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Disoccupazione per dipendenti pubblici

5 ottobre 2018 | Autore:


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La Naspi e la Dis-Coll spettano a chi lavora in una pubblica amministrazione come dipendente o come collaboratore?

Lavori con un ente pubblico e hai paura di non aver diritto all’indennità di disoccupazione, nel caso in cui il tuo contratto termini? Devi sapere che in alcuni casi i dipendenti pubblici hanno diritto alla Naspi, l’indennità di disoccupazione che spetta alla generalità dei lavoratori subordinati. Se, invece, sei un lavoratore parasubordinato, cioè hai un contratto di collaborazione con una pubblica amministrazione, potresti aver diritto alla Dis-coll, l’indennità di disoccupazione che spetta ai collaboratori, o co.co.co. In entrambi i casi, le condizioni per aver diritto al sussidio mensile sono tassative. Facciamo allora il punto sulla disoccupazione per dipendenti pubblici: quali indennità si possono richiedere, quali sono i requisiti per averne diritto, quanto dura ed a quanto ammonta l’assegno.

Che cos’è la Naspi?

La Naspi è l’indennità di disoccupazione che spetta alla generalità dei lavoratori dipendenti: normalmente, è pari al 75% del reddito imponibile degli ultimi 4 anni; ha un importo massimo, però, di 1.314,30 euro mensili.

La durata della Naspi è pari alla metà delle settimane contribuite (che non abbiano già dato luogo a un trattamento di disoccupazione) degli ultimi 4 anni, sino a un massimo di 24 mesi. In parole semplici, chi ha lavorato per un anno ha diritto a 6 mesi di disoccupazione, chi ha lavorato per 2 anni ha diritto a un anno di Naspi, chi ha lavorato per 3 anni ad un anno e mezzo, chi ha lavorato per 4 anni a 2 anni di disoccupazione; chi ha lavorato per oltre 4 anni ha comunque diritto a un massimo di 2 anni di Naspi.

Chi ha diritto alla Naspi?

Per aver diritto alla Naspi è necessario soddisfare precisi requisiti, oltre ai requisiti necessari per ottenere lo stato di disoccupazione (per sapere chi ha diritto allo stato di disoccupazione: Come si ottiene lo stato di disoccupazione).

In particolare, ai fini del diritto alla Naspi sono necessari:

  • il possesso di almeno 13 settimane di contributi da lavoro dipendente negli ultimi 4 anni;
  • il possesso di almeno 30 giornate di effettivo lavoro nell’anno.

I dipendenti pubblici hanno diritto alla Naspi?

I dipendenti pubblici con contratto a tempo indeterminato non hanno diritto alla Naspi, mentre ne hanno diritto i lavoratori assunti a termine. Per i collaboratori delle pubbliche amministrazioni, invece, è prevista una diversa indennità di disoccupazione, la Dis-coll.

Per pubbliche amministrazioni si intendono tutte le amministrazioni dello Stato, compresi gli istituti e scuole di ogni ordine e grado e le istituzioni educative, le aziende ed amministrazioni dello Stato ad ordinamento autonomo, le Regioni, le Province, i Comuni, le comunità montane e loro consorzi e associazioni, le istituzioni universitarie, gli istituti autonomi case popolari, le camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura e loro associazioni, tutti gli enti pubblici non economici nazionali, regionali e locali, le amministrazioni, le aziende e gli enti del Servizio sanitario nazionale.

Come si calcola la Naspi?

L’importo mensile della Naspi si determina in questo modo, come chiarito dall’Inps [2]:

  • si sommano gli imponibili previdenziali (in busta paga, sotto la voce imponibile Inps) degli ultimi 4 anni, comprensivi degli elementi continuativi e non continuativi e delle mensilità aggiuntive;
  • si divide il risultato per le settimane di contributi, indipendentemente dalla verifica del rispetto del minimale; nel calcolo sono considerate tutte le settimane, indipendentemente dal fatto che esse siano interamente o parzialmente retribuite;
  • si moltiplica il tutto per 4,33.

Se l’importo che si ottiene è pari o inferiore a 1.208,15 euro, l’indennità sarà il 75% di questo importo; se è superiore si aggiunge anche il 25% della differenza tra l’imponibile e i 1.208,15 euro. La Naspi non può mai superare, comunque, 1.314,30 euro mensili.

L’indennità diminuisce del 3% al mese a decorrere dal primo giorno del quarto mese di fruizione.

Per i lavoratori con contratto di lavoro part time il calcolo della Naspi è lo stesso appena illustrato: come base, deve essere sempre considerata la retribuzione utile degli ultimi 4 anni (nei quali risulteranno periodi a retribuzione ridotta, a causa del part-time) e va sempre tenuto conto della percentuale del 75% dell’imponibile medio mensile.

Quanto dura la Naspi?

Per quanto riguarda il calcolo della durata della Naspi, il beneficiario riceve l’indennità per un numero di settimane pari alla metà di quelle coperte da contributi negli ultimi 4 anni.

In particolare, per quanto riguarda il calcolo delle settimane di contributi nei quattro anni precedenti l’inizio del periodo di disoccupazione, ai fini del diritto sono valide tutte le settimane retribuite, purché per esse risulti, anno per anno, complessivamente erogata o dovuta una retribuzione non inferiore ai minimali settimanali (la disposizione non si applica ai lavoratori domestici, agli operai agricoli e agli apprendisti).

Ai fini del diritto alla Naspi, contano anche le settimane di contributi dovute ma non versate dal datore di lavoro, in base al principio dell’automaticità delle prestazioni [3].

Ai fini del perfezionamento del requisito richiesto di 13 settimane minime di contributi nei 4 anni, si considerano utili:

  • i contributi previdenziali, comprensivi della quota disoccupazione (Ds, Aspi, Naspi), versati durante il rapporto di lavoro subordinato;
  • i contributi figurativi accreditati per maternità obbligatoria se all’inizio dell’astensione risulta già versata o dovuta contribuzione;
  • i periodi di congedo parentale indennizzati e intervenuti in costanza di rapporto di lavoro;
  • i periodi di lavoro all’estero in Paesi comunitari o convenzionati con l’Italia;
  • i periodi di astensione dal lavoro per malattia dei figli fino agli 8 anni di età, nel limite di cinque giorni lavorativi nell’anno solare.

Sono invece considerati neutri (cioè devono essere “saltati” e si devono cercare ulteriori periodi a ritroso ai fini del quadriennio di osservazione) i seguenti periodi:

  • malattia e infortunio sul lavoro nel caso non vi sia integrazione della retribuzione da parte del datore di lavoro (ovviamente nel rispetto del minimale retributivo);
  • cassa integrazione straordinaria e ordinaria con sospensione dell’attività a zero ore (Cig e Cigs a zero ore);
  • assenze per permessi e congedi fruiti dal lavoratore che assiste un familiare con handicap in situazione di gravità (Legge 104).

Per determinare la durata della Naspi, bisogna poi sottrarre le settimane che hanno dato luogo, negli ultimi quattro anni, ad una prestazione di disoccupazione (Naspi, Aspi, Mini Aspi, Dso, etc.). Secondo la normativa [4], infatti, ai fini del calcolo della durata della Naspi non è possibile utilizzare le settimane che abbiano già dato luogo ad una prestazione di disoccupazione, con la conseguenza che queste settimane vanno sottratte riducendo la durata massima potenziale del nuovo ammortizzatore.

Che cos’è la Dis-coll?

Anche i lavoratori parasubordinati, o collaboratori (cococo) hanno diritto alla disoccupazione, alla pari dei lavoratori dipendenti: l’indennità di disoccupazione per i collaboratori, che si chiama Dis-coll, è diventata una misura strutturale di recente. Per ottenerla, oltre allo stato di disoccupazione, sono sufficienti 3 mesi di contributi versati alla gestione Separata (per la precisione, il requisito contributivo di tre mesi viene riferito all’anno solare, dal 1° gennaio al 31 dicembre, che precede il termine del rapporto).

La Dis-coll ammonta al 75% dell’imponibile previdenziale relativo all’anno in corso ed all’anno precedente, diviso per il numero di mesi di contributi, o loro frazione. In ogni caso, l’indennità non può superare, come la Naspi, 1.314,30 euro mensili.

I requisiti da soddisfare sono però diversi rispetto a quelli richiesti ai lavoratori subordinati. Inoltre, non tutti i lavoratori parasubordinati hanno diritto alla Dis-coll.

Chi ha diritto alla Dis-coll?

Possono beneficiare della Dis-coll, nel dettaglio, i lavoratori parasubordinati iscritti alle Gestione separata dell’Inps in modo esclusivo. Si tratta dei cosiddetti cococo o collaboratori, che versano l’aliquota complessiva del 34,23% all’Inps.

Non hanno diritto a percepire la disoccupazione, invece, coloro che non risultano iscritti in via esclusiva alla Gestione separata, cioè gli iscritti ad altre casse: questi, difatti, non versano l’aliquota aggiuntiva dello 0,72%, ma scontano un’aliquota pari al 24%.

I collaboratori delle pubbliche amministrazioni hanno diritto alla Dis-coll?

L’accesso alla Dis-coll non è precluso, come la Naspi, per chi collabora con una pubblica amministrazione, né agli assegnisti e ai dottorandi: in pratica, i lavoratori parasubordinati, o cococo, impiegati presso le pubbliche amministrazioni, in quanto non esclusi dalla normativa, possono beneficiare regolarmente di quest’indennità di disoccupazione. L’importante, è che non risultino iscritti ad altre gestioni previdenziali.

A quanto ammonta la Dis-coll?

Per calcolare la Dis-coll, è necessario prima determinare il reddito medio mensile del lavoratore: questo è pari all’imponibile previdenziale relativo all’anno in corso ed all’anno precedente, diviso per il numero di mesi di contributi, o loro frazione.

Una volta ottenuto l’imponibile Dis-coll, si può quantificare l’indennità, pari al 75% dell’imponibile, sino ad un massimo di 1.208,15 euro; oltre questa soglia, l’indennità va determinata incrementando l’imponibile del 25% della differenza tra quest’ultimo e la retribuzione media, sino ad un massimo di 1.314,30 euro.

L’indennità si riduce del 3% ogni mese a partire dal primo giorno del quarto mese di fruizione (cioè dal 91° giorno di fruizione).

Quanto dura la Dis-coll?

La Dis-coll ha una durata pari alla metà dei mesi di contribuzione presenti nel periodo compreso tra il 1° gennaio dell’anno solare precedente la fine del rapporto di collaborazione e il termine del rapporto stesso, sino a un massimo di 6 mesi.

Ai soli fini della durata non sono contati i periodi che hanno già dato luogo ad erogazione di una prestazione di disoccupazione. Se la prestazione è stata ricevuta solo parzialmente, in occasione della presentazione di una nuova domanda di Discoll non saranno considerati, per quanto riguarda il calcolo della durata, un numero di mesi di contributi pari al doppio dei mesi di prestazione fruiti.

note

[1] Inps Circ. n. 19/2018.

[2] Inps Circ. n. 94/2015.

[3] Art.2116 Cod. Civ.

[4] D.lgs. 22/2015.

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