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Il reato di foraggiamento

22 settembre 2018 | Autore:


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Perché è reato dare da mangiare ai cinghiali? Quali sono le conseguenze del foraggiamento artificiale?

Il diritto penale si occupa di disciplinare tutte quelle condotte che, a causa della loro particolare gravità, meritano di essere sanzionate con la reclusione. Oggetto del diritto penale sono pertanto i reati, cioè quei comportamenti per i quali non sarebbe sufficiente, in linea di massima, una semplice sanzione economica. I reati all’interno del codice penale sono raggruppati in modo tale da offrire un quadro completo dei beni giuridici protetti: ad esempio, ci sono le norme poste a tutela del patrimonio, quelle che proteggono la persona, quelli che puniscono le condotte illecite contro la famiglia, ecc. Tra questi beni giuridici, cioè tra gli interessi che l’ordinamento ritiene siano meritevoli di tutela, c’è anche il sentimento per gli animali: in una società evoluta, infatti, non potevano non essere protetti anche i fedeli compagni dell’uomo, nell’ottica di una sensibilizzazione sicuramente maggiore rispetto a quella di un tempo. E così, la legge punisce non solo l’uccisione ingiustificata di animali, ma anche il loro abbandono, i maltrattamenti, le fatiche insopportabili, la detenzione in luoghi non adatti alle loro caratteristiche. Parrà strano ma tra i delitti che vedono come protagonisti gli animali c’è anche quello di foraggiamento a favore di determinate specie selvatiche: la legge vuole impedire che cibi non appropriati possano nuocere gravemente a questi animali, oltre che indurli ad abbandonare il proprio habitat perché spinti a raggiungere la fonte artificiale di nutrimento. Se questo argomento ti interessa e vuoi saperne di più, allora prosegui nella lettura: vedremo cos’è il reato di foraggiamento.

Foraggiamento: cosa significa?

Nella lingua italiana per foraggiamento si intende l’attività tipica di chi fa provviste di foraggio e vettovaglie. Nello specifico, per foraggio si fa riferimento a qualsiasi sostanza che serve di alimento al bestiame: si pensi all’erba dei pascoli, alla frutta, alle radici, al fieno. In senso più ampio, con il termine foraggiamento si indica l’attività consistente nel nutrire animali, a prescindere dal fatto che si tratti di nutrimento appropriato per gli stessi. È proprio di questo tipo di foraggiamento che si occupa la legge.

Foraggiamento: è reato?

A partire dal 2016 [1] è stato introdotto in Italia il reato di foraggiamento. In cosa consiste? La legge punisce con l’arresto da due a sei mesi o con l’ammenda da 516 a 2065 euro chiunque procuri del cibo ai cinghiali, a meno che il foraggiamento non sia finalizzato alle attività di controllo. Il reato di foraggiamento, quindi, riguarda solamente i cinghiali in qualità di specie protetta e disciplinata da apposita legge [2].

Reato di foraggiamento: in cosa consiste?

Il foraggiamento è un reato contravvenzionale: ciò significa che si tratta di un’ipotesi minore rispetto a quelle delittuose. Da ciò deriva che:

  • il foraggiamento dei cinghiali è punito indifferentemente a titolo di dolo o di colpa;
  • è un reato procedibile d’ufficio, nel senso che chiunque può denunciare il fatto costituente reato;
  • il giudice competente è il tribunale in composizione monocratica.

Foraggiamento cinghiali: perché è reato?

Ma perché è reato il foraggiamento dei cinghiali? Le ragioni sono essenzialmente tre:

  • innanzitutto, perché cibo non appropriato può nuocere gravemente alla loro salute;
  • in secondo luogo, perché il nutrimento portato artificialmente ai cinghiali potrebbe indurre questi ad abbandonare il proprio habitat per recarsi in massa presso la fonte di cibo, impedendo così il contenimento della diffusione del cinghiale nelle aree protette e il pericoloso avvicinamento presso i centri abitati;
  • la pratica di dare cibo agli animali selvatici favorisce la loro riproduzione in maniera incontrollata, con le conseguenze negative di cui al punto precedente.

Si consideri infatti che il foraggiamento artificiale dei cinghiali è praticato solamente con lo scopo di mantenere alta la densità della popolazione a fini strettamente venatori; per quanto riguarda questi animali (così come tutti gli ungulati), quindi, questa pratica è raramente usata con finalità di conservazione.

note

[1] Legge di stabilità del 28.12.2015.

[2] Legge n. 157 del 11.02.1992.

Autore immagine: Pixabay.com

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