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Invalidità: come richiederla?

2 settembre 2018


Invalidità: come richiederla?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 2 settembre 2018



L’invalidità, una volta riconosciuta, consente di ottenere aiuti da parte dello Stato, fra cui anche la pensione. Ma l’iter burocratico spesse volte è tortuoso.

L’invalidità può essere intesa sia come lo status in cui si trova un individuo sia come prestazione. Considerata come assegno o pensione erogata dallo Stato, l’invalidità ha lo scopo di fornire aiuto economico a tutte quelle persone affette da una patologia. Tale patologia deve essere di una certa gravità e deve incidere in modo notevole sulle attività quotidiane di un soggetto.
Percepire l’assegno di invalidità è un diritto se si rientra in determinati parametri accertati da una commissione medica. Quest’ultima assegnerà un punteggio che determinerà la percentuale di invalidità ed i relativi aiuti di Stato. Sulla base delle percentuali si potrà accedere a diverse prestazioni: si va dalle deduzioni alle detrazioni fiscali, dall’esenzione ticket alla possibilità di essere preferiti in sede concorsuale per le categorie protette, fino a giungere alla percezione di pensione ed assegni commisurati sulla base dei requisiti reddituali. Ma vediamo insieme che cos’è l’invalidità e come richiederla.

Che cos’è l’invalidità?

Il termine invalidità è molto generico, perché con essa si intende innanzitutto una menomazione (fisica o psichica) che ha specifiche ripercussioni sulle attività quotidiane di una persona. In altri termini, l’invalidità incide in maniera più o meno grave sulle abilità del paziente, il quale si troverà ad avere difficoltà ad esempio sul lavoro e nei rapporti sociali.
In Italia esistono tre leggi [1] che ci dicono cos’è l’invalidità. Volendo fare una sintesi basta sapere che:

  • per la prima legge, l’invalidità è intesa come disabilità, cioè una minorazione fisica, psichica o sensoriale che può essere stabile o progressiva. Questa minorazione va ad intaccare i processi di apprendimento, le relazioni sociali, l’integrazione nel mondo del lavoro e nella società e può addirittura essere causa discriminante in diversi ambiti;
  • per la seconda legge, l’invalidità viene presa in considerazione in riferimento al mondo del lavoro. Una persona viene considerata invalida se ha una riduzione della capacità lavorativa superiore al 45%. Ciò significa che la sua attitudine al lavoro è impedita da una qualche patologia che riduce le capacità fisiche o psichiche di quasi la metà. Chi ha una ridotta capacità lavorativa rientra nelle categorie protette e può accedere ai posti riservati in gran parte dei concorsi pubblici;
  • la terza legge riguarda l’invalidità civile, che consente di beneficiare di una serie di misure di assistenza sociale, fra cui l’assegno e la pensione. Per essere riconosciuti invalidi civili è necessario accertare una riduzione della capacità lavorativa superiore ad un terzo.

A chi spetta l’invalidità?

Con il termine invalidità siamo soliti indicare anche l’assegno erogato dallo Stato a favore di coloro che presentano una disabilità. Spesso si fa confusione tra assegno e pensione di invalidità pensando che siano la stessa cosa, invece per la legge esistono delle differenze che andremo a spiegare brevemente.

Posto che è invalido civile chi ha una ridotta capacità lavorativa superiore ad un terzo (quindi al 33%), le persone a cui viene riconosciuta una percentuale di invalidità superiore al 74% avranno diritto o all’assegno o alla pensione, entrambe commisurate sulla base dei redditi posseduti. Ma facciamo un po’ di chiarezza:

  • sono riconosciuti invalidi civili anche i mutilati, gli invalidi da lavoro, i ciechi, i sordi, gli affetti da talassemia e da drepanocitosi;
  • l’assegno di invalidità, spetta ai soggetti di età compresa tra i 18 ed i 66 anni e 7 mesi che hanno una ridotta capacità lavorativa compresa fra il 74% ed il 99%;
  • gli invalidi al 100% sono coloro che per legge sono totalmente inabili al lavoro, nel senso che la patologia che li affligge li rende incapaci di svolgere ogni tipo di mansione. Se l’invalidità è permanente e senza alcuna possibilità di recupero, agli invalidi al 100% viene riconosciuta la pensione di inabilità.

Un accenno lo merita l’assegno ordinario di invalidità, simile per terminologia all’assegno di invalidità. Nonostante si tratta di una forma di assistenza erogata dall’INPS, l’assegno ordinario di invalidità spetta sulla base dei contributi versati a tutti coloro che hanno ridotte capacità lavorative inferiori ad un terzo. L’assegno ordinario, in poche parole, entra in gioco laddove le altre misure previdenziali non sono riconosciute per via dei limiti di percentuale. Per averne diritto basterà aver versato contributi per almeno cinque anni, di cui tre nel quinquennio che precede la richiesta della prestazione.

Invalidità: le percentuali

L’invalidità si misura in percentuale, ossia in un punteggio che definisce la gravità della malattia e la disabilità di una persona. A seconda della percentuale attribuita sarà possibile accedere ai diversi benefici previdenziali riconosciuti dallo Stato. A partire dal 74% di invalidità si avrà diritto all’assegno o alla pensione. Volendo semplificare:

  • il 33% deve essere considerata come soglia minima per essere riconosciuti come invalidi civili e beneficiare delle varie forme di assistenza;
  • il 74% è il punteggio minimo per accedere alle prestazioni economiche, quindi all’assegno mensile;
  • il 100% dà diritto alla pensione.

Le percentuali di invalidità variano a seconda della patologia e della sintomatologia riscontrata sul paziente. Per ciascuna patologia sono previsti dei parametri a cui dovrà attenersi la commissione medica deputata all’accertamento dell’invalidità. La percentuale può variare nel corso degli anni, ad esempio quando subentrano dei fattori che vanno ad incidere sulle capacità lavorative del paziente. In questo caso sarà sempre possibile presentare domanda di aggravamento dell’invalidità.

Se non si è d’accordo sulla percentuale attribuita dalla commissione medica, il paziente potrà presentare ricorso giurisdizionale al giudice ordinario. Anche in questo caso sarà necessario seguire un iter procedurale: nel prosieguo vedremo insieme come richiedere l’invalidità e come fare ricorso.

Invalidità: come richiederla?

L’INPS è uno dei soggetti deputati all’erogazione delle prestazioni previdenziali, quindi anche dell’invalidità. Per tale ragione all’Istituto andrà inoltrato il certificato medico introduttivo con cui sarà dato avvio all’accertamento sanitario dell’invalidità.
Il certificato medico introduttivo viene rilasciato dal proprio medico curante: all’interno di esso saranno indicati:

  • la patologia invalidante riscontrata dal dottore,
  • i dati anagrafici e sanitari del paziente.

La compilazione del certificato avviene solo telematicamente, su una piattaforma predisposta dall’INPS; l’inoltro telematico è una procedura obbligatoria che consente un notevole risparmio di tempo. Copia originale del certificato medico e ricevuta che attesta l’invio della domanda saranno consegnati al paziente seduta stante. Costui presenterà il certificato medico durante l’accertamento sanitario eseguito dall’ASP.

Utilizzando il codice presente sul certificato medico, l’interessato potrà inoltrare la domanda di accertamento sanitario usufruendo della relativa piattaforma INPS. Per completare la procedura, bisognerà possedere il PIN, ossia il codice personale identificativo rilasciato dallo stesso Istituto Previdenziale.
Se la procedura dovesse sembrare difficile, i patronati e le associazioni di categoria abilitate possono aiutare nella compilazione della domanda di accertamento sanitario. Il termine è di 90 giorni dal rilascio del certificato medico: oltre tale data le domande non saranno prese in considerazione.

Contestualmente alla presentazione della domanda sarà possibile visualizzare la data di convocazione per sottoporsi all’accertamento sanitario. L’INPS, infatti, automaticamente fornisce alle ASL di competenza la gestione calendarizzata degli appuntamenti che consente di sapere in termini brevi quando e dove sarà possibile effettuare la visita. Può capitare, però, che la data della visita venga comunicata successivamente al paziente. Se entro tre mesi dall’invio della domanda ancora non si sa nulla sulla data della visita, sarà possibile procedere mediante diffida all’Assessorato regionale competente.

La data della visita medica può essere modificata una sola volta. Se il paziente non si presenterà alla prima visita verrà riconvocato una seconda volta. Ma attenzione! La mancata presentazione alla seconda convocazione viene considerata dalla legge come rinuncia alla domanda, con perdita di efficacia della stessa. Cosa significa? Semplicemente che, per procedere alla richiesta dell’invalidità, bisognerà ripresentare una nuova domanda.

L’accertamento sanitario viene eseguito da una commissione medica ASL, a cui si aggiunge un medico dell’INPS e può essere effettuato:

  • presso una struttura ASL,
  • al domicilio del paziente qualora costui ne faccia richiesta.

Alla conclusione dell’accertamento verrà redatto un verbale contenente il giudizio dell’equipe medica. Il giudizio potrà essere unanime o a maggioranza: in quest’ultimo caso sarà necessaria un’ulteriore visita o un riesame degli atti.
Il verbale, anch’esso elettronico, conterrà l’esito dell’accertamento ed i codici nosologici internazionali. In base alla patologia del paziente potrebbe diventare necessario sottoporre lo stesso a successive visite di verifica. Queste serviranno ad accertare la permanenza dello stato di invalidità nel corso degli anni.

Il verbale sarà reso disponibile all’interessato in duplice copia, inoltrate tramite raccomandata A/R o tramite indirizzo PEC. Tale procedura viene considerata dalla legge a tutti gli effetti di una notifica, necessaria nel momento in cui l’interessato intenderà impugnare il verbale mediante ricorso. All’interno dei verbali sono contenuti i dati sanitari ed il giudizio finale che darà la possibilità al paziente di ottenere l’invalidità.

L’iter non si esaurisce solo con l’accertamento sanitario. Ad esso farà seguito un procedimento amministrativo volto a verificare i requisiti reddituali per l’ottenimento dell’invalidità. Per cui, una volta ricevuto il verbale che riconosce il diritto alle prestazioni sociali, l’interessato procederà con la compilazione dei propri dati che saranno gestiti dall’INPS per scopi amministrativi. Verificati i requisiti reddituali, l’invalidità sarà erogata nelle modalità indicate dal paziente.

Invalidità: come fare ricorso?

Possono aversi diversi scenari, fra cui:

  • il verbale di accertamento sanitario non riconosce l’invalidità;
  • il verbale di accertamento sanitario riconosce l’invalidità ma in una percentuale inferiore rispetto a quella necessaria per l’assegno o la pensione;
  • l’INPS non riconosce il diritto all’invalidità a causa dei requisiti reddituali.

In tutti e tre i casi bisognerà procedere con un ricorso da presentare entro specifici termini che decorreranno:

  • dalla notifica del verbale,
  • dal rigetto o dalla revoca della domanda di invalidità.

In altre parole, ricevuta la raccomandata o la PEC con la duplice copia dei verbali, nonché l’esito della procedura amministrativa, l’interessato potrà impugnare la documentazione rivolgendosi al giudice ordinario o seguendo la procedura online messa a disposizione dall’Istituto. Controparte dei ricorsi sarà solo l’INPS. Ma andiamo per gradi.

Contro il verbale che certifica un punteggio inferiore o non riconosce l’invalidità è possibile procedere mediante ricorso giurisdizionale, preceduto obbligatoriamente da un Accertamento Tecnico Preventivo. Si tratta di una procedura volta a verificare la presenza delle condizioni sanitarie di chi presenta il ricorso, in maniera tale da rendere legittime le pretese dell’interessato.
Competente in materia sarà il giudice ordinario nel circondario dove ha la residenza il ricorrente: il giudice disporrà l’accertamento tecnico una volta presentato il ricorso da parte del paziente. L’accertamento sarà eseguito da un Consulente Tecnico d’Ufficio (CTU) che redigerà la perizia e sarà assistito da un medico legale INPS. Le conclusioni del perito potranno essere contestate entro la data fissata dal giudice che di solito non supera i trenta giorni dalla conclusione degli accertamenti. La mancata contestazione della perizia permette al giudice di omologarla, il ché significa che l’accertamento del perito sarà definitivo e non potrà essere nè impugnato, nè modificato.
Se si desidera invece contestare la perizia bisognerà indicare i motivi della contestazione, pena l’inammissibilità del ricorso.

Se l’INPS respinge la domanda perché mancano i requisiti reddituali per percepire l’invalidità, si può presentare un ricorso amministrativo. Di solito l’Istituto rigetta o revoca la domanda per questioni che riguardano la cittadinanza, la residenza, il reddito e tutto ciò che non ha a che fare con l’accertamento sanitario.
In questo caso non sarà necessario adire un giudice, poiché sul portale INPS è presente la sezione dei ”Ricorsi Online” dedicata a tutte le controversie amministrative che riguardano appunto le procedure fra INPS e cittadino. Utilizzando il proprio PIN si potrà accedere ai servizi telematici INPS e compilare il ricorso in ogni sua parte. Anche in questo caso, se si dovessero presentare delle difficoltà, sarà possibile rivolgersi ad un patronato o ad uno degli enti abilitati all’intermediazione con l’Istituto.

Invalidità: come richiedere l’aggravamento?

Le condizioni cliniche dell’invalido potrebbero peggiorare nel corso del tempo, sia a causa di patologie degenerative, sia per altre conseguenze. In ogni caso l’interessato civile potrà presentare domanda di aggravamento dell’invalidità ed ottenere il riconoscimento di percentuali diverse in correlazione al proprio stato di salute. Anche per l’aggravamento bisognerà seguire la procedura telematica, preceduta dal certificato medico e dalla documentazione diagnostica che attestano l’avanzamento della patologia. In sede di richiesta dell’aggravamento l’interessato dovrà essere in possesso della documentazione di invalidità civile presentata in precedenza.

L’iter di accoglimento della richiesta di aggravamento dell’invalidità sarà avviato solo nel momento in cui la procedura della domanda di invalidità non sarà conclusa definitivamente. Ciò significa che, pure in presenza di ricorso giurisdizionale, la domanda di aggravamento potrà essere presentata, ma sarà presa in esame dall’Istituto solo a conclusione della precedente domanda. La compilazione della domanda e l’accertamento sanitario seguono le stesse procedure per la richiesta di invalidità.

note

[1] L. n. 104 del 05.02.1992; L. n. 68 del 12.03.1999; L. n. 118 del 30.03.1971


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