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Pensione cosa succede in caso di morte

30 Agosto 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 30 Agosto 2018



Pensione, prestazioni di assistenza ed altri trattamenti non riscossi dal defunto: chi ne ha diritto, come fare domanda.

Un tuo familiare è morto, ma doveva riscuotere ancora la pensione o una prestazione di assistenza, come l’assegno di accompagnamento? Devi sapere che, se sei un erede, puoi aver diritto a richiedere gli arretrati non riscossi, anche se non ti spetta la reversibilità. Per legge, ogni arretrato spettante al defunto, a prescindere dalla tipologia di prestazione (pensione anticipata o di vecchiaia, assegno sociale, assegno di accompagnamento…), deve essere liquidato dall’Inps (o dal diverso ente pensionistico) agli eredi, in proporzione alla quota di eredità posseduta da ciascuno. Non è rilevante, dunque, che non ti spetti la pensione ai superstiti, o che il trattamento da saldare non sia reversibile (come, ad esempio, l’assegno sociale e l’assegno di accompagnamento): se sei erede, le somme da riscuotere devono comunque esserti liquidate dall’ente pensionistico, in quanto costituiscono un credito del defunto. Fanno eccezione a questo principio soltanto i ratei di pensione o assegni insoluti a causa del preventivo decesso del titolare: queste somme non rientrano nell’asse ereditario, perché spettano per legge [1], come autonomo diritto, al coniuge superstite o, in mancanza, ai figli del defunto; questa previsione è stata confermata da una recente risoluzione dell’Agenzia delle Entrate [2]. In ogni caso, a prescindere dalle tipologie di ratei di pensione che ti spettano in qualità di erede, devi fare attenzione: puoi riscuotere i ratei arretrati delle pensioni spettanti al defunto, non i nuovi ratei. Se l’Inps non viene a conoscenza della morte del pensionato, e continua a inviare gli assegni della pensione, deve essere informato tempestivamente: chi incassa la pensione dopo la morte rischia la denuncia, oltre a sanzioni salate. Ma procediamo per ordine e facciamo il punto sulla pensione: cosa succede in caso di morte, come si riscuotono gli arretrati, che cosa si rischia per l’incasso della pensione dopo la morte.

Chi ha diritto agli arretrati di pensione del defunto?

Nelle ipotesi di ratei arretrati di pensioni dirette, come quella di vecchiaia, di anzianità o anticipata, la liquidazione viene fatta d’ufficio dall’Inps, in favore del coniuge o dei figli, senza necessità che sia presentata la dichiarazione di successione: ciò avviene perché, come abbiamo osservato, i presenti crediti del pensionato spettano per legge, come autonomo diritto, a questi familiari.

Per quanto riguarda, invece, gli altri eredi, come esposto hanno diritto agli arretrati in virtù della successione, poiché facenti parte del patrimonio del defunto. Tra i ratei è sempre compresa una quota della tredicesima, in quanto questa mensilità aggiuntiva matura ogni mese ma viene riscossa soltanto una volta all’anno, nel mese di dicembre.

Gli eredi, anche se non beneficiari di pensione ai superstiti, possono dunque ottenere gli arretrati, spettanti in base alla quota di eredità posseduta, ma devono presentare un’apposita domanda, in quanto non esiste, per loro, la previsione della liquidazione automatica da parte dell’Inps.

Come si chiedono gli arretrati di pensione del defunto?

Gli eredi, per ottenere i ratei arretrati di pensione del defunto, devono presentare all’Inps un’apposita domanda, il modello AP 23; in particolare, nella domanda di liquidazione degli arretrati devono essere indicati i seguenti dati:

  • nome, cognome, data di nascita e codice fiscale degli eredi, residenza degli stessi e grado di parentela col defunto;
  • dati identificativi del defunto;
  • deve essere allegata una fotocopia del documento d’identitàe del codice fiscale del richiedente;
  • in caso di più eredi, la riscossione può avvenire da parte di una sola persona, dietro presentazione di un atto di delega;
  • nell’ipotesi in cui non sia stata fatta una delega alla riscossione a favore di un solo erede, è necessario presentare fotocopia del documento d’identità e del codice fiscale di ciascun erede;
  • all’interno della domanda è richiesta l’indicazione dell’esistenza o meno di un testamento, impugnato o meno, e della quota percentuale spettante a ogni avente diritto;
  • bisogna poi indicare le modalità di pagamento prescelte (bonifico domiciliato, accredito nel conto corrente…);
  • al termine della domanda devono essere indicati i documenti eventualmente allegati:
    • copia di un documento d’identità;
    • copia della sentenza di separazione o divorzio;
    • modulo redditi/impresa;
    • modulo Red;
    • modulo prestazioni accessorie;
    • modulo delega al patronato o al sindacato;
    • modulo delega riscossione pensione;
    • modulo residenza;
    • modulo posta;
    • modulo banca;
    • modulo agevolazioni ex combattenti;
    • foglio matricolare;
    • autocertificazione periodi di malattia o maternità;
    • copia dei bollettini di pagamento di versamenti volontari, riscatto laurea, rendita vitalizia, ricongiunzione, lavoro all’estero, lavoratore domestico;
    • altra documentazione, da indicare liberamente.

È inoltre indispensabile la preventiva effettuazione della dichiarazione di successione: l’ente previdenziale, difatti, prima di procedere al pagamento degli arretrati, deve acquisire la prova dell’avvenuta presentazione di questa dichiarazione, oppure l’autocertificazione del richiedente di insussistenza dell’obbligo. Sul punto, tuttavia, è presente una risoluzione dell’Agenzia delle Entrate per la quale non sarebbe più necessaria l’acquisizione, dall’ente previdenziale, della prova d’invio della dichiarazione di successione [3], ma questa risoluzione è ritenuta superata dalla re-istituzione dell’imposta sulle successioni e le donazioni.

Si possono chiedere gli arretrati invalidità civile del defunto?

Gli assegni concessi a titolo d’invalidità civile non sono reversibili ai superstiti, poiché si tratta di prestazioni assistenziali.

In caso di decesso dell’avente diritto successivo al riconoscimento dell’invalidità, possono pertanto essere devolute agli eredi solo le quote già maturate alla data della morte [4], anche se il decesso è avvenuto prima della delibera di concessione del trattamento (il provvedimento è comunque necessario), ma dopo l’accertamento sanitario (cioè la visita medica per l’accertamento dell’invalidità civile).

Se, invece, la morte dell’invalido avviene prima dell’accertamento sanitario, ma dopo la presentazione della domanda di riconoscimento della disabilità da parte dello stesso, gli eredi possono comunque richiedere il riconoscimento d’invalidità alla competente commissione medica. La procedura, però, potrà essere avviata solo se in possesso di documentazione medica che possa dimostrare con sufficiente certezza l’infermità o la menomazione.

Si possono chiedere gli assegni di accompagnamento arretrati del defunto?

Per quanto riguarda l’accompagno, anche in questo caso vale il principio, applicabile a tutte le prestazioni di assistenza, dell’intrasmissibilità del diritto, in quanto collegato strettamente alla vita del titolare.

Di conseguenza, gli eredi, a prescindere dal fatto che si tratti del coniuge o dei figli, e che spetti loro la pensione ai superstiti, possiedono il diritto al pagamento delle sole quote non riscosse dell’indennità di accompagnamento, in virtù della successione, e non come un diritto spettante autonomamente.

Come sono tassati gli arretrati del defunto?

Nessuna tipologia di arretrati spettanti al defunto (quote pensione, assegno sociale, invalidità, accompagnamento…) deve essere inserita nella dichiarazione dei redditi degli eredi, come peraltro specificato nelle istruzioni del modello 730: l’imposizione, difatti, in queste ipotesi avviene alla fonte (tassazione separata) e il pagamento è effettuato direttamente dall’ente che versa la prestazione.

Che cosa succede se si incassano gli assegni dopo la morte del pensionato?

I ratei di pensione arretrati non riscossi dal defunto spettano a determinati familiari ed eredi per legge, come abbiamo osservato: gli arretrati non devono essere però confusi con i ratei correnti di pensione, il cui incasso da parte di familiari o eredi costituisce un illecito. Se le somme ottenute a titolo di pensione del familiare morto sono superiori a 3.999,96 euro in totale si può essere denunciati per indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato. In altri casi, il reato contestato è quello di truffa aggravata e continuata.

Per evitare denuncia e sanzioni non ci si può affidare al fatto che anche i comuni e i medici certificatori siano obbligati a informare l’Inps del decesso ma, a meno che non si sia assolutamente certi che gli enti competenti abbiano già provveduto, è indispensabile informare l’Inps della morte dell’assistito nel più breve tempo possibile. Per approfondire: Incasso pensione dopo morte, che cosa fare.

note

[1] Art. 201, D.p.r. 1092/1973.

[2] AE, Risol. 53/E del 18/02/2008.

[3] AE, Risol. 70/E del 25/03/2003.

[4] Art. 12, comma 2, Legge 118/71.


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