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Puntura ape: infortunio sul lavoro?

26 Agosto 2018 | Autore:
Puntura ape: infortunio sul lavoro?

Il dipendente ha diritto alle tutele per l’infortunio sul lavoro per puntura d’insetto, se le conseguenze sono rilevanti?

La puntura di un insetto durante il lavoro è un’eventualità che capita abbastanza spesso, soprattutto a chi svolge la propria attività in spazi aperti: si tratta di un problema non soltanto per i lavoratori del settore agricolo, ma, ad esempio, anche per i lavoratori del settore turistico. Pensiamo al cameriere di un bar o di una pizzeria all’aperto: di solito questi posti sono presi d’assalto da api e vespe, attirate dal cibo, quindi il malcapitato lavoratore ha buone probabilità di essere punto. Ma lo stesso potrebbe capitare anche all’impiegato di un ufficio, che potrebbe essere punto da un insetto entrato dalla finestra, o morso da un ragno mentre mette a posto un vecchio archivio. Insomma, l’infortunio sul lavoro per puntura d’insetto è un caso tutt’altro che infrequente. Di solito non si dà molta importanza a questi episodi: un po’ di ghiaccio, una pomata, e tutto termina lì. La questione si complica, però, se il lavoratore viene punto da una moltitudine d’insetti, o da un insetto le cui punture sono particolarmente dolorose, come il calabrone o, ancora, nel caso in cui il malcapitato dipendente sia allergico alla puntura d’ape: è infortunio sul lavoro? La questione è stata chiarita di recente dalla Corte di Cassazione, che si è trovata ad affrontare il caso di un dipendente alla guida di una betoniera che, punto da un’ape, ha perso la vita in seguito a uno shock anafilattico.

Che cos’è l’infortunio sul lavoro?

L’infortunio sul lavoro è definito dalla legge come un evento traumatico, che avviene per una causa violenta sul posto di lavoro, o anche semplicemente in occasione di lavoro. Si differenzia dalla malattia professionale perché la sua causa è violenta, al contrario del fattore che causa la malattia (causa lenta).

Quando l’infortunio è indennizzato dall’Inail?

Perché un infortunio possa essere indennizzato dall’Inail, è necessario che si tratti di un infortunio sul lavoro. Non tutti gli infortuni che si verificano sul luogo di lavoro, o durante l’orario lavorativo, sono considerati un infortunio sul lavoro: perché lo siano, è necessario che sia riscontrata l’occasione di lavoro, cioè deve esserci un collegamento tra il danno alla persona e l’attività lavorativa.

La puntura d’insetto può costituire un infortunio sul lavoro?

La puntura d’insetto può costituire un infortunio sul lavoro, quindi essere indennizzata dall’Inail, se avviene in occasione di lavoro e se dà luogo a un’inabilità lavorativa, anche temporanea. In pratica, perché un infortunio sia indennizzato il lavoratore non deve essere in grado di svolgere la propria attività, anche se provvisoriamente.

La puntura d’insetto, secondo la Cassazione [1], pur qualificandosi come caso fortuito non esclude l’occasione di lavoro, anche se non si tratta di un rischio tipico della lavorazione effettuata, in quanto, comunque, collegato alle modalità di svolgimento dell’attività lavorativa.

In pratica, secondo la Corte tutti gli infortuni che si verificano n occasione del lavoro sono oggetto della ì tutela Inail, non soltanto quelli riconducibili ai rischi specifici della lavorazione svolta, ma anche quelli derivanti da caso fortuito.

Che cosa succede se dalla puntura d’insetto deriva un’inabilità temporanea?

Se, in conseguenza della puntura d’insetto, il lavoratore non riesce a svolgere la propria attività (pensiamo a un impiegato che non riesce più a scrivere per via di una puntura d’ape, o al cameriere che non riesce più ad utilizzare una mano a causa della reazione allergica alla puntura dell’insetto), anche temporaneamente, ha diritto a un indennizzo da parte dell’Inail.

In particolare, l’Inail paga al lavoratore, a decorrere dal 4° giorno successivo a quello in cui è avvenuto l’infortunio, un’indennità, detta rendita per inabilità temporanea assoluta: l’indennità è dovuta per tutti i giorni, compresi i festivi, e deve essere corrisposta fino a quando dura l’inabilità assoluta (che impedisce totalmente e di fatto all’infortunato di fornire la propria prestazione lavorativa).

I contratti collettivi, poi, dispongono normalmente, a carico del datore di lavoro, l’obbligo di corrispondere un’integrazione della rendita Inail, in modo da garantire al lavoratore il normale trattamento spettante.

Nei primi 3 giorni di assenza, non indennizzati dall’Inail, detti giorni di carenza, il datore di lavoro è obbligato a pagare:

  • l’intera retribuzione per la giornata nella quale è avvenuto l’infortunio;
  • il 60% della retribuzione (salvo condizioni di miglior favore normalmente previste dai contratti collettivi di categoria) per i giorni successivi, fino a quando sussiste la carenza dell’assicurazione, cioè fino al 4° giorno dal verificarsi dell’infortunio.

L’obbligo di pagamento sussiste anche nei casi in cui l’Inail non è tenuto ad erogare alcuna indennità, in quanto la guarigione avviene entro il periodo di carenza.

L’indennità temporanea viene pagata dall’Inail tramite assegno bancario intestato al lavoratore o altre modalità tracciabili: per scegliere la modalità di pagamento è necessario compilare il modulo scaricabile dalla sezione dedicata del sito Inail. La rendita può essere anche anticipata dal datore di lavoro in busta paga; in questo caso, l’azienda viene successivamente rimborsata dall’istituto.

Il datore di lavoro è comunque tenuto a integrare la parte di retribuzione non coperta dall’Inail, se il contratto collettivo lo prevede.

Che cosa succede se dalla puntura d’insetto deriva un’inabilità permanente?

Il lavoratore, a seguito della puntura d’insetto, in casi molto particolari potrebbe anche riportare un’inabilità, cioè una riduzione della capacità lavorativa, permanente. L’inabilità permanente può essere:

  • assoluta, se il dipendente perde completamente e per tutta la vita l’attitudine al lavoro;
  • parziale, se la capacità lavorativa, pur diminuendo per tutta la vita, si perde soltanto in parte.

L’Inail, se la capacità lavorativa è ridotta in misura superiore al 10%, eroga una rendita per inabilità permanente, rapportata al grado di inabilità; la rendita viene corrisposta a partire dalla cessazione dell’indennità di inabilità temporanea assoluta. In certi casi è comunque corrisposta direttamente l’indennità permanente, quando l’Inail è in grado di determinare da subito il grado di invalidità definitivo: in tale ipotesi viene liquidata una rendita provvisoria, che successivamente è sostituita dalla rendita definitiva.

La rendita per inabilità permanente non deve essere confusa con l’indennizzo per danno biologico corrisposto, sempre dall’Inail, in forma di rendita: in questo caso, la prestazione è conseguente al danno alla persona nella sua totalità. Si considera, quindi, la menomazione all’integrità psico-fisica dell’assicurato, che si riflette su tutte le sue attività e capacità, compresa quella lavorativa generica, inscindibile dalle altre.

L’indennizzo è corrisposto in forma di rendita se il grado di invalidità è pari o superiore al 16% ed in capitale se fra il 6 ed il 15%. L’importo in capitale (liquidato una tantum) dipende dall’entità del danno e dall’età dell’infortunato, ed è stabilito da apposite tabelle dell’Inail.

Per chi subisce un infortunio che causi un’invalidità dal 16% in poi, fino al 100%, l’Inail, come appena detto, dà una rendita, che viene erogata per tutta la vita, come una vera e propria pensione.

L’importo della rendita per danno biologico è calcolato basandosi sulla componente biologica, che dipende dalla percentuale di invalidità e sulla componente patrimoniale, cioè sul reddito percepito fino al momento dell’accertamento dell’invalidità, secondo apposite tabelle.


note

[1] Cass. Sent. n.8597/2017.


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