Diritto e Fisco | Articoli

Lettera di licenziamento diversa dalla contestazione: che fare?

30 Ago 2018


Lettera di licenziamento diversa dalla contestazione: che fare?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 30 Ago 2018



Il lavoratore licenziato per giusta causa ha diritto alla reintegra se la lettera di recesso cita fatti diversi dalla contestazione disciplinare. Quando esiste, infatti, uno scollamento tra la condotta realizzata e la sanzione irrogata è esclusa l’applicazione del semplice indennizzo.

Il tuo datore di lavoro ti ha inviato una lettera di licenziamento disciplinare. La ragione è, a suo avviso, una grave colpa di cui ti saresti macchiato nell’esercizio delle tue mansioni. Ma le cose non sono andate in modo lineare. Infatti, così come la legge prescrive, hai prima ricevuto la raccomandata con la contestazione; in essa ti sono stati dati cinque giorni di tempo per difenderti. Nella lettera erano evidenziati alcuni fatti sui quali però hai preso una posizione ferma e decisa con una apposita memoria scritta recapitata in azienda all’ufficio personale. Sei stato tanto preciso e puntuale nel difenderti che ritenevi scontato il “perdono”. Invece sei stato ugualmente licenziato. Senonché la comunicazione del licenziamento conteneva contestazioni diverse dalla prima lettera, aggiungendone di nuove e arricchendole di ulteriori particolari. Inutile dire che non hai avuto modo di difenderti per bene, sicché ritieni illegittimo il provvedimento del datore di lavoro. Lui, invece, sostiene di essersi comportato come normativa impone, dandoti il tempo per una difesa e prendendo all’esito la decisione definitiva. Chi ha ragione? Che fare se la lettera di licenziamento è diversa dalla contestazione? Sulla questione è di recente intervenuta la Cassazione [1]. La sentenza è per noi la scusa per ribadire, ancora una volta, come funziona il licenziamento per motivi disciplinari.

Procedimento disciplinare: come funziona?

Tutte le volte in cui il datore di lavoro intende prendere dei provvedimenti disciplinari contro un proprio dipendente – siano essi delle sanzioni o lo stesso licenziamento – deve avviare una procedura apposita. Con una prima lettera, deve contestargli il fatto e il comportamento. In essa deve essere sufficientemente preciso e puntuale in modo da garantire all’interessato di raccogliere elementi a proprio favore e difendersi. La lettera deve anche essere tempestiva rispetto agli episodi in contestazione: troppo tempo potrebbe impedire una tutela piena (col passare delle settimane, i fatti si dimenticano e le prove si disperdono).

Nei cinque giorni successivi al ricevimento della lettera di contestazione il lavoratore può presentare una memoria ove giustifica il proprio operato e, in aggiunta, può chiedere di essere sentito di persona eventualmente con un sindacalista (non è ammesso in questa fase l’avvocato).

All’esito della valutazione delle difese del dipendente, e senza far passare troppo tempo, il datore di lavoro decide se irrogare la sanzione o meno, sanzione che può anche consistere nel licenziamento se ne ricorrono i presupposti.

Nei 60 giorni successivi all’eventuale provvedimento, il dipendente può contestarlo con una raccomandata ed entro 180 giorni dopo deve ricorrere al giudice.

Se la lettera di licenziamento non coincide con la contestazione

Nel momento in cui intende licenziare il dipendente, il datore di lavoro ha l’obbligo di non usare motivazioni differenti rispetto a quelle contestate nella prima lettera. Difatti, se la lettera di licenziamento descrive in maniera diversa da quella di contestazione disciplinare la condotta posta a base del recesso, il dipendente ha diritto alla reintegrazione sul posto di lavoro (oltre al risarcimento del danno entro le 12 mensilità). Tale imprecisione non è un vizio solo formale, ma fa venire meno i presupposti del provvedimento. A tanto è pervenuta la Cassazione con la recente sentenza.

Il lavoratore può quindi impugnare il licenziamento, sostenendo che sia stato irrogato per una violazione diversa da quella oggetto di contestazione. Se il giudice dovesse dargli ragione, rilevando che nella lettera di recesso viene invocata la violazione di una norma diversa da quella invece riportata nella contestazione disciplinare iniziale, il provvedimento di licenziamento è nullo e il lavoratore torna in azienda (per inesistenza del fatto oggetto della contestazione disciplinare: circostanza che dà diritto alla reintegra sul posto).

Dunque, tutte le volte in cui il fatto oggetto del licenziamento non coincide quello contestato si applica necessariamente la tutela reintegratoria.

note

[1] Cass. sent. n. 21265/2018.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI