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Quando una persona è mafiosa per la legge?

27 Agosto 2018 | Autore:
Quando una persona è mafiosa per la legge?

Qual è l’identikit del mafioso? Cos’è l’associazione per delinquere di stampo mafioso? Chi è il concorrente esterno e quale pena si applica?

Non c’è persona che non abbia sentito parlare almeno una volta nella vita della mafia; purtroppo, questa potente e crudele forma di criminalità organizzata è talmente estesa e notoria da essere conosciuta anche all’estero. Intere saghe libresche e cinematografiche hanno fatto la loro fortuna basandosi sulla malavita che ha origine in Italia. Il termine si è poi ben presto trasformato in un aggettivo con il quale viene indicata quella persona legata alla mafia in maniera più o meno diretta; impropriamente, “mafioso” viene anche riferito al delinquente che utilizza metodi intimidatori oppure che si avvale della collaborazione di altre persone per raggiungere i suoi disonesti scopi. Il linguaggio giuridico, però, non ammette incertezze o approssimazioni: se bisogna qualificare una persona come mafiosa, allora bisogna esserne assolutamente certi, perché si tratta di un attributo che implica conseguenze serie. In gergo tecnico, il mafioso viene definito come l’affiliato ad un’associazione per delinquere: da tanto deriva l’applicazione di un regime particolarmente severo sotto il punto di vista sanzionatorio. Si tratta di un argomento di estremo interesse che ti suggerisco di approfondire. Se vorrai, potrai leggere questo articolo: scoprirai quando una persona è mafiosa per la legge.

Mafia: cos’è?

Prima di vedere quando una persona è mafiosa secondo la legge, dobbiamo fare delle opportune precisazioni, partendo prima di tutto dalla nozione di mafia. Cos’è la mafia per la legge italiana? Ebbene, la mafia è una particolare forma di associazione per delinquere caratterizzata dal fatto che le persone che si uniscono per commettere delitti utilizzano, quali mezzi a proprio favore:

  • la forza di intimidazione del vincolo associativo;
  • la condizione di assoggettamento e di omertà che deriva dallo stesso [1].

Associazione per delinquere di stampo mafioso: cos’è?

In pratica, l’associazione per delinquere di stampo mafioso (in breve, la mafia) è l’insieme di più persone (almeno tre, dice la legge) che si organizza per commettere diversi delitti. La differenza rispetto a tutte le altre associazioni per delinquere sta sia nel metodo utilizzato per compiere gli illeciti che nei fini. Dal primo punto di vista, come anticipato, la mafia sfrutta la propria “reputazione” per intimidire coloro che ad essa si oppongono. In buona sostanza, mentre l’appartenente ad una banda criminale qualsiasi, per minacciare una persona, dovrà ricorrere ai classici metodi della pistola puntata alla tempia (o di altro avvertimento simile), al mafioso basterà semplicemente far capire alla povera vittima di appartenere alla mafia per ottenere lo stesso effetto intimidatorio. Da ciò deriva l’ulteriore conseguenza dell’omertà dilagante tra le popolazioni che vivono costantemente sotto lo schiaffo dei prepotenti mafiosi.

Questo per quanto riguarda i mezzi. Per ciò che concerne i fini, l’associazione per delinquere di stampo mafioso si prefigge lo scopo di acquisire in modo diretto o indiretto la gestione o il controllo di attività economiche di qualsiasi tipo (concessioni, autorizzazioni, appalti e servizi pubblici), di realizzare profitti o vantaggi ingiusti per sé o per altri, di impedire od ostacolare il libero esercizio del voto o di procurare voti a sé o ad altri in occasione di consultazioni elettorali.

Ricapitolando, quindi, la mafia si caratterizza:

  • sotto il crinale dei mezzi, per il fatto di sfruttare il nome stesso dell’organizzazione per intimidire le persone;
  • sotto il profilo degli scopi, invece, per la circostanza di voler prendere il controllo dell’economia mediante infiltrazione in grandi attività.

Va precisato, infine, che il reato di associazione per delinquere di stampo mafioso si applica, in realtà, a qualsiasi tipo di associazione per delinquere che presenti i connotati tipici della mafia, e cioè: una certa diffusione sul territorio; la notorietà del nome; i fini illeciti come sopra descritti. Di conseguenza, poco importa, ai fini legali, che si tratti di mafia, di camorra o di ‘ndrangheta: le conseguenze giuridiche sono sempre le stesse.

Quando una persona è mafiosa secondo la legge?

Veniamo al punto centrale dell’articolo: quando una persona è mafiosa per la legge? Si tratta di un argomento molto importante, in quanto la semplice appartenenza alla mafia comporta una pena che va dai dieci ai quindici anni! Ebbene, la dottrina e la giurisprudenza hanno elaborato dei criteri di identificazione dell’affiliato: un vero e proprio identikit del mafioso, insomma.

Innanzitutto, una persona è considerata mafiosa quando fa parte stabilmente dell’associazione criminale. In altre parole, è necessario che il soggetto fornisca un aiuto costante e duraturo nel tempo all’organizzazione di cui fa parte, rimanendo a disposizione della stessa per il perseguimento dei comuni fini delittuosi: se le sue prestazioni fossero occasionali, potrebbe tutt’al più configurarsi un concorso esterno nel reato di associazione per delinquere [2]. L’adesione, inoltre, prescinde da un vero e proprio “rito d’iniziazione”, cioè da una procedura che segni l’ingresso ufficiale all’interno della mafia (ad esempio, una prova di coraggio, il compimento di un particolare delitto, ecc.).

In secondo luogo, la suddetta partecipazione non deve essere unilaterale: essa deve trovare riscontro da parte dell’associazione, nel senso che questa a sua volta deve riconoscere la qualità di associato alla persona che ha manifestato l’adesione [3].

Ancora, la legge considera mafiosa una persona anche se, di fatto, non abbia mai preso parte al compimento di uno dei delitti che l’associazione si prefigge: ciò che è sufficiente è che egli si consideri e sia a sua volta considerato come un membro organico della mafia [4]. Ad esempio, la giurisprudenza ha ritenuto elementi sufficienti a far ritenere integrata la condotta di partecipazione all’associazione l’essere a conoscenza dell’organigramma e della struttura organizzativa delle cosche della zona, dell’identità dei loro capi e gregari, dei luoghi di riunione, degli argomenti trattati e l’essere stato ammesso a partecipare a degli incontri in contesti deputati all’inserimento di nuovi affiliati [5].

In pratica, d’accordo con la giurisprudenza, la condotta di partecipazione ad un’associazione di tipo mafioso può assumere forma e contenuti diversi e variabili, pur consistendo sempre nel contributo, purché apprezzabile e concreto sul piano causale, all’esistenza o al rafforzamento dell’associazione, qualunque sia il ruolo o il compito che il partecipe svolge nell’ambito dell’associazione [6].

Persona mafiosa: qual è la pena?

Come anticipato, sapere quando una persona è mafiosa per la legge è importantissimo, in quanto per la sola adesione ad un’organizzazione criminale di tipo mafioso la legge prevede la reclusione da dieci a quindici anni. Questo significa che l’affiliato, pur non avendo compiuto nessun delitto (omicidio, estorsioni, furti, rapine, ecc.) di quelli che si prefigge l’associazione, può comunque incorrere nella sanzione sopra riportata.
Invece, coloro che promuovono, dirigono o organizzano l’associazione sono puniti, per ciò solo, con la reclusione da dodici a diciotto anni. Si tratta dei capiclan, dei boss, dei “padrini”, i quali dirigono dall’alto l‘intera organizzazione. Anche in questo caso, la sola posizione apicale assunta in seno alla mafia fa sì che questi soggetti rispondano con la reclusione.

Concorso esterno in associazione per delinquere: cos’è?

Oltre alla figura tipica della persona mafiosa, cioè di colei che prende parte costantemente e attivamente alla crescita e all’affermazione dell’organizzazione, la giurisprudenza ha individuato alcune altri soggetti che, pur non essendo affiliati a tutti gli effetti, forniscono comunque il loro apporto criminoso: si tratta dei concorrenti esterni (o eventuali) nel reato di mafia. In pratica, i giudici hanno fornito l’identikit di quelle persone che, pur non essendo parte integrante dell’associazione mafiosa, cercano comunque di agevolarla, soprattutto favorendone l’infiltrazione nella società borghese o altolocata.

Secondo la giurisprudenza, assume il ruolo di concorrente esterno il soggetto che, non inserito stabilmente nella struttura organizzativa dell’associazione, fornisce un concreto, specifico, consapevole e volontario contributo, sempre che questo esplichi un’effettiva rilevanza causale e quindi si configuri come condizione necessaria per la conservazione o il rafforzamento della capacità operativa dell’associazione e sia diretto alla realizzazione, anche parziale, del programma criminoso della medesima [7].

Il concorrente esterno (o eventuale) nell’associazione mafiosa deve apportare un aiuto che, anche se occasionale, deve presentare il carattere di una rilevante importanza, tale da comportare l’assunzione id un ruolo che, seppure esterno, sia comunque essenziale, ineliminabile e insostituibile, soprattutto nei momenti di difficoltà dell’organizzazione criminale [8].

La differenza essenziale tra concorrente esterno e mafioso vero e proprio non è di tipo qualitativo, ma di tipo quantitativo: mentre l’affiliato è la persona che fa parte in maniera stabile della mafia, rappresentando per essa una pedina, un vero e proprio “dipendente” a totale disposizione, il concorrente esterno presta il suo contributo in maniera maggiormente occasionale. Ciononostante, suddetto apporto non è detto che sia di minore importanza rispetto a quello fornito dal partecipante a tutti gli effetti.

Di norma, il concorrente esterno nel reato di associazione per delinquere di stampo mafioso riveste un ruolo preciso nella società civile: spesso si tratta di persone altolocate (ad esempio, politici) o di professionisti (avvocati, medici, ecc.), i quali fungono da raccordo tra la mafia e le istituzioni. In pratica, il concorrente esterno è il mafioso che non ti aspetti.

Concorso esterno: quale pena?

Sotto il punto di vista sanzionatorio, il concorrente esterno nel reato di associazione per delinquere di stampo mafioso risponde come se fosse una persona mafiosa a tutti gli effetti e quindi con la reclusione da dieci a quindici anni. Difficilmente potrà trovare applicazione la più severa pena (da dodici a diciotto anni) prevista per le figure di vertice, atteso che, concettualmente parlando, è praticamente impossibile che lo stesso individuo possa essere concorrente esterno e capo mafia.


note

[1] Art. 416-bis cod. pen.

[2] Cass., sez. un., 33748 del 20.09.2005.

[3] Cass., sent. n. 3663 del 07.09.1994.

[4] Cass., sent. n. 1631 del 11.02.2000.

[5] Cass., sent. n. 4937 del 31.01.2013.

[6] Cass., sent. n. 6203 del 06.06.1991.

[7] Cass., sent. n. 33748 del 20.09.2005.

[8] Cass., sent. n. 2080 del 09.09.1996.

Autore immagine: Pixabay.com


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