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Editoriali La libertà di stampa prevale sul diritto d’autore (ma non sempre)

Editoriali Pubblicato il 4 febbraio 2013

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> Editoriali Pubblicato il 4 febbraio 2013

La libertà di espressione viene spesso invocata a difesa del giornalismo e di qualsiasi altro scritto circoli su internet: in generale è così, ma con le dovute eccezioni.

Che un diritto fondamentale come la libertà di espressione non possa essere sacrificato da interessi di natura commerciale, come lo sono i diritti d’autore, è dato ormai acquisito da tutti. Lo suggerisce la stessa Costituzione italiana che ha dato alla norma sulla libertà di manifestazione del pensiero [1] una collocazione superiore e privilegiata rispetto a quella che tutela la proprietà privata [2].

Ora, però, a sottolinearlo è anche la Corte Europea dei diritti dell’Uomo, in una sentenza dello scorso 10 gennaio [3].

In particolare, i giudici di Strasburgo hanno ricordato che non è possibile limitare la libertà di stampa solo perché si debba tutelare il copyright. Anzi: quando i due diritti entrano in conflitto tra loro, a dover prevalere è sempre la libertà di espressione, tutelata dalla stessa Convenzione dei diritti fondamentali dell’Uomo [4]. Ciò, però, a condizione che la notizia abbia rilievo pubblico e, quindi, contribuisca al dibattito politico e sociale. Non quindi ogni articolo giustifica la lesione di diritti altrui: se, infatti, si tratta di un articolo dal carattere prettamente commerciale o legato a fatti di gossip, la funzione pubblica della stampa degrada e, di conseguenza, il diritto d’autore ha di nuovo la meglio.

Il caso

Tre fotografi francesi erano stati condannati per aver scattato, e poi diffuso su internet, alcune immagini durante una sfilata di moda, senza però aver ottenuto l’autorizzazione della maison. Gli autori degli scatti si sono rivolti alla Corte Europea sui diritti dell’Uomo perché ritenutisi lesi nella libertà di informazione.

In questo caso, la Corte ha dato loro torto, riconoscendo all’articolo un valore prettamente economico, privo di alcun rilievo di pubblica utilità. In altre parole, la libertà di stampa non può invocare, a propria tutela, la libertà di espressione ogni qualvolta essa non rivesta una funzione sociale. Se manca tale scopo, la stampa deve cedere il passo a favore di un altro diritto di pari rango quale appunto il copyright.

Non tutte le notizie sono informazioni

C’é un equivoco di fondo da cui la stampa, specie quella su internet, non riesce ad uscire. Sottolineo il riferimento a internet perché, grazie alla facilità con cui si può aprire un blog, un sito o anche un portale, in molti hanno assunto i panni dei giornalisti, senza però averne la formazione e la preparazione giuridica.

Non ogni notizia può essere considerata come una informazione tutelata dal diritto di espressione e dalla libertà di stampa. Le ingerenze della stampa negli altrui diritti (come la privacy o il diritto d’autore) sono consentite solo se “necessarie in una società democratica”. Vi deve cioè essere “un bisogno sociale imperioso”.

Nel caso deciso dalla Corte, per esempio, pur non potendosi negare il fascino che sul pubblico esercita l’alta moda, non può neanche riconoscersi all’articolo su una sfilata un valore tale da rappresentare un dibattito di interesse generale.

In tale contesto, invece, l’attività dei tre fotografi aveva leso un diritto di pari grado: quello a non veder diffuse le foto di creazioni private, col rischio di comprometterne le novità e rendere più agevole il gioco alla contraffazione.

note

[1] Art. 21 Cost.

[2] Art. 42 Cost.

[3] Requēte n. 36769/2008.

[4] Art. 10 Convenz. Internaz. Dir. Uomo.


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1 Commento

  1. Nel caso di diritti confliggenti (libertà di informazione-manifestazione del pensiero / tutela dei diritti di sfruttamento economico) non è pericoloso riservare la valutazione in ordine al “bilanciamento”, alla valutazione “caso per caso” che ne farà la magistratura ?.
    Non sarebbe preferibile un’interpretazione della norma secondo la quale la pubblicazione sarebbe sempre e comunque lecita, salvo nei casi in cui risultasse “prevalente” la finalità di sfruttamento dei diritti dei quali un terzo è titolare?

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