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Margherita Corriere: l’Avvocato è una scelta di vita a tutela dei minori e delle fasce deboli

28 Agosto 2018
Margherita Corriere: l’Avvocato è una scelta di vita a tutela dei minori e delle fasce deboli

Sin da bambina, avevo la propensione a difendere i ragazzini più deboli. Era innato in me quel senso di giustizia e di voler vedere trionfare il bene sul male, anche nelle piccole cose di tutti i giorni. Il mondo del diritto mi ha affascinato da sempre tanto che agli esami di maturità scelsi come materia orale il greco e, in particolare , un’orazione di Lisia (Lisia contro i mercanti di grano) e la tragedia Antigone di Sofocle; quest’ultima, in dialetto eolico, con la rappresentazione dei due volti del diritto : diritto positivo e diritto naturale e l’eterno conflitto tra diritto e libertà, giusto e ingiusto. Con il trascorrere del tempo l’amore per il diritto diventò sempre più voglia di giustizia e legalità in una Sicilia tribolata da tante angherie ; fu così che nell’ormai lontano luglio 1981, presso l’Università degli Studi di Palermo, mi laureai in Giurisprudenza con la votazione di 110 e lode e con una tesi su “ Il principio di determinatezza del diritto penale “, con relatore il prof. Avv. Antonio Pagliaro, che per la sua competenza e professionalità, ha rappresentato per me sempre la principale guida della mia vita di legale. Ma non ci volle molto dopo i primi entusiasmi per capire che l’essermi laureata con il massimo dei voti non era certo un traguardo, ma un semplicissimo punto di partenza: quanta differenza tra la teoria delle pagine dei libri e poi il ritrovarsi a fare pratica forense in un tribunale che sino ad allora si era idealizzato ma giammai conosciuto nella sua peculiarità e pragmaticità. E poi ero giovane, dimostravo meno dei mie anni e dovevo faticare ancora di più per ottenere credibilità ed essere accettata quale collega. Era il tempo in cui noi giovani donne venivamo chiamate sempre “signorine“ anche se già procuratori legali, mentre un giovanotto, seppur fosse appena laureato e avesse iniziato da poco il praticantato, veniva riverito quale “avvocato”.

Ma non mi sono mai fatta scoraggiare dal lessico , ritenendo che era la sostanza quella che faceva la differenza e che la credibilità si conquistava sul campo, nelle aule dei tribunali , applicandosi negli studi dei fascicoli dei vari processi e cercando sempre di più di approfondire sia la procedura che il diritto sostanziale, aggiornandosi di continuo sia sulle riforme che sulla giurisprudenza di legittimità e di merito. E poi quel lavoro a me piaceva moltissimo e non può esserci sorte migliore nella vita che poter   esercitare una professione che ti appassiona e non ti stanca mai. Ricordo ancora con soddisfazione i primi “successi”, quando chi aveva vinto in effetti era la costanza, la tenacia , la voglia di crescere e di sapere, di impegnarsi , di trascorrere anche intere serate sulle carte a studiarle ed esaminarle con accuratezza.

E allora il pensiero va ad una dei processi più drammatici , quando ero il difensore di parte civile di un marito e padre, che, per un caso assodato sino in Cassazione di malasanità, aveva perso al parto moglie e figlia: in quel caso un avvocato non si può limitare a fare il “ tecnico”, ma deve comprendere e supportare il dolore del proprio cliente,pur non facendosi contagiare emotivamente, dovendo mantenere quel distacco che in un legale è doveroso per poter adempiere diligentemente al proprio incarico. L’input maggiore a non scoraggiarmi e ad andare avanti durante gli anni mi è stato dato dall’innato senso della tutela dei più deboli, dal garantire i diritti a coloro che non avevano voce.

Sono orgogliosa di tutte le battaglie civili condotte nelle aule dei Tribunali e anche in sede stragiudiziale per rendere concreto il diritto allo studio dei ragazzi diversamente abili , nonché il loro diritto alla salute e alla riabilitazione . Ricorderò sempre con grande ammirazione e gioia quella coppia di coniugi che coadiuvai nella adozione di un minore “speciale”. Erano così desiderosi di dare cura e amore a quel ragazzino in stato di adottabilità affetto da una forma di disabilità da avere il coraggio e la pazienza di superare qualsiasi problema burocratico e la loro voglia di essere genitori era così autentica e genuina da riuscire ad avere risultati quasi miracolosi nella riabilitazione di un ragazzo che era migliorato notevolmente. Ogni volta che ci ripenso rifletto sull’effetto terapeutico per un bambino disabile dell’amore vero di due genitori .

Ormai esercito la mia attività professionale prevalentemente in Calabria, anche se ragioni di lavoro spesso mi conducono fuori regione; mi dedico con tutta me stessa al diritto di famiglia, alla tutela dei minori e alla salvaguardia del diritto alla salute, uno dei beni più grandi e inviolabili di ciascun essere umano. Ritengo poi che un avvocato oggi più che mai non può essere tuttologo ,bensì deve approfondire alcune materie, specializzandosi in determinati settori, in modo da offrire competenze altamente qualificate in specifici campi del diritto. Un momento importantissimo della mia vita professionale è stato quello in cui sono entrata a far parte dell’associazione Avvocati Matrimonialisti Italiani, divenendo presidente della sezione distrettuale dell’AMI di Catanzaro e componente del suo direttivo nazionale. Con il suo presidente nazionale, l’avv. Gian Ettore Gassani abbiamo da subito avuto sintonia di intenti e di fini , per un diritto che tuteli seriamente i diritti fondamentali di ognuno e, in primis, quelli dei minori, che rappresentano il futuro della nostra società e verso i quali abbiamo tanti doveri , tra cui quello di farli crescere in maniera armoniosa, senza traumi e con l’affetto di entrambi i genitori. L’associazione , sia a livello nazionale che distrettuale, da il suo valido contributo anche nella formazione di avvocati, magistrati, assistenti sociali e psicologi, per un diritto di famiglia che rispetti le esigenze e i bisogni dei minori alla bigenitorialità, ad avere sempre accanto sia la madre che il padre, che in fase di separazione e divorzio, hanno il dovere di non farsi la guerra e di non usare la prole come strumenti di belligeranza, bensì di stare loro accanto in maniera responsabile , perché genitori consapevoli e maturi bisogna esserlo per tutta la vita . Altro momento professionale importante è stato l’incontro con la SISF , Società Italiana di Scienze Forensi dello psicologo e psicoterapeuta Marco Pingitore, con il quale collaboro presso la sede di Cosenza nella formazione delle varie figure professionali e nella stesura di linee guida per un diritto di famiglia che tenga conto in primis dei veri interessi e delle primarie esigenze dei minori e per tutelare un loro autentico diritto alla bigenitorialità che non può rimanere certamente solo una mera astrazione. Oggi si può essere competitivi solo offrendo una professionalità elevata , che certamente non può essere ottenuta barcamenandosi a fare di tutto dal penale al diritto amministrativo in maniera pressappochista .

I giovani colleghi non si devono scoraggiare, anzi devono andare avanti risolutamente e con grinta, investendo sulla propria formazione che deve essere curata in maniera costante. E poi bisogna “osare”, mettersi in gioco nel momento in cui si ha la consapevolezza che la propria preparazione teorico-pratica ha raggiunto il livello idoneo per iniziare a camminare autonomamente. E occorre non fermarsi mai nell’approfondire i temi e le materie di cui ci si occupa , ma avere anche il piacere oltre che il dovere di saperne sempre di più, perché ognuno di noi può dare il massimo solo se non si adagia sulle proprie vittorie , ma intenda andare avanti nella propria formazione che deve essere realmente permanente – oso dire- a tutte le età.



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