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Forse c’è una escort tra i tuoi contatti Facebook o Linkedin. La prostituzione in rete

7 febbraio 2013


Forse c’è una escort tra i tuoi contatti Facebook o Linkedin. La prostituzione in rete

> Diritto e Fisco Pubblicato il 7 febbraio 2013



Fine del monopolio dei magnaccia: oggi le squillo si promuovono da sole, attraverso i social network, e lo fanno da professioniste, usando reti come Linkedin. Internet permette l’anonimato ed elimina i sensi di colpa nella clientela.

 

Chi è “venuto” prima: internet o il sesso? Difficile davvero a dirsi perché – giochi di parole a parte – è noto che il volano del web sia stata proprio l’industria dell’eros. La necessità, diretta o indiretta (a volte anche inconscia), di reperire materiale pornografico sulla rete ha dato l’iniziale impulso a servizi che noi oggi usiamo per altri scopi: lo streaming e la banda larga su tutti. Anche gli stessi social network si sono alimentati della spasmodica ricerca – tra i giovani e gli adulti – di una interazione con l’altro sesso. E dove c’è domanda, arriva anche l’offerta.

Il mestiere più antico del mondo ha trovato in Internet il modo migliore per ampliare la cerchia della propria clientela, eliminando i problemi degli “intermediari“. Non é difficile reperire anche su Linkedin – la rete sociale dedicata ai professionisti – i profili di prostitute che offrono i propri servizi attraverso il web.

La scelta del mezzo di comunicazione svela anche un mutato atteggiamento delle escort, presentandosi ormai come vere e proprie professioniste. La volgarità legata al gesto di abbassare il finestrino e caricare la donna al semaforo é roba vecchia di oltre trent’anni. Ora la merce si sceglie sul social network e la si fa venire a domicilio o in hotel. Il cliente prima guarda le foto, indaga sulla rete per verificare eventuali feedback di precedenti clienti, poi la sceglie inviando un messaggio privato. E-commerce del nuovo millennio.

Grazie ai social network, le escort non devono ricorrere a sfruttatori, né sono costrette a valersi di webmaster e grafici per strutturare e ottimizzare i loro siti; così emancipate, possono beneficiare del 100% dei guadagni.

Curioso leggere su Linkedin offerte come queste: “A casa tua o in hotel, Torino, sessioni di un’ora, 150 euro”; o ancora “Libera professionista, risorse umane”; “Puttana presso sex industry”; “escort accompagnatrice”; “escort imprenditrice di me stessa”.

Ma oltre a Linkedin ci sono anche Facebook – sovrano incontrastato -, Twitter, Google Plus, Badoo, Netlog, Blogger, Myspace. Le possibilità di contatti sono infinite.

Internet peraltro elimina il senso di colpa nel cliente. Il “consumatore”, infatti, cerca innanzitutto l’interazione, la comunicazione che, pur breve, serve a “mondare” le intenzioni di chi ricorre al sesso a pagamento. Non molte prostituzioni cominciano infatti con video chat erotiche. Lo sanno bene le imprenditrici dell’eros, che si presentano con la candida veste di studentesse in cerca di guadagni extra per mantenersi gli studi.

Così avviene che, a pochi anelli di catena dai nostri contatti sul social network, vi siano escort che, in modo abbastanza discreto, vendono i loro servizi. Fate attenzione a non confonderle, però, con i tanti fake: falsi profili costituiti ad arte per richiamare le allodole e ottenere solo indirizzi email degli utenti dei social e poi venderli agli spammer.

Le vere prostitute le riconosci dalla professionalità. Utilizzano, come foto profilo, immagini del corpo e mai quelle del viso: lo fanno per non essere riconosciute in pubblico e mettere in imbarazzo il proprio cliente. Per la stessa ragione cercano di oscurare eventuali tatuaggi. Il segreto professionale si traduce, poi, nel rendere non visibile la lista dei propri contatti.

Per concludere, è possibile così sintetizzare [1] i cinque motivi per cui internet è molto usato per cercare prostitute:

– neutralizza il senso di colpa

– permette l’anonimato

– è una vetrina che ti fa vedere la merce

– facilità l’incontro tra domanda e offerta

– offre ai clienti la possibilità di fare rete, condividendo esperienze e scambiando si consigli.

note

[1] Le parole sono del professor Andre De Nicola, intervistato sul tema su Wired, febbraio 2013, da Gaia Berruto.

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