Diritto e Fisco | Editoriale

Ustica: i costi di una Strage

5 febbraio 2013


Ustica: i costi di una Strage

> Diritto e Fisco Pubblicato il 5 febbraio 2013



Ustica: dopo anni di muri di gomma, la sentenza della Cassazione individua le cause, ma non i responsabili, dello scoppio; quanto meno le vittime otterranno il risarcimento. Tuttavia, i cittadini italiani hanno subìto i costi della scelta (politica), da parte dello Stato, di impugnare sino in Cassazione una condanna che già era scontata in primo grado.

 

E’ abbondantemente e congruamente motivata la tesi del missile.”

Questa la motivazione della terza sezione civile della Corte di Cassazione, nella sentenza [1] che ha chiuso, dopo 33 anni, l’estenuante procedimento giudiziario relativo alla strage di Ustica; almeno quello inerente le responsabilità civili dello Stato italiano da omesso controllo e omessa tutela della vita dei passeggeri che volavano, a bordo dello sventuratissimo DC9 Itavia, nello spazio aereo italiano.

Sono così stati respinti i ricorsi proposti dall’Avvocatura di Stato, per conto dei Ministeri della Difesa e dei Trasporti, contro la sentenza della Corte d’appello di Palermo del 14 giugno 2010, con la quale quegli stessi ministeri erano già stati condannati a risarcire i parenti delle vittime per le ragioni sopra sinteticamente ricordate.

“Indipendentemente” (se questa locuzione non risultasse offensiva anzitutto verso la memoria delle vittime) dalle cause e dalle dirette responsabilità “attive” che hanno determinato la morte di 81 persone (sulle quali, pure, la Corte, anche se “incidentalmente”, dice le definitive parole di verità su citate), i Supremi Giudici scandiscono un principio elementare di civiltà giuridica: “é pacifico l’obbligo delle amministrazioni ricorrenti (i ministeri, ndr) di assicurare la sicurezza dei voli.”

A questo punto, due considerazioni, prima di ogni altra, vengono spontanee.

1) Dove non è arrivata la giustizia penale, in termini di accertamento di responsabilità e di risarcimento di danni, è pervenuta quella civile. Certo, è una “giustizia a metà”, se così si può dire: non individua le cause e le dinamiche precise, né punisce i colpevoli diretti, “veri”, di una tra le tanti stragi che hanno funestato negli ultimi 50 anni questo paese. Ma, almeno, scongiura l’ulteriore onta civile che chi ha patito lutti così devastanti non si veda riconosciuto neanche un risarcimento dei danni. E questa può essere una lezione importantissima, un precedente da tenere bene a mente per i tanti, troppi uomini e donne di questo Paese che sono venuti o che dovessero, sciaguratamente, trovarsi in una situazione simile a quella dei parenti delle vittime di Ustica.

2)   Gli Avvocati dello Stato italiano, in questo caso, non sono stati gli Avvocati dei cittadini italiani. E anche questo, ahimè, è uno spettacolo che ci ha “allietato” molte volte, troppe, in questi anni. Ovviamente, la decisione di impugnare fino in Cassazione la sentenza della Corte d’Appello di Palermo non è nata spontaneamente negli uffici dell’Avvocatura di Stato, ma è una scelta a tutti gli effetti politica, anzi di governo. In tal senso, una menzione speciale la merita indubitabilmente quello che, all’epoca, era il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, che maggiormente si era “distinto” per avversare quella sentenza e che, ancor oggi, dopo il provvedimento della Cassazione della scorsa settimana, continua impunemente a propalare “la tesi” della bomba a bordo dell’aereo, pure dopo che la stessa è stata definitivamente spazzata via da questo, civilmente salubre, pronunciamento della Suprema Corte.

Insomma, chi pagherà i costi di un ricorso giudiziario, come quello proposto dai Ministeri dei Trasporti e della Difesa, che, oltre a non aver ricoperto proprio di onore due Amministrazioni apicali dello Stato, ha comportato anche un enorme, ulteriore, evitabilissimo dispendio di risorse pubbliche?

Forse, in occasione di vicende e, soprattutto, condotte di apparati dello Stato, a tutti i livelli, così poco nobili come quello in questione, quest’ultima domanda dovrebbe essere una delle prime a dover esser posta.

I risultati in chiave “pedagogica” potrebbero esser sorprendenti.

Di STEFANO PALMISANO

note

[1] Cass. sent. n. 1871 del 28.01.2013.

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