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Che succede se sale lo spread?

29 agosto 2018


Che succede se sale lo spread?

> Business Pubblicato il 29 agosto 2018



Quali sono gli effetti di uno spread alto sull’economia nazionale e sul portafoglio delle famiglie: dalle tasse alle bollette alle rate del mutuo.

Avrai certamente sentito parlare dello spread e di come questo indice sia soggetto a continue oscillazioni. Quando lo spread sale i giornali economici cominciano a lanciare allarmi sullo stato di salute dell’economia nazionale. Lo spread alto finisce così per essere un cavallo di battaglia contro la politica del governo e le sue iniziative (o la sua inerzia). Ma, in pratica, che succede se sale lo spread? Quali effetti ha tale situazione sui cittadini e sui risparmiatori che hanno depositato i propri risparmi in banca o hanno acquistato Bot e altri buoni del tesoro?

In questo articolo cercheremo di spiegarti, in un linguaggio semplice e adatto anche a chi l’economia non l’ha mai amata, cos’è lo spread, quali riflessi ha sulla popolazione e sul mercato, cosa comporta uno spread alto sulla rata del mutuo, sulle bollette e, soprattutto, sulle tasse che i contribuenti sono obbligati annualmente a pagare all’erario. Al termine dell’articolo non potrai quindi negare che lo spread è un dato obiettivo, capace di incidere notevolmente sul portafoglio delle famiglie e di cambiare anche la ricchezza di un Paese in modo tangibile e, a volte, determinante. Basti pensare che ci sono state situazioni in cui, a fronte di uno spread molto alto, il Governo è stato costretto a dimettersi.

Per capire che succede se lo spread sale iniziamo a confrontarci con questo semplicissimo concetto: cos’è lo spread?

Cos’è lo spread?

In un precedente articolo, dal titolo Cos’è lo spread, abbiamo spiegato, a mo’ di favoletta, il concetto di spread. Ti consiglio di leggerlo perché tutto ti sarà molto più chiaro. In buona sostanza lo spread indica la differenza che c’è tra il rendimento dei titoli di Stato italiani e quelli tedeschi (presi come parametro di riferimento per la loro stabilità). In particolare, vengono messi a confronti i Btp italiani (i titoli cioè che scadono dopo 10 anni) e i  Bund tedeschi e si valuta quale dei due offre una maggiore remunerazione.

Una remunerazione alta è sicuramente un incentivo ad acquistare per il consumatore perché guadagna di più, ma è un dato negativo per lo Stato che, invece, è costretto a pagare un interesse più elevato.

Facciamo un esempio. Immaginiamo di avere cinquemila euro da investire in obbligazioni e di dover scegliere tra due banche. La banca Alfa offre un tasso di interesse del 2% mentre la banca Beta offre uno del 7%. A prima vista riteniamo quest’ultima più conveniente perché ci garantisce una remunerazione superiore. Ma poi ci chiediamo: perché il divario tra i due istituti di credito è così alto? Cosa spinge la banca Beta ad offrire di più ai suoi risparmiatori? Qualcuno ci dice che la banca Beta ha grosse difficoltà economiche, sta per fallire e, per salvarsi dalla crisi, ha bisogno di soldi. Così, per invogliare gli investitori a darle denaro, è costretta a promettere un tasso di interesse superiore rispetto alle sue concorrenti. A ben vedere, quindi, la banca Beta è certamente più conveniente di quella Alfa ma anche più rischiosa perché potrebbe “saltare” da un momento all’altro e noi potremmo perdere il capitale investito.

Trasportiamo questa metafora con le nazioni: la banca Alfa è la Germania, mentre la banca Beta è l’Italia. Lo spread – che significa appunto divario – è proprio la differenza tra quanto rendono i titoli italiani e quelli tedeschi. E tanto più quelli italiani rendono di più tanto più significa che il nostro Paese non naviga in buone acque.

Cosa significa quando lo spread sale?

Quando lo spread sale significa che i tassi di interesse dei titoli di Stato italiani crescono rispetto a quelli tedeschi. Ciò vuol dire che rendono di più per l’investitore. Ma se rendono di più è perché il nostro Paese è stato costretto ad alzare gli interessi rispetto alla Germania per invogliare gli investitori ad acquistare le proprie obbligazioni in un momento in cui altrimenti non lo farebbero per via di un’economia poco solida e sicura.

Aumentare la remunerazione dei titoli di Stato significa quindi spingere la gente o le società ad acquistare i Btp che altrimenti non sarebbero stati acquistati alle aste.

Perché l’Italia deve vendere i titoli di Stato a tutti i costi?

Perché lo Stato deve vendere i Btp anche a costo di elevare i tassi di interesse (e quindi di alzare lo spread)? Semplice. Il nostro Paese ha bisogno di liquidità per pagare le proprie spese: dagli stipendi degli statali ai servizi pubblici, dalle pensioni alla sanità, dai vari bonus agli sconti fiscali, dagli incentivi alle aziende ai sussidi per la disoccupazione e i sostegni per i poveri. Impossibile recuperare tutti questi soldi dalle tasse; così lo Stato li deve chiedere in prestito. In prestito a chi? A chi compra i titoli di Stato ossia: risparmiatori (comuni cittadini che investono in Btp mettendo così al riparo il capitale dal rischio inflazione), banche (che investono la liquidità che hanno nei propri forzieri), Stati stranieri (che diventano così finanziatori tra loro).

Che succede quando lo spread sale?

Ecco che allora possiamo tracciare le fila di quanto abbiamo appena detto. Quando lo spread sale, lo Stato italiano si indebita di più perché, avendo promesso tassi di interesse superiore per i propri titoli, è ora costretto a pagarli e, quindi, a indebitarsi ulteriormente. Debito chiama debito.

Il paradosso è che tanto più l’Italia sta male economicamente, tanto minore è la fiducia degli investitori, tanto più è necessario alzare il rendimento dei Btp e quindi promettere remunerazioni alte. Il che implica anche dover alzare lo spread. Se lo spread sale, il debito pubblico italiano cresce perché aumenta l’indebitamento verso chi ha acquistato i nostri titoli di Stato.

Quali sono gli effetti di uno spread alto per i cittadini?

Una cosa è dire che lo spread è alto, un’altra è vedere la propria retribuzione diminuire. Come può influire lo spread sugli stipendi e sulla ricchezza dei cittadini? Molto semplice. Lo scopriremo qui di seguito.

Innanzitutto se lo Stato si indebita deve trovare il modo di coprire il buco di bilancio, visti gli obblighi con l’Unione Europea che ci impongono di non superare un certo deficit. Questo significa che la politica economica del Paese deve diventare più rigorosa. In termini pratici è facile aspettarsi:

  • aumento delle tasse
  • nuove imposte;
  • riduzione della spesa pubblica tramite azzeramento di benefici fiscali, minori assunzioni di dipendenti pubblici, tagli alla spesa pubblica (sanità, welfare, ecc.).

Non è tutto: lo spread alto può far rincarare anche le bollette di luce e gas e la rata del mutuo. E in generale potrebbero esserci ripercussioni anche su altri settori a tariffa regolata, come l’acqua.

L’Arera – così si chiama oggi l’Autorità dell’energia, delle reti dell’ambiente – aggiorna periodicamente il livello di remunerazione degli investimenti effettuati dalle società del settore. È il cosiddetto Wacc, sigla che sta per Weighted average cost of capital: denaro che viene garantito a chi gestisce servizi regolati per ripagare infrastrutture come gasdotti, stoccaggi di metano, reti elettriche o il servizio di rigassificazione del gas liquefatto. Questi investimenti, secondo la legge, sono pagati dagli utenti finali, in pratica da cittadini e imprese che consumano energia.  In bolletta il Wacc, moltiplicato per il Rab (Regulatory asset base o Capitale investito regolatorio), finisce nella voce «Spese per il trasporto e la gestione del contatore», che pesa per il 15-20% del conto da pagare. A titolo di esempio, nell’aggiornamento tariffario del 1° luglio scorso questa voce era il 19,14% della bolletta elettrica e il 17,12% della fattura del gas di un consumatore domestico tipo. Ebbene il “rischio Paese” dato da uno spread alto può influire sul Wacc: quando questa voce dovrà essere aggiornata nelle bollette, l’Arera è costretta a prevedere un importo più elevato. Il che significa che le famiglie pagheranno tariffe più alte per luce, gas ed acqua.

Un altro effetto dello spread alto può riguardare i nostri conti correnti e le rate dei mutui. Le banche sono tra i principali finanziatori dello Stato. Significa che acquistano periodicamente un gran numero di Btp. Chiaramente se l’Italia dovesse indebitarsi troppo non riuscirebbe a restituire i capitali agli istituti di creditori finanziatori e questi entrerebbero in crisi, non potendo a loro volta restituire ai correntisti i soldi depositati sul conto. Si avrebbe una situazione simile a quella della Grecia. A questo scenario catastrofico però si aggiunge uno molto più probabile. Quando le banche intravedono un rischio per i loro investimenti, sono giustamente portate – come qualsiasi altro imprenditore – a cercare maggiore liquidità per evitare il default. Il che le spinge ad aumentare gli interessi dei mutui e di tutti i servizi erogati. Chi ha un prestito a tasso variabile pagherà di più. Chi ancora lo deve sottoscrivere troverà meno conveniente il finanziamento rispetto a qualche anno prima.

Insomma, con uno spread alto tutto costa di più: dalle tasse, alle bollette, al mutuo.

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1 Commento

  1. Se cosi, mi può spiegare perché quando lo spred aumenta oltre 140 punti il capitale investito diminuisce.Grazie.

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