Quando la cassazione pronuncia ordinanza

29 settembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 29 settembre 2018



Quali sono i casi stabiliti dalla legge in cui la Suprema Corte può decidere adottando questo particolare tipo di provvedimento?

Nella stragrande maggioranza dei casi, sentiamo parlare delle famose sentenze della Suprema Corte di Cassazione che hanno stabilito come una determinata situazione giuridica debba essere affrontata dai giudici di merito. Ma, più di rado, si sente parlare di ordinanze della Corte che sembrano avere, al pari delle sentenze, un loro potere definitorio, e non solo interlocutorio, all’interno del giudizio di legittimità. Dopo aver analizzato le differenze tra i due tipi di provvedimenti, vedremo quando la cassazione pronuncia ordinanza per definire i ricorsi ricevuti dai cittadini, e se esiste una lista tassativa di provvedimenti da assumere secondo questo meccanismo. Vedremo, quindi, quali sono i rimedi per far fronte alle ordinanze illegittime e, nel caso, se è possibile impugnarle con il rimedio del giudizio di revocazione.

Cos’è la Corte di Cassazione?

È l’organo giurisdizionale più alto in grado, quello che detiene l’ultima parola sulle problematiche giudiziarie di ogni cittadino.

Suddivisa in tredici sezioni, sei civili e sette penali, la Corte ha sede a Roma ed è formata da giudici di grande esperienza e competenza giuridica. Dalle enormi responsabilità che detiene non poteva, infatti, che essere formata da magistrati con lunghi anni di servizio alle spalle: le produzioni documentali sono notevoli (migliaia di pagine, segno di tutta la storia di un processo) e l’errore non è ammesso in quella sede, visto che – a livello nazionale – il cittadino non avrebbe più altro da fare, se non impugnare la pronuncia, in casi eccezionali, attraverso il giudizio di revocazione.

Su quali questioni può intervenire la Corte di Cassazione?

Compito di fondamentale importanza è assicurare l’esatta osservanza della legge, garantendo l’unità del diritto nazionale e il rispetto dei limiti delle diverse giurisdizioni.

Dovendo, quindi, assicurare l’uniforme applicazione e interpretazione delle norme giuridiche, al fine di evitare difformi interpretazioni e, quindi, disuguaglianza di trattamento per casi uguali, la Cassazione viene convocata dal cittadino per casi di grande rilievo quali la violazione della legge ad opera dei giudici di merito, il difetto di motivazione della sentenza impugnata, o anche di collusione del giudice che ha deciso la questione prospettata alla Corte.

Tuttavia, i giudici della Cassazione non potranno mai giudicare i fatti e, quindi, la valutazione della documentazione e delle prove testimoniali assunte nei gradi precedenti potrà avvenire solo per i casi consentiti dalla legge.

Inoltre, i giudici della Cassazione potranno risolvere i conflitti di competenza e di attribuzione sorti tra gli organi giurisdizionali nazionali.

Che tipo di provvedimenti emette la Corte di Cassazione?

La Suprema Corte può pronunciarsi con due tipi di provvedimenti: l’ordinanza e la sentenza.

Usualmente l’ordinanza, nel processo civile, viene utilizzata come provvedimento interlocutorio, utile al Giudice per decidere questioni procedurali nel corso del processo stesso; la sentenza, viceversa, viene emanata alla fine del processo, onde stabilire definitivamente la questione trattata.

Certo, ci sono delle eccezioni che avvicinano molto i due provvedimenti: e così, avremo delle sentenze parziali, capaci di definire in corso di giudizio una parte della controversia, o delle ordinanze, come quelle di sfratto, che prendendo le sembianze di una vera e propria sentenza, assumendo efficacia definitoria ed esecutiva.

In Cassazione, l’ordinanza e la sentenza assumono un’efficacia giuridica ancora più vicina, potendo la prima – al pari della seconda – assumere decisioni riguardanti aspetti procedurali, o anche sostanziali, della vicenda.

L’elemento di diversità risiede, infatti, nel rito utilizzato che, diversamente dai casi classici, decisi con sentenza, appartiene ad un rito semplificato che inizia e finisce in camera di consiglio con un provvedimento, per l’appunto l’ordinanza, succintamente motivato [1].

Quando la Cassazione pronuncia con ordinanza?

La Corte, sia a sezioni unite che a sezione semplice, ha la possibilità di utilizzare questo rito semplificato, pronunciando con ordinanza in camera di consiglio, nei casi in cui deve [1]:

  • dichiarare l’inammissibilità del ricorso principale e di quello incidentale eventualmente proposto,
  • ordinare l’integrazione del contraddittorio,
  • provvedere in ordine all’estinzione del processo in ogni caso diverso dalla rinuncia,
  • pronunciare sulle istanze di regolamento di competenza e di giurisdizione,
  • accogliere o rigettare il ricorso principale e l’eventuale ricorso incidentale quando manifestamente fondato o infondato.

Tuttavia, l’elencazione sopra riportata è esemplificativa, poiché la Corte, a sezione semplice, può pronunciare con ordinanza ogniqualvolta non sia necessaria la trattazione in pubblica udienza, per i casi di rilevanza della questione di diritto [1]. Dal tenore letterale della norma, si deduce l’ampia discrezionalità di valutazione lasciata al collegio sulla questione che, quindi, rende indefinita la casistica delle situazioni che saranno trattate dalla Cassazione con ordinanza.

Inoltre, si è stabilito che la decisione della Corte di cassazione sull’estinzione per rinuncia, intervenuta dopo la comunicazione della fissazione della trattazione in pubblica udienza, deve essere assunta, all’esito di quest’ultima, con ordinanza, in quanto detta disposizione prevede che questa sia la veste formale ordinaria della pronuncia di estinzione [2]. Come anche la cessazione del motivo del contendere, intervenuta in pendenza del ricorso per cassazione, che ne determina l’estinzione del processo [3].

Possono essere impugnate le ordinanze della Cassazione?

Abbiamo anticipato come la Cassazione sia l’ultimo giudice nazionale, oltre il quale il cittadino può solo invocare la Corte europea.

Tuttavia, così come per le sentenze, anche per ordinanze rese dalla Corte di Cassazione emesse in camera di consiglio esiste un rimedio eccezionale, pur sempre circoscritto ai casi di errore di fatto commesso nella decisione dai consiglieri: si tratta del giudizio di revocazione [4].

In questo modo, il cittadino incappato in una errata valutazione dei fatti ad opera della Corte di Cassazione, potrà avere la possibilità di ottenere un nuovo esame della fattispecie e, quindi, ricevere la correzione dell’ordinanza.

note

[1] Art. 375 c.p.c.

[2] Cassazione civile, sez. un., 02/08/2017, n. 19169

[3] Cassazione civile, sez. I, 30/05/2003, n. 8822

[4] Cassazione civile, sez. un., 30/12/2004, n. 24170

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI