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Trattenute sulla pensione in cumulo e totalizzazione

2 ottobre 2018 | Autore:


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L’Inps spiega dettagliatamente le modalità di applicazione delle trattenute sulle pensioni ottenute cumulando o totalizzando i contributi di casse diverse.

Sono numerosi gli assicurati Inps che, a causa di carriere discontinue o di doppi lavori, per ottenere la pensione hanno dovuto utilizzare gli strumenti del cumulo o della totalizzazione, riunendo gratuitamente i contributi previdenziali presenti in gestioni diverse. Nel dettaglio, grazie alla totalizzazione è possibile sommare la contribuzione di casse diverse ai fini del diritto alla pensione, mentre ai fini della misura della pensione ogni gestione calcola la quota di propria competenza, il più delle volte con ricalcolo contributivo del trattamento. Il cumulo, d’introduzione più recente, è molto simile alla totalizzazione, in quanto anch’esso consente di riunire i contributi presenti in fondi differenti per il diritto alla pensione, ed ogni fondo calcola separatamente l’assegno di propria competenza; il cumulo, però, non determina il ricalcolo contributivo della pensione, eccezion fatta per alcune casse professionali, in mancanza di requisiti contributivi minimi: in alcuni casi, addirittura, determina il passaggio dal sistema misto al sistema retributivo sino al 2011 (di solito maggiormente favorevole in quanto non basato sulla contribuzione accreditata, come il sistema di calcolo contributivo, ma sugli ultimi stipendi o redditi).Ma che cosa succede quando il pensionato deve subire delle trattenute, se la pensione è ottenuta in regime di cumulo o totalizzazione? Quale cassa deve effettuare la trattenuta, su quale quota dell’assegno si applica? L’Inps lo ha spiegato con un recente messaggio [1]. Facciamo allora il punto sulle trattenute sulla pensione in cumulo e totalizzazione, per capire con quali modalità si applicano le decurtazioni sugli assegni mensili.

Come funziona il cumulo?

Il cumulo dei contributi consente di sommare gratuitamente la contribuzione presente in gestioni previdenziali diverse per ottenere il diritto alla pensione:

  • anticipata: con 42 anni e 10 mesi di contributi complessivi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne;
  • di vecchiaia: con un minimo di 66 anni e 7 mesi di età e 20 anni di contributi complessivi;
  • di inabilità;
  • ai superstiti.

Ad esempio, se un professionista possiede 22 anni e 10 mesi di contributi presso Cassa Forense e 20 anni presso l’Inps, non coincidenti, può ottenere la pensione anticipata in cumulo.

Per quanto riguarda la pensione di vecchiaia, però, al compimento dell’età pensionabile viene liquidata l’intera pensione in cumulo soltanto se i requisiti di età per la pensione di vecchiaia previsti dalla cassa professionale sono inferiori o uguali a quelli previsti per le gestioni Inps (ossia, appunto, 66 anni e 7 mesi sino al 31 dicembre 2018, 67 anni dal 2019).

In caso contrario, la quota di pensione maturata presso la gestione dei liberi professionisti è liquidata alla maturazione del più severo requisito di età previsto dalla cassa, mentre al compimento di 66 anni e 7 mesi è liquidata la sola quota Inps di pensione.

Come si calcola la pensione in cumulo?

Per determinare la misura della pensione col cumulo, ogni cassa calcola la propria quota secondo il proprio regolamento previdenziale, senza applicare il penalizzante calcolo integralmente contributivo (che si basa, come anticipato, sui contributi accreditati, anziché sui redditi migliori): questa possibilità, però, mentre è sempre concessa dalle gestioni facenti capo all’Inps (eccezion fatta per la gestione Separata, il cui calcolo è sempre integralmente contributivo, e per chi non possiede contributi accreditati prima del 1996, sempre soggetto al calcolo interamente contributivo), non è concessa dalla maggioranza delle casse professionali, oppure è concessa al perfezionamento di un requisito contributivo minimo e di ulteriori requisiti stabiliti dalla gestione interessata.

Per quanto riguarda le gestioni Inps, il calcolo della pensione in regime di cumulo è:

  • retributivo sino al 31 dicembre 2011, poi contributivo, per chi possiede almeno 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995;
  • retributivo sino al 31 dicembre 1995, poi contributivo, per chi possiede meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995: si tratta del cosiddetto calcolo misto;
  • integralmente contributivo per chi non possiede contributi al 31 dicembre 1995.

La legge istitutiva del cumulo precisa che, ai fini di stabilire se spetta il calcolo retributivo o meno per le varie quote di pensione, bisogna considerare l’anzianità contributiva complessiva del lavoratore: ad esempio, se prima del 31 dicembre 1995 l’interessato possiede 10 anni nell’Inps e 10 anni nell’Inpdap (per un periodi non coincidenti), quindi supera in totale i 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995, ha diritto, presso entrambe le gestioni, al calcolo retributivo sino al 31 dicembre 2011.

Non vengono però considerati, ai fini dell’anzianità contributiva complessiva, gli anni di contributi accreditati nelle gestioni dei liberi professionisti, come precisato dall’Inps [2].

Come funziona la totalizzazione?

La totalizzazione [3], come il cumulo, è uno strumento che dà la possibilità di ottenere il diritto alla pensione sommando i contributi versati in gestioni diverse.

In pratica, i contributi non coincidenti accreditati presso fondi previdenziali diversi sono sommati per verificare il diritto alla pensione. Per quanto riguarda la misura della pensione, cioè l’ammontare dell’assegno, ogni gestione calcola la quota di prestazione secondo le proprie regole: se, però, presso la gestione non si raggiunge il diritto ad autonoma pensione, si applica il calcolo contributivo della prestazione.

Con la totalizzazione è possibile ottenere:

  • la pensione di vecchiaia, con:
    • 65 anni e 7 mesi di età (66 anni dal 2019);
    • 20 anni di contributi;
    • l’attesa di una finestra, dal momento della maturazione dei requisiti alla liquidazione del trattamento, pari a 18 mesi;
    • in ogni caso, per ottenere la pensione di vecchiaia in regime di totalizzazione, devono esistere gli ulteriori requisiti, diversi da quelli di età ed anzianità contributiva, previsti dai rispettivi ordinamenti dei fondi previdenziali;
  • la pensione di anzianità, con:
    • 40 anni 7 mesi di contributi (41 anni dal 2019);
    • l’attesa di una finestra di 21 mesi;
  • la pensione d’inabilità, in presenza dei requisiti di assicurazione e di contribuzione richiesti nella forma pensionistica nella quale il lavoratore è iscritto al verificarsi dello stato invalidante;
  • la pensione ai superstiti, in base ai requisiti di assicurazione e di contribuzione richiesti nella forma pensionistica nella quale il lavoratore dante causa era iscritto al momento della morte.

Come si calcola la pensione in totalizzazione?

La pensione in totalizzazione è calcolata secondo il sistema contributivo, che si basa sulla contribuzione accantonata, rivalutata in base al Pil, e trasformata in assegno da appositi coefficienti che aumentano al crescere dell’età. Ogni gestione calcola separatamente la propria quota di pensione.

Se, però, in una delle gestioni previdenziali privatizzate si matura il diritto ad un’autonoma pensione di vecchiaia, il calcolo di quella quota non è contributivo, ma segue il sistema di calcolo proprio della gestione. Il più delle volte, le casse dei liberi professionisti prevedono, sino a un determinato anno, il calcolo reddituale della pensione (basato sui redditi migliori), poi il calcolo contributivo: è dunque questa sorta di calcolo misto che deve essere utilizzato, se presso il fondo si ottiene il diritto alla pensione di vecchiaia, senza bisogno di sommare i contributi di altre gestioni.

Come sono applicate le trattenute per la cessione del quinto sulla pensione in cumulo o totalizzazione?

Per quanto riguarda i finanziamenti a favore dei titolari di pensione, il calcolo della quota cedibile dell’assegno deve rispettare i seguenti limiti:

  • la quota cedibile non può eccedere un quinto dell’importo della pensione, al netto di tutte le trattenute aventi natura prioritaria, risultante all’Inps al momento del pagamento;
  • nel calcolo della quota cedibile deve essere salvaguardato il trattamento minimo dell’assicurazione generale obbligatoria, annualmente stabilito dalla legge.

Pertanto, in caso di trattamento in regime di totalizzazione o di cumulo, la quota cedibile deve essere calcolata, nei limiti elencati, in relazione all’importo totale della pensione effettivamente in pagamento, a prescindere dalla circostanza che le quote siano erogate dall’Inps o da altri enti o casse professionali e, dunque, anche se non è presente alcuna quota a carico dell’Inps.

Come sono applicate le trattenute per la cessione del quinto dello stipendio trasferite sulla pensione?

Se il lavoratore aveva già una trattenuta del quinto dello stipendio, il residuo piano di ammortamento è trasferito sulla pensione effettivamente in pagamento, a prescindere dalla circostanza che le quote del trattamento pensionistico siano erogate dall’Inps o da altri enti o casse professionali e, dunque, anche se non è presente alcuna quota a carico dell’Inps.

Se l’importo della pensione in pagamento non è sufficientemente capiente e non sia possibile garantire il rispetto dei limiti di decurtazione, l’importo della rata originariamente pattuita deve essere rimodulato in diminuzione.

Se il quinto cedibile dovesse successivamente incrementarsi, anche per effetto della maturazione di ulteriori quote di pensione a carico delle altre casse, l’importo della trattenuta può essere aumentato, ma nei limiti dell’importo della rata originariamente pattuita.

Come sono applicate le trattenute per indebiti pensionistici e da Tfs oTfr?

Se sono state erogate delle somme in più a titolo di pensione, o di trattamento di fine rapporto o servizio (Tfr o Tfs), sono recuperate sulla sola quota di pensione di competenza dell’Inps.

Il calcolo del quinto da trattenere sulla sola quota dell’Inps, assieme alla salvaguardia del trattamento minimo, si riferisce invece al totale delle quote in pagamento.

Eventuali somme indebite che hanno ad oggetto quote di competenza altre casse, sono recuperate direttamente dalle casse interessate.

Come sono applicate le trattenute per indebiti dopo la morte del pensionato?

Per i ratei di pensione disposti o pagati in data successiva al decesso del pensionato, si deve procedere alla restituzione delle somme alla cassa di competenza, sulla base delle risultanze contabili dei riaccrediti eventualmente pervenuti da parte degli istituti pagatori, con cadenza semestrale ed in proporzione agli importi di pertinenza della cassa, se superiori a 12 euro, anche in caso di riaccredito parziale.

Nei casi di riaccredito parziale o di assenza totale di riaccredito da parte dell’istituto pagatore entro 6 mesi dall’invio telematico della relativa richiesta, l’Inps ne dà comunicazione alle casse interessate, affinché possano provvedere direttamente al recupero totale o differenziale degli importi di propria pertinenza.

Come sono applicate le trattenute per pignoramenti presso terzi?

La pensione liquidata in regime di totalizzazione o di cumulo, come unico trattamento pensionistico, pur costituito da vari pro-rata, è pignorabile a seguito di procedure esecutive promosse da terzi.

In materia trovano applicazione le modalità di calcolo delle trattenute dettate per i redditi di pensione previste dal codice di procedura civile [3]. Ricordiamo, a questo proposito, che la legge prevede una particolare tutela, esclusivamente a favore dei pensionati: le somme da chiunque dovute a titolo di pensione, di indennità sostitutive della pensione o di altri assegni di quiescenza, non possono essere pignorate per un ammontare corrispondente alla misura massima mensile dell’assegno sociale, aumentato della metà. La parte eccedente tale ammontare è pignorabile nel limite di 1/5 (limiti diversi sono applicati quando il creditore è Agenzia delle entrate riscossione, o quando vi sono crediti alimentari).

L’imponibile, in caso di pensione in cumulo o totalizzazione, è costituito dalle quote di pensione in pagamento nella fase di accantonamento e, successivamente, da quanto disposto dall’ordinanza giudiziaria di assegnazione delle somme.

All’atto della dichiarazione di quantità, oltre ad eventuali pignoramenti precedenti o trattenute gravanti sul trattamento pensionistico, l’Inps è tenuto a specificare che il trattamento di pensione è erogato in regime di totalizzazione o di cumulo, per consentire al creditore pignoratizio di sottoporre ad esecuzione le eventuali ulteriori quote, che saranno maturate successivamente al trattamento originario di competenza delle altre casse.

Come sono applicate le trattenute per Ape volontario?

In presenza di liquidazione di pensione in regime di totalizzazione e di cumulo, il recupero dell‘Ape volontario avviene secondo le stesse modalità di recupero (240 rate) previste per le pensioni ordinarie. Per approfondire: Ape volontario, come si calcola la pensione.

Come sono applicate le trattenute per Ape sociale?

Se risultano somme pagate in eccedenza a titolo di Ape sociale, queste sono recuperate sul trattamento di pensione liquidato in regime di totalizzazione o di cumulo. Il calcolo della trattenuta deve essere effettuato tenendo conto di tutte le quote in pagamento riconducibili anche alle altre casse e deve essere pari al quinto dell’importo totale, al lordo delle ritenute fiscali, con salvaguardia del trattamento minimo.

Come sono applicate le trattenute per crediti alimentari?

Sulla pensione liquidata in regime di totalizzazione o cumulo possono gravare trattenute per crediti alimentari e per assegni di mantenimento da corrispondere in esecuzione di provvedimenti giudiziali.

Sulla pensione possono, inoltre, gravare trattenute derivanti dall’applicazione della legge sul Divorzio, in virtù della quale, nell’ipotesi di scioglimento del matrimonio, il coniuge cui spetta l’assegno di mantenimento, dopo aver messo in mora il coniuge obbligato e inadempiente, può notificare il provvedimento in cui è stabilita la misura dell’assegno ai terzi tenuti a corrispondere periodicamente somme di denaro al coniuge obbligato, invitandoli a versargli direttamente le somme dovute, e dandone comunicazione al coniuge inadempiente. Se il terzo cui sia stato notificato il provvedimento non adempie, il coniuge creditore ha azione diretta esecutiva nei suoi confronti per il pagamento delle somme dovutegli quale assegno di mantenimento.

Sulla pensione possono anche insistere trattenute derivanti dalla separazione dei coniugi: il giudice, in caso di inadempienza all’obbligo di versamento dell’assegno di mantenimento dovuto, può, su richiesta dell’avente diritto, ordinare ai terzi, tenuti a corrispondere periodicamente somme di denaro all’obbligato, che una parte di esse venga versata direttamente al creditore.

Per questi assegni, le trattenute sulla pensione possono essere disposte nei seguenti limiti:

  • in caso di esecuzione di provvedimento giudiziale, le trattenute devono essere applicate secondo le disposizioni contenute nel provvedimento stesso;
  • in caso di trattenute da porre in essere secondo la legge sul Divorzio, il limite massimo è pari alla metà dell’importo della pensione pignorabile, riferita al totale delle quote; se l’importo viene incrementato, per effetto della maturazione di ulteriori quote di pensione a carico di ulteriori casse, il limite massimo della trattenuta varia in corrispondenza a quello originario;
  • in caso di somme da corrispondere a seguito di separazione le trattenute devono essere applicate attenendosi alle prescrizioni dell’autorità giudiziaria.

 Come sono applicate le trattenute per oneri da riscatto ai fini pensionistici?

Sulla pensione liquidata in regime di totalizzazione o cumulo, in quanto unico trattamento pensionistico, pur costituito da vari pro-rata, non sono applicabili le discipline specifiche previste nelle diverse gestioni previdenziali in materia di modalità di versamento degli oneri da riscatto, perché sono differenti tra loro. In mancanza di una espressa previsione normativa, sulle pensioni da totalizzazione o cumulo non possono quindi essere effettuate trattenute per il pagamento di oneri per riscatti che devono, dunque, essere interamente versati prima dell’accesso alla pensione.

Nelle ipotesi di pagamento rateale in corso, perché il periodo da riscatto sia interamente valutato, i richiedenti devono corrispondere l’onere residuo in unica soluzione. In caso contrario, i periodi contributivi oggetto di riscatto saranno valutabili per la durata corrispondente all’importo dell’onere effettivamente versato.

note

[1] Inps Mess. n. 3190/2018.

[2] Inps Circ. n.140/2017.

[3] Art.545, Co.7, Cod.Proc.Civ.

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