Diritto e Fisco | Editoriale

Diritti d’autore e stampa in internet. “Legalizzare la pirateria”: la via francese

4 febbraio 2013 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 4 febbraio 2013



Storico accordo sulla remunerazione dei diritti d’autore della stampa su internet: finisce il lungo braccio di ferro tra Hollande e Google. BigG verserà alla Francia 60 milioni di euro, ma i fondi serviranno per potenziare internet stessa. Che sia anche la chiave di volta per legalizzare la pirateria informatica musicale?

Meglio un accordo che una legge” ha detto Eric Schmidt, numero uno di Google, al termine dello storico accordo raggiunto ieri con Francois Hollande, presidente francese. Il che sembra parafrasare il noto motto di Enrico IV: “Parigi val bene una messa”.

La diatriba si portava avanti ormai da diversi mesi: il governo di Hollande pretendeva che Google remunerasse i quotidiani le cui pagine vengono indicizzate sul motore di ricerca. Chi fa profitti distribuendo contenuti online – sostenevano i transalpini – deve anche contribuire a finanziarne la creazione. Un principio che sa, però, di ancien règime e che avevo già criticato in un precedente editoriale: “Google paghi i diritti d’autore sulla rassegna stampa”.

Fatto sta che la Francia aveva minacciato, come condizione alternativa al mancato accordo, l’imposizione di una tassa nei confronti di Google (la Google-Tax). Per evitare la sanzione, il colosso americano ha preferito “la messa”, ossia un amaro accordo transattivo. E ciò spiega anche l’uscita di Schmidt: “Meglio un accodo che una legge”.

In forza di tale patto, Google creerà un fondo di 60 milioni di euro, amministrato da rappresentanti dell’editoria, di Google stesso e da soggetti terzi. Il fondo dovrebbe servire, secondo le dichiarazioni, a “facilitare la transizione della stampa verso il mondo digitale”. Che, in termini pratici, rappresenta un regalo all’editoria francese, anch’essa – come la nostra – in forte affanno.

Insomma, il fondo aiuterà i giornali tradizionali a modernizzare i loro modelli economici e a svilupparsi su internet. Così, la mutazione digitale della stampa, che doveva avvenire secondo processi naturali e di mercato, riceverà invece una “spintarella”.

In Europa, però, le società degli editori sono un po’ come le sette sorelle. E, nelle famiglie – si sa – l’invidia è sempre dietro l’angolo: riconosciuto il beneficio ad una consanguinea, risulterà difficile non riconoscerlo anche alle altre.

Inoltre – e qui sta l’aspetto più rilevante – il principio di remunerare a monte l’industria dei contenuti, a fronte della libera della circolazione di questi ultimi sul web, è ciò che da più parti viene indicato come via per la tanto attesa “legalizzazione” della pirateria musicale. L’accordo di ieri, dunque, potrebbe essere solo la punta dell’iceberg.

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1 Commento

  1. Buon giorno.

    Premetto che mi occupo prevalentemente di diritto d’autore e diritti connessi.
    Dubito che sia questo un sistema per combattere la “pirateria”.

    Credo che sia da esaminare bene il contenuto del contratto: Google non “paga per tutti”. Se un soggetto terzo usa per intero (o in una parte cospicua) un articolo altrui, egli non dovrebbe essere coperto da quanto paga Google.

    Per le registrazioni audio, poi, al di là di “campionamenti” ad uso professionale (quindi imprenditoriale con tutto ciò che ne consegue: serve un a licenza), difficilmente può interessare una parte anzichè la totalità della registrazione.

    In ambito audiovisivo, infine, mi risulta esistano taluni tentativi di legalizzazione, caso per caso, fra YouTube e soggetti che caricano i filmati.

    Cordialità

    Avvocato Stefano Galli, Milano

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