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Avvocato: se non fa bene il suo lavoro è reato?

30 agosto 2018 | Autore:


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Cos’è e quando ricorre il patrocinio infedele dell’avvocato? Quando c’è responsabilità civile e quando responsabilità penale per l’avvocato inadempiente?

Fare l’avvocato non è facile: ogni giorno devi caricarti dei problemi dei tuoi clienti e cercare di offrire loro una soluzione; spesso, poi, oltre che consulenza legale devi offrire anche assistenza morale e psicologica. Il vecchio stereotipo dell’avvocato pescecane, pronto a spolpare le ossa del suo cliente, è oramai superato e si attaglia, tutt’al più, ad avvocatoni di vecchia data che possono contare su un nome prestigioso e uno studio importante. La maggior parte delle persone dimentica che la professione di avvocato è complessa e piena di responsabilità: non fare bene il proprio lavoro sottopone il difensore alla possibilità di incorrere in responsabilità, sia civile che penale. Eh sì, hai capito bene: l’avvocato rischia il carcere nel caso in cui non si comporti bene con il proprio cliente. Certo, si tratta di ipotesi limite che raramente trovano riscontro, ma pur sempre di sanzione penale si tratta. Se ritieni che questo argomento possa interessarti, ti invito a proseguire nella lettura: vedremo insieme cosa succede all’avvocato che non fa bene il suo lavoro.

Responsabilità civile dell’avvocato

L’avvocato che non fa bene il suo lavoro è ovviamente responsabile del suo operato nei confronti del cliente. Bisogna però specificare una cosa: l’avvocato non garantisce il risultato, ma soltanto la diligenza della professione. In altre parole, se ti affidi a un avvocato per una causa, non potrai poi rifiutarti di pagarlo o citarlo a sua volta perché il processo non è andato bene: il tuo difensore, in pratica, non potrà garantirti la vittoria, né tu potrai chiedere una rassicurazione del genere. Ciò a cui è tenuto l’avvocato, invece, è quello di svolgere il suo compito con cura, costanza e diligenza, tenendoti sempre informato di ciò che accade. Se viene meno a questo dovere, allora potrai sicuramente contestare il suo operato.

Facciamo un esempio: sei creditore di una certa somma; ti rivolgi al tuo avvocato chiedendogli di agire per recuperare il tuo credito ma lui, distratto da altre cose oppure dal troppo lavoro, dimentica di azionare la tua pretesa e fa prescrivere il tuo diritto. In un caso come questo, senz’altro potrai chiedere il risarcimento del danno, in quanto l’avvocato ha commesso un errore macroscopico lasciando cadere in prescrizione il tuo credito. Un altro esempio: il giudice assegna un termine perentorio per il deposito di memorie; il tuo avvocato se ne dimentica e il giudice non accetta un deposito tardivo. Anche in questa circostanza, la dimenticanza dell’avvocato può costargli cara.

Responsabilità penale dell’avvocato

L’avvocato che non fa bene il suo lavoro rischia di incorrere in reato? Quanto detto nel paragrafo precedente vale per la responsabilità civile dell’avvocato: se egli non garantisce la serietà della sua prestazione, allora potrai chiedergli i danni e perfino citarlo in giudizio. Tuttavia, la legge prevede un caso particolare in cui l’avvocato che non fa bene il suo lavoro rischia addirittura il carcere: parlo del reato di patrocinio o consulenza infedele. Di cosa si tratta? Ne vuoi sapere di più? Allora leggi i paragrafi successivi.

Patrocinio infedele dell’avvocato: cos’è?

Il codice penale punisce con la reclusione da uno a tre anni e con la multa non inferiore a 516 euro  l’avvocato o il consulente tecnico, che, rendendosi infedele ai suoi doveri professionali, danneggia gli interessi della parte da lui difesa, assistita o rappresentata dinanzi all’autorità giudiziaria. La pena è aumentata se il colpevole ha commesso il fatto, mettendosi d’accordo con la parte avversaria oppure se il fatto è stato commesso a danno di un imputato. La reclusione va da tre a dieci anni se il fatto è commesso a danno di persona imputata di un delitto per il quale la legge commina la pena di morte o l’ergastolo ovvero la reclusione superiore a cinque anni [1].

Cos’è il patrocinio infedele? Si tratta sicuramente di una grave ipotesi in cui l’avvocato non fa bene il suo lavoro; anzi, il difensore non solo fa male la sua professione, ma addirittura va contro gli interessi del suo assistito. Detto in due parole, l’avvocato si macchia del reato di patrocinio infedele quando lede di proposito la posizione giuridica del suo cliente. Riprendiamo l’esempio dell’avvocato che presenta tardivamente la sua memoria: ebbene, se il ritardo è frutto di un piano premeditato volto a danneggiare volontariamente il proprio assistito, allora l’avvocato potrebbe rispondere del reato di patrocinio infedele. Se, poi, c’è stato addirittura accordo con la controparte processuale, la pena è aumentata. Ipotesi di patrocinio infedele aggravata è anche quella del difensore dell’imputato che, anziché curare gli interessi di quest’ultimo, agisca subdolamente contro di lui affinché venga condannato.

Patrocinio infedele: caratteristiche

Abbiamo detto che l’avvocato che non fa bene il suo lavoro commette reato (e, precisamente, quello di patrocinio infedele) solamente se agisce volontariamente per danneggiare il suo assistito. Si tratta di un reato proprio, in quanto può essere commesso solamente da soggetti qualificati, e cioè dall’avvocato e dal consulente tecnico di parte (si pensi al medico incaricato dalla persona danneggiata da un sinistro di valutare l’entità delle lesioni riportate).

Fondamentale è che il professionista agisca con la consapevolezza di ledere gli interessi del suo cliente: se questi venisse danneggiato per semplice incompetenza del patrocinatore, allora si rientrerebbe in una normale ipotesi di responsabilità civile. È necessario, quindi, il dolo dell’avvocato.

La condotta, infine, rileva penalmente solamente quando vi sia un procedimento: la norma, infatti, parla di infedeltà ai doveri professionali che danneggi gli interessi della parte difesa, assistita o rappresentata dinanzi all’autorità giudiziaria. Lo stesso riferimento all’imputato nel caso di patrocinio infedele aggravato conferma che l’assistito debba trovarsi in un processo già avviato. In questo senso anche la giurisprudenza prevalente: per la sussistenza del delitto di patrocinio infedele è strutturalmente necessaria l’instaurazione di un procedimento dinanzi all’autorità giudiziaria, quale elemento costitutivo del reato [2]. Di conseguenza, non è penalmente responsabile l’avvocato che assuma l’incarico di dare inizio a una controversia giudiziale e, ricevuto l’acconto, non dia corso al contenzioso venendo meno all’accordo con il cliente, in quanto la condotta di infedeltà professionale diventa reato a condizione che risulti pendente un procedimento [3].

Una parte minoritaria della giurisprudenza, però, sostiene che per integrare il delitto di patrocinio infedele è sufficiente che l’esercente la professione forense si renda infedele ai doveri connessi all’accettazione dell’incarico, indipendentemente dall’attuale svolgimento di un’attività processuale e dalla pendenza della lite, poiché il pregiudizio in danno della parte può concretarsi anche nella dolosa astensione della doverosa attività processuale [4].

note

[1] Art. 380 cod. pen.

[2] Cass., sent. n. 4668 del 27.04.1995.

[3] Cass., sent. n. 17106 del 03.05.2011.

[4] Cass., sent. n. 856 del 18.01.2005.

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1 Commento

  1. Non ha parlato del nocumento, che è l’aspetto fondamentale del reato di patrocinio infedele.
    Saluti
    Antonio Lacopo

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