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In fuga dall’università

Pubblicato il 1 febbraio 2013

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> Pubblicato il 1 febbraio 2013

Calano gli iscritti, le borse di studio, i laureati, i fondi per la ricerca: Italia ultima in Europa.

Un documento del Consiglio Universitario nazionale mostra un quadro desolante delle nostre università. In dieci anni, il numero degli immatricolati è sceso del 17% (da 338.442 a 280.144). In proporzione è come se avesse chiuso un ateneo delle dimensioni pari alla Statale di Milano.

Il calo si distribuisce in modo proporzionale su tutto il territorio italiano. Al contrario dei luoghi comuni, che dipingono il percorso universitario come ormai naturale e obbligato, la laurea interessa sempre meno i giovani. Solo il 19% dei ragazzi tra 30 e 34 anni ha una laurea, contro la media europea del 30%. Così, quanto a numero di laureati, l’Italia si pone al 34mo posto in Europa, su 36 Stati.

Le ragioni sono svariate. La crisi del mercato lavorativo spinge i giovani a non rifiutare le poche proposte occupazionali che trovano all’uscita delle scuole superiori. Inoltre, si è registrato un calo del 10% delle borse di studio a disposizione delle famiglie più bisognose.

Di conseguenza, le università hanno dovuto ridurre il personale docente: i professori sono calati, in sei anni, del 22% e, nei prossimi tre anni, si prevede un ulteriore calo.

In diminuzione sono anche i dottorati, scesi di ben 6.000 unità dopo la riforma del dottorato di ricerca prevista dalla riforma Gelmini. Il 50% dei laureati segue corsi di dottorato senza borsa.

La decurtazione dei fondi per la ricerca ha comportato anche una lenta soppressione dei laboratori.

Su queste basi, molte università – ormai in dissesto – non possono programmare né didattica, né ricerca.


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2 Commenti

  1. Com’è però che nessuno, facendo “mea culpa”, pensa che la crisi potrebbe essere solo qualitativa? E se l’offerta non giustifica i sacrifici dei giovani (i cui sogni e ambizioni vengono spesso soffocati dall’indifferenza altrui), anche la domanda scema. Perché dobbiamo dare sempre colpa ai fattori economici e non alle risorse umane?

  2. La scelta dei giovani italiani è più che giustificata.Si investe tempo, danaro ed energia per coranare quel sogno che hai coltivato con passione per molti anni , e poi.. cosa accade? Che c’è sempre lo sponsorizzato di turno che ottiene senza fatica, quel che più avresti voluto.Che senso ha conseguire un titolo di studio?

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