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Chi ha diritto alla Naspi?

2 settembre 2018


Chi ha diritto alla Naspi?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 2 settembre 2018



La perdita del lavoro rappresenta una forte preoccupazione per molti lavoratori perché, all’improvviso, il disoccupato si trova privo di un reddito a dover far fronte a tutte le spese ordinarie. E’ per questo che lo Stato, tramite l’Inps, eroga a chi perde involontariamente il lavoro un contributo mensile chiamato Naspi per consentire al disoccupato di avere una piccola entrata mentre cerca una nuova occupazione.

A partire dal 2015 è stata introdotta una nuova prestazione a favore dei disoccupati che perdono involontariamente il lavoro che prende il nome di Naspi – Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego. Ma chi ha diritto alla Naspi? La Naspi non spetta a tutti i disoccupati ma solo ai lavoratori che perdono involontariamente il lavoro. Inoltre, per ottenere la Naspi occorre che ricorrano altri due importanti requisiti: il lavoratore deve aver versato i contributi previdenziali per un determinato numero di settimane prima di diventare disoccupato e deve aver lavorato per un determinato numero di giornate effettive.

Nel presente articolo analizzeremo tutti i requisiti che devono ricorrere per consentire al lavoratore di percepire la Naspi.

Quando spetta la Naspi?

La Naspi spetta ai lavoratori dipendenti che abbiano perso involontariamente il lavoro. Non spetta, dunque, al lavoratore che decide liberamente di dimettersi dal posto di lavoro, a meno che le dimissioni non sono un atto quasi obbligato a causa del comportamento scorretto del datore di lavoro. In quest’ultimo caso le dimissioni si definiscono per giusta causa e danno diritto alla Naspi.

Le dimissioni per giusta causa si hanno ogni qual volta il datore di lavoro compie atti molto gravi che impediscono di fatto al lavoratore di continuare a lavorare per lui e gli impongono di dimettersi. Ad esempio sono per giusta causa le dimissioni determinate:

a) dal mancato pagamento della retribuzione;

b) dall’aver subito molestie sessuali nei luoghi di lavoro;

c) dalle modificazioni peggiorative delle mansioni lavorative;

d) dal c.d. mobbing, ossia di crollo dell’equilibrio psico-fisico del lavoratore a causa di comportamenti vessatori da parte dei superiori gerarchici o dei colleghi o dal “demansionamento”;

e) dalle notevoli variazioni delle condizioni di lavoro a seguito di cessione ad altre persone (fisiche o giuridiche) dell’azienda [1];

f) dallo spostamento del lavoratore da una sede ad un’altra, senza che sussistano “comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive” [2];

g) dal comportamento ingiurioso posto in essere dal superiore gerarchico nei confronti del dipendente [3].

Al di fuori delle dimissioni per giusta causa, la perdita involontaria del lavoro e, quindi, il diritto a percepire la Naspi si ha in caso di:

  1. licenziamento da parte del datore di lavoro, anche per giusta causa;
  2. mancata trasformazione dell’apprendistato in contratto a tempo indeterminato;
  3. mancato rinnovo di un contratto a tempo determinato

Non possono prendere la Naspi, come detto, i lavoratori che si dimettono per loro libera scelta.

Ha diritto a percepire la Naspi, in via eccezionale, la dipendente in gravidanza che, infatti, può dimettersi senza perdere il diritto alla Naspi nel periodo che va dal 1° giorno in cui è venuta a conoscenza del suo stato di gravidanza al compimento di 1 anno di età del figlio.

La Naspi non spetta nemmeno in caso di risoluzione consensuale del rapporto di lavoro. Cioè quando lavoratore e datore di lavoro decidono, di comune accordo, di porre fino al rapporto di lavoro. Ci sono però due eccezioni, ossia, due casi in cui anche se la disoccupazione deriva dalla risoluzione consensuale del rapporto, il lavoratore può comunque prendere la Naspi. Ciò avviene quando:

  1. la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro avviene durante la procedura di conciliazione presso l’Ispettorato Nazionale del Lavoro, ossia, quando l’azienda vuole licenziare il dipendente ma prima di farlo l’Ispettorato del Lavoro li convoca per vedere se si riesce a trovare un accordo;
  2. la risoluzione consensuale è motivata dal rifiuto del lavoratore a trasferirsi ad un’altra sede aziendale distante più di 50 km dalla precedente.

Quanto tempo deve aver lavorato il disoccupato per poter prendere la Naspi?

Per poter prendere la Naspi, oltre alla perdita involontaria del lavoro, il disoccupato deve soddisfare altri due requisiti:

  • deve aver maturato almeno 13 settimane contributive nei quattro anni precedenti al periodo di disoccupazione, cioè, deve aver versato i contributi per almeno 13 settimane nei 4 anni precedenti;
  • deve aver lavorato per almeno 30 giornate di lavoro effettivo nei 12 mesi precedenti al periodo di disoccupazione.

A chi spetta e a chi non spetta la Naspi?

Possono prendere la Naspi non solo i lavoratori subordinati con contratto a tempo indeterminato ma anche gli apprendisti, i dipendenti pubblici a tempo determinato, il personale artistico con rapporto di lavoro dipendente, i soci-lavoratori delle cooperative con rapporto di lavoro subordinato.

La Naspi non spetta, invece, ai dipendenti pubblici a tempo indeterminato (a differenza dei dipendenti a tempo determinato), agli extracomunitari che lavorano in Italia stagionalmente con regolare permesso e agli operai agricoli, qualunque sia la loro tipologia di contratto, a tempo determinato o indeterminato.

Inoltre, non hanno accesso alla Naspi i collaboratori coordinati e continuativi.

Infine, il diritto alla Naspi si perde al raggiungimento dei requisiti per la pensione [4].

Per quanto tempo viene erogata la Naspi?

La Naspi ha una durata massima di 24 mesi.

Per stabilire per quanto tempo il disoccupato percepirà la Naspi bisogna prendere come riferimento tutti i contributi previdenziali versati nel corso dei 4 anni precedenti e dividerli per due. In sostanza, la Naspi si prende per un periodo di tempo pari alla metà delle settimane di contributi versati.

Partendo dal presupposto che per ottenere la Naspi bisogna aver versato contributi per almeno 13 settimane nei 4 anni precedenti, la durata minima dell’assegno è di 6 settimane.

Naspi: quanto spetta?

Per calcolare l’importo dell’assegno Naspi occorre effettuare una operazione matematica.

Si deve dividere il totale delle retribuzioni imponibili ai fini previdenziali degli ultimi quattro anni per il numero di settimane di contribuzione. L’importo così ottenuto va moltiplicato per 4,33.

Qualora l’importo che ne deriva è pari o inferiore ai 1.195 euro, l’assegno Naspi sarà determinato in misura pari al 75% della retribuzione stessa. Se invece il risultato è maggiore di 1.195 euro, verrà aggiunto un importo pari al 25% del differenziale tra la retribuzione mensile e il predetto importo.

In nessun caso l’assegno può superare il limite massimo mensile di 1.300 euro; tale tetto massimo è modificato ogni anno, sulla base dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie degli operai e degli impiegati intercorsa nell’anno precedente. In pratica, si modifica in base all’aumento dei prezzi in modo da mantenere il potere di acquisto del disoccupato.

note

[1] Corte di Giustizia Europea, sentenza del 24 gennaio 2002.

[2] Corte di Cassazione, sentenza n. 1074/1999.

[3] Corte di Cassazione, sentenza n.5977/1985.

[4] Legge n. 92/2012.

Autore immagine: 123rf com

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