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Bufale su internet: che fare contro una fake news

28 Agosto 2018
Bufale su internet: che fare contro una fake news

È reato scrivere o condividere una notizia falsa su internet o sui social network?

Il lavoro del giornalista non è un pubblico servizio. Di solito è svolto al soldo del privato e questo gli consente di non essere ciecamente imparziale. Se anche la narrazione del fatto deve sempre corrispondere al vero, la soggettività del giudizio fa parte dell’essere umano e un giornale può ben sposare una linea anziché un’altra. Fanno parte, fra l’altro, dei diritti costituzionali la critica e la libertà di pensiero. Ma quando si colora troppo la realtà si finisce facilmente per sfociare nella diffamazione. Per cui bisogna stare molto attenti a non stravolgere completamente le notizie o, peggio, a non inventarle. Il diritto di cronaca infatti non significa anche diritto alle fake news, alle notizie false o, per dirla in termini comuni, alle “bufale”. Il problema è diventato più scottante da quando esiste internet. Si sa, gran parte dell’informazione sul web è gratuita, ma i giornali devono pur vivere di qualcosa per pagare gli stipendi agli autori e questo “qualcosa” deriva dagli sponsor. Le visualizzazioni sono l’indice di salute di una testata online. Ed ecco che c’è chi, pur di raggiungere gli obiettivi di bilancio, inventa notizie false: la morte di un personaggio pubblico, la cura a una grave malattia, un episodio scandaloso che riguarda un personaggio politico, ecc. I motori di ricerca sono riusciti, in gran parte, ad arginare il fenomeno individuando i siti che diffondono le bufale e deindicizzandoli, ma ancora sui social spopolano i link fasulli. Cosa prevede la legge a riguardo delle bufale su internet? Che fare contro una fake news? La giurisprudenza sta prendendo posizioni rigorose sul tema.

In particolare due precedenti – una sentenza del tribunale di Torino e un’altra di quello di Catania – hanno di recente affrontato il problema delle notizie false su internet e l’atteggiamento è stato tutt’altro che remissivo. Condanna piena al risarcimento del danno per chi crea le bufale (non certo per chi le condivide) diffamando la gente. Vediamo cosa è stato stabilito a riguardo.

Cosa è lecito scrivere su internet

Partiamo da un presupposto. Ancora non esistono leggi che vietano di creare notizie false. Le uniche norme sono solo quelle che proteggono la reputazione delle persone. Pertanto laddove si racconta di un fatto che non implica alcun danno all’immagine altrui non si possono ravvisare estremi di responsabilità. Così, ad esempio, chi scrive di un treno che deraglia quando il fatto non è vero può essere citato dalla società che gestisce le linee ferroviarie per danno all’immagine; chi virgoletta alcune affermazioni di un personaggio famoso quando invece le parole sono solo frutto della sua fantasia può essere querelato per diffamazione. Ma non rischia nulla chi invece inventa la notizia della nascita di un bambino a due teste o la pesca di uno squalo bianco a dieci metri dalla riva, il ritrovamento di uno scheletro di dinosauro o la scoperta di un importante cura medica. Si tenga comunque conto che quando la notizia è lanciata da un giornalista iscritto all’albo quest’ultimo può essere segnalato per responsabilità deontologica al competente consiglio dell’ordine; rischierà però solo sanzioni disciplinari e nient’altro. Ma sul web sono davvero in pochi ad avere il titolo.

In buona sostanza, tutte le volte in cui nella fake news entra una persona – fisica o giuridica – anche indirettamente si commette reato. In tutti gli altri casi non c’è nulla da fare se non ricordare il nome del giornale e non leggerlo più.

Notizia falsa: quando il giornalista è giustificato

La giurisprudenza ha mostrato una certa tolleranza verso gli errori marginali, ma ha ritenuto punibili le inesattezze determinanti sulla realtà dei fatti, quelle cioè in grado di ledere la reputazione dei soggetti interessati.

Quando vengono diffuse vicende giudiziarie, il giornalista può riportare gli atti ufficiali del processo senza rischiare alcuna querela. Difatti, se anche le accuse dovessero risultare infondate, l’autore dell’articolo non si è affidato alle proprie valutazioni ma si è limitato a riportare la vicenda giudiziaria per come risultante dalle carte processuali.

Quando invece il giornalista non ha una notizia ufficiale da cui trarre il proprio pezzo deve fare di tutto per verificare le proprie fonti. Bandite quindi le voci di corridoio su cui non è stata fatta un’attenta verifica. Ma se questa indagine c’è stata e ciò nonostante l’autore del pezzo è caduto in errore, per lui c’è l’assoluzione.

Il giornalista deve prima verificare le interviste prima di diffonderne il contenuto o gli esposti anonimi. Diversamente sarebbe facile lavarsi da ogni responsabilità riportando quanto di falso hanno detto altri.

Non basta poi che una notizia circoli nel web senza che sia mai stata smentita per ritenerla attendibile o per escludere la responsabilità del giornale online che l’ha copiata. Chi fa copia e incolla di una notizia falsa è parimenti responsabile.

Il tribunale di Torino [1] ha affrontato il tema delle fake news e del vaglio sulla verità delle fonti: vaglio necessario quando si diffonde una notizia anche su internet. Il caso è quello di un articolo online che aveva ritenuto “un clamoroso errore giudiziario” il sequestro effettuato da un giudice sui beni di una persona, quando invece ne sussistevano i presupposti; il magistrato ha così chiamato in causa l’autore dell’articolo per ottenere il risarcimento alla sua reputazione professionale. Risarcimento accordato dal suo collega.

Anche il tribunale di Catania [2] si è espresso nei medesimi termini. La vicenda è quella di un marito che aveva chiesto ad una emittente televisiva il risarcimento dei danni subiti a causa delle offese diffuse dalla sua ex moglie. Per il giudice non ci sono dubbi, «le fake news possono rendere irrespirabile l’aria di una comunità di poche migliaia di anime» in cui le notizie che «attribuiscono la patente di orco al danneggiato corrono di bocca in bocca a soddisfare l’insana sete di quanti si beano a vedere il mostro di turno sbattuto in prima pagina». Anche in questo caso il tribunale punisce la mancata verifica delle fonti, che fa di una notizia non accuratamente vagliata una vera e propria fake news.

La verità putativa

Si parla di «verità putativa» quando l’errore è scusabile perché la notizia, per quanto falsa, è il frutto di un attento lavoro di verifica delle fonti, fonti che però non sono tutte uguali.

La verità soggettiva, quella che fatta di convinzioni personali, non può considerarsi verità putativa e quindi non salva dal reato. Così come non salva neanche la verità dubitativa, fatta di allusioni e omesse narrazione di parte dei fatti in realtà conosciuti.

Come fare contro una fake news?

Se c’è diffamazione online, si può procedere con una querela alla polizia postale. Spesso però le notizie vengono diffuse da soggetti non identificabili (numerosi i blog ai cui autori è difficile risalire). Così bisogna chiedere il sequestro della pagina diffamatoria del sito internet, per la quale però è necessario chiedere la collaborazione internazionale del provider.

La condivisione delle notizie false sui social

Se il reato di diffamazione, come detto, si configura sia per l’autore della notizia che per chi, avendo un proprio blog o un sito, si è limitato a copiare la notizia pubblicata da altri, senza alcun vaglio della sua attendibilità, non altrettanto si può dire verso chi invece mette un like, un commento o condivide il post all’interno di un social network come Facebook.


note

[1] Trib. Torino sent. n. 2861/2018 del 9.06.2018.

[2] Trib. Catania, sent. n. 3475 del 19.07.2018.


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2 Commenti

  1. Di questo passo verrà perseguito per abuso di credulità popolare chi giura sui social che Dio esiste.

  2. vorrei sapere quali sono le conseguenze per chi fa circolare notizie false e chi fa apologia di fascismo sui social network e se sono punibili in qualche modo.

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