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Pensione a 63 anni

29 Agosto 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 29 Agosto 2018



In quali casi è possibile uscire dal lavoro a 63 anni: pensione anticipata contributiva, Ape volontario e sociale, altri trattamenti che consentono di pensionarsi in anticipo.

Non hai gli anni di contributi sufficienti per ottenere la pensione anticipata, ma non vuoi attendere il compimento dell’età per la pensione di vecchiaia, ad oggi pari a 66 anni e 7 mesi, a 67 anni dal 2019? Forse non sai che ci sono alcuni trattamenti che consentono l’uscita dal lavoro a poco più di 63 anni: si tratta della pensione anticipata contributiva, dell’Ape sociale e dell’Ape volontario. La pensione anticipata contributiva, in particolare, può essere raggiunta da chi non ha versamenti prima del 1996, salvo alcune eccezioni, e richiede che l’importo dell’assegno mensile sia abbastanza consistente, nonostante il calcolo contributivo applicato (di solito penalizzante). L’Ape volontario, che è un anticipo pensionistico erogato grazie a un prestito bancario, può essere richiesto sino al 31 dicembre 2019, ma determina penalizzazioni sulla pensione; l’Ape sociale, invece, un anticipo che si ottiene grazie all’intervento dello Stato, non comporta penalizzazioni sulla pensione, ma può essere richiesto tardivamente solo sino al 30 novembre 2018. Facciamo allora il punto della situazione sulla pensione a 63 anni: chi può ottenerla, quali sono i requisiti, come si calcola il trattamento.

Pensione a 63 anni con l’Ape sociale

La modalità più conveniente, ossia che non determina l’applicazione di penalizzazioni sul trattamento, per ottenere la pensione a 63 anni, è richiedere l’anticipo pensionistico a carico dello Stato, cioè l’Ape sociale. Per ricevere questo trattamento, pari alla pensione spettante (sino a un massimo di 1.500 euro mensili), difatti, non sono previste trattenute, né altri tipi di tagli sull’assegno.

L’Ape sociale spetta sino alla maturazione del requisito di età per la pensione di vecchiaia (66 anni e 7 mesi nel 2018, 67 anni nel 2019), e può avere una durata massima di 3 anni e 7 mesi.

Bisogna però essere iscritti in una delle gestioni facenti capo all’Inps, possedere un minimo di anni di contribuzione e appartenere a determinate categorie tutelate.

Nel dettaglio, possono ottenere l’Ape sociale i lavoratori che possiedono almeno 30 anni di contributi (contando tutti i periodi non coincidenti maturati presso le gestioni Inps, assieme ai contributi da eventuale totalizzazione estera), se appartengono a una delle seguenti categorie:

  • lavoratori che risultano disoccupati a seguito di licenziamento, anche collettivo, o di dimissioni per giusta causa, o per effetto di risoluzione consensuale nell’ambito della procedura di conciliazione obbligatoria; perché gli appartenenti a questa categoria possano beneficiare dell’Ape sociale, è necessario che abbiano terminato da almeno tre mesi di percepire la prestazione di disoccupazione e che non si siano rioccupati (è possibile rioccuparsi per non oltre 6 mesi solo con contratto di prestazione occasionale, voucher, libretto famiglia o subordinati);
  • lavoratori il cui rapporto è cessato a seguito di un contratto a termine, se hanno alle spalle almeno 18 mesi di contratti negli ultimi 3 anni (questo requisito potrebbe essere alleggerito);
  • lavoratori che assistono, al momento della richiesta e da almeno 6 mesi, il coniuge o un familiare entro il primo grado convivente con handicap grave, ai sensi della Legge 104; a partire dal 2018, sono inclusi tra gli assistiti che danno luogo al beneficio dell’Ape sociale anche i familiari, parenti o affini, entro il secondo grado; in questo caso, però, è necessario che il coniuge, o l’unito civilmente, e i parenti di primo grado (cioè figli o genitori) conviventi con la persona affetta da handicap in situazione di gravità si trovino in una delle seguenti situazioni:
    • abbiano compiuto i 70 anni di età;
    • risultino anch’essi affetti da patologie invalidanti (occorre fare riferimento alle patologie a carattere permanente che attualmente consentono al lavoratore dipendente di fruire del congedo per gravi motivi familiari; è necessario che la patologia sia documentata e che la documentazione sia inviata alla competente unità operativa, complessa o semplice);
    • siano deceduti o mancanti (si considera l’assenza naturale o giuridica, ad esempio il divorzio).
  • lavoratori che possiedono un’invalidità uguale o superiore al 74%.

Sono invece necessari 36 anni di contributi per un’ulteriore categoria beneficiaria dell’Ape sociale, gli addetti ai lavori gravosi: si tratta di coloro che hanno prestato per almeno 6 anni negli ultimi 7 anni un’attività lavorativa particolarmente rischiosa o pesante, che deve far parte dell’elenco di professioni di seguito indicato:

  • operai dell’industria estrattiva, dell’edilizia e della manutenzione degli edifici;
  • conduttori di gru, di macchinari mobili per la perforazione nelle costruzioni;
  • conciatori di pelli e di pellicce;
  • conduttori di convogli ferroviari e personale viaggiante;
  • conduttori di mezzi pesanti e camion;
  • professioni sanitarie infermieristiche ed ostetriche ospedaliere con lavoro organizzato in turni;
  • addetti all’assistenza personale di persone in condizioni di non autosufficienza;
  • professori di scuola pre-primaria;
  • facchini, addetti allo spostamento merci ed assimilati;
  • personale non qualificato addetto ai servizi di pulizia;
  • operatori ecologici e altri raccoglitori e separatori di rifiuti;
  • pescatori;
  • lavoratori marittimi;
  • operai agricoli;
  • operai degli impianti siderurgici.

Le donne ottengono lo sconto nel requisito contributivo richiesto pari a un anno di contributi per ogni figlio, sino a un massimo di due.

Le domande per ottenere l’anticipo pensionistico a carico dello Stato a 63 anni possono essere presentate tardivamente sino al 30 novembre 2018. È indispensabile, per ottenere l’Ape sociale, cessare l’attività lavorativa; inoltre l’assegno è incompatibile con diverse prestazioni. Per approfondire: Domanda di Ape social 2018.

Ma come ottenere la pensione a 63 anni se non si appartiene alle categorie di lavoratori tutelate, o nei casi di incompatibilità?

Pensione a 63 anni con l’Ape volontario

Ottenere la pensione, o meglio l’anticipo pensionistico, a 63 anni di età è più facile se si richiede l’Ape volontario.

L’Ape volontario, o anticipo pensionistico volontario, è una prestazione che, come l’Ape sociale, accompagna il lavoratore dai 63 anni di età (o dal momento in cui domanda il trattamento) sino all’età in cui può ottenere la pensione di vecchiaia. Il lavoratore deve maturare il diritto alla pensione di vecchiaia, in ogni caso, entro 3 anni e 7 mesi.

Con l’Ape volontario, a differenza di quanto disposto in materia di Ape sociale, il lavoratore può ricevere un assegno, a partire dai 63 anni di età, se possiede almeno 20 anni di contributi, non di 30 o 36 anni. Inoltre, il lavoratore non deve appartenere a una delle categorie beneficiarie dell’Ape sociale, ma deve unicamente risultare iscritto all’Inps.

La prestazione è ottenuta grazie a un prestito concesso da un soggetto finanziatore, solitamente una banca, e coperto da una polizza assicurativa obbligatoria per il rischio di premorienza, che deve essere restituito in 20 anni, una volta perfezionati i requisiti per la pensione; il trattamento viene corrisposto in 12 quote mensili di pari importo.

L’importo della prestazione varia a seconda della durata dell’anticipo richiesto, e può andare dal 75% al 90% della futura pensione. A fronte degli interessi sul finanziamento e dei premi assicurativi per la copertura del rischio di premorienza corrisposti all’assicurazione, è riconosciuto un credito di imposta annuo nella misura massima del 50%dell’importo, pari a un ventesimo degli interessi e dei premi assicurativi complessivamente pattuiti nei relativi contratti.

L’Ape volontario era inizialmente previsto, in via sperimentale, a favore dei lavoratori che avessero maturato i requisiti richiesti entro il 31 dicembre 2018; tale data è stata successivamente prorogata al 31 dicembre 2019. Per sapere come richiedere il trattamento: Domanda di Ape volontario.

Pensione anticipata a 63 anni

Per coloro che non possiedono contributi versati prima del 1996, è possibile ottenere la pensione anticipata a 63 anni di età (63 anni e 7 mesi, per via degli adeguamenti all’aspettativa di vita), se si possiedono:

  • almeno 20 anni di contributi;
  • un assegno almeno pari a 2,8 volte l’assegno sociale, ossia a 1.268,40 euro mensili.

Anche chi possiede contributi versati al 1995 può ottenere questo tipo di pensione anticipata, ma solo se sceglie il computo nella gestione Separata Inps, cioè se sceglie di far confluire tutti i suoi contributi (esclusi quelli versati nelle casse professionali) presso la gestione Separata, sottoponendo così tutti i contributi al calcolo contributivo (generalmente penalizzante). Per capire come mai il calcolo contributivo di solito è sfavorevole: Guida al calcolo della pensione

Chi può chiedere il computo nella gestione Separata?

Nello specifico, per accedere al computo è necessario, oltre all’iscrizione alla gestione Separata con l’accredito di almeno 1 mese di contribuzione, possedere i seguenti requisiti:

  • avere almeno 15 anni di contributi complessivamente accreditati;
  • possedere meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995;
  • possedere almeno 5 anni di contributi dal 1° gennaio 1996 in poi.

In buona sostanza, sono esclusi dal computo sia i lavoratori la cui pensione è calcolata col sistema retributivo sino al 31 dicembre 2011, cioè coloro che possiedono oltre 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995, sia coloro il cui calcolo della pensione è già interamente contributivo, in quanto non possiedono nemmeno un contributo precedente al 1996 (questi ultimi possono comunque ottenere la pensione anticipata a 63 anni, come appena osservato).

È piuttosto problematica, poi, la situazione dei lavoratori che hanno perfezionato i requisiti per l’esercizio della facoltà di computo entro il 31 dicembre 2011: questi, in base a una precedente interpretazione della normativa da parte dell’Inps, potrebbero domandare il computo solo nel caso in cui abbiano maturato anche i requisiti per la pensione nel sistema contributivo entro il 31 dicembre 2011, secondo la disciplina precedente alla legge Fornero.

In pratica, questi lavoratori dovrebbero aver perfezionato almeno 65 anni di età (60 se donne) unitamente a 5 anni di contribuzione effettiva, oppure 40 anni di contributi indipendentemente dall’età anagrafica, oppure ancora la quota 96. Sul punto, però, l’Inps si è pronunciata con un’ulteriore circolare, che sembrerebbe accordare la facoltà di computo anche a chi ne ha maturato i requisiti prima del 31 dicembre 2011 (per approfondire: Requisiti per il computo nella gestione Separata).

Ad ogni modo, si auspica un chiarimento definitivo della questione da parte dell’Inps.


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