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Chi paga il sindacato?

30 agosto 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 30 agosto 2018



Tesseramenti, trattenute, contributi: così si mantiene il sindacato

Ti sei iscritto ad una organizzazione sindacale, ma non hai ben chiaro chi pagherà l’organizzazione se avrai bisogno di assistenza, o comunque se l’iscrizione che hai fatto avrà dei costi successivi al tesseramento. Ebbene, il sindacato opera per garantirti buone condizioni di lavoro, fa da interviene nei confronti dell’azienda se i tuoi diritti vengono violati, ti mette a disposizione legali convenzionati che ti possono assistere in caso di controversia, dunque è evidente che questi servizi hanno un costo. Ciò che hai pagato in fase di tesseramento e quelle piccole quote che ti verranno richieste nel corso dell’anno servono a finanziare l’attività di supporto che il sindacato ti offre. Non è però solo il lavoratore a pagare il sindacato, perché a seconda dell’attività svolta, contribuiscono al Suo sostentamento anche taluni enti pubblici. Vediamo allora in concreto, chi paga il sindacato.

Cos’è un sindacato?

Il sindacato è un’organizzazione, generalmente costituita come associazione, che attraverso i propri rappresentati interni e aziendali si adopera per tutelare i diritti dei lavoratori di ogni specifico settore produttivo e migliorarne o quantomeno salvaguardarne le condizioni di lavoro.

Il sindacato si adopera dunque per contrattare i rinnovi del contratto collettivo di categoria, in modo tale che esso possa essere modificato solo “in meglio” per i lavoratori; tutela i lavoratori che rivendicano diritti di vario tipo nei confronti dell’azienda (ad esempio licenziamento illegittimo, licenziamento collettivo e mobilità, mobbing, mansioni inferiori, mancato pagamento della retribuzione e quant’altro possa succedere nel corso del rapporto di lavoro).

Il sindacato, oltre a fornire consulenza ed assistenza ai lavoratori e ad intrattenere rapporti e trattative con le aziende, svolge, attraverso i propri uffici competenti, anche attività di consulenza, supporto ed assistenza, in materia pensionistica, fiscale, occupazionale. Ad esempio, attraverso il patronato fornisce consulenza e assistenza in materia di disoccupazione, predisponendo e trasmettendo domanda di accesso alla NASpI; esso fornisce altresì consulenza in materia pensionistica, potendo fornire (mediante collegamento all’Inps) l’estratto contributivo e il calcolo di quando si potrà andare in pensione e con quale importo, oppure provvedendo a predisporre e presentare la domanda pensionistica; il Caf invece fornisce supporto nella compilazione della denuncia dei redditi, del modello di pagamento della Tari è così via.

Chi tutela il sindacato?

Il sindacato, a seconda dell’attività che svolge, tutela sia i propri iscritti che i non iscritti. Ad esempio, quando partecipa alla formazione dei contratti collettivi, dei risultati ottenuti dal sindacato beneficiano tutti i lavoratori, a prescindere dalla loro iscrizione alla organizzazione di categoria; diversamente, in caso di licenziamento individuale illegittimo, il sindacato assisterà il lavoratore solo se tesserato.

È ovvio che solo chi è iscritto al sindacato avrà diritto di ricevere consulenza, ascolto e assistenza in caso di contrasti con l’azienda. Questo sia attraverso la consulenza fornita dai competenti uffici sindacali, o mediante l’intervento personale di un sindacalista, sia ricevendo assistenza legale qualora non si riesca a risolvere bonariamente il problema.

Del resto chi versa il costo della tessera sindacale e la quota periodica, ha diritto ad un servizio in più rispetto ai lavoratori che non aderiscono all’organizzazione e, per contro, il pagamento dei costi di iscrizione consente al sindacato di mantenersi e continuare ad operare tramite i propri uffici, rappresentanti e legali fiduciari.

Conviene essere iscritti al sindacato?

I costi di iscrizione al sindacato non sono elevati ed i servizi che l’organizzazione offre in caso di bisogno sono certamente vantaggiosi.

Come detto, pur essendo i attività sindacali delle quali beneficiano tutti i lavoratori, indipendentemente dalla loro iscrizione all’organizzazione di categoria, in caso di controversia nei confronti dell’azienda, chi è iscritto al sindacato può ricevere immediato supporto, mediante consulenza ed asssistenza legale, a costi decisamente vantaggiosi.

Oltre all’assistenza in caso di vertenza contro il datore, chi è iscritto ha a che una serie di ulteriori vantaggi e sconti nel caso si avvalga degli altri servizi forniti dall’organizzazione: ad esempio potrà ricevere assistenza in materia fiscale, oppure in sede di dichiarazione dei redditi a costo zero, oppure a costi agevolati rispetto ai non iscritti.

È comunque in ogni caso è in ogni momento possibile recedere dall’iscrizione, interrompendo il pagamento della quota sindacale periodica (generalmente trattenuta dalla busta paga del lavoratore).

Chi paga il sindacato?

I pagamenti che arrivano al sindacato sono molteplici e rappresentano ciò che consente al sindacato di  mantenersi e “rimanere in vita”.

I pagamenti possono provenire innanzitutto da enti pubblici: si pensi ad esempio, i finanziamento ai patronati e ai Caf da parte dell’Inps e dell’Inail.

In particolare, l’Inps garantisce al sindacato un notevole flusso annuo di denaro per le quote associative dei pensionati, trattenute direttamente sulle pensioni (salvo revoca), nonchè a titolo di ritenute sulle prestazioni.

Accanto ai finanziamenti pubblici, troviamo poi i pagamenti fatti in favore del sindacato direttamente dal privato cittadino, nel momento in cui si iscrive all’organizzazione o quando fruisce dei servizi che questa offre.

Si pensi alla quota iniziale di tesseramento, versata dal lavoratore al momento dell’adesione all’organizzazione sindacale, alle quote periodiche trattenute sulla busta paga e versate al sindacato direttamente dall’azienda per conto del lavoratore iscritto, oppure al pagamento del compenso richiesto per la compilazione della denuncia dei redditi da parte del Caf.

Infine, il sindacato viene finanziato mediante il contributo sindacale che il lavoratore versa in caso di esito positivo della vertenza intentata – con l’assistenza dell’organizzazione o di uno dei suoi legali fiduciari – nei confronti dell’azienda.

Il mandato conferito al sindacato in caso di vertenza può infatti prevedere che, nel momento in cui il lavoratore recupererà i suoi crediti, o comunque concluderà la vertenza con esito positivo, verserà al l’organizzazione una percentuale calcolata sulle somme che incasserà.


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