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Telecamere in condominio

24 settembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 24 settembre 2018



Chi decide l’installazione della videosorveglianza? Che cosa si può inquadrare? Quando si viola la privacy? Le può mettere il singolo vicino?

L’insicurezza che si percepisce in certe zone delle città consiglia molto spesso l’installazione di telecamere di videosorveglianza all’esterno delle abitazioni per controllare chi va e chi viene, chi entra e chi esce. Ma come ogni cosa utile che si tenti di fare, anche questa comporta delle complicazioni, legate in questo caso soprattutto al rispetto della privacy altrui. Un problema particolarmente sentito quando si parla di telecamere in condominio, visto che il viavai di persone è molto più intenso rispetto ad una singola abitazione privata.

I quesiti da porsi sono diversi. Prima di tutto, chi decide l’installazione dell’impianto di videosorveglianza in un condominio. Poi, quali sono le zone che si possono inquadrare, quando si viola la privacy, chi è il responsabile del trattamento dei dati raccolti, per quanto tempo bisogna conservare le registrazioni delle immagini catturate dalle telecamere, chi paga eventuali interventi della Polizia sui filmati in caso di denuncia di un singolo condomino, ecc. Non ultimo, se un singolo abitante del condominio può installare un impianto di videosorveglianza per suo uso personale, nel caso in cui gli altri vicini non lo vogliano.

Alcune risposte a queste domande si trovano nella legge di riforma del condominio [1], che ha introdotto un nuovo articolo nel Codice civile [2] per regolamentare l’installazione di telecamere in condominio e, in particolare, sulle parti comuni dell’edificio. Altre, invece, bisogna cercare nei diversi provvedimenti adottati in materia dal Garante della privacy. C’è, infine, l’intervento della giurisprudenza laddove sono nate delle controversie causate proprio dall’utilizzo di dispositivi per la videosorveglianza.

Telecamere in condominio: chi decide l’istallazione?

Dicevamo poco fa che la legge di riforma del condominio ha introdotto un nuovo articolo nel Codice civile riguardante proprio le telecamere in condominio. L’articolo dice che le deliberazioni che interessano l’installazione di impianti di videosorveglianza sulle parti comuni dell’edificio devono essere approvate dall’assemblea. Con quale maggioranza? Ce lo dice un altro articolo dello stesso codice [3]: il numero dei voti necessario deve essere pari ad almeno la metà degli intervenuti e ad almeno la metà del valore dell’edificio.

Ora, siccome il Codice civile parla di «installazione sulle parti comuni dell’edificio di impianti di videosorveglianza» ma non parla di chi le deve installare, si deve intendere che la delibera presa dall’assemblea autorizzi sia l’impianto condominiale sia quello collocato da un singolo vicino.

Telecamere in condominio: può installarle un singolo vicino?

Può capitare che la maggioranza dell’assemblea non ritenga necessaria l’installazione di telecamere in condominio ma che un singolo vicino, invece, sì. Può provvedere lui a mettere il suo impianto di videosorveglianza privato? Lo può fare anche senza segnalare la presenza del sistema con un cartello, ma rispettando certe regole dettate dal Garante della privacy, ossia orientando le telecamere in modo da riprendere esclusivamente ciò che gli serve. Dai monitor, dunque, dovrà vedere solo la porta di casa sua e non tutto il pianerottolo, dove magari passa l’amante del vicino che, così, gli dà un’arma di ricatto. Non deve vedere tutta la strada se la telecamera è collocata all’esterno come non deve nemmeno inquadrare tutto il garage ma soltanto il suo posto auto. Lo stesso vale per i videocitofoni.

Chi non rispetta queste regole viola la normativa sulla privacy ed è passibile di sanzioni civili e penali e dell’obbligo di risarcire eventuali danni.

Telecamere in condominio: quando si commette reato?

Sia il Garante della privacy sia la Corte di Cassazione si sono espresse più volte sulla modalità di utilizzo degli impianti di videosorveglianza con o senza registrazioni e su quando si commette reato con un loro uso improprio. Uno dei casi in questione l’abbiamo appena citato, cioè quando un singolo condomino mette delle telecamere in condominio per la sua sicurezza ma inquadra l’intero pianerottolo dove c’è anche la porta di casa del vicino o l’intero garage dove sono parcheggiate anche le altre auto. In entrambi i luoghi, il singolo è in grado di controllare chi va e chi viene non a casa sua ma a quella degli altri.

Per la Cassazione, si commette reato di interferenze illecite nella vita privata quando ci sono queste due circostanze:

  • la violazione di domicilio con strumenti di videosorveglianza;
  • l’attinenza delle notizie o immagini alla vita privata.

Per dirla con altre parole: il reato sussiste secondo la Cassazione se, ad esempio, punto una telecamera in condominio che riprende, tra le altre cose, il terrazzo o la finestra del vicino. Appare ovvio che, in questo modo, potrò seguire minuto per minuto ma illecitamente la vita privata altrui, sempre che io ne abbia il tempo.

Il concetto è semplice: non è possibile riprendere tutto ciò che non è liberamente visibile agli altri.

Attenzione, però, perché la Corte Costituzionale offre un’interpretazione diversa che potrebbe escludere dal reato alcuni atteggiamenti. Quello che sostiene la Consulta [4] è che per violare la privacy è necessario che una persona ignori gli accorgimenti presi da un’altra per evitare che si veda quello che succede nella sua proprietà. In sostanza: se metto una siepe attorno al mio giardino perché non voglio che mi vedano mentre prendo il sole, commette reato chi si arrampica sulla siepe per guardare dentro oppure mi fa delle foto «scavalcando» la siepe con uno di quei bastoni usati per i selfie. Allo stesso modo, se non voglio che si veda dalla strada quello che succede nel mio balcone dovrò coprirlo in qualche modo.

Telecamere in condominio: posso inquadrare il vialetto d’ingresso?

Non è reato nemmeno installare delle telecamere in condominio in altre parti comuni come il vialetto di ingresso che serve più di un vicino. Abbiamo appena detto che non si può inquadrare quello che non è liberamente visibile a terzi, come l’interno della casa del vicino. Ma si può, invece, puntare la telecamera su una zona a cui gli altri hanno accesso come, appunto, il vialetto di casa, anche se comune a due o più immobili [5].

Già la Cassazione ha chiarito in passato [6] che questo tipo di ripresa non viola la norma con cui il Codice penale [7] punisce con la reclusione fino a 4 anni le interferenze nella vita privata degli altri attraverso l’acquisizione di materiale visivo e sonoro.

Telecamere in condominio: bisogna esporre il cartello?

C’è un solo caso, secondo il Garante della privacy, in cui è necessario esporre il cartello che avvisa della presenza di telecamere in condominio. Si tratta dell’eventualità in cui l’impianto di videosorveglianza inquadri le parti comuni, cioè quelle in cui ci potrebbe passare chiunque, anche una persona esterna al condominio in visita ad un amico che abita in uno degli appartamenti.

Il cartello, invece, non è necessario quando le riprese vengono effettuate da singoli condòmini per uso personale e con i vincoli che abbiamo visto in precedenza.

Telecamere in condominio: per quanto tempo vanno conservate le riprese?

Non è possibile tenere un archivio delle immagini registrate dalle telecamere del condominio. Le riprese devono essere cancellate già 24 ore dopo, così come stabilito dal Garante della privacy [8], nonostante appaia un tempo decisamente breve in caso di furto, di rapina o di qualche delitto più grave documentabile proprio grazie al quelle immagini (24 ore sono nulla per chi viene derubato mentre è in vacanza e non può presentare denuncia, ad esempio).

Ci sono, però, delle eccezioni che allungano i tempi di conservazione delle immagini. Può succedere in caso di:

  • esigenze speciali come festività o chiusura di uffici o esercizi ubicati nel condominio;
  • specifiche richieste investigative dell’Autorità o della Polizia giudiziaria (in questi casi la conservazione non può andare oltre i 7 giorni).

Telecamere in condominio: chi paga le spese per una singola denuncia

Immagina di vivere in un condominio dov’è stato installato un impianto di videosorveglianza con delle telecamere sulle parti comuni. Un giorno rientri a casa dal lavoro e ti accorgi che la porta d’ingresso al tuo appartamento è stata forzata e che sono entrati i ladri a «farti la festa». Decidi di chiamare la Polizia e di informare gli agenti dell’esistenza delle telecamere nel caso possa essere utile a rintracciare i malviventi, che sicuramente saranno passati da una di quelle parti comuni inquadrate, come il portone d’ingresso o il cortile che conduce all’uscita. Il tuo vicino ti dice di essere molto dispiaciuto per quel che ti è successo ma si chiede anche: e ora, chi paga le spese per la visione e per la fornitura della chiavetta? Tocca pagare pure a me in base ai miei millesimi o ci pensa quello che ha chiesto l’intervento della Polizia?

In realtà, qui siamo di fronte ad un fatto che, potenzialmente, vede vittime tutto il vicinato. Pertanto, occorre pensare a chi ci guadagna catturando i ladri grazie alla visione delle immagini riprese dalle telecamere. Cioè tutti i condòmini. L’interesse, quindi, è collettivo e non di un singolo vicino.

È plausibile che sia l’amministratore del condominio sia la vittima del furto si costituiscano parte civile in un processo penale per furto aggravato e per violazione di domicilio in modo da ottenere il risarcimento del danno. Ma è evidente che la cattura dei malviventi interessa a tutti, se non altro per evitare che il fatto si ripeta, magari la prossima volta nella casa di chi ora si chiede chi paga le spese. Sarà anche possibile capire com’è potuto succedere un furto nonostante la presenza delle telecamere in condominio e, quindi, se ci sono degli interventi ulteriori da fare per tutelare maggiormente la sicurezza di tutti.

In definitiva, toccherà a tutti i vicini dello stabile contribuire alle spese sostenute per poter visionare le immagini. Ciascuno pagherà in base ai suoi millesimi di proprietà. A meno che tutti si mettano d’accordo per pagare la somma in parti uguali.

note

[1] Legge 220/2012.

[2] Art. 1122-ter cod. civ.

[3] Art. 1136 cod. civ.

[4] Corte Cost. sent. n. 149/2008.

[5] Trib. Avellino sent. del 30.10.2017.

[6] Cass. sent. n. 34151/2017 del 12.07.2017.

[7] Art. 615-bis cod. pen.

[8] Garante privacy provv. dell’08.04.2010.

Autore immagine: unsplash.com

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