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Chi paga lo stipendio ai dipendenti dell’appaltatore?

15 settembre 2018


Chi paga lo stipendio ai dipendenti dell’appaltatore?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 15 settembre 2018



Il fenomeno delle esternalizzazioni è sempre più frequente. Le aziende infatti tendono a concentrarsi sulla loro attività prevalente affidando ad altri soggetti i servizi accessori. In questo modo, tuttavia, finiscono per lavorare nell’ambito dell’azienda lavoratori che dipendono da tanti diversi soggetti. Lo strumento utilizzato per procedere all’esternalizzazione di un servizio è l’appalto. E’ interessante chiedersi cosa succede se la ditta a cui è stato affidato un servizio non paga gli stipendi ai propri dipendenti.

Pulizie dei locali, servizio mensa, facchinaggio, servizio di reception e centralino, servizi informatici, e molti altri servizi. È soprattutto in questi ambiti che si verifica il fenomeno della cosiddetta esternalizzazione dei servizi. Si tratta di un fenomeno in crescita costante ormai da molti anni. In sostanza l’azienda non vuole più occuparsi direttamente di servizi accessori ma vuole concentrarsi su quello che sa fare. Facciamo l’esempio di una azienda che produce mobili. L’impresa vuole occuparsi della produzione del mobile, che è la sua vera competenza specifica, ma non vuole occuparsi della mensa aziendale nella quale pranzano i dipendenti, né della gestione del magazzino nel quale vengono allocati i mobili in attesa di essere spediti, né dei servizi informatici aziendali. In questi settori ci sono aziende specializzate che possono occuparsi di questi servizi in maniera efficiente ed economica. Meglio, dunque, affidare a questi soggetti la gestione dei servizi accessori. In questo modo si crea una situazione per cui nell’azienda di mobili, però, non lavorano solo i dipendenti dell’azienda stessa ma anche i dipendenti dei soggetti terzi a cui l’azienda ha affidato i servizi accessori: gli addetti alle pulizie, gli addetti alla mensa, i tecnici informatici, i mulettisti del magazzino, e così via. Dal punto di vista contrattuale, di solito, l’azienda e il soggetto terzo che si impegna a gestire il servizio accessorio stipulano un contratto di appalto. Chi paga lo stipendio ai dipendenti dell’appaltatore?

Che cos’è l’appalto?

L’appalto è quel contratto con il quale un soggetto, detto appaltatore (cioè, nel nostro esempio, il soggetto terzo che si impegna a gestire il magazzino) si obbliga nei confronti di un altro soggetto, detto committente (cioè, nel nostro esempio, l’azienda che produce mobili), a compiere una determinata opera o un servizio (nel nostro esempio, la gestione del magazzino) dietro corrispettivo in denaro, con propria organizzazione di mezzi e con gestione a proprio rischio [1].

In buona sostanza, l’azienda di mobili affida la gestione del magazzino al soggetto terzo e si impegna a pagargli un corrispettivo che può essere mensile, annuale o di diversa natura a seconda degli accordi che le parti hanno assunto nel contratto di appalto.

La legge esige che l’appaltatore, ossia il gestore del magazzino, svolga il servizio con propria organizzazione di mezzi e gestione a proprio rischio. Ciò significa che deve procurarsi da solo i mezzi che gli servono per svolgere il servizio e non glieli deve fornire l’azienda di mobili. Il gestore del magazzino dovrà, dunque, autonomamente, dotarsi dei muletti per il trasporto delle merci nel magazzino e di tutti gli altri strumenti necessari alla gestione della logistica aziendale; dovrà assumere il personale necessario e gestire autonomamente i dipendenti, e così via.

Quando l’appalto non è genuino?

La legge esige che, in sostanza, l’appaltatore sia un vero imprenditore che si assume il rischio d’impresa nella gestione del servizio che gli è stato affidato. Non deve, cioè, limitarsi a mettere il personale a disposizione del committente per la gestione del servizio ma deve essere un imprenditore autonomo.

Quando, al contrario, l’appaltatore è un semplice passacarte, un intermediario tra il committente ed il personale che lavora nel servizio appaltato, l’appalto viene considerato non genuino e scattano delle conseguenze sul piano legale.

Un appalto viene considerato non genuino se ricorrono determinate caratteristiche tra cui [2]:

  1. l’appaltatore non è un imprenditore ma è, ad esempio, un’impresa fittizia;
  2. il personale dell’appaltatore viene coordinato dal committente, ad esempio, perché i turni del personale addetto al servizio appaltato li decide il committente e non l’appaltatore; il personale addetto al servizio appaltato riceve ordini e direttive sul lavoro da svolgere dal committente e non dall’appaltatore, e così via;
  3. l’appaltatore, nella gestione del servizio, non usa mezzi propri ma i mezzi li fornisce il committente, ad esempio perché l’appaltatore usa i muletti del committente, la rete informatica del committente, le tute dei dipendenti sono fornite dal committente, etc.
  4. l’appaltatore si ritrova a gestire un’attività che non rientra tra quelle sue tipiche. Si pensi al caso in cui un’azienda che si occupa generalmente di produzione di alimenti si ritrova a gestire il magazzino di un’azienda che produce mobili;
  5. gli stipendi del personale dell’appaltatore vengono pagati direttamente dal committente.

Quando la gestione del servizio appaltato presenta queste caratteristiche e, in generale, altre caratteristiche dalle quali emerge che l’appaltatore non sta realmente gestendo in autonomia il servizio e i propri dipendenti si parla di appalto non genuino.

Che succede in caso di appalto non genuino?

In caso di appalto non genuino i lavoratori dipendenti dell’appaltatore possono chiedere di essere riconosciuti dipendenti del committente sin dalla data di avvio dell’appalto. In sostanza, nel nostro esempio, i mulettisti e gli altri dipendenti del soggetto terzo che si è impegnato a gestire il magazzino possono chiedere al giudice del lavoro di essere riconosciuti dipendenti dell’azienda che produce mobili sin dalla data in cui il servizio è iniziato [3].

Se il giudice accoglie tale richiesta, viene costituito un rapporto di lavoro tra il committente e il dipendente dell’appaltatore. Inoltre, il committente deve pagare al dipendente la differenza tra quanto ha ricevuto dall’appaltatore e quanto avrebbe ricevuto dal committente se lo avesse assunto sin dall’inizio.

Chi paga lo stipendio ai dipendenti dell’appaltatore?

Una diversa problematica riguarda il caso in cui non viene messa in discussione la genuinità dell’appalto ma c’è un problema di pagamenti. I dipendenti dell’appaltatore, ad esempio, non ricevono gli stipendi e hanno maturato un credito nei confronti dell’appaltatore.

In questo caso la legge prevede una particolare tutela a favore dei dipendenti stabilendo la cosiddetta responsabilità solidale del committente [4].

In sostanza, il dipendente dell’appaltatore che debba avere dei soldi dall’appaltatore può chiedere il pagamento anche al committente il quale è tenuto a pagare salvo poi richiedere indietro quanto pagato all’appaltatore.

Questa tutela riguarda  gli stipendi, il trattamento di fine rapporto e i contributi. Possono essere dunque anche gli enti previdenziali, come l’Inps e l’Inail, se devono ottenere dei pagamenti dall’appaltatore, a chiedere il pagamento al committente il quale, anche in questo caso, è tenuto a pagare salvo poi richiedere quanto sborsato all’appaltatore. 

note

[1] Articolo 1655 e seguenti, c.c.

[2] Cassazione, 31 dicembre 1993, n. 13015; Cassazione, 11 maggio 1994, n. 4585.

[3] Art. 29, comma 3-bis, d.lgs. n. 276/2003.

[4] Art. 29, comma 2, d.lgs. n. 276/2003.

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