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Chi finanzia il sindacato?

6 Ott 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 6 Ott 2018



Finanziamenti privati e pubblici: ecco come si mantiene il sindacato

Il sindacato è un ente che rappresenta i lavoratori dei vari settori produttivi. Ci sono sindacati dei lavoratori e sindacati dei datori di lavoro. Questi ultimi, più noti, si riuniscono allo scopo di difendere gli interessi delle loro categorie. La principale attività dei sindacati viene espressa attraverso la contrattazione collettiva, uno dei principali strumenti con cui essi riescono a negoziare condizioni di lavoro migliorative per tutti i lavoratori. Il sindacato, tuttavia, non opera solo nei rapporti con le aziende in caso di vertenza tra lavoratore e datore, ma fornisce anche una serie di ulteriori servizi: ad esempio consulenza ed assistenza in materia pensionistica, fiscale, occupazionale. Ma chi finanzia il sindacato? Esso fornisce tanti servizi, a costi molto convenienti o addirittura gratuitamente, come fa dunque a mantenersi? Vedremo di seguito quali sono le fonti di finanziamento del sindacato, pubbliche e private.

Cos’è il sindacato e chi tutela

Il sindacato è un’organizzazione che, attraverso i propri rappresentati interni e aziendali opera per tutelare i diritti dei lavoratori e migliorarne o salvaguardarne le condizioni di lavoro.

Il sindacato si adopera dunque per contrattare i rinnovi del contratto collettivo di categoria, in modo tale che esso non subisca modifiche peggiorative; tutela i lavoratori che rivendicano diritti di vario tipo nei confronti dell’azienda (ad esempio licenziamento illegittimo, licenziamento collettivo e mobilità, mobbing, demansionamento, mancato pagamento dello stipendio e quant’altro possa verificarsi nel corso della vota lavorativa).

Il sindacato, a seconda dell’attività che svolge tutela sia i propri iscritti che i non iscritti. Ad esempio, in caso di partecipazione alla formazione dei contratti collettivi, beneficeranno dei risultati ottenuti dal sindacato tutti i lavoratori, a prescindere dalla loro iscrizione al sindacato; diversamente, in caso di licenziamento individuale illegittimo, il sindacato assisterà il lavoratore solo se tesserato.

Certamente solo chi è iscritto al sindacato avrà diritto di ricevere consulenza, ascolto e assistenza in caso di contrasti con l’azienda. Questo sia attraverso la consulenza fornita dai competenti uffici sindacali, o mediante l’intervento personale di un sindacalista, sia ricevendo assistenza legale nel caso in cui non si riesca a risolvere bonariamente il problema. In questo modo, il pagamento delle quote di adesione e periodiche consente al sindacato di mantenersi e, per contro, chi paga beneficia di un servizio in tempi brevi e a costi molto vantaggiosi.

Il sindacato non fornisce tuttavia solo assistenza legale o assistenza in caso di contrasti con l’azienda, ma svolge, attraverso i propri uffici competenti, anche attività di consulenza, supporto ed assistenza, in materia pensionistica, fiscale, occupazionale. Ad esempio, il patronato (fra le varie attività) fornisce consulenza e assistenza in materia di disoccupazione, provvedendo alla trasmissione e compilazione della domanda di accesso alla NASpI; esso fornisce altresì consulenza in materia pensionistica, potendo fornire (mediante collegamento all’Inps) l’estratto contributivo e fare un calcolo di quando si potrà andare in pensione e con quale importo, oppure fornendo assistenza nella presentazione della domanda pensionistica; il Caf invece fornisce supporto nella compilazione della denuncia dei redditi, e così via.

 Le fonti di finanziamento “pubblico”

Le fonti di finanziamento del sindacato sono molteplici.

Alcune di queste possono considerarsi una sorta di finanziamento pubblico, altre un vero e proprio finanziamento pubblico “in senso stretto”.

Tra le prime si segnalano, ad esempio, i finanziamento ai patronati da parte dell’Inps e dell’Inail, i finanziamenti ai Caf da parte dell’Inps per il calcolo dell’ ISE (Indicatore della Situazione Economica) e dell’ ISEE (Indicatore Situazione Economia Equivalente) necessari alle famiglie che hanno diritto alle prestazioni sociali, i distacchi sindacali e i permessi retribuiti.

Tra i finanziamenti pubblici in senso stretto, invece, troviamo quelli forniti in particolare dall’Inps.

L’Inps garantisce al sindacato un flusso annuo di circa 300 milioni di euro per le quote associative dei pensionati, trattenute direttamente sulle pensioni (salvo revoca), nonchè a titolo di ritenute sulle prestazioni.

Infine abbiamo il finanziamento da parte delle aziende mediante prelievo, attraverso trattenuta in busta paga delle quote di adesione alle associazioni sindacali.

In pratica, dunque, nel bilancio del sindacato dovrebbero comparire tre principali fonti di finanziamento:

  • finanziamenti diretti, tramite le ritenute salariali
  • finanziamenti indiretti, tramite l’attività dei c.d. enti parasindacali (patronati, Caf ed enti bilaterali)
  • finanziamenti percepiti tramite la retribuzione percepita dai lavoratori per lo svolgimento di attività di natura sindacale durante l’orario di lavoro, in forza dei diritti sindacali sanciti dallo statuto dei lavoratori e dalla contrattazione collettiva. 

I finanziamenti privati: 

Accanto ai finanziamenti pubblici, troviamo i pagamenti fatti in favore del sindacato direttamente dal privato cittadino, nel momento in cui fruisce dei servizi che l’organizzazione offre.

Si pensi alla quota iniziale di tesseramento, versata dal singolo lavoratore al momento dell’adesione all’organizzazione sindacale, oppure al pagamento del compenso richiesto per la compilazione della denuncia dei redditi da parte del Caf.

Infine, il sindacato viene finanziato mediante il contributo sindacale che il lavoratore versa in caso di esito positivo della vertenza intentata – con l’assistenza dell’organizzazione o di uno dei suoi legali fiduciari – nei confronti dell’azienda. Può infatti accadere che, nel momento in cui il lavoratore conferisce mandato al sindacato per difenderlo nei confronti dell’azienda, concordi con l’organizzazione il pagamento di una percentuale sulle somme che incasserà a conclusione della vertenza stessa.


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