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Vitiligine: causa e cura

28 Agosto 2018 | Autore:
Vitiligine: causa e cura

Le recenti soluzioni alla vitiligine passano anche per l’uso di farmaci. Allo studio un nuovo integratore orale a base di foglie di ulivo, quercitina e un mix di altri antiossidanti tutti di origine naturale.

La vitiligine non è una malattia autoimmune. È definita una malattia cosmetica, sicuramente non impatta sulla durata della vita, ma ne può compromettere alcuni aspetti legati alla socialità. Cerchiamo di capire più approfonditamente, cos’è la vitiligine, quali le cause e la cura. Oggi infatti nuovi trattamenti naturali aiutano a rispondere alla domanda pressante dei pazienti: esiste la cura definitiva per la vitiligine?

 Qual è la causa della vitiligine?

La vitiligine è un disordine della pigmentazione della pelle e si presenta con macchie bianche che tendono ad aumentare nel tempo, spesso possono essere simmetriche e interessano le zone della pelle più esposte o soggette a colpi o sfregamenti: può manifestarsi sulle mani, sul volto, sui gomiti, sulle ginocchia, ma anche in altre parti del corpo. La perdita di funzionalità dei melanociti a volte si estende anche ai bulbi piliferi, quindi alle macchie bianche possono associarsi i peli o i capelli bianchi in corrispondenza dell’area interessata. A soffrirne in Italia sono circa 1 milione di persone, con un picco di insorgenza intorno ai 20 anni. L’origine della malattia è genetica, ma il momento della prima manifestazione della vitiligine è determinato dallo stress. Ecco perché molte persone iniziano a soffrire di vitiligine in occasione di eventi traumatici o comunque stressanti. Cerchiamo di spiegare meglio: la malattia è presente dalla nascita ma rimane silente fino a quando un evento particolarmente stressante la fa comparire. Per le donne può manifestarsi anche a seguito di una gravidanza. Lo stress infatti comporta cambiamenti biochimici in grado di attivare la produzione della proteina MIA, la causa della vitiligine.

La scoperta del ruolo della proteina MIA nella vitiligine ha rivoluzionato il modo di pensare alla patologia. Si credeva fosse una malattia autoimmune, ma mancavano tutti i segni clinici che si trovano nelle malattie autoimmuni, cioè i processi infiammatori. La pelle di chi soffre di vitiligine è strutturalmente sana, ma questa proteina in particolari condizioni produce il distacco dei melanociti dalla membrana basale. Questo dato è di fondamentale importanza perché i melanociti non vengono distrutti dal sistema immunitario– come si pensava fino a poco tempo fà – ma si “spengono” per via dell’azione della proteina MIA.

Ultimamente iniziano a soffrire di vitiligine anche i bambini molto piccoli e questo impone una riflessione di tipo sociologico relativamente allo stress che i bambini iniziano a subire in età così precoce, ma allo stesso tempo evidenzia la necessità di un percorso terapeutico dedicato al piccolo paziente. Purtroppo ancora oggi non sono molti i prodotti utili al trattamento della vitiligine adatti anche all’uso pediatrico.

Prendere il sole fa bene o fa male?

L’estate è certamente un momento fonte di grande stress per chi soffre di vitiligine, per motivi estetici ma anche perché le zone interessate dalla malattia tendono molto più facilmente alle scottature, a volte anche intense. E’ bene sempre quindi utilizzare filtri solari adeguati oppure coprire con indumenti leggeri e traspiranti le aree bianche della pelle. Paradossalmente però l’estate e soprattutto settembre è un momento terapeutico importante: l’esposizione al sole stimola la produzione di melanociti e quindi, con le giuste precauzioni, l’esposizione al sole è certamente consigliata. E’ importante anche curarsi di idratare molto la pelle e con prodotti di alta qualità; ciò consentirà di contenere lo stress ossidativo.

Esiste una cura definitiva per la vitiligine?

Purtroppo non esiste ancora un unico prodotto in grado di far guarire dalla vitiligine. Oggi si può contare su approcci integrati in grado di mixare tutte le opportunità terapeutiche disponibili. Attualmente la malattia si può contenere, è possibile trattarla, ma non è ancora possibile una guarigione definitiva. Il professore Matteo Bordignon è da anni impegnato nella definizione del farmaco. Tuttavia è lo stesso a riferire dell’introduzione in mercato di un nuovo integratore orale a base di foglie di ulivo, quercitina e un mix di altri antiossidanti tutti di origine naturale. Studi scientifici hanno dimostrato infatti che la foglia di ulivo contiene sostanze in grado di favorire la stimolazione dell’adesività dei melanociti.

A questa novità si affiancano i prodotti storici sempre ad uso topico ad azione lenitive o rigenerante che favoriscono la pigmentazione. Anche le creme immunomodulatrici funzionano in quanto in grado di stimolare alcune particolari funzioni dei melanociti. Vi è la fototerapia, vale a dire l’esposizione del corpo ad una fonte di luce ultravioletta, normalmente del tipo UV-B. Per completezza di informazione è necessario dire che esistono anche trattamenti chirurgici, come per esempio il trapianto dei melanociti, ma la comunità scientifica è molto divisa e alcuni ritengono l’approccio chirurgico non corretto e non funzionale alla cura della vitiligine, oltre che evidentemente invasivo.

La vitiligine è una malattia cronica progressiva, quindi prima si interviene, prima si riesce a contenere l’avanzare della patologia. Nelle fasi iniziali l’utilizzo degli antiossidanti è certamente ancora più utile. E’ importante però affidarsi a medici competenti che possano in primis salvaguardare lo stato di salute generale e poi il benessere della pelle.



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