Diritto e Fisco | Editoriale

Si diffama una persona dicendo ad altri la verità?

20 settembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 20 settembre 2018



Quando il pettegolezzo e l’indiscrezione tra amici, parenti o colleghi diventano illecito penale: il reato di diffamazione ed i suoi elementi costitutivi.

In una serata tra amici ti è capitato di parlare di un terzo (non presente) e della sua vita personale e, benché tu abbia detto solo la verità dei fatti che lo riguardano (purtroppo non positivi ed elogiativi), questa persona ti ha fatto sapere di volerti denunciare per diffamazione, per cui vuoi sapere se si diffama una persona dicendo la verità? Prima di rispondere facciamo qualche esempio. Ipotizziamo che Tizio (ad esempio un politico noto) abbia un’amante e che tu, in una sera tra amici, senza pensarci su due volte, lo racconti (pur senza lasciarti andare ad alcun commento) o racconti del tuo ex marito che non ti versa gli alimenti, mettendolo in imbarazzo di fronte a persone che lo frequentano e che, magari, gli diranno di averlo saputo: Tizio ed il tuo ex marito possono denunciarti per diffamazione? Devi sapere che la diffamazione consiste nella offesa alla reputazione di un soggetto non presente alla conversazione offensiva: ciò che conta ai fini della configurazione del reato è (a parte la veridicità o meno della notizia) il linguaggio usato per raccontarla. E, dunque, il quesito è: se racconti un fatto brutto ma vero usando un linguaggio garbato, non denigratorio o insinuante benché deciso, commetti il reato di diffamazione? Il confine tra la critica, un giudizio o un pettegolezzo e la diffamazione (benché sottile) esiste ed è fondamentale perché differenzia una semplice chiacchiera negativa o una critica giornalistica da un reato; ci troviamo nel campo della diffamazione quando narriamo un fatto (vero o falso) ed usiamo espressioni offensive, denigratorie e insinuanti che trascendono in attacchi personali. Vediamo allora quali sono i requisiti della diffamazione e se si diffama una persona dicendo ad altri la verità.

Cos’è la diffamazione?

Partiamo da una certezza: tutti abbiamo il diritto di manifestare liberamente il nostro pensiero, con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di comunicazione [1]; un privato cittadino, un giornalista, uno scrittore, chiunque può dire ciò che pensa in merito a qualsiasi fatto, avvenimento o persona con il limite ed il rispetto, però, del buon costume, dell’altrui riservatezza, onore e reputazione. I commenti e le opinioni rappresentano un diritto riconosciuto ed inviolabile e nell’era moderna, grazie anche all’uso massiccio dei social network, sono ancor di più all’ordine del giorno con tutto ciò che ne consegue anche nel campo della responsabilità civile e penale. E’ proprio così: devi stare attento a cosa dici e scrivi! Le opinioni personali e le critiche sono possibili e lecite quando sono fatte con un linguaggio garbato (seppur deciso) ma non denigratorio o insinuante e soprattutto senza la volontà e la consapevolezza di offendere; sono illecite, invece, le espressioni offensive, denigratorie e insinuanti che trascendono in attacchi personali diretti a colpire gratuitamente la sfera morale e privata altrui. Ma allora cos’è la diffamazione? Si tratta di un illecito previsto nel nostro ordinamento che si realizza quando un soggetto:

  • comunicando conpiù persone;
  • in assenza della persona offesa o almeno quando non è in grado di percepire l’offesa;
  • offende l’altrui reputazione [2]. Vediamo allora cosa si intende per reputazione prima di spiegare in che modo non si può lederla.

Cos’è la reputazione?

La reputazione racchiude in sè sia l’onore che il decoro di una persona e sicuramente non risiede in uno stato o in un sentimento individuale o nell’amor proprio; è il senso della dignità personale nell’opinione degli altri, un sentimento limitato dall’idea di ciò che, per la comune opinione, è socialmente esigibile da tutti in un dato momento storico. Ovviamente con l’evolversi della società anche il senso della dignità è mutato, per cui ciò che oggi ci sembra normale, cinquanta anni fa sarebbe stato offensivo; oggi il linguaggio è meno formale e concede anche l’utilizzo di vocaboli non aulici. Dunque, se discutendo con altre persona offendi la reputazione di un terzo non presente, commetti un illecito penale. Per fare un esempio ancor più esplicativo, commetti il reato di diffamazione se dici ad altri che il tuo ex marito è un nullafacente ed un bastardo oppure che il tuo capo è un cretino. Cosa accade, invece, se racconti solo che il tuo capo ha un’amante o il tuo ex marito non lavora, non versa il mantenimento ai figli, ed ama oziare?  Si diffama una persona dicendo ad altri la verità?

Si diffama una persona dicendo la verità?

Raccontare la verità (seppur negativa) su un fatto riguardante un soggetto (che al momento della narrazione è assente) senza l’aggiunta di alcun commento denigratorio, non configura diffamazione. Possiamo, infatti, affermare senza dubbio che raccontare la verità dei fatti sic et simpliciter non è reato (per fortuna)! Abbiamo chiarito che il reato di diffamazione si realizza nel momento in cui alla narrazione dei fatti (anche veri) aggiungi commenti poco gradevoli ed inopportuni. Ritornando ai nostri esempi: se racconti della relazione di Tizio con l’amante o del tuo ex marito che non versa gli alimenti, non stai commettendo alcun reato; diverso è, invece, se ti lasci andare ai commenti nei confronti di Tizio o del tuo ex marito: in questo caso, anche se la tua opinione può essere condivisibile (chi non commenterebbe in maniera negativa un tradimento o un ex marito che non versa gli alimenti?), non è dovuta, offende l’altrui reputazione e configura diffamazione.

Per stare tranquillo e lontano da problemi penali, puoi raccontare sempre la verità (anche quella negativa) ma senza cadere in commenti ed opinioni sconvenienti!

note

[1] Art. 21 Cost.

[2] Art. 595 cod. pen.

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