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Chi ha partita Iva paga Irpef?

12 settembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 12 settembre 2018



Il professionista, l’impresa e la società con partita Iva aperta devono sempre pagare l’imposta sul reddito delle persone fisiche?

Hai la partita Iva aperta, e vuoi sapere se sei obbligato a pagare l’Irpef? Innanzitutto, non devi confondere Iva e Irpef: mentre l’Irpef è l’imposta sul reddito delle persone fisiche, e colpisce i redditi prodotti, l’Iva è l’imposta sul valore aggiunto, che colpisce la cessione di beni e la prestazione di servizi. Si tratta dunque d’imposte differenti: l’applicazione dell’una non esclude l’altra, né implica l’altra. Nella generalità dei casi, difatti, chi ha partita Iva paga Irpef, purché si tratti di una persona fisica, cioè di un professionista o di un imprenditore: l’Irpef, difatti, è l’imposta sul reddito delle persone fisiche, e come tale non colpisce le persone giuridiche, quindi non riguarda società ed enti, che invece pagano normalmente l’Ires, l’imposta sul reddito delle società. Peraltro, non tutte le persone fisiche con partita Iva aperta pagano l’Irpef: ci sono dei regimi agevolati, ad esempio il regime forfettario, che comportano il pagamento di un’imposta sostitutiva, cioè che sostituisce l’Irpef. Inoltre, se non sono stati prodotti redditi nell’anno d’imposta, l’Irpef non è dovuta, nonostante ci sia una partita Iva aperta: un conto, difatti, è la presentazione della dichiarazione dei redditi, un altro conto il pagamento dell’imposta risultante dalla dichiarazione, che può essere pari a zero o addirittura dar luogo a rimborsi. Ma procediamo per ordine e cerchiamo di fare chiarezza sull’apertura della partita Iva e sull’Irpef.

Chi deve aprire la partita Iva?

Normalmente, è obbligato all’apertura della partita Iva chi, persona fisica o giuridica (società, associazione, ente), esercita stabilmente ed in modo organizzato un’attività autonoma, professionale o imprenditoriale. Se l’attività autonoma è esercitata soltanto saltuariamente ed in modo non organizzato, non è necessaria l’apertura della partita Iva: in questi casi parliamo di lavoro autonomo occasionale. Ad ogni modo, anche senza l’apertura della partita Iva il lavoratore autonomo occasionale è tenuto a pagare l’Irpef: i redditi derivanti dall’attività occasionale, difatti, sono classificati tra i redditi diversi e, come tali, sono soggetti all’imposta sul reddito delle persone fisiche.

In pratica, il lavoratore autonomo occasionale non deve aprire la partita Iva, non è obbligato agli adempimenti collegati all’Iva (non deve emettere fattura, non deve applicare l’Iva sulle fatture, tenere i registri obbligatori, liquidare periodicamente l’imposta ed effettuare la dichiarazione e le comunicazioni periodiche Iva…), ma deve comunque emettere ricevuta per i compensi percepiti, dichiararli e pagare l’Irpef.

Che cos’è l’Iva?

L’Iva, l’imposta sul valore aggiunto, si chiama così perché è un’imposta che colpisce solo il valore aggiunto di ogni singola fase della produzione e dello scambio di beni e servizi: colpisce, cioè, solo l’incremento di valore che un bene o un servizio acquista ad ogni passaggio economico.

L’imposta sul valore aggiunto si applica sulle cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate nel territorio dello Stato, nell’esercizio di imprese o nell’esercizio di arti e professioni, e sulle importazioni da chiunque effettuate.

Come funziona l’Iva?

L’Iva è un’imposta generale sui consumi, il cui calcolo si basa solo sull’aumento di valore che un bene o un servizio acquista ad ogni passaggio economico, a partire dalla produzione fino ad arrivare al consumo finale del bene o del servizio stesso.

Applicando un sistema di detrazione e rivalsa dell’imposta, l’Iva grava sul consumatore finale, mentre per i soggetti passivi d’imposta, ad esempio gli imprenditori o i professionisti, l’Iva resta neutrale.

In parole semplici, il soggetto passivo d’imposta, cioè chi cede beni o servizi, detrae l’imposta pagata sugli acquisti di beni e servizi effettuati nell’esercizio d’impresa, arte o professione, dall’imposta addebitata (a titolo di rivalsa) agli acquirenti dei beni o dei servizi prestati.

Che cos’è l’Irpef?

L’Irpef è l’imposta sul reddito delle persone fisiche; è un’imposta diretta, perché colpisce i redditi prodotti dalla persona, che possono essere di diverse categorie: di terreni e fabbricati, di lavoro dipendente, autonomo, imprenditoriale o pensione, di capitale, diversi.

Come funziona l’Irpef?

L’Irpef non ha un ammontare fisso, ma è modulata ad aliquote e scaglioni:

  • sino a 15.000 euro di reddito, l’imposta è pari al 23%;
  • da 15.0001 a 28.000, 27%;
  • da 28.001 a 55.000, 38%;
  • da 55.001 a 75.000, 41%;
  • da 75.001, 43%.

In pratica, se un cittadino guadagna 25mila euro l’anno, dedotti i contributi, deve corrispondere allo Stato il 23% sui primi 15mila euro di reddito, pari a 3,450 euro, ed il 28% sui restanti 10mila euro, pari a 2.800 euro, per un totale Irpef di 6.250 euro. L’imposta così calcolata, però, è solo l’Irpef lorda: a determinate condizioni, possono spettare, oltre a delle deduzioni sul reddito, delle detrazioni sull’imposta, ad esempio per la produzione di redditi di lavoro dipendente, di lavoro autonomo o di pensione, o per aver sostenuto determinati oneri.

Come funziona l’Irpef per chi ha partita Iva aperta?

Chi ha la partita Iva aperta paga l’Irpef sia sui redditi prodotti nell’esercizio dell’attività (che, semplificando in modo estremo, si calcolano sottraendo le spese dai ricavi), che sugli altri redditi prodotti, ad esempio derivanti da fabbricati, terreni, etc.

Il lavoratore autonomo, in particolare, ha diritto alle seguenti detrazioni sull’Irpef lorda per la produzione di reddito di lavoro autonomo, che non devono essere ragguagliate su base annua:

  • 104 euro, per reddito complessivo sino a 4.800 euro;
  • per reddito superiore a 4.800 euro e sino a 55.000 euro, la detrazione è calcolata con la seguente formula: 1.104 × [(55.000 – reddito complessivo) / 50.200].

Questa detrazione non può essere cumulata con quella per redditi di pensione o di lavoro dipendente e assimilati.

Chi non paga l’Irpef con la partita Iva aperta?

Non tutti coloro che hanno la partita Iva aperta sono tenuti a pagare l’Irpef. Non pagano l’imposta sul reddito delle persone fisiche:

  • innanzitutto, coloro che non sono persone fisiche, come società ed enti: questi sono generalmente soggetti all’Ires, l’imposta sul reddito delle società;
  • non paga l’Irpef, ovviamente, chi, persona fisica, nonostante la partita Iva aperta non ha prodotto redditi, o non ha prodotto redditi soggetti all’Irpef: in quest’ultima categoria rientrano, ad esempio, i contribuenti aderenti al regime forfettario, che pagano un’imposta sostitutiva.

In ogni caso, un conto è il pagamento dell’Irpef, un conto la produzione della dichiarazione dei redditi (modello Redditi persone fisiche) dalla quale deriva l’Irpef eventualmente dovuta. Chi ha la partita Iva aperta, anche se non obbligato a pagare l’Irpef, deve comunque presentare ogni anno la dichiarazione dei redditi, attraverso il modello Redditi persone fisiche.


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