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Lo sai che? Pagamenti a 30 giorni per imprese e professionisti: una norma inutile

Lo sai che? Pubblicato il 1 febbraio 2013

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> Lo sai che? Pubblicato il 1 febbraio 2013

La norma che impone i pagamenti a 30 giorni per imprese, professionisti e Pubbliche amministrazioni si presta a facili elusioni, dimostrando così tutta la sua inutilità.

Per impedire i ritardi nei pagamenti delle fatture e risolvere i problemi di liquidità delle imprese, il Governo Monti ha adottato una nuova normativa che impone, per tutti i contratti successivi al 1 gennaio 2013, di pagare le fatture entro 30 giorni dal ricevimento della merce o dall’emissione del documento fiscale. Salvo accordo tra le parti, il pagamento può slittare fino a 60 giorni e, in casi eccezionali, anche superare tale soglia.

In caso di mancato pagamento, si dovranno applicare gli interessi moratori: questi, dopo la riforma, si calcolano aggiungendo al tasso di riferimento (stabilito dal Ministero dell’Economia e che, attualmente, è allo 0,75%) la cosiddetta maggiorazione fissa, pari all’8% (per comprendere come calcolare gli interessi, leggi: “Interessi di mora: come si calcolano dopo la riforma”). Pertanto, ad oggi, gli interessi moratori sono pari a 8,75%.

La stessa norma si applica anche ai liberi professionisti (avvocati, ingegneri, architetti, commercialisti, ecc.).

La deroga

La riforma però rischia di diventare l’ennesima formalità priva di alcun beneficio concreto. Essa infatti prevede [2] che, nelle transazioni commerciali tra imprese, le parti possano pattuire un termine di pagamento superiore rispetto a 30 giorni. Non solo, si può slittare il pagamento anche oltre 60 giorni purché il diverso termine sia convenuto per iscritto nel contratto e non sia gravemente iniquo per il creditore.

Come eludere la nuova norma

Una deroga del genere dimostra di non avere conoscenza della pratica degli affari commerciali tra le imprese. Anche prima della riforma, infatti, gli imprenditori erano soliti accordarsi con atti scritti, nei quali figurava sempre l’indicazione del termine di pagamento “dalla data fattura”. Dunque, oggi, le parti potranno continuare a fare ciò che già facevano prima, senza rimanere vincolate alla nuova legge. Basterà semplicemente continuare a indicare per iscritto che il pagamento avverrà entro un termine superiore a 30 giorni.

Invece, nel caso di termine superiore a 60 giorni, sarà sufficiente scrivere una clausola del seguente tenore: “Il pagamento dovrà avvenire entro “tot” giorni (per es. 120 giorni). Le parti sono d’accordo nel ritenere tale termine di pagamento non iniquo, né gravoso per la parte creditrice”. Sarà poi opportuno riportare la clausola stessa tra le clausole vessatorie a fondo contratto, oggetto dell’apposita ulteriore sottoscrizione.

A salvare dal giudizio di inutilità la nuova legge non sarà certo la constatazione che, in ogni caso, è anche il creditore a dover accettare la deroga, firmando kil contratto. Infatti, specie nell’attuale condizione economica, è il debitore a dettare condizioni sui pagamenti e mai, invece, il creditore. La famosa regola del “prendere o lasciare”…

note

[1] D.Lgs. n. 192/2012 (in Gazz. Uff. n. 267 del 15.11.2012).

[2] Art. 1, D.lgs. 192/2012.


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