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Cosa significa cartella sospesa

30 agosto 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 30 agosto 2018



Come si può bloccare temporaneamente un pignoramento o un fermo per un debito con un Ente di riscossione. Come fare ricorso al giudice.

Se ti è capitato di ricevere una cartella di pagamento dall’Agenzia delle Entrate Riscossione avrai notato un certo tremore alle mani. Non è mai piacevole. Ma non c’è nemmeno da disperarsi subito. Come contribuente, hai diritto a pagare entro 60 giorni e non è detto che se non lo fai arrivi subito il pignoramento, anzi: a volte non si muove nulla e la cartella viene annullata perché il debito è andato in prescrizione. Attento, però, perché se il Fisco si accorge che non hai pagato può avviare dopo pochi mesi la procedura di esecuzione forzata, cioè di pignoramento. A meno che tu chieda la sospensione della cartella. E che cosa significa cartella sospesa? Certo, riguarda solo determinati vizi che vedremo tra poco, ma intanto è una possibilità che ti concede la legge facendo una semplice autodichiarazione da trasmettere online e senza bisogno di un avvocato.

Cartella sospesa significa, in poche parole, «congelare» la sua efficacia esecutiva, cioè evitare che arrivi subito il pignoramento e attendere il riesame prima di vedere che ti portano via qualcosa per il debito non pagato. Una cortesia nei tuoi confronti? Può darsi. Ma è anche un favore che lo Stato fa a sé stesso: quando qualche tempo fa l’allora ente di riscossione Equitalia si mise ad inviare cartelle pazze, cioè quelle che non andavano pagate, il numero dei contenziosi lievitò così tanto che finì per assorbire la metà del lavoro della Cassazione. Ecco perché venne approvata una legge [1] per permettere al contribuente di sospendere la cartella, vale a dire di segnalare certi vizi e di bloccare l’eventuale iter del pignoramento. Se entro 220 giorni (quasi 7 mesi e mezzo) il Fisco non risponde, puoi dire addio al debito perché vale la regola del silenzio-assenso.

Ma una cosa alla volta. Vediamo cosa significa cartella sospesa, quando è possibile bloccarla e che cosa devi fare per usufruire di questa possibilità.

Cartella sospesa: cosa significa?

Sospendere una cartella di pagamento significa, in parole semplici, bloccare la sua efficacia esecutiva. Temporaneamente, sia chiaro. Ma equivale a prendere un po’ di respiro. Il Fisco, con quella cartella, ti avverte che se entro 60 giorni non ti metti a posto con il debito accumulato per non avere pagato le tasse, procede al pignoramento senza bisogno di andare in Tribunale a chiedere il permesso. La tua richiesta di sospensione della cartella serve proprio a fermare quella efficacia esecutiva che ha il documento.

La richiesta può essere presentata per qualsiasi tipo di cartella inviata dall’Agenzia delle Entrate Riscossione o da qualunque altro esattore locale. Quindi si parla di Irpef o Iva non versate ma anche di Imu, Tari, bollo auto o una multa stradale. Occorre farlo, però, entro 60 giorni dalla notifica e solo per determinati motivi. Quali? Eccoli di seguito.

Cartella sospesa: per quali motivi la si può richiedere?

Il potere della cartella sospesa di bloccare ogni azione esecutiva (cioè il pignoramento) e cautelare (l’ipoteca di un immobile oppure il fermo dell’auto, per esempio) da parte dell’Agente della riscossione scatta quando il contribuente riesce a dimostrare che il suo debito è stato interessato da:

  • prescrizione o decadenza precedenti alla data in cui il ruolo è stato reso esecutivo (in sostanza, non sono stati rispettati i tempi di accertamento);
  • provvedimento di sgravio da parte dell’ente creditore;
  • dichiarata sospensione da parte dell’ente creditore (ad esempio quando il Comune sospende l’atto dopo una domanda di sgravio da te presentata);
  • dichiarata sospensione da parte di un giudice dopo la presentazione di un ricorso;
  • una sentenza di annullamento di tutto o parte del credito durante un processo a cui l’ente di riscossione non ha partecipato;
  • il pagamento effettuato prima che venisse formato il ruolo.

Come detto, tocca al contribuente dimostrare queste circostanze, quindi dovrà allegare alla domanda di sospensione della cartella tutta la documentazione necessaria a tale scopo.

Cartella sospesa: cosa fare per presentare domanda?

Se vuoi presentare domanda per la sospensione di una cartella di pagamento, devi prima di tutto scaricare l’apposito modulo che trovi sul sito dell’Agenzia delle Entrate Riscossione ma che noi ti mettiamo a disposizione qui. Avrai notato che il modulo è una semplice dichiarazione da compilare e firmare e, successivamente, inviare all’Agente di riscossione. Lo puoi fare a mano, tramite raccomandata, via e-mail (anche senza Pec), via fax oppure attraverso i servizi telematici dell’Agenzia. Non dimenticare di allegare la documentazione per dimostrare che agisci per uno dei motivi sopra elencati. Non ti conviene barare: chi inoltra della documentazione falsa deve rispondere in sede penale e pagare una sanzione dal 100% al 200% dell’importo dovuto, partendo da un minimo di 258 euro. Non conviene.

Cartella sospesa: che effetto ha la domanda?

La cartella sospesa significa, in primis, il non poter subire un pignoramento, un fermo amministrativo o un’ipoteca se prima l’Ente di riscossione non si è fatto vivo dopo la presentazione della domanda. Quest’ultima fa il seguente iter:

  • entro 10 giorni, l’Agenzia di riscossione la trasmette al creditore (Comune, Inps, ecc.);
  • il creditore invia al debitore (cioè a te) tramite raccomandata a/r o Pec una comunicazione con la quale conferma o che la documentazione allegata è corretta, dopodiché trasmette all’Ente di riscossione il provvedimento di sgravio, oppure che la documentazione non va bene. Anche in questo caso informa l’Agenzia.

Il creditore ha 220 giorni di tempo (quasi 7 mesi e mezzo) per risponderti. Se non lo fa entro quel termine, il debito si ritiene estinto per la regola del silenzio-assenso.

La domanda va presentata una sola volta. Se lo si fa di nuovo successivamente non avrà questi effetti. Se non viene presentata entro 60 giorni dalla notifica della cartella, lo si può fare dopo a notifica del primo atto cautelare successivo.

Cartella sospesa: posso fare ricorso se non si accetta la domanda?

Nel caso in cui la risposta alla domanda presentata per sospendere la cartella di pagamento sia negativa e sono scaduti i 60 giorni di tempo dalla notifica, non potrai più presentare ricorso. Quello che, invece, puoi fare è rivolgerti al giudice intanto che attendi la risposta dal creditore, depositando in tribunale un’istanza sia per la sospensione sia per l’impugnazione della cartella. Non hai nulla da perdere, perché nel caso arrivasse la risposta positiva e la cartella venisse annullata, la causa si chiuderebbe automaticamente. In caso contrario, hai già guadagnato tempo.

Cartella sospesa: può farlo un giudice?

Puoi, dunque, rivolgerti ad un giudice per chiedere la sospensione della cartella di pagamento. Eviterai, in questo modo, un eventuale pignoramento o qualsiasi altro provvedimento esecutivo dell’Agenzia delle Entrate Riscossione almeno fino alla sentenza.

Per chiedere ad un giudice la sospensione della cartella, però, occorre:

  • che la tua pretesa sia fondata;
  • che ci sia un potenziale danno grave ed irreparabile a tuo carico in caso di pignoramento, provando – ad esempio – di essere esposti in modo consistente con la banca, di non riuscire a saldare il debito se non attraverso un danno al patrimonio o che non hai un reddito sufficiente a risolvere la situazione.

Presentata l’istanza, viene fissata con decreto la trattazione della stessa per la prima occasione utile, dandone comunicazione alle parti almeno 10 giorni liberi prima. L’istanza di sospensione si decide entro 180 giorni dalla data in cui è stata presentata. L’ordinanza del giudice non è impugnabile.

note

[1] Art. 1 co. 537 legge 228/2012.

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