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Malattia colf: come gestirla

1 settembre 2018 | Autore:


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Calcolo delle giornate di malattia e delle giornate di conservazione del posto spettanti ai lavoratori domestici, come vanno retribuite le assenze, vitto e alloggio.

La tua collaboratrice domestica è malata, e vuoi sapere se devi pagarla tu, oppure se è l’Inps a indennizzare la malattia? Vuoi sapere come si calcola lo stipendio della colf in malattia, e sino a quando ha diritto alla conservazione del posto di lavoro? Che cosa fare se si verifica una malattia professionale o un infortunio in casa? Chi paga vitto e alloggio se nell’abitazione non c’è spazio per la degenza della colf o della badante convivente? La malattia dei collaboratori domestici può essere una situazione non semplice da gestire, oltre a costituire un argomento sul quale sorgono diversi dubbi. Facciamo allora il punto della situazione sulla malattia colf: come gestirla, com’è retribuita, sino a quando dura il periodo di conservazione del posto, come si calcolano vitto e alloggio, che cosa fare in casi particolari.

Quando la colf è in malattia?

Un collaboratore domestico si considera in malattia, alla pari degli altri lavoratori dipendenti, quando ha una temporanea inabilità al lavoro (è impossibilitato a lavorare) a causa di una patologia. La malattia deve essere certificata da un medico. Il lavoratore deve avvertire tempestivamente il datore di lavoro entro l’orario di inizio della prestazione lavorativa e fargli pervenire il certificato medico entro 2 giorni dal relativo rilascio.

Sino a quando la colf in malattia ha diritto alla conservazione del posto?

Quando è ammalato, il lavoratore domestico, convivente o non convivente, ha diritto alla conservazione del posto, per periodi differenti secondo l’anzianità maturata presso la stessa famiglia:

  • 10 giorni, per anzianità fino a sei mesi;
  • 45 giorni, se ha più di sei mesi e fino a due anni di servizio;
  • 180 giorni, se l’anzianità di servizio supera i due anni.

I periodi relativi alla conservazione del posto di lavoro si calcolano nell’anno solare, intendendosi per tale il periodo di 365 giorni decorrenti dall’evento. I periodi sono aumentati del 50% in caso di malattia oncologica, documentata dalla competente Asl.

La malattia della colf è pagata dall’Inps?

Per quanto concerne la malattia, l’Inps non assicura i lavoratori domestici per questo rischio. La retribuzione nei giorni di malattia è dunque a carico del datore di lavoro, ma solo fino a un numero massimo di giorni nell’anno solare.

Sino a quando deve essere pagata la colf in malattia?

Per la precisione, il datore di lavoro è tenuto a pagare i primi 3 giorni di malattia nella misura del 50% della retribuzione, e le successive giornate lavorative nella misura del 100% della retribuzione, sino a un massimo di:

  • 8 giorni, per anzianità di servizio inferiore a 6 mesi;
  • 10 giorni, per anzianità di servizio da 6 mesi a 2 anni;
  • 15 giorni, per anzianità di servizio oltre i 2 anni.

Prendendo, ad esempio, il caso in cui la durata della malattia della colf, con oltre 2 anni di anzianità lavorativa, superi i 15 giorni, l’assenza deve essere retribuita al 50% per i primi 3 giorni ed al 100% per i successivi 12.

Come si calcola la paga della colf in malattia?

Il calcolo della retribuzione dovuta per la malattia dei lavoratori domestici, in caso di paga mensile, si effettua in questo modo: retribuzione mensile diviso 30 (giornate da considerare), moltiplicato per il numero di giornate da retribuire (o moltiplicato per 50% e successivamente per 3, nelle prime 3 giornate retribuite a metà).

Facciamo subito un esempio pratico per capire meglio:

  • retribuzione mensile pari a 800 euro;
  • malattia: 15 giorni di calendario
  • retribuzione malattia:
  • primi 3 giorni: 800/30 = 26,67 x 50% = 13,33 x 3 giorni = 40 euro
  • giorni dal 4° al 15°: 800/30 = 26,67 x 12 giorni. = 320,04 euro

Se vuoi effettuare il calcolo sulla base della paga oraria, invece, devi:

  • innanzitutto, ricavare la retribuzione oraria, dividendo lo stipendio mensile per il numero di ore lavorate nel mese (quindi 800/147- le ore mensili corrispondono alle ore settimanali moltiplicate per 4,333; chiaramente gli arrotondamenti possono determinare lievi imprecisioni): otteniamo una paga oraria di 5,44 euro;
  • considerando che l’orario di lavoro è pari a 34 ore settimanali
  • e che la malattia ha una durata complessiva indennizzabile di 15 giornate;
  • bisogna calcolare separatamente:
    • la retribuzione per i primi 3 giorni di malattia, con la seguente formula:
      • [(paga oraria x ore settimanali concordate x n° settimane nell’anno) / 12] / 30 x 50% x 3 giorni carenza;
      • di conseguenza la formula, nel caso preso ad esempio, sarebbe:
      • [(5,44 x 34 x 52) / 12] / 30 x 50% x 3 = 40,07 euro
    • la retribuzione per gli ulteriori 12 giorni di malattia, con la seguente formula:
      • [(paga oraria x ore settimanali concordate x n° settimane nell’anno) / 12] / 30 x 12 giorni
      • pertanto la formula, nel caso di specie, sarebbe:
      • [(5,44 x 34 x 52) / 12] / 30 x 12 = 320,59 euro

In base a quanto esposto, il risultato della retribuzione per malattia colf è lo stesso per entrambe le modalità di calcolo, tolte le lievissime imprecisioni dovute all’arrotondamento nella determinazione dell’orario mensile.

Alla colf in malattia spettano vitto e alloggio?

Durante le giornate di malattia deve essere aggiunta alla retribuzione ordinaria l’indennità sostitutiva convenzionale di vitto e alloggio solo qualora per contratto la colf già ne usufruisca, e solo nel caso in cui non sia degente in ospedale o presso il domicilio del datore di lavoro.

La colf convivente può trascorrere la degenza per malattia fuori dall’abitazione?

In base alle disposizioni del contratto collettivo lavoratori domestici, che prevedono la corresponsione dell’indennità sostitutiva di vitto e alloggio nel caso in cui la colf non sia degente in ospedale o presso l’abitazione del datore di lavoro, appare chiaro che sia possibile che la colf trascorra la degenza al di fuori del domicilio del datore: in questi casi, però, deve essere erogata un’indennità sostitutiva di vitto e alloggio.

A quanto ammonta l’indennità sostitutiva di vitto e alloggio?

Nel 2018, l’indennità sostitutiva di vitto e alloggio, per colf e badanti, è pari a 5,53 euro al giorno (i valori, indicati nella tabella F allegata al contratto collettivo dei lavoratori domestici, sono rivalutati annualmente), così suddivisi:

  • 1,93 euro per il pranzo;
  • 1,93 euro per la cena;
  • 1,67 euro per l’alloggio.

Effettivamente si tratta di un importo piuttosto basso, che non appare sufficiente a coprire le spese relative ai pasti, o all’affitto di una stanza. Tuttavia, il contratto collettivo dei lavoratori domestici non stabilisce, per il datore di lavoro, l’obbligo di rimborsare le spese effettive sostenute dalla badante in caso di degenza fuori dall’abitazione; ribadisce invece in più punti (ad esempio relativamente alle ferie) che, quando il lavoratore domestico non usufruisce del vitto e dell’alloggio, spetta l’indennità sostitutiva, corrispondente ai valori della tabella F allegata al contratto stesso.

Ad ogni modo, nulla impedisce che il datore di lavoro possa corrispondere importi maggiori, per venire incontro alle esigenze della colf in malattia che deve trascorrere la degenza fuori casa.

Che cosa fare in caso d’infortunio o malattia professionale della colf?

Per quanto riguarda gli infortuni e le malattie professionali, il datore di lavoro domestico ha l’obbligo di inviare una denuncia all’Inail:

  • entro le 24 ore e telegraficamente, se mortali o presunti tali;
  • entro 2 giorni dalla ricezione del relativo certificato, se non guaribili entro 3 giorni;
  • entro 2 giorni dalla ricezione del relativo certificato di prosecuzione, per gli eventi inizialmente pronosticati guaribili entro 3 giorni ma non guariti; un’altra denuncia deve essere rimessa negli stessi termini all’autorità di pubblica sicurezza.

I privati cittadini in qualità di datori di lavoro sono esclusi dall’obbligo di comunicazione in forma esclusivamente telematica per le denunce di infortuni occorsi a colf e badanti [1].

note

[1] Circ. Inail n. 34/2013.

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