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Come avere la pensione a prescindere dall’età

26 settembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 26 settembre 2018



In quali casi si può uscire dal lavoro senza rispettare un’età minima: pensione anticipata, pensione di anzianità in totalizzazione, quota 41 e 42, inabilità e invalidità.

Hai una lunga carriera alle spalle, con molti anni di contributi, ma sei troppo giovane per accedere alla pensione di vecchiaia? Vorresti pensionarti il prima possibile, senza attendere il compimento dei 67 anni, necessari dal 2019 per il trattamento di vecchiaia? Forse non sai che in alcuni casi puoi ottenere la pensione senza la necessità di rispettare l’età pensionabile: pensionarsi a prescindere dall’età è possibile, ad esempio, grazie alla pensione anticipata ordinaria (che può essere raggiunta anche sommando i contributi versati in fondi diversi), la pensione anticipata quota 41 per i lavoratori precoci e la pensione di anzianità totalizzata. Se sei iscritto presso una cassa dei liberi professionisti, la tua gestione previdenziale potrebbe prevedere una pensione anticipata, o di anzianità, il cui diritto si basa sui soli anni di versamenti, senza limiti di età: inoltre, come libero professionista potresti richiedere, se possiedi contributi versati in fondi diversi, la pensione anticipata in regime di cumulo e la pensione di anzianità in regime di totalizzazione, che sono due trattamenti per i quali non sono previste barriere collegate all’età minima, come abbiamo appena osservato. Nessun limite di età è previsto, inoltre, per la pensione d’inabilità e l’assegno d’invalidità, né per le ulteriori prestazioni specifiche previste in caso d’invalidità. Ma procediamo per ordine e vediamo come avere la pensione a prescindere dall’età: quali prestazioni è possibile richiedere, come si calcola l’assegno mensile maturato, quali trattamenti non collegati all’età sono previsti nella nuova riforma pensioni.

Pensione anticipata ordinaria a prescindere dall’età

Nel nostro ordinamento esiste da tempo una tipologia di pensione che si può ottenere sulla sola base degli anni di contributi, a prescindere dall’età: prima dell’entrata in vigore della legge Fornero si chiamava pensione di anzianità (poteva essere ottenuta sia con le quote, cioè sulla base della somma di età e contribuzione, sia sulla sola base dei versamenti), poi è stata “convertita” in pensione anticipata (la pensione di anzianità resta comunque operativa per alcune categorie specifiche di lavoratori, come gli addetti ai lavori usuranti ed i salvaguardati, oppure per chi chiede il regime di totalizzazione dei contributi). L’attuale pensione anticipata ordinaria si può richiedere senza bisogno della maturazione di un’età minima; sino a qualche anno fa era richiesta un’età minima di 62 anni per ottenere la pensione anticipata senza applicare penalizzazioni sull’assegno.

Ad oggi, la pensione anticipata si può raggiungere con i seguenti requisiti:

  • 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne;
  • 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini.

Dal 2019, potrà ottenere la pensione anticipata chi potrà far valere, tra tutte le gestioni previdenziali alle quali è o è stato iscritto, un totale di contributi pari a:

  • 43 anni e 3 mesi, se uomo;
  • 42 anni e 3 mesi, se donna.

Il requisito dovrebbe successivamente aumentare di 3 mesi ogni biennio, a meno che non si verifichino incrementi della speranza di vita in misura differente a quelli previsti; nel caso in cui sia riscontrato un calo della speranza di vita, il requisito non subirà aumenti.

Come si calcola la pensione anticipata a prescindere dall’età?

La pensione anticipata ordinaria, come la generalità dei trattamenti pensionistici, si calcola con sistemi diversi, a seconda dell’anzianità contributiva del lavoratore. In particolare, la prestazione è calcolata col sistema:

  • retributivo sino al 31 dicembre 2011, poi contributivo, per chi possiede almeno 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995; il calcolo retributivo si basa sugli ultimi redditi, o retribuzioni, per questo risulta generalmente favorevole al pensionato;
  • retributivo sino al 31 dicembre 1995, poi contributivo, per chi possiede meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995;
  • interamente contributivo, per chi non possiede contributi al 31 dicembre 1995; il calcolo contributivo si basa invece sui versamenti accreditati, e risulta penalizzante rispetto al calcolo retributivo.

Come appena osservato, ad oggi non si devono più applicare penalizzazioni per chi si pensiona non avendo ancora compiuto 62 anni.

Pensione anticipata in regime di cumulo a prescindere dall’età

La pensione anticipata ordinaria può essere anche ottenuta in regime di cumulo, ossia sommando i contributi presenti in fondi previdenziali differenti.

Attraverso il cumulo, in pratica, i versamenti presenti in casse diverse sono sommati ai fini del diritto alla pensione; ai fini della misura della pensione i contributi, invece, non sono sommati, ma ogni gestione liquida separatamente la quota di propria competenza.

Il cumulo non prevede il ricalcolo contributivo della prestazione, per quanto riguarda le gestioni Inps: al contrario, il totale dei contributi cumulati rileva anche ai fini del sistema di calcolo della pensione da utilizzare. Se, ad esempio, attraverso il cumulo il pensionato raggiunge 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995, ottiene il calcolo retributivo della prestazione sino al 31 dicembre 2011, anziché solo sino al 31 dicembre 1995. Non vengono considerati i contributi versati presso le casse professionali, però, ai fini del sistema di calcolo: in pratica, se si raggiungono 18 anni di contributi anche sommando i versamenti presso una gestione dei liberi professionisti, il metodo di calcolo non varia.

Per quanto riguarda le casse professionali, in certi casi il cumulo può determinare il calcolo contributivo della propria quota di pensione, se non si raggiunge un requisito assicurativo o di contribuzione minimo: dipende dal regolamento della specifica gestione.

Pensione di anzianità totalizzata a prescindere dall’età

Anche la pensione di anzianità totalizzata offre la possibilità di uscire dal lavoro a prescindere dall’età. La totalizzazione è uno strumento che, come il cumulo, dà la possibilità di ottenere il diritto alla pensione sommando i gratuitamente contributi versati in gestioni diverse.

In particolare, attraverso la totalizzazione è possibile raggiungere, senza limiti di età, la pensione di anzianità, con:

  • 40 anni 7 mesi di contributi (41 anni dal 2019);
  • l’attesa di una finestra di 21 mesi.

Come si calcola la pensione in totalizzazione a prescindere dall’età?

La pensione in totalizzazione è calcolata secondo il sistema contributivo, che si basa sulla contribuzione accantonata, rivalutata in base al Pil, e trasformata in assegno da appositi coefficienti che aumentano al crescere dell’età. Ogni gestione calcola separatamente la propria quota di pensione.

Se, però, in una delle gestioni previdenziali privatizzate si matura il diritto ad un’autonoma pensione di vecchiaia, il calcolo di quella quota non è contributivo, ma segue il sistema di calcolo proprio della gestione. Il più delle volte, le casse dei liberi professionisti prevedono, sino a un determinato anno, il calcolo reddituale della pensione (basato sui redditi migliori), poi il calcolo contributivo: è dunque questa sorta di calcolo misto che deve essere utilizzato nella totalizzazione, se presso la gestione previdenziale si ottiene il diritto alla pensione di vecchiaia, senza bisogno di sommare i contributi di altri fondi.

Pensione anticipata lavoratori precoci a prescindere dall’età

La pensione anticipata a prescindere dall’età può essere ottenuta anche dai cosiddetti lavoratori precoci, cioè coloro che possiedono almeno 12 mesi di contributi versati prima del 19° anno di età. Questi lavoratori, nello specifico, possono ottenere la pensione anticipata, senza limiti di età, con 41 anni di contributi (41 anni e 5 mesi dal 2019), se appartengono a una delle categorie tutelate dalla normativa: disoccupati, invalidi in misura almeno pari al 74%, caregiver (coloro che assistono, da almeno 6 mesi, un familiare entro il 2° grado convivente, con handicap grave) e addetti ai lavori gravosi e usuranti.

Per ciascuna di queste categorie sono previsti dei requisiti specifici, al fine di ottenere la pensione anticipata precoci. Per chi perfeziona i requisiti richiesti entro il 31 dicembre 2018, c’è tempo sino al 1° marzo 2019 per inviare la domanda, anche se potranno essere prese in considerazione domande tardive sino al 30 novembre 2019. Per chi perfeziona i requisiti richiesti entro il 31 dicembre 2019, ci sarà tempo sino al 1° marzo 2020 per inviare la domanda, e resterà aperta la valutazione delle domande tardive sino al 30 novembre 2020, e così via, di anno in anno, in quanto il beneficio è strutturale.

Pensione anticipata quota 41 o quota 42 a prescindere dall’età

La possibilità di ottenere la pensione con 41 anni e 5 mesi di contributi, in base alle attuali proposte del nuovo governo, dovrebbe essere estesa anche ai lavoratori non precoci. In un primo momento, dovrebbe essere riservata alle sole categorie tutelate, per poi essere estesa alla generalità dei lavoratori.

Altre proposte parlano invece della quota 42: in pratica, dovrebbe essere possibile raggiungere la pensione anticipata, senza limiti di età, con 42 anni di contributi per tutti i lavoratori. Forse quest’intervento sarà attuato con la prossima legge di bilancio, o al più tardi nel 2020.

Assegno d’invalidità a prescindere dall’età

Un’altra prestazione che è possibile ottenere senza limiti d’età è l’assegno ordinario d’invalidità. L’assegno ordinario d’invalidità è una prestazione, riconosciuta dall’Inps, che spetta a chi possiede una riduzione della capacità lavorativa superiore ai 2/3.

Perché si possa ottenere l’assegno ordinario d’invalidità, nel dettaglio, è necessario possedere:

  • almeno 5 anni di contributi;
  • almeno 3 anni di contributi versati nell’ultimo quinquennio;
  • un’invalidità superiore ai 2/3, ossia la riduzione della capacità lavorativa a meno di 1/3.

L’assegno d’invalidità è calcolato allo stesso modo della pensione, in base ai redditi e ai contributi posseduti, a seconda del sistema di calcolo utilizzato. È ridotto in presenza di redditi da lavoro superiori a un certo tanto. Per saperne di più: Quando si riduce l’assegno d’invalidità.

In ogni caso, non è soltanto l’assegno d’invalidità a non essere assoggettato a limiti minimi d’età, ma tutte le prestazioni pensionistiche d’invalidità non prevedono un’età minima per ricevere la prestazione.

Per l’assegno d’invalidità è prevista, comunque, un’età massima: raggiunta l’età pensionabile, l’assegno viene convertito in pensione di vecchiaia.

Pensione d’inabilità a prescindere dall’età

Nemmeno per la pensione d’inabilità sono previsti dei limiti minimi di età: bastano infatti 5 anni di contributi, di cui 3 versati nell’ultimo quinquennio (gli stessi requisiti previsti per l’assegno ordinario d’invalidità), per aver diritto al trattamento. La pensione d’inabilità è più vantaggiosa, solitamente, dell’assegno d’invalidità, perché non è calcolata sulla sola base dei contributi posseduti, ma viene aggiunta una maggiorazione, sino al compimento del sessantesimo anno di età e sino a un massimo di 40 anni di contributi. Il diritto alla pensione d’inabilità, però, non è riconosciuto facilmente: per ottenere questo trattamento, difatti, che non va confuso con la pensione per inabilità alle mansioni o a proficuo lavoro, è necessario che sia riconosciuta l’impossibilità di svolgere qualsiasi attività lavorativa, in modo assoluto e permanente.

Per le prestazioni di assistenza sono previsti limiti di età?

Solitamente, per le prestazioni di assistenza, come l’accompagno o la pensione d’invalidità civile, non è prevista un’età minima, ma sono disposti precisi requisiti sanitari, ed in alcuni casi anche limiti di reddito. Ci sono comunque delle prestazioni di assistenza legate all’età, come la pensione sociale e l’assegno sociale. Molte prestazioni, come la pensione d’invalidità civile, prevedono un’età massima: raggiunta l’età massima, sono convertite in assegno sociale.

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1 Commento

  1. tutti si dimenticano dei lavoratori stagionali sfruttati che non possono ammalarsi non possono fare infortunio le richieste ferie solo se manca lavoro altrimenti non vengono richiamati al prossimo contratto , variazioni di orario spesso per il giorno dopo , ecc ecc .
    i contributi figurativi non contano più per questa categoria fino al raggiungimento dell’età pensionabile 74 anni
    con i ritmi attuali è impossibile resistere fino a quella età .
    tutti mettono dei paletti relativi ad un massimo di tre anni di figurativi ma se si lavora come stagionali per 37 anni questi contributi diventano circa 14 anni.
    esiste un modo per andare in pensione da vivi per questa categoria

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