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Il reato di evasione

3 Ottobre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 3 Ottobre 2018



In cosa consiste l’evasione? Chi può commettere questo reato? Quando è evasione e quando, invece, l’allontanamento dal luogo di custodia è consentito?

Quando si sente parlare di evasione, in radio o al telegiornale, si pensa sempre alla classica fuga dal carcere realizzata limando le sbarre, annodando i lenzuoli e calandosi giù dalle mura del penitenziario. In realtà, l’evasione può essere compiuta in maniera molto più semplice e meno romanzesca: per la legge, infatti, chiunque sia detenuto o arrestato, se trasgredisce all’ordine impostogli dall’autorità di non allontanarsi dai luoghi di custodia, risponde di evasione. Niente fughe rocambolesche tipo conte di Montecristo, insomma: anche soltanto varcare la porta di casa per prendere il giornale oppure soffermarsi sul pianerottolo a salutare un amico o un parente è sufficiente per far scattare il reato di evasione. Ebbene sì: devi sapere che, se il giudice ti ha ordinato di non muoverti da casa tua, una pur minima infrazione al comando ti farebbe incorrere in evasione e subiresti un aggravio della misura che stai scontando. Dura lex sed lex. Se questo argomento ti interessa e ne vuoi sapere di più, prosegui nella lettura: vedremo insieme tutto quello che c’è da sapere sul reato di evasione.

Evasione: cos’è?

L’evasione consiste nell’allontanamento illegittimo dal luogo ove una persona sta scontando la pena della reclusione o dell’arresto oppure una misura cautelare detentiva. In pratica, chiunque abbandoni il luogo di permanenza designato dall’autorità giudiziaria senza essere da questa autorizzato, commette il reato di evasione.

Secondo la legge, è punito con la reclusione da uno a tre anni  chi, essendo legalmente arrestato o detenuto per un reato, evade. La pena è aumentata da due a cinque anni se il colpevole commette il fatto usando violenza o minaccia verso le persone, ovvero mediante effrazione, mentre è da tre a sei anni se la violenza o minaccia è commessa con armi o da più persone riunite. Le disposizioni si applicano anche all’imputato che, essendo in stato di arresto nella propria abitazione o in altro luogo designato nel provvedimento, se ne allontani, nonché al condannato ammesso a lavorare fuori dello stabilimento penale. Quando l’evaso si costituisce in carcere prima della condanna, la pena è diminuita [1].

Evasione: chi può commetterla?

L’evasione è un reato commesso contro l’autorità delle decisioni giudiziarie: contravvenendo a queste ultime, il reo dimostra il suo disprezzo verso la magistratura e, più in generale, verso la giustizia italiana. In altre parole, l’evasione è una forma di ribellione alla coercizione statuale.

L’evasione è un reato proprio, nel senso che può essere commesso solamente da chi si trovi in una particolare condizione e, nello specifico, da chi sia stato raggiunto da un provvedimento dell’autorità giudiziaria restrittivo della propria libertà personale. Autore del reato può essere, quindi: la persona arrestata in flagranza di reato; chi è stato condannato in via definitiva all’arresto, alla reclusione o all’ergastolo; chi sconta una misura cautelare custodiale (arresti domiciliari o custodia in carcere o in casa di cura); i semiliberi che si assentino senza giustificato motivo per oltre dodici ore rispetto al momento del dovuto reingresso nel penitenziario e i detenuti che non rientrino da un permesso (ottenuto, ad esempio, per una visita medica o per prendere parte ad un’udienza); le persone fermate dalla polizia.

Evasione: in cosa consiste?

Come anticipato, l’evasione consiste nell’eludere la sorveglianza degli organi preposti a vigilare sull’arrestato o sul detenuto. Il reato di evasione è a forma libera, nel senso che sono indifferenti le modalità attraverso cui il soggetto riesca ad evadere: scappando dal penitenziario oppure dall’abitazione ove scontava i domiciliari; sottraendosi con la forza all’arresto già avvenuto; non rientrando dopo aver ottenuto un permesso; scavando un tunnel nella propria cella; ecc.

Evasione: elemento soggettivo

Ovviamente, il reato di evasione presuppone il dolo dell’autore, cioè la volontà concreta e precisa di volersi sottrarre ad un provvedimento limitativo della propria libertà. Se il reo non fosse a conoscenza di tale interdizione, egli non sarebbe imputabile per evasione perché non avrebbe coscienza dell’illiceità della propria condotta. Ad esempio, non risponde del reato di evasione colui che, ottenuto il permesso di allontanarsi dall’abitazione ove sta scontando i domiciliari, non fa ritorno nei tempi previsti a causa di una cattiva interpretazione del permesso, oppure per un’erronea comunicazione della sua durata.

Quando è evasione?

Quando effettivamente si può parlare di reato di evasione? Abbiamo analizzato finora tutti gli elementi tipici della fattispecie, sia oggettivi che soggettivi. In concreto, però, quando si può dire che un’evasione sia riuscita? Il reato di evasione si consuma nel momento in cui il soggetto arrestato o detenuto sia riuscito a sottrarsi effettivamente al potere di vigilanza dell’autorità: ad esempio, se il colpevole si trova in un luogo aperto, l’evasione deve ritenersi consumata ove egli si sia sottratto alla custodia in modo da non poter essere immediatamente ripreso. La fuga, in altre parole, deve essere effettiva e completa.

Quando non è evasione?

Esistono delle ipotesi in cui l’autore di una condotta che sembra del tutto assimilabile a quella dell’evasione non commette, in realtà, alcun reato. Come abbiamo detto all’inizio, la configurabilità del reato di evasione presuppone l’esistenza di un legale titolo di detenzione, sicché va esclusa la sussistenza di questo delitto nei confronti del soggetto sottrattosi all’esecuzione della custodia cautelare quando la suddetta misura abbia perso efficacia per l’avvenuto decorso del relativo termine massimo di durata [2].

Similmente, con commette il reato di evasione colui che è sottoposto a misura cautelare diversa da quella detentiva: non è pertanto possibile ipotizzare un’evasione nel caso di violazione dell’obbligo di dimora, in quanto questo delitto presuppone che l’autore sia detenuto o legalmente arrestato [3].

Ancora, non integra il reato di evasione l’allontanamento dal luogo degli arresti domiciliari del soggetto nei cui confronti sia già intervenuta sentenza di condanna a pena non detentiva, ancorché non sia ancora stato adottato un formale provvedimento di scarcerazione, stante la natura meramente dichiarativa di quest’ultimo [4].

Evasione aggravata: cos’è?

La legge punisce più severamente l’evasione aggravata, cioè quella compiuta con violenza o minaccia alla persona (ad esempio, alla guardia che vigila sul rispetto della misura), ovvero mediante effrazione, cioè attraverso la rottura o lo scasso di cose destinate ad impedire l’evasione (ad esempio, la serratura che chiude la cella oppure le sbarre alla finestra). Di converso, è prevista una speciale circostanza attenuante per l’evaso che, spontaneamente, si costituisca in carcere prima della condanna per evasione.

note

[1] Art. 385 cod. pen.

[2] Cass., sent. n. 10282 del 13.03.2001.

[3] Cass., sent. n. 44767 del 20.11.2003.

[4] Cass., sent. n. 21211 del 24.05.2001.

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