Diritto e Fisco | Articoli

Le categorie che non pagano tasse e imposte

2 Ottobre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 2 Ottobre 2018



In questo articolo vedremo chi non paga le tasse secondo le norme vigenti, distinguendo tra i vari tipi di tributi e di contribuenti.

Il tuo commercialista ti ha telefonato per comunicarti che c’è l’ennesima tassa da pagare. Naturalmente hai fatto buon viso a cattivo gioco e, dopo esserti fatto dare i moduli necessari, sei andato in banca o alla posta e hai adempiuto al tuo dovere di contribuente. In questi giorni, po,i ti sono arrivati a casa i bollettini per effettuare il versamento relativo alla tassa per la raccolta dei rifiuti. Come se non bastasse, hai pagato il bollo auto, e il canone RAI mediante la bolletta della luce. Insomma, sembra che i pagamenti per vari tributi non finiscano mai. Ti chiedi quindi quali categorie non pagano tasse e imposte, vale a dire se vi sono persone che possono essere esentate da alcuni adempimenti tributari. In questo articolo troverai una risposta dettagliata alla tua domanda.

Quali categorie non pagano tasse e imposte in Italia? Dinanzi a una simile domanda verrebbe da pensare ai tanti evasori che, facendo i furbi, finiscono per danneggiare i cittadini onesti. In realtà voglio riferirmi a coloro che non pagano le tasse legittimamente, cioè in casi espressamente previsti dalla legge. È utile che tu conosca questi casi, perché potresti rientrarvi e avvantaggiartene a pieno diritto.

Innanzitutto bisogna distinguere tra esenzione dalle tasse e dall’onere di presentare la dichiarazione dei redditi. Alcune categorie di persone infatti, come chi svolge un lavoro dipendente, non sono tenute a presentare la dichiarazione; ciò però non significa che non paghino le tasse. Infatti l’imposta sui redditi a loro carico viene pagata direttamente dal datore di lavoro.

Inoltre va sottolineato che il termine “tasse”, che viene comunemente adoperato per indicare i tributi dovuti allo Stato e ad altri enti pubblici, è improprio. Invece occorre distinguere con esattezza i vari tipi di oneri fiscali che ricadono sul cittadino. Precisamente:

  • i tributi sono genericamente tutte le somme dovute dai cittadini allo Stato o agli altri enti pubblici per qualsiasi titolo;
  • le tasse sono tributi dovuti a un ente pubblico in ragione di un servizio che il cittadino riceve: ad esempio, la tassa per lo smaltimento dei rifiuti e la tassa scolastica;
  • le imposte sono tributi che vengono pagati senza che corrispondano a specifici servizi goduti dai cittadini: ad esempio l’Irpef e l’Iva;
  • le accise sono dei tributi che vengono pagati in relazione alla produzione di certi beni, come benzina e tabacchi e che naturalmente i produttori fanno ricadere sui consumatori.

Una volta chiarito che vi sono differenze di terminologia tra i vari tipi di tributi e che la tassa rientra tra questi, possiamo convenzionalmente chiamare “tasse” tutti i tributi, come avviene nel linguaggio comune.

Chi non paga le tasse 

Come abbiamo visto, nel linguaggio tecnico per “tasse” si intendono i tributi che il cittadino deve pagare in ragione di prestazioni e servizi che riceve dallo Stato e dagli enti pubblici. Vediamo quali sono le esenzioni dalle tasse:

  • Il ticket sanitario è una tassa dovuta per servizi Resi dal servizio sanitario nazionale, in particolare per farmaci prescrivibili, per cure termali, per accertamenti diagnostici e per prestazioni di pronto soccorso in codice bianco. Adesso non è dovuto da invalidi, malati cronici, donne in stato di gravidanza, bambini al di sotto dei 6 anni, anziani al di sopra dei 65 anni con reddito del nucleo familiare inferiore a 36.151,98 euro annui, soggetti che appartengono a un nucleo familiare con reddito annuo inferiore a 8263,31 euro annui;
  • la TARI è la tassa per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti. Essa è sempre legata al possesso o alla detenzione di immobili, e non va pagata per i locali e le aree inutilizzabili, che come tali non possono produrre rifiuti. Solitamente ciò si deduce dalla completa assenza di utenze, sintomo chiaro del fatto che l’immobile non viene fruito da nessuno;
  • la TASI è una tassa per i servizi indivisibili, cioè per quei servizi che vengono fruiti da tutti i cittadini, come l’illuminazione pubblica e la manutenzione delle strade. Essa non va pagata, principalmente, per la prima casa, a meno che non si tratti di un abitazione di lusso, e per i terreni agricoli;
  • la tassa scolastica è dovuta per gli ultimi due anni di scuola superiore. Essa non va pagata da coloro che hanno un reddito inferiore a un limite, che viene fissato annualmente dal ministero per l’istruzione (MIUR);
  • la tassa universitaria è dovuta dagli studenti che frequentano l’università, essa varia secondo il reddito e il merito. Non è dovuta per coloro che hanno un reddito IISEE inferiore a 13.000 euro, limite comunque che presso diverse università è più elevato.

Chi non paga le imposte

Passiamo a considerare quali sono le esenzioni dalle imposte. Come abbiamo detto le imposte sono dei tributi dovuti dai cittadini allo Stato o ad altri enti senza che vi sia correlazione con particolari prestazioni o servizi. Nessuno ne è completamente esente, a meno che non si trovi nella condizione di non avere nessun reddito e nessun patrimonio.

L’imposta più comune e l’IRPEF, sigla che sta ad indicare Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche. Essa, come dice il suo nome, è dovuta da ogni cittadino in proporzione al suo reddito annuo. I redditi sono quindi divisi per scaglioni, ad ognuno dei quali corrisponde una diversa percentuale (detta aliquota) dell’imposta.

Vi sono però delle somme di denaro che, pur essendo percepite dal cittadino, non rientrano nel reddito da considerare ai fini del pagamento dell’Irpef.  Ecco quali sono:

  • gli assegni per il nucleo familiare, gli assegni familiari, nonché tutte le somme, comunque denominate, erogate dallo Stato, da enti pubblici, da enti evidenziali o assistenziali in relazione al carico di famiglia, comunque siano denominate;
  • gli assegni di mantenimento versati dal coniuge separato o divorziato, quando vengono corrisposti in un’unica soluzione (in tal caso si parla di assegno una tantum). Invece gli assegni corrisposti con cadenza mensile o comunque periodica rientrano nel computo del reddito annuo;
  • gli assegni periodici che, in caso di separazione, divorzio, o dichiarazione di nullità del matrimonio, vengono corrisposti, nella misura stabilita dal Tribunale, da uno dei coniugi in favore dell’altro come contributo al mantenimento dei figli;
  • le borse di studio. Deve però trattarsi di premi provenienti dal Governo italiano o da un Ministero, che le finanzia, direttamente o indirettamente, utilizzando fondi a ciò destinati dello stesso Governo. Non ha alcuna importanza che la borsa di studio sia materialmente corrisposta da un soggetto diverso, perché egli agisca per conto del Governo italiano;
  • i compensi corrisposti ai componenti dei seggi elettorali in occasione di consultazioni politiche, regionali, amministrative, europee e per i  referendum. Sono invece da considerare ai fini del calcolo del reddito i compensi ricevuti dai componenti degli uffici elettorali centrali;
  • il reddito dominicale dei terreni e la rendita catastale dei fabbricati non affittati. Si tratta di redditi che vengono attribuiti in catasto per il fatto stesso di avere la proprietà su un immobile. Su di essi non vengono pagate imposte sui redditi, perché in effetti non vengono percepiti; il fatto di essere proprietari di un immobile comporta, invece, il pagamento di un’imposta diversa cheè  l’IMU;
  • le somme percepite a titolo di risarcimento dei danni, ad eccezione di quelle corrisposte per la perdita di reddito. Il risarcimento di un danno, infatti, ha due componenti: il danno emergente, che è la perdita economica immediata (ad esempio, in un incidente automobilistico che coinvolge un furgone, la distruzione del mezzo), e il lucro cessante, consistente nel mancato guadagno (continuando con l’esempio, l’impossibilità, da parte del titolare del mezzo, di utilizzarlo per la sua attività, il che si traduce nel venir meno del reddito conseguente). Orbene, il risarcimento per lucro cessante rientra nel calcolo del reddito del contribuente;
  • le pensioni spettanti alle vittime del dovere e ai loro familiari superstiti;
  • le pensioni spettanti agli orfani di soggetti assicurati o pensionati con l’assicurazione generale obbligatoria, attuata dall’Inps o da altri enti previdenziali;
  • le pensioni, le indennità e gli assegni percepiti da invalidi civili, ciechi e sordi;
  • le somme percepite una tantum dai familiari superstiti di soggetti deceduti a causa di infortunio sul lavoro;
  • le pensioni di guerra;
  • le rendite INAIL, ad eccezione delle indennità giornalieea per inabilità temporanea assoluta;
  • gli assegni sociali;
  • le pensioni sociali;
  • le pensioni corrisposte ai cittadini italiani, agli stranieri e agli apolidi (coloro che non appartengono a nessuno Stato) rimasti invalidi per fatto verificatosi nell’adempimento del loro dovere, oppure in conseguenza di atti di terrorismo o di criminalità organizzata, e le pensioni di reversibilità corrisposte ai loro familiari superstiti;
  • le pensioni corrisposte a coloro che hanno assolto il servizio di leva (quando questo era obbligatorio) nella Polizia di Stato, nella Guardia di Finanza, nel Corpo dei Vigili del fuoco o come carabinieri ausiliari o militari volontari, purché la menomazione, da cui è derivato il loro diritto alla pensione, si sia verificata nel corso del servizio di leva o del periodo corrispondente al servizio di leva obbligatorio, e in dipendenza di esso;
  • le maggiorazioni sociali dei trattamenti pensionistici;
  • le borse di studio corrisposte dal governo italiano a cittadini stranieri a seguito di accordi internazionali;
  • i redditi percepiti dagli sportivi dilettanti;
  • i redditi, le indennità e rimborsi forfettari percepiti dai componenti di Cori e bande musicali dilettantistiche;
  • la carta acquisti o Social Card;
  • altri assegni finora corrisposti dallo Stato Italiano al verificarsi di determinati presupposti, come il cosiddetto premio alla nascita, il bonus di ottanta euro al mese, il bonus cultura.

Un altro meccanismo, molto importante da considerare, è quello delle detrazioni d’imposta. Per certe categorie di redditi, la legge consente di sottrarre determinati importi dall’Irpef che il contribuente dovrebbe pagare, con il risultato che l’ammontare di quest’ultima si riduce e può addirittura azzerarsi. Anzi, se l’importo dell’Irpef che si dovrebbe pagare è inferiore a quello della detrazione, il contribuente godrà addirittura di un credito d’imposta per la somma corrispondente alla differenza: sarà, insomma, creditore dello Stato.

Per quanto riguarda i lavoratori dipendenti, le detrazioni riguardano:

  • i redditi di lavoro dipendente (sono escluse le pensioni);
  • i compensi dei lavoratori socialmente utili;
  • i compensi percepiti dai  soci lavoratori delle cooperative;
  • le indennità e compensi ricevuti, da parte di terzi, dai prestatori di lavoro dipendente, per incarichi svolti in relazione a tale qualità;
  • i compensi ricevuti in forza di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa;
  • le borse di studio e gli assegni di formazione professionale;
  • le remunerazioni dei sacerdoti;
  • le pensioni erogate da forme di previdenza complementare.

Per tali redditi le detrazioni sono pari a:

  • 1.880 euro, se il reddito complessivo non supera 8.000 euro. La detrazione non può essere inferiore a 690 euro (1.380 euro per i rapporti di lavoro a tempo determinato);
  • 978 euro, aumentati del prodotto tra 902 euro e l’importo corrispondente al rapporto tra 28.000 euro, diminuito del reddito complessivo, e 20.000 euro, se l’ammontare del reddito complessivo è superiore a 8.000 euro ma non a 28.000 euro;
  • 978 euro, se il reddito complessivo è superiore a 28.000 euro ma non a 55.000 euro; in questo caso, la detrazione spetta per la parte corrispondente al rapporto tra l’importo di 55.000 euro, diminuito del reddito complessivo, e l’importo di 27.000 euro.

In definitiva, chi in un anno non arriva a un reddito di almeno 8.000 euro non paga l’Irpef.

Per le pensioni, le detrazioni sono le seguenti:

  • 1.880 euro, se il reddito complessivo non supera 8.000 euro;
  • 1.297 euro, aumentati del prodotto fra 583 euro e l’importo corrispondente al rapporto fra 15.000 euro, diminuito del reddito complessivo, e 7.000 euro, se l’ammontare del reddito complessivo è superiore a 8.000 euro ma non a 15.000 euro;
  • 1.297 euro, se il reddito complessivo è superiore a 15.000 euro ma non a 55.000 euro. La detrazione spetta per la parte corrispondente al rapporto tra l’importo di 55.000 euro, diminuito del reddito complessivo, e l’importo di 40.000 euro.

Anche in questo caso, quindi, se la pensione non supera gli 8.000 euro in un anno il pensionato non deve pagare l’Irpef.

Per finire, consideriamo le detrazioni per i redditi da lavoro autonomo. Esse si applicano a:

  • i redditi di lavoro autonomo (di liberi professionisti, commercianti, imprenditori);
  • i redditi di impresa in regime di contabilità semplificata;
  • i redditi derivanti da attività commerciali che non vengono esercitate abitualmente;
  • i redditi derivanti da attività di lavoro autonomo non esercitate abitualmente;
  • i redditi che derivano non da un lavoro vero e proprio, ma  dall’assunzione di obblighi di fare, non fare o permettere;
  • i redditi derivanti dall’attività libero professionale intramuraria del personale dipendente del Servizio sanitario nazionale (per intenderci, i medici che svolgono attività a pagamento nell’ambito dello stesso ospedale presso il quale lavorano);;
  • le indennità percepite dai membri del Parlamento nazionale e del Parlamento europeo, dai giudici della Corte Costituzionale, dai sindaci, dai consiglieri comunali, provinciali e regionali e da altri titolari di cariche elettive, nonché dal Presidente della Repubblica;
  • le altre indennità, i gettoni di presenza e in genere i compensi corrisposti dallo Stato, dalle Regioni, dalle Province e dai Comuni per l’esercizio di pubbliche funzioni;
  • le rendite vitalizie e le rendite a tempo determinato, costituite a titolo oneroso, diverse da quelle aventi funzione previdenziale. Si tratta di rendite spettanti al contribuente come corrispettivo di una prestazione da lui resa;
  • ogni altro assegno periodico, comunque denominato, alla cui produzione non concorrono attualmente né capitale né lavoro, con esclusione degli assegni periodici ricevuti dal coniuge separato o divorziato.

Per i predetti redditi, le detrazioni sono le seguenti:

  • 1.104 euro, se il reddito complessivo in un anno non supera 4.800 euro;
  • 1.104 euro, se il reddito complessivo è superiore a 4.800 euro ma non a 55.000 euro. La detrazione spetta per la parte corrispondente al rapporto tra l’importo di 55.000 euro, diminuito del reddito complessivo, e l’importo di 50.200 euro.

Pertanto, se il lavoratore autonomo, nel corso dell’anno, ha percepito un reddito inferiore a 4.800 euro, non pagherà l’Irpef.

Per finire, vi sono altre due imposte molto comuni che in certi casi non vanno pagate, precisamente:

  • il canone RAI, che è un’imposta sulla detenzione di apparecchi  adatti, o adattabili, alla ricezione di trasmissioni televisive nel territorio nazionale. Esso non va pagato da coloro che non hanno la disponibilità di apparecchi di questo tipo, dagli anziani di età superiore a 75 anni con un reddito inferiore a 8000 euro l’anno, dagli invalidi ricoverati in casa di riposo, dai militari di cittadinanza straniera appartenenti alle forze Nato, dai rivenditori di apparecchi televisivi, limitatamente a quelli che si trovano nei locali commerciali, dagli ospedali militari e dalle case del soldato;
  • il bollo auto, che è un tributo regionale  a carico di tutti i possessori di un veicolo registrato nel pubblico registro automobilistico. Esso non va pagato dai disabili che rientrano nelle agevolazioni della legge 104, per i veicoli a benzina di cilindrata non superiore ai 2000 cc, e per i veicoli diesel di cilindrata non superiore ai 2800 cc; dai possessori di  auto immatricolate da più di 30 anni, di veicoli ecologici con motore elettrico ad emissioni zero, o con sistemi ibridi costituiti da un motore elettrico associato a un motore termico.

Ecco, in definitiva, chi non paga le tasse. Se rientri anche tu in una di queste categorie, ogni anno avrai la possibilità di risparmiare un po’ di denaro.

note

Autore immagine: 123rf com


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI