Diritto e Fisco | Articoli

Sono invalido civile: posso essere licenziato?

31 agosto 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 31 agosto 2018



Il lavoratore può essere allontanato solo se è totalmente incapace di eseguire le sue mansioni. Ma non prima di aver certato altre soluzioni.

Se hai un’invalidità civile e mantieni, comunque, il posto di lavoro forse ti sei chiesto qualche volta se la tua condizione ti permette di restare in azienda a vita o se, in qualche momento e per qualche motivo, puoi essere licenziato. Questa eventualità esiste: il fatto di essere invalido civile e, quindi, di avere perso in parte la capacità lavorativa, non ti garantisce uno scudo che ti protegga da una conclusione del rapporto di lavoro, diciamo così, traumatica. Anche se ci devono essere, comunque, dei motivi validi per poter essere licenziato. Tra questi, l’aggravamento delle tue condizioni di salute o l’andamento economico dell’azienda. Nel primo caso, se non riesci a svolgere alcuna mansione puoi essere lasciato a casa. Così come quando la società per la quale lavori naviga in acque agitate ed ha bisogno di una riorganizzazione interna: in quest’ultima ipotesi verresti trattato come gli altri colleghi che non sono invalidi ma che perdono il posto per motivi economici. Il tuo datore di lavoro deve, comunque, verificare che le tue condizioni ti impediscano davvero di lavorare in qualsiasi reparto, magari con delle funzioni diverse. O, per meglio dire, deve attendere che l’apposita Commissione medica certifichi questa circostanza. Così ha stabilito più volte la Corte di Cassazione [1], rispondendo, di fatto, a chi è invalido civile e si chiede se può essere licenziato.

Restano, ad ogni modo, validi i motivi per i quali può essere allontanato dall’azienda un qualsiasi lavoratore, cioè la giusta causa ed il giustificato motivo oggettivo o soggettivo. Vediamo, allora, quando può essere licenziato un invalido civile.

Invalido civile: quando perde la capacità lavorativa?

Dunque, una delle condizioni affinché un invalido civile possa essere licenziato che abbia perso completamente la capacità lavorativa. Questo, però, non lo decide il datore di lavoro bensì una Commissione medica aziendale. Quest’organismo interviene, di solito, quando c’è l’esigenza di verificare se le condizioni di salute del lavoratore si sono aggravate e, quindi, c’è da alzare la percentuale di invalidità (o di riduzione della capacità lavorativa, che è la stessa cosa). Tuttavia, la Commissione viene chiamata ad esprimersi anche sulla possibilità di un concreto reinserimento del lavoratore invalido in altri settori dell’azienda pur di salvare il suo posto di lavoro.

Il trasferimento di reparto di un invalido civile può essere chiesto non soltanto dall’azienda ma anche dal lavoratore stesso. Quando le sue condizioni di salute si aggravano rispetto al momento dell’assunzione e si rende conto di non riuscire più a svolgere le sue mansioni come dovrebbe, può chiedere al proprio medico curante un certificato da presentare al datore di lavoro per manifestare l’impossibilità a continuare a fare quel tipo di attività. In questo caso, però, non è detto che il trasferimento venga attuato: se non è possibile reimpiegarlo altrove per una totale riduzione della capacità lavorativa, l’invalido civile può essere licenziato per giustificato motivo oggettivo.

La Commissione medica può, però, certificare (ed il suo parere è vincolante) che c’è ancora una residua capacità lavorativa. In questo caso l’invalido civile ha diritto a conservare il posto di lavoro [2]. L’azienda, dunque, dovrà adeguarsi e ricollocare il lavoratore in un settore e con una mansione che siano compatibili con il suo stato di salute.

Invalido civile: quando può essere licenziato?

Come abbiamo visto, affinché un invalido civile assunto secondo la normativa sul collocamento obbligatorio possa essere licenziato a causa delle sue condizioni di salute, la Commissione medica aziendale deve certificare la sua totale incapacità lavorativa, che si traduce in un rischio per lui, per i suoi colleghi e per la sicurezza degli impianti del reparto in cui lavora. Quindi, di fronte ad un’invalidità del 100% con completa perdita della capacità lavorativa, bisogna rassegnarsi.

È possibile che il lavoratore venga licenziato anche quando la capacità di lavoro non è stata persa al 100%. In questo caso, però, l’azienda deve verificare alcune cose prima di optare per il licenziamento dell’invalido civile, ovvero il possibile ricollocamento e la modifica delle mansioni del lavoratore.

Il ricollocamento dell’invalido civile

Una delle verifiche che il datore di lavoro deve fare prima di licenziare un invalido civile è che ci sia la possibilità di ricollocare il lavoratore in altre mansioni. Ad esempio, chi prima lavorava nella movimentazione di carichi può essere spostato in segreteria o al centralino qualora le sue condizioni non gli consentano di sollevare un peso ma gli permettano, invece, di scrivere al computer o di rispondere al telefono. Questo a patto che:

  • il posto sia libero;
  • il lavoratore sia capace di svolgere quelle mansioni alternative;
  • il trasferimento non stravolga l’organizzazione aziendale: né l’impresa è tenuta a cambiare il proprio organigramma per salvare un posto né un giudice può ordinarlo, visto che la Costituzione tutela il libero esercizio dell’attività d’impresa.

La stessa Cassazione ha ammesso che il licenziamento di un invalido civile può anche essere illegittimo ma che il reinserimento del lavoratore non deve né alterare l’organizzazione aziendale né comportare un pregiudizio per i colleghi.

La modifica delle mansioni dell’invalido civile

Altra questione da verificare prima di procedere al licenziamento di un invalido civile è la possibilità di modificare le sue mansioni in modo da alleggerire il carico e di renderlo efficiente pur svolgendo la sua attività in modo diverso. Non è possibile, dunque, lasciare il disabile a casa per sopravvenuta inidoneità fisica senza avere attuato qualsiasi iniziativa che gli consenta di fare il suo lavoro in condizioni compatibili con il suo stato di salute.

note

[1] Cass. sent. n. 7524/2017 del 23.03.2017 e n. 6798/2018.

[2] Legge n. 104/1992.

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI