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Chi percepisce l’invalidità civile può lavorare?

5 Ottobre 2018 | Autore:


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Gli inabili totali e parziali con diritto alla pensione d’invalidità civile possono svolgere un’attività lavorativa senza perdere il sussidio?

Ti è stata riconosciuta un’invalidità dal 74% in su, con diritto alla pensione d’invalidità civile, ma non vuoi lavorare perché hai paura di perdere il sussidio? Devi sapere che, nella generalità dei casi, chi percepisce la pensione d’invalidità civile può lavorare: è impossibile svolgere un’attività lavorativa soltanto per coloro che non solo sono stati dichiarati invalidi al 100%, ma ai quali è anche riconosciuta l’inabilità totale e permanente a qualsiasi attività lavorativa, con diritto alla relativa pensione (che è una prestazione di previdenza e non di assistenza, a differenza della pensione d’invalidità civile). Negli altri casi d’invalidità o inabilità, invece, lavorare è sempre possibile, anche se è stata riconosciuta l’inabilità alle mansioni o a proficuo lavoro: tuttavia, il datore di lavoro, se sei stato riconosciuto inabile alle tue mansioni, potrebbe licenziarti, nel caso in cui non riesca ad adibirti né a mansioni equivalenti, né a mansioni inferiori. Tornando alla compatibilità del lavoro con la pensione d’invalidità civile, invece, devi sapere che, per percepire questo sussidio, devi comunque rispettare delle precise condizioni di reddito e devi trovarti in stato di disoccupazione (in caso di riduzione della capacità lavorativa parziale). Lo stato di disoccupazione, secondo l’attuale normativa, può sussistere anche se lavori, nel caso in cui il tuo reddito non superi determinati limiti.  Ma procediamo per ordine e vediamo, a seconda delle condizioni alle quali si ha diritto alla pensione d’invalidità civile, quando si può lavorare e quando non è possibile svolgere un’attività.

Che cos’è l’invalidità?

L’invalidità consiste in una riduzione della capacità lavorativa. Non deve essere confusa con l’handicap, che è lo svantaggio sociale o lavorativo derivante da un’infermità o una menomazione, né con la non autosufficienza, che consiste nelle persistenti difficoltà  a compiere atti quotidiani della vita o a camminare senza l’aiuto di un accompagnatore.

Che cos’è la pensione d’invalidità civile?

La pensione d’invalidità civile, o assegno di assistenza per gli invalidi civili parziali, è una prestazione dell’Inps che spetta a chi possiede un’invalidità riconosciuta dal 74% al 99%, se è disoccupato e non supera determinati limiti di reddito.

Per gli invalidi in misura pari al 100%, l’assegno di assistenza, detto pensione per invalidi civili totali, o pensione d’inabilità civile, spetta nella stessa misura, ma i limiti di reddito per averne diritto sono più alti.

A quanto ammonta la pensione d’invalidità civile?

La pensione mensile per gli invalidi civili parziali e la pensione per invalidi civili in misura pari al 100% hanno lo stesso importo, che è pari, per il 2018, a 282,55 euro al mese.

In presenza di determinate condizioni, sulla pensione d’inabilità civile spetta una maggiorazione pari a 10,33 euro. Inoltre, nei casi in cui spetta il cosiddetto incremento al milione, l’incremento della maggiorazione è pari, dal 2018, a 361,31 euro.

Chi ha diritto alla pensione d’invalidità civile?

Per ottenere la pensione d’invalidità civile, nel dettaglio, bisogna possedere i seguenti requisiti:

  • essere invalidi parziali di età compresa tra i 18 e i 66 anni e 7 mesi, con una riduzione della capacità lavorativa compresa tra il 74 e il 99%;
  • essere cittadini italiani, europei o extracomunitari in possesso del permesso di soggiorno di lungo periodo;
  • avere un reddito annuo non superiore a 4.853,29 euro;
  • essere in stato di disoccupazione (lo stato di disoccupazione si mantiene, anche se si lavora, se non si superano 8mila euro di reddito su base annua, se l’attività esercitata è di lavoro dipendente o co.co.co., oppure non si superano 4.800 euro su base annua, se l’attività è di lavoro autonomo; non è più necessario, per ottenere l’assegno dall’Inps, l’obbligo dell’iscrizione nelle liste di collocamento speciali).

Se l’interessato è lavoratore dipendente e supera i 4.853,29 euro di reddito, senza superare 8mila euro su base annua, pur non perdendo lo stato di disoccupazione perde la pensione per invalidità civile parziale, in quanto oltrepassa il limite di reddito assoluto. In ogni caso, ai fini del calcolo del limite di reddito personale annuo rileva solo quello dell’invalido e non dei familiari [2].

Chi ha diritto alla pensione d’inabilità civile?

Per ottenere la pensione d’invalidità civile, nel dettaglio, bisogna possedere i seguenti requisiti:

  • essere invalidi parziali di età compresa tra i 18 e i 66 anni e 7 mesi, con una riduzione della capacità lavorativa cpari al 100% ;
  • essere cittadini italiani, europei o extracomunitari in possesso del permesso di soggiorno di lungo periodo;
  • avere un reddito annuo non superiore a 16.664,36 euro annui.

Chi ha diritto alla pensione d’invalidità civile può lavorare?

Come abbiamo osservato, l’invalidità civile, anche riconosciuta nella misura del 100%, non determina l’impossibilità di lavorare, a meno che non sia riconosciuta un’inabilità permanente ed assoluta a qualsiasi attività lavorativa. Tuttavia, chi lavora e supera determinate soglie di reddito potrebbe vedersi negare, o perdere, il diritto all’assegno di assistenza. Nessuna incompatibilità col lavoro è prevista per la pensione d’inabilità civile.

Chi ha diritto alla pensione d’invalidità civile può essere licenziato? 

Il datore di lavoro, se il dipendente diventa invalido, con diritto alla pensione d’invalidità o d’inabilità civile, non lo può licenziare per questo, salvo il caso in cui sia stato dichiarato inabile alle mansioni, e non riesca a ricollocarlo in mansioni differenti o inferiori. Recentemente, è stato chiarito che l’attribuzione di mansioni compatibili con un’infermità permanente non deve contrastare con l’interesse del datore di lavoro, che non è tenuto a stravolgere l’organizzazione dell’impresa in modo da recare pregiudizio anche alle posizioni degli altri lavoratori.

Se il datore di lavoro riesce a ricollocare il dipendente in azienda, ma solo assegnandogli mansioni inferiori, il lavoratore ha il diritto di conservare il trattamento più favorevole corrispondente alle mansioni di provenienza. Inoltre, nel caso in cui il lavoratore sia diventato inabile allo svolgimento delle proprie mansioni in conseguenza di infortunio o malattia, non può essere considerato nella quota di riserva, se ha subito una riduzione della capacità lavorativa inferiore al 60% o, comunque, se è diventato inabile a causa di un inadempimento, da parte del datore di lavoro, delle norme in materia di sicurezza ed igiene del lavoro.

Se il dipendente viene licenziato perché non può trovare alcuna collocazione in azienda, ha comunque diritto all’avviamento al lavoro da parte dei competenti servizi per l’impiego.


note

[1] Cass. sent. n.5962/2018.

[2] Cass. sent. n. 13880/2013; Cass. sent. n. 853/2013.

[3] Inps mess. n. 3043/2008.


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