’Arbitro per le controversie finanziarie accoglie il ricorso, non avrai una sentenza di pari valore a quella del Tribunale. In poche parole non sarà un vero e proprio titolo esecutivo, con il quale potrai obbligare la banca a restituirti quanto hai maldestramente investito, tuttavia, se l’intermediario non dovesse assecondare la decisione dell’Arbitro:

  • questa verrebbe pubblicata sul sito dell’Arbitro, su quello della banca interessata e su due quotidiani nazionali (con evidente danno di immagine dell’intermediario);
  • avresti comunque un precedente non di poco conto da giocarti in sede giurisdizionale, cioè nella causa vera e propria da affrontare in Tribunale.
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