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Cartella Tari, prescrizione

26 Agosto 2018
Cartella Tari, prescrizione

Quando scadono i termini per chiedere il pagamento dell’imposta sui rifiuti e fino a quali arretrati può pretendere il Comune in caso di omesso versamento da parte del contribuente?

Si chiama Tari ed è la famigerata imposta sui rifiuti. A pretenderla sono i Comuni sulla base dell’autodichiarazione fatta dai proprietari di abitazioni o di uffici. Chi ha una casa deve quindi pagare la spazzatura anche se non la abita. La ragione è che conta la potenzialità dell’immobile a produrre rifiuti e non il fatto che li abbia prodotti davvero. Solo sulle aree scoperte pertinenziali non si paga la Tari, come i box auto condominiali. Il garage coperto invece sconta l’imposta. Se il contribuente non versa la tassa sulla spazzatura riceve l’avviso di accertamento da parte del Comune e, in caso di persistente inadempimento, la cartella di pagamento da parte dell’Agentultee della riscossione (quello a cui il Comune ha affidato il recupero delle proprie entrate). Dopo 60 giorni dalla notifica della cartella, l’Esattore può procedere all’esecuzione forzata; tradotto in termini pratici significa che può pignorare i beni del contribuente moroso.  Ma se non svolge alcuna attività – fosse anche un sollecito di pagamento – la cartella Tari va in prescrizione. Con la prescrizione il proprietario dell’immobile è definitivamente libero dall’obbligo di pagamento per quella specifica annualità andata ormai prescritta.

Perché è importante capire quando la cartella Tari va in prescrizione?

Quando parliamo di prescrizione facciamo quindi riferimento a due importanti conseguenze.

La prima. Possiamo tradurre il concetto di prescrizione con ciò che volgarmente viene detto “scadenza”. La cartella prescritta è una cartella scaduta e che non può più essere rinnovata. La prescrizione della cartella Tari indica quindi il termine ultimo oltre il quale la stessa non può più dar luogo a un pignoramento, consentendo al debitore di non definirsi più tale e di tornare a dormire sonni tranquilli. Casomai l’Agente della Riscossione dovesse ugualmente agire, sarebbe sempre possibile fare opposizione e ricorrere al giudice.

La seconda. La prescrizione segna anche quali arretrati il Comune o l’Esattore possono chiedere al contribuente che non ha versato l’imposta. Ad esempio, se una persona non ha mai pagato la Tari, l’amministrazione non può chiedergli tutte le annualità arretrate, ma solo quelle che non sono ancora prescritte. Ecco perché è molto importante stabilire quando la cartella Tari va in prescrizione.

È appunto questo l’oggetto del seguente articolo: ti spiegheremo quali sono i termini oltre i quali la Tari non è più dovuta ed, eventualmente, come difendersi in caso di richieste illegittime da parte del Comune o dell’Agente della riscossione.

Tari: cos’è e come funziona

Prima di capire quando la cartella Tari va in prescrizione ricordiamo quali sono i punti essenziali dell’imposta sui rifiuti e come funziona.

La Tari è rivolta a finanziare i costi del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti.

La legge di stabilità 2014 [1] contiene la disciplina della Tari, la nuova tassa rifiuti che ha sostituito la Tares. Tale normativa ne individua il presupposto, i soggetti tenuti al pagamento, le riduzioni e le esclusioni, riprendendo, in larga parte, quanto previsto dalla legislazione precedente.

La TARI è dovuta da chiunque possieda o detenga, a qualsiasi titolo locali o aree scoperte, a qualsiasi uso adibiti, suscettibili di produrre rifiuti urbani.

Per le unità immobiliari iscritte o iscrivibili nel Catasto Edilizio Urbano, ai fini dell’attività di accertamento, il Comune può considerare come superficie assoggettabile alla Tari quella pari all’80% della superficie catastale.

Sono escluse dalla Tari:

  1. le aree scoperte pertinenziali o accessorie a locali tassabili, non operative;
  2. le aree comuni condominiali che non siano detenute o occupate in via esclusiva.
  3. Inoltre, non sono assoggettate alla Tari le superfici in cui si formano, in via continuativa e prevalente, rifiuti speciali, al cui smaltimento sono tenuti a provvedere a proprie spese i relativi produttori.

La Tari si compone:

  • di una parte fissa, determinata per le utenze domestiche in base alla superficie e alla composizione del nucleo familiare;
  • di una parte variabile, rapportata alla quantità di rifiuti indifferenziati e differenziati specificata per kg, prodotta da ciascuna utenza.

Per utenze domestiche si intendono sia le superfici adibite a civile abitazione sia le relative pertinenze.

Con riferimento alle pertinenze dell’abitazione la quota variabile deve essere computata una sola volta in relazione alla superficie totale dell’utenza domestica.

Il Comune può prevedere riduzioni della Tari ed esenzioni nel caso di:

  • abitazioni con unico occupante;
  • abitazioni tenute a disposizione per uso stagionale od altro uso limitato e discontinuo;
  • locali, diversi dalle abitazioni, ed aree scoperte adibiti ad uso stagionale o ad uso non continuativo, ma ricorrente;
  • abitazioni occupate da soggetti che risiedono o dimorano all’estero per più di 6 mesi all’anno;
  • fabbricati rurali ad uso abitativo.

Prescrizione Tari

Prima di parlare della prescrizione della cartella Tari, dobbiamo spiegare quando si prescrive la Tari. Difatti, una cosa è dire quando si prescrive il tributo, un’altra quando si prescrive la corrispondete cartella esattoriale. Seppur apparentemente può sembrare la stessa cosa non è così, tanto è vero che per anni si è anche sostenuto che la prescrizione fosse diversa.

La prescrizione della Tari è di cinque anni così come tutti i tributi locali. Questo significa che:

  • il Comune non può mandarti un avviso di accertamento per Tari non pagata se sono passati più di cinque anni dall’anno in cui doveva avvenire il versamento dell’imposta;
  • nel momento in cui il Comune invia un accertamento per Tari non pagata può pretendere solo gli ultimi cinque anni e non oltre.

Nel momento in cui il Comune invia un avviso di accertamento prima dei cinque anni interrompe la prescrizione, il che significa che il termine inizia a decorrere da capo e per la prescrizione ci vogliono altri cinque anni. Se, in questo frangente, viene notificata una cartella di pagamento allora il problema della prescrizione si sposta dal tributo alla cartella.

È anche di cinque anni il termine di prescrizione delle sanzioni per l’omesso versamento della Tari.

Prescrizione della cartella Tari

La cartella Tari si prescrive in cinque anni, al pari del tributo. Per cui, se una volta notificata la cartella l’Ente della riscossione non svolge altra attività (un sollecito, una intimazione, un pignoramento, un fermo o un’ipoteca) e decorrono cinque anni, anche la cartella di pagamento cade in prescrizione.

Se invece, prima dei cinque anni dovesse giungere un ulteriore avviso, il termine di prescrizione si interrompe e inizia a decorrere nuovamente da capo; pertanto affinché il contribuente sia definitivamente libero dal debito devono decorrere altri cinque anni.

Quando la Tari si prescrive in 10 anni

C’è un solo caso in cui la Tari si prescrive in 10 anni ed è quando il contribuente fa ricorso contro la cartella di pagamento o l’avviso di accertamento e il giudice rigetta il suo ricorso condannandolo a pagare l’imposta. In tale ipotesi infatti la fonte del debito (il cosiddetto “titolo”) non è più la cartella esattoriale ma la sentenza. E, quest’ultima, si prescrive sempre in 10 anni a prescindere dal tipo di tributo cui si riferisce. Quindi, chi perde una causa per opposizione a una cartella esattoriale sarà tenuto a corrispondere, nei successivi 10 anni, l’importo indicato. Solo all’inizio dell’undicesimo anno si forma la prescrizione (sempre che, nel frattempo, l’Agente della riscossione non abbia notificato una nuova cartella che abbia interrotto i termini di prescrizione).

Come far dichiarare la prescrizione della cartella Tari?

L’accertamento delle controversie in materia di Tari spetta alla Commissione Tributaria Provinciale (CTP). Al giudice si può ricorrere quando:

  • viene notificata una cartella di pagamento Tari e sono decorsi già cinque anni dall’avviso di accertamento notificato dal Comune (in tal caso bisogna contestare la prescrizione del tributo);
  • viene notificata una seconda cartella di pagamento Tari rispetto a una prima notificata almeno cinque anni prima (in tal caso bisogna contestare la prescrizione del diritto alla riscossione e, quindi, la prescrizione della precedente cartella di pagamento);
  • viene notificata una intimazione ad adempiere rispetto a una cartella Tari notificata cinque anni prima;
  • viene notificato un preavviso di fermo amministrativo o di ipoteca quando la cartella di pagamento Tari è stata notificata almeno cinque anni prima;
  • viene avviato un pignoramento mobiliare, immobiliare o presso terzi quando la cartella di pagamento Tari è stata notificata almeno cinque anni prima.

In tutti questi casi, per far dichiarare la prescrizione è necessario agire entro 60 giorni dalla notifica dell’ultimo atto (illegittimo). Per agire bisogna rivolgersi a un avvocato o a un commercialista che faccia ricorso alla CTP per annullare la pretesa ormai prescritta.

Attenzione: se non fai ricorso, non puoi far valere la prescrizione e il pignoramento o il successivo atto, per quanto illegittimo, si sana.

Solo in un caso è possibile evitare il giudizio e fare tutto in via amministrativa, con una semplice istanza. Si tratta del primo dei casi appena elencati: se viene notificata una cartella quando il tributo si è già prescritto (per decorso dei cinque anni dall’avviso di accertamento o da quando il Comune doveva notificarti il predetto avviso e non l’ha fatto) puoi chiedere la cosiddetta sospensione della cartella di pagamento. Con tale richiesta la cartella si sospende e non rischi alcun pignoramento in attesa che l’esattore valuti la tua domanda. A tal fine devi compilare e depositare presso l’Agente della Riscossione un modulo che puoi scaricare dal relativo sito web o recuperare allo sportello. Il modulo serve appunto ad ottenere la sospensione della cartella Tari prescritta in attesa di una verifica. Se non riceverai risposta entro 220 giorni la tua richiesta si considera accolta e la cartella automaticamente annullata.

Non si può annullare una cartella prescritta se l’Agente è inerte

Immaginiamo che un contribuente abbia ricevuto una cartella nei termini ma che, dopo di questa, per oltre cinque anni non abbia più subito alcuna richiesta di pagamento da parte dell’Agente della riscossione, né un pignoramento, un fermo o un’ipoteca. La cartella è quindi prescritta; tuttavia, se il contribuente fa una verifica sulla propria posizione si accorgerà che il debito è ancora indicato a suo nome. Come fare a cancellarlo? Qui bisogna confrontarsi con una particolare regola del processo tributario che consente di ricorrere al giudice solo contro atti specifici. In tale ipotesi, però, non c’è alcun atto da impugnare. Né si può chiedere l’annullamento della cartella prescritta perché sono già decorsi 60 giorni dalla sua notifica, termine ultimo entro il quale ricorrere. Il risultato è che il debitore, per quanto non sia più tale (essendo la cartella caduta in prescrizione) non può fare nulla se non attendere un’eventuale successiva mossa dell’Esattore (una intimazione di pagamento, un pignoramento, ecc.) ed eventualmente agire contro di questa facendo rilevare la prescrizione.

In sintesi, una volta decorsi i termini di prescrizione, per poter cancellare il debito bisogna attendere un nuovo atto dell’Agente della riscossione.

note

[1] Art. 1 co. 641 – 668 e 686 della L. 147/2013.


7 Commenti

  1. Meglio evitare… potrei essere molto ma molto scurrile… vero Comune di Milano & Co.???… Sempre in attesa del famoso Giudice a Berlino…

  2. Buongiorno,
    Vorrei sapere : può il comune mandare un avviso di accertamento per la TARI per 5 anni consecutivi, quando deve iscrivere a ruolo il tributo entro il 3° anno consecutivo dalla scadenza?
    grazie

  3. Buon giorno, l’8 ottobre 2019 mi e’ stato notificato, mediante raccomandata, un avviso di accertamento stilato in data 6 agosto 2019. In questo avviso, fra l’altro, mi viene chiesta una differenza TARI, fra dichiarato ed il rilevato, riguardante gli anni dal 2014 compreso al 2017 compreso.
    Domande: il 2014 è un anno dovuto, la superficie oggetto di tassazione è quella calpestabile o come letto è pari all’ 80 % di quella censita al catasto (indicata come “superficie catastale” indicata a seguito di consultazione per partita). ?????
    Grazie per la risposta.

    1. Buongiorno Giuseppe. Ti consigliamo di leggere i seguenti articoli:
      -Facsimile ricorso Commissione Tributaria tassa rifiuti. Tari: modello atto di ricorso contro avviso di accertamento spazzatura. La procedura, il processo telematico, la mediazione obbligatoria e il facsimile con l’atto. https://www.laleggepertutti.it/293884_facsimile-ricorso-commissione-tributaria-tassa-rifiuti
      -Cartelle esattoriali: la prescrizione raddoppia https://www.laleggepertutti.it/306756_cartelle-esattoriali-la-prescrizione-raddoppia

  4. Salve,
    Mi e’ arrivato l’avviso di accertamento TARES, dove mi chiedono di pagare la tassa di rifiuti che ho dovuto pagare nel 2013. Tuttavia il comune mi dice che non e’ in prescrizione perché’ hanno accorpato il pagamento tra il 2013-2014 e siccome la lettera di accertamento e’ arrivata il 18/11/2019 mi dicono che rispetta i 5 anni prima di andare in prescrizione. Potete, cortesemente, confermami questa affermazione?
    Saluti,
    Lorena

    1. Ti suggeriamo la lettura dei seguenti articoli:
      -Cartella Tari, prescrizione. Quando scadono i termini per chiedere il pagamento dell’imposta sui rifiuti e fino a quali arretrati può pretendere il Comune in caso di omesso versamento da parte del contribuente? https://www.laleggepertutti.it/233249_cartella-tari-prescrizione
      -Chi deve pagare la Tari https://www.laleggepertutti.it/166207_chi-deve-pagare-la-tari
      -Come non pagare la Tari https://www.laleggepertutti.it/272031_come-non-pagare-la-tari

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