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Sono invalido al 90%: diritti

4 ottobre 2018 | Autore:


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Invalidità civile: cos’è? Quali sono le percentuali rilevanti? Cosa spetta a chi è invalido al 90%? Quali sono le agevolazioni?

Se soffri di una grave patologia saprai che è tuo diritto chiedere l’invalidità civile: si tratta di un istituto giuridico previsto dalla legge italiana a sostegno di tutte quelle persone che, a causa della loro patologia, non possono affrontare normalmente la vita quotidiana oppure hanno perso (in tutto o in parte) la capacità lavorativa. È chiaro che coloro che soffrono di malattie tali da renderli inabili non possono essere lasciati soli: lo Stato sociale ha il preciso dovere di aiutarli, sia con interventi economici che con agevolazioni di altro tipo (assistenziali, mediche, ecc.). In presenza di una di queste patologie, puoi fare domanda di invalidità civile; l’iter è abbastanza noto: devi recarti dal tuo medico di famiglia per la compilazione online del certificato medico introduttivo, affinché sia attestata la malattia. Fatto ciò, occorre trasmettere telematicamente il certificato medico all’Inps, accedendo direttamente alla propria area personale mediante codice pin oppure tramite patronato o associazioni di categoria. L’inps provvederà a fissare la visita medica di accertamento presso la Commissione Asl integrata da un medico dell’ente previdenziale stesso. Inviata la domanda, l’Inps fissa la data della visita che il richiedente dovrà sostenere presso la propria sede. Normalmente, a meno che non si tratti di patologie gravissime, la convocazione a visita non giungerà prima di qualche mese. La commissione medica che ti esaminerà dovrà valutare la gravità della malattia e la capacità di quest’ultima di ridurre la tua capacità lavorativa oppure di impedirti gli atti della vita quotidiana. Se la visita ha esito positivo, ti verrà riconosciuto un grado di invalidità pari alla gravità della tua patologia. Nel caso in cui ti sia stato riconosciuto il 90%, devi sapere che la legge ti attribuisce numerosi benefici, economici e non. Se anche tu rientri in questa categoria di invalidi, allora ti consiglio di proseguire nella lettura: vedremo quali sono i diritti dell’invalido al 90%.

Invalidità civile: a chi spetta?

Se sei invalido al 90% sicuramente saprai che l’invalidità civile [1] è riconosciuta a chiunque sia affetto da patologie tali da:

  • compromettergli la normale capacità lavorativa, se la persona sia in età da lavoro, cioè tra i diciotto e i sessantacinque anni e sette mesi;
  • renderlo incapace di svolgere le attività tipiche della sua età, qualora non rientrasse nella fascia di cui sopra (quindi se minore di diciotto o maggiore di sessantacinque anni).

I cittadini con età superiore ai sessantacinque anni e sette mesi, quindi, possono chiedere il riconoscimento dello stato invalidante quando abbiano difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni della propria età. Allo stesso modo, il minore di diciotto anni dovrà dimostrare di versare  in condizioni di difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni della propria età, allo scopo di avere diritto all’indennità di frequenza.

Invalidità civile: percentuali e agevolazioni

Sono invalido al 90%: quali diritti ho?”. Ci arriviamo subito; vediamo prima brevemente quali sono le principali agevolazioni riconosciute all’invalido civile. I benefici che la legge prevede a favore di chi è dichiarato invalido civile variano a seconda della percentuale di invalidità riconosciuta: ad esempio, una percentuale del 100% dà diritto a ricevere una pensione di inabilità. I vantaggi diversi da quelli economici non sono meno importanti: anche senza aver ottenuto un’invalidità totale, il malato ha diritto alla fornitura gratuita di protesi, presidi ed ausili; all’esenzione (parziale o totale, a seconda del grado di invalidità) dal pagamento del ticket sanitario per tutte le prestazioni mediche riguardanti la patologia invalidante; ad agevolazioni per le graduatorie delle case popolari e per il canone telefonico (in base ai redditi dichiarati).

L’assegno di invalidità spetta solo a chi sia dichiarato invalido con una percentuale compresa tra il 74 e il 99%; inoltre, a differenza dell’indennità di accompagnamento, è necessario anche che il soggetto versi in uno stato di bisogno economico. La pensione di inabilità, invece, spetta solamente a chi viene riconosciuta un’invalidità pari al 100%.

Schematicamente, quindi, possiamo così sintetizzare:

  1. invalidità pari o superiore al 34% (soglia minima): prestazioni di carattere socio-assistenziale quali, ad esempio, prestazioni protesiche e ortopediche;
  2. invalidità pari o superiore al 46%: iscrizione al collocamento mirato;
  3. invalidità pari o superiore al 50%: congedo straordinario per cure (se previsto dal Ccnl);
  4. invalidità pari o superiore al 67%: esenzione parziale pagamento ticket per visite specialistiche, esami e diagnostica strumentale.
  5. invalidità pari o superiore al  74%: assegno mensile di assistenza;
  6. invalidità pari al 100%: pensione d’inabilità.

Inoltre, la persona invalida al 100% che sia anche incapace di deambulare senza l’aiuto permanente di un accompagnatore o con necessità di assistenza continua o che non sia in grado di compiere autonomamente gli atti quotidiani della vita, ha diritto anche all’indennità di accompagnamento [2] a prescindere dai requisiti economici (cioè dal reddito).

Invalidità 90%: quali diritti?

Ti stai ancora chiedendo “Sono invalido al 90%: quali sono i miei diritti”? Mi perdonerai se ti ho fatto attendere, ma penso che quanto detto sinora sia importante. Veniamo finalmente al tuo caso: ti è stata riconosciuta un’invalidità pari al 90% e vuoi sapere cosa ti spetta. Di seguito troverai le agevolazioni che la legge riconosce all’invalido al 90%:

  • se sei in possesso dei requisiti contributivi minimi, hai innanzitutto diritto all’assegno ordinario di invalidità (aoi). Nello specifico, per accedere all’aoi devi possedere, in una delle gestioni facenti capo all’Inps (fondo pensione lavoratori dipendenti, artigiani, commercianti, coltivatori, gestione Separata, ex Inpdap, ex Enpals), almeno cinque anni di contributi, di cui tre versati nell’ultimo quinquennio.  L’assegno è calcolato in base ai contributi versati, come se si trattasse della pensione, ma senza maggiorazioni (come invece avviene per la pensione per assoluta e permanente inabilità a qualsiasi attività lavorativa), e viene ridotto se il reddito supera di quattro volte il trattamento minimo. L’assegno ordinario d’invalidità è compatibile con l’attività lavorativa, al contrario della pensione per assoluta e permanente inabilità;
  • se non possiedi i requisiti contributivi sopra indicati, puoi avere diritto all’assegno di assistenza (noto come pensione di invalidità civile), che spetta se il tuo reddito è inferiore a 4.805,19 euro e l’invalidità riconosciuta supera la percentuale del 74%. Al compimento dell’età pensionabile, la pensione d’invalidità civile viene convertita in assegno sociale;
  • al di fuori dei benefici economici, con il 90% di invalidità hai anche diritto all’esenzione totale dal ticket sulle prestazioni specialistiche e di diagnosi strumentale;
  • se lavoratore con invalidità superiore ai due terzi, l’invalido al 90% che sia dipendente pubblico ha diritto di scelta prioritaria tra le sedi di lavoro disponibili;
  • hai diritto al beneficio pensionistico dei contributi figurativi, o maggiorazione contributiva: per ogni anno lavorato alle dipendenze di un datore di lavoro pubblico o privato sono accreditati due mesi di contributi figurativi in più, sino ad un massimo di cinque anni. La maggiorazione è utile anche per raggiungere il requisito contributivo, o la maggiore anzianità in assenza del requisito anagrafico, per la pensione di anzianità o anticipata. Il beneficio nella misura di due mesi per ogni anno di lavoro fino ad un massimo di cinque anni è riconosciuto entro l’anzianità contributiva massima di 40 anni per il calcolo della pensione con il sistema di calcolo retributivo. I due mesi di contributi in più non assumono rilevanza nel calcolo della quota di pensione contributiva (per le pensioni a calcolo misto), né nel calcolo della pensione da liquidare integralmente con il sistema contributivo;
  • l’invalido al 90% può accedere all’Ape sociale: si tratta di un assegno che accompagna il lavoratore dai 63 anni di età (o dalla posteriore data della domanda di prestazione) sino al perfezionamento del requisito della pensione di vecchiaia. L’assegno è calcolato allo stesso modo della futura pensione, ma non può superare i 1500 euro mensili. All’Ape sociale si può accedere con 30 o 36 anni di contributi (tra tutte le gestioni Inps, considerando anche eventuali contributi esteri, come chiarito da un nuovo messaggio Inps), a seconda della categoria di appartenenza. Coloro che possiedono un’invalidità riconosciuta almeno pari al 74% raggiungono la prestazione con un minimo di 30 anni di contributi. Per ottenere l’Ape sociale si deve cessare l’attività lavorativa; ci si può reimpiegare in seguito, ma non si deve superare il reddito annuo di 8mila euro, se si viene reimpiegati come dipendenti o parasubordinati, o di 4800 euro, se la nuova attività è di lavoro autonomo. La prestazione è incompatibile con i sussidi di disoccupazione e con qualsiasi pensione diretta;
  • con invalidità al 90% puoi anche fruire di un congedo per cure relative all’infermità riconosciuta, per un periodo non superiore a trenta giorni l’anno;
  • hai inoltre la possibilità di usufruire del collocamento mirato. Si tratta dell’accesso ai servizi di sostegno e di collocamento dedicati alle categorie protette: per usufruirne, devi recarti presso il centro per l’impiego, presentando, oltre al verbale di invalidità, la relazione conclusiva rilasciata dalla preposta Commissione dell’Asl. L’invalido al 90% può, inoltre, essere incluso dall’azienda nelle quote di riserva relative alla legge sul collocamento obbligatorio, cioè nei posti che l’azienda deve per legge mettere a disposizione delle categorie protette;
  • l’invalido al 90%  ha altresì diritto a protesi ed ausili eventualmente necessari per la patologia riconosciuta nel verbale di accertamento della commissione medica;
  • a prescindere dalla percentuale di riduzione della capacità lavorativa e a seconda della menomazione posseduta, la commissione medica potrebbe indicare sul verbale il diritto al contrassegno per usufruire dei parcheggi per disabili.

note

[1] Legge n. 118/1971 del 30.03.1971.

[2] Legge n. 18/1980 del 11.02.1980.

Autore immagine: Pixabay.com

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