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Pensione quando muore il coniuge

3 ottobre 2018 | Autore:


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Pensione di reversibilità e indiretta per morte del coniuge: quando spetta, come si calcola, quando si riduce, come si fa la domanda, che cosa succede a separati e divorziati.

Sei sposato, o eri sposato, ed il coniuge defunto era un lavoratore o un pensionato? Potresti aver diritto alla pensione di reversibilità: per tutti i lavoratori, anche autonomi, che pagano contributi previdenziali obbligatori, una parte dei versamenti è difatti destinata alla copertura del cosiddetto rischio superstiti. In pratica, una parte dei contributi previdenziali serve per finanziare una pensione, la pensione di reversibilità o indiretta, che va ai familiari superstiti, per far fronte alla situazione di bisogno che si crea a causa della morte del lavoratore o pensionato. La pensione di reversibilità spetta in via prioritaria al coniuge, ai figli (sino a una determinata età), in alcuni casi ai nipoti, ai genitori over 65 senza pensione o ai fratelli ed alle sorelle inabili; regole particolari valgono per i separati e i divorziati. Facciamo ora il punto della situazione sulla pensione: quando muore il coniuge, che cosa fare, a quanto ammonta l’assegno e quando viene tagliato, che cosa succede se si è separati o divorziati, come si presenta la domanda.

Che cos’è la pensione di reversibilità?

La pensione di reversibilità è una pensione ai superstiti che viene riconosciuta ai familiari del pensionato deceduto.

Che cos’è la pensione indiretta?

La pensione indiretta spetta ai superstiti del lavoratore che al momento del decesso aveva maturato:

  • i requisiti di assicurazione e di contribuzione per la pensione di vecchiaia (ossia 20 anni di contributi, o 15, in caso di diritto a una delle deroghe: non occorre il requisito dell’età pensionabile);
  • i requisiti di assicurazione e di contribuzione per l’assegno di invalidità (non è necessario che il deceduto sia stato riconosciuto invalido o inabile).

In mancanza di questi requisiti, solo ai superstiti dei lavoratori dipendenti (e non anche a quelli dei lavoratori autonomi) può spettare la pensione indiretta privilegiata, a patto che ricorrano i requisiti previsti; se mancano anche questi spetta solo l’indennità di morte.

Se il dante causa non aveva il requisito assicurativo e contributivo autonomo per una delle prestazioni dirette, i superstiti hanno diritto ad una pensione supplementare indiretta, purché siano titolari di una pensione ai superstiti a carico di una forma di previdenza obbligatoria diversa da quella che liquida la prestazione supplementare.

Chi ha diritto alla pensione ai superstiti?

La pensione ai superstiti spetta al coniuge, ai figli, ai genitori, ai fratelli e alle sorelle.

Per ogni categoria di beneficiari sono previste condizioni specifiche valide per tutte le pensioni ai superstiti (reversibilità, indiretta, supplementare di reversibilità o indiretta) ed il diritto degli uni può escludere quello degli altri.

Non hanno diritto alla pensione di reversibilità o indiretta i familiari superstiti che sono stati condannati, con sentenza passata in giudicato, per i delitti di omicidio volontario, preterintenzionale e morte o lesione non voluta per un altro delitto in danno dell’iscritto o del pensionato

Perché possa essere riconosciuta la reversibilità ai familiari diversi dal coniuge, è necessaria la vivenza a carico del defunto: la vivenza a carico è presunta per i figli minori, mentre deve essere provata per gli altri familiari. Regole particolari valgono per i separati e i divorziati.

Il coniuge separato ha diritto alla reversibilità?

Nel caso in cui sia intervenuta la separazione dei coniugi, ed uno di essi sia deceduto, secondo un primo orientamento della giurisprudenza [1], non in tutti i casi l’ex coniuge ha diritto all’assegno ai superstiti: ne ha diritto solo quando risulta separato senza addebito e titolare di un assegno di mantenimento a carico del coniuge defunto, sempre che quest’ultimo risulti assicurato presso l’Inps prima della sentenza di separazione (e sussistano i requisiti contributivi e assicurativi per la pensione ai superstiti).

Quest’orientamento, però, è stato ribaltato da una nota sentenza della Cassazione del 2009 [2], secondo la quale il coniuge separato per colpa o per addebito è equiparato in tutto e per tutto al coniuge superstite (separato o non) ai fini della pensione di reversibilità o indiretta, in quanto è stata dichiarata incostituzionale [3] la norma che negava tale prestazione al coniuge a cui era stata addebitata la separazione. L’addebito della separazione non può dunque essere considerato un elemento discriminante ai fini dell’erogazione della pensione di reversibilità al coniuge separato per colpa con sentenza passata in giudicato.

Inoltre, secondo la citata sentenza della Cassazione, la reversibilità spetta non solo a prescindere dal titolo della separazione, ma anche a prescindere dalla spettanza dell’assegno di mantenimento.

La pensione ai superstiti, difatti, è una forma di tutela previdenziale in cui l’evento assicurato è la morte, dato che a seguito del decesso si crea una situazione di bisogno per i familiari viventi a carico del pensionato defunto (i soggetti protetti): sarebbe dunque ingiusto negare una tutela che assicuri la continuità dei mezzi di sostentamento che il defunto coniuge sarebbe tenuto a fornire, sia nel caso in cui il coniuge superstite risulti separato con addebito, sia nel caso in cui, pur senza addebito, non risulti titolare di assegni. In base a quest’ultimo orientamento, quindi, per ottenere la pensione ai superstiti per il coniuge separato sarebbe sufficiente il riconoscimento del solo assegno alimentare in suo favore.

Il coniuge divorziato ha diritto alla reversibilità?

Il coniuge divorziato, invece, ha diritto alla pensione ai superstiti solo se titolare di assegno di divorzio, purché l’ex coniuge deceduto risulti iscritto all’Inps prima della sentenza di divorzio. Inoltre, l’ex coniuge non deve aver contratto nuovo matrimonio: in questo caso, si perde il diritto alla pensione di reversibilità, ma viene liquidata, una tantum, una somma pari al trattamento percepito moltiplicato per 26 [4].

Che cosa succede alla reversibilità in caso di secondo matrimonio del coniuge defunto?

In caso di più matrimoni del dante causa, la pensione ai superstiti deve essere ripartita tra più coniugi (purché tutti aventi diritto: titolari di assegno divorzile, o alimentare, o di mantenimento, o non separati): la ripartizione, pronunciata dal giudice su richiesta delle parti, fondamentalmente si basa sulla durata dei matrimoni [5], ma possono rilevare anche altri elementi, come lo stato di bisogno.

Inoltre, la nozione di durata del matrimonio non è univoca, ma si presta a molteplici interpretazioni: secondo un primo orientamento giurisprudenziale, si deve far unicamente riferimento alla durata legale del matrimonio. La giurisprudenza più recente, tuttavia, considera e valuta altri elementi, purché collegati ai fini solidaristici della pensione di reversibilità, come la convivenza prematrimoniale e l’ammontare dell’assegno divorzile: è importante, difatti, che il giudice offra una particolare tutela alla posizione del soggetto economicamente più debole.

Il convivente ha diritto alla reversibilità?

Pur avendo fatto la giurisprudenza dei passi avanti nella tutela delle situazioni di fatto, avendo un minimo riguardo anche al periodo di convivenza prematrimoniale, nessuna tutela è invece prevista per le convivenze che non si trasformano in matrimonio. Difatti, il convivente superstite non ha alcun titolo alla pensione.

Il componente dell’unione civile, invece, è equiparato in tutto e per tutto al coniuge.

A quanto ammonta la pensione ai superstiti?

La pensione di reversibilità corrisponde a una percentuale del trattamento spettante al pensionato; la pensione indiretta corrisponde a una percentuale del trattamento che sarebbe spettato all’assicurato:

  • coniuge solo: 60%;
  • coniuge ed un figlio: 80%;
  • coniuge e due o più figli: 100%;
  • un figlio: 70%;
  • due figli: 80%;
  • tre o più figli: 100%;
  • un genitore: 15%;
  • due genitori: 30%;
  • un fratello o una sorella: 15%;
  • due fratelli o sorelle: 30%;
  • tre fratelli o sorelle: 45%;
  • quattro fratelli o sorelle: 60%;
  • cinque fratelli o sorelle: 75%;
  • sei fratelli o sorelle: 90%;
  • sette o più fratelli o sorelle: 100%.

Quando viene ridotta la pensione di reversibilità?

La pensione di reversibilità o indiretta può essere ridotta se il beneficiario supera determinati limiti di reddito:

  • reddito superiore a 3 volte il trattamento minimo annuo del Fondo pensioni lavoratori dipendenti (Fpld), calcolato in misura pari a 13 volte l’importo in vigore al primo gennaio: in questo caso, la reversibilità è ridotta del 25%;
  • reddito superiore a 4 volte il trattamento minimo annuo Fpld: in questo caso, la reversibilità è ridotta del 40%;
  • reddito superiore a 5 volte il trattamento minimo annuo Fpld: in questo caso, la reversibilità è ridotta del 50%.

In pratica, la pensione è ridotta del 25%, del 40%, o del 50%, se il reddito del beneficiario supera, rispettivamente, 19.789,38 euro, 26.385,84 euro e 32.982,30 euro, per l’anno 2018.

Questo, perché il trattamento minimo, dal 2018, è pari a 507,42 euro.

I limiti al cumulo dei redditi con la pensione non devono essere applicati se chi percepisce il trattamento fa parte di un nucleo familiare con figli minori, studenti o inabili. Inoltre, il trattamento proveniente dal cumulo dei redditi con la pensione ridotta non può essere inferiore a quello spettante, se il reddito risulta pari al limite massimo della fascia precedente a quella in cui si colloca il reddito posseduto.

Bisogna ricordare, poi, che la pensione di reversibilità è integrabile al minimo, se si soddisfano i limiti di reddito.

Come si fa domanda per la pensione ai superstiti?

Se la gestione presso cui il pensionato o il lavoratore era assicurato fa capo all’Inps (ad esempio fondo pensione lavoratore dipendenti, gestione artigiani o commercianti, gestione separata), è possibile inviare la domanda tramite il sito dell’Inps, attraverso la sezione servizi per il cittadino, servizio “Domanda Pensione, Ricostituzione, Ratei, ECOCERT, APE Sociale e Beneficio precoci”. Attraverso questa funzione, tra l’altro, si possono richiedere anche i ratei di pensione maturati e non riscossi dal defunto.

Per compilare la domanda di reversibilità online è necessario essere in possesso del codice pin dell’Inps o dell’identità unica digitale Spid o, ancora, della carta nazionale dei servizi. In caso contrario, ci si può rivolgere a un patronato.

note

[1] Cass. sent. n. 11428 del 18.06.2004.

[2] Cass. sent. n. 4555 del 25.02.2009.

[3] C. Cost., sent. n. 286/1987.

[4] Inps Circ.84/2012.

[5] Art. 5, L. 898/1970.


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