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Vaccinazioni obbligatorie per cani

14 settembre 2018


Vaccinazioni obbligatorie per cani

> Diritto e Fisco Pubblicato il 14 settembre 2018



Provare amore per qualcuno vuol dire pensare e predisporre tutto ciò che è necessario per il suo bene. Ed anche per il nostro cane è importante la tutela della salute.

Hai un cane? Bene. Appena è entrato nella tua famiglia, sei corso dal veterinario per assicurarti del suo stato di salute e di cosa devi fare per garantirgli sempre una buona condizione psico-fisica. Ottimo. Poi ti è stato detto che devi procedere anche a fargli fare i vaccini, ed hai eseguito la direttiva del veterinario di fiducia. Ma nel marasma creato da ultimo con il movimento contrario ai vaccini sui bambini, alcuni imposti per legge sotto pena di sanzioni, il dubbio è se esistano o meno dei vaccini obbligatori per il nostro amico peloso ed a cosa servano. Ecco, è a questo punto, quasi a sorpresa, che si parte col precisare che in Italia non ci sono vaccinazioni obbligatorie per cani ma profilassi fortemente raccomandate dalle associazioni nazionali ed internazionali che si occupano della salute dei nostri Fido. Si comprende bene l’importanza di fare le vaccinazioni quando si impara a conoscere la zoonosi cioè la patologia che può essere trasmessa dall’animale all’uomo o quando si pensa che il prevenire sia sempre meglio del curare.

Vaccino sì o vaccino no: questo è il problema

Esiste una associazione che si chiama W.S.A.V.A. – World Small Animal Veterinary Association [1], cioè, Associazione Mondiale Veterinari di Piccoli Animali e che si è già da tempo adoperata per fissare dei protocolli sanitari che siano rispettati in tutto il mondo. Sull’onda della campagna anti-vaccino sui bambini promossa e portata avanti ancora oggi da molte persone, è stato inevitabile che alcuni abbiano pensato di applicare il medesimo ragionamento ai vaccini degli animali, vieppiù che in questo caso non sono obbligatori, riflettendo sul fatto che tutti i cani randagi vivono tranquillamente senza vaccino e che, per tale ragione, non vi è alcun rischio se il proprio non viene vaccinato né motivo plausibile per far subire all’amico peloso la procedura sanitaria, reputata superflua. Senza entrare troppo nel merito, però, partiamo da un fatto: nel mondo esiste la zoonosi che altro non è se non il termine tecnico per identificare una malattia che è trasmissibile dall’animale all’uomo. È, in realtà, una parola onnicomprensiva nel senso che concerne sia la antropozoonosi (malattie che si trasmettono all’uomo dagli animali) sia la zooantroponosi (il caso opposto) che la anfixenosi (malattie presenti in entrambi e reciprocamente trasmissibili) ma che, ad ogni modo, fa comprendere come sia importante sia per l’uomo che per l’animale prevenire e non curare un problema di salute, mediante l’esecuzione di un piano vaccinale su ciascuno, per i rischi di malattia tipici della propria razza.

Il vaccino: cosa è, la finalità ed il costo

Quello che definiamo vaccino è un prodotto farmacologico che viene somministrato, generalmente quando si è piccoli, per indurre l’organismo ricevente a dare una specifica risposta immunitaria a virus e batteri, impedendo alla malattia di insorgere o, comunque, riducendone gli effetti negativi e la sua stessa gravità. La finalità della vaccinazione è, dunque, quella di prevenire le malattie. Il costo dei vaccini oscilla tra i 20 ed i 40 euro ciascuno, forbice che deriva dalla diversità del “costo vita” nel lungo stivale tricolore, con una media statistica di circa 25 euro a somministrazione. Tutto quello che riguarda la vita medico-sanitaria e di profilassi del nostro amico a quattro zampe lo troviamo nel libretto sanitario che ci viene rilasciato dal veterinario appena viene fatto il primo vaccino o, comunque, alla prima visita.

Cosa dice la legge sul vaccino del cane

Ebbene, la legge italiana a tal proposito tace: non assegna la natura obbligatoria a nessuna vaccinazione del nostro beniamino. Quindi, se nonostante le mille raccomandazioni di amici, parenti, veterinario ed avvocato sulla necessità di vaccinare il tuo animale, tu non lo fai, non sei passibile di alcuna sanzione: per lo Stato italiano non hai violato alcun ordine. Ma poiché dovrebbero essere il raziocinio, la responsabilità e l’intelligenza a guidare le persone, non la paura delle conseguenze negative di una azione od omissione, tutti dovremmo vaccinare i nostri Fido perchè:

  • è saggio prevenire piuttosto che curare;
  • in questo modo si tutela la salute dell’animale ed anche quella dell’uomo, non potendo le possibili complicazioni od effetti collaterali del vaccino parificare minimamente la mancata insorgenza di una seria patologia e dei suoi riflessi negativi;
  • così si garantisce il traguardo sanitario attualmente raggiunto e si impedisce il diffondersi di epidemie atteso che, se ciascuno di noi smettesse di vaccinare il proprio cane nel giro di poco tempo l’attuale copertura contro alcune patologie svanirebbe, andando a contaminare tutte le aree e, soprattutto, quelle in cui il randagismo è maggiore;
  • a livello statistico i vantaggi delle vaccinazioni superano i potenziali rischi.

Quando e quali vaccini far fare al cane

Alla domanda quando fare il primo vaccino al cane la risposta che si offre è unanime: è il veterinario che deve valutare, sulla scorta della prima visita, il tempo del primo vaccino.

In linea generale, però, il vaccino andrebbe fatto nelle prime settimane di vita e precisamente quando il cane ha circa due mesi di età (6-8 settimane) per poi procedere coi loro richiami, a distanza di tre o quattro settimane l’uno dall’altro, con conclusione della terapia verso i 12-13 settimane di età ed il richiamo annuale per tutta la vita. Quello che definiamo “richiamo” è una percentuale di vaccino la cui iniezione non si conclude in un unico appuntamento ma in diversi momenti e con dosi prestabilite. Infatti, il programma vaccinale è costituito da vaccini di diverso tipo, ad esempio, alcuni possono essere somministrati contemporaneamente con la stessa siringa ed altri che, invece, richiedono diversi interventi.

In realtà – precisa la dott.ssa Rosalba Traversa, medico veterinario – il numero di somministrazioni da effettuare può variare in base all’età in cui è stato fatto il primo vaccino oltre che al tipo di immunizzazione utilizzato. Ed, in generale, non bisogna vaccinare ad intervalli inferiori alle 2 settimane. Inoltre, il successo di una profilassi vaccinale dipende da diversi fattori -precisa il veterinario Rosalba Traversa – come la qualità dei vaccini, la resistenza dell’agente patogeno nell’ambiente, le mutazioni antigeniche o di virulenza, la presenza di anticorpi colostrali (derivanti cioè dal colostro del latte materno ai cuccioli), l’età o la funzionalità del sistema immunitario. Il ruolo degli anticorpi di origine materna riveste un ruolo fondamentale sullo sviluppo dell’immunità post vaccinale. Nel cane, infatti, solo una piccola parte dell’immunità materna viene trasmessa per via placentare mentre la maggior parte degli anticorpi viene trasferita alla prole attraverso il colostro e viene assorbita nelle prime 24-36 ore di vita. Questi anticorpi – spiega il veterinario – se da un lato proteggono i cuccioli dalle malattie, dall’altro possono impedire la risposta immunitaria dopo la vaccinazione. La scomparsa degli anticorpi di origine materna (che si chiamano “anticorpi passivi”) si verifica, in genere, tra la decima e la dodicesima settimana di vita. L’età minima per vaccinare i cuccioli dovrebbe essere tra la sesta e l’ottava settimana, quando cioè gli anticorpi materni sono scomparsi o, se parzialmente presenti, non sono più su valori da assicurare la protezione dei soggetti. Anche i vaccini sono commercializzati con l’indicazione delle 6 settimane quale età minima del cucciolo per la somministrazione. Ed attenzione a farlo prima – termina il veterinario Traversa – infatti non è da dimenticare che il vaccino del cimurro può indurre encefalite in cuccioli di età inferiore alle 3 settimane mentre quello della parvovirosi può causare miocardiopatie in cuccioli di età inferiore alle 4 settimane.

E cosa accade ai cani che hanno problemi fisici tali da portare il veterinario a sconsigliare l’iniezione del vaccino? È possibile affidarsi ai nosodi che permettono una sorta di vaccinazione omeopatica che, come la procedura omeopatica insegna (attenzione: non ammessa in caso di espatrio o nelle esposizioni cinofile), origina dalla materia prelevata da un vaccino tradizionale o da un soggetto contagiato da quella patologia per poi, a seguito di procedure, trasformarsi in un preparato e così essere utilizzato a modo di vaccino, per sensibilizzare l’organismo a combattere un particolare patogeno.

Inoltre, anche i cani adulti vanno vaccinati, ad esempio, quando lo adottiamo già grande magari da un canile o, a seguito di un incontro solitario per strada, lo facciamo entrare in famiglia subito dopo aver appurato dal veterinario che l’animale non ha alcun microchip (che indicherebbe la appartenenza di Fido a qualcuno). Pur avendo cura, in questo caso, di fare tutti gli accertamenti dato che il cane potrebbe comunque essere stato vaccinato.

Quello che segue è un piccolo elenco dei vaccini che chiamiamo obbligatori per intendere che sono profilassi fortemente raccomandate:

  • parvovirosi (da parvovirus), che è una malattia virale che attacca l’intestino ed i globuli rossi del cane e che può spingersi fino ad arrivare ad uccidere Fido;
  • epatite infettiva, per nulla simile alla epatite umana, ma che pur rimane una infezione epatica comune anche ai lupi, alle volpi ed agli orsi e che provoca infezioni respiratorie;
  • cimurro, che è una malattia fatale in alcuni casi, capace di colpire cervello, polmoni ed intestino del nostro amico e che è parificabile orientativamente al morbillo umano.

Ma occorre essere consapevoli che ci sono anche vaccini che chiameremo opzionali, nel senso che la scelta se farli o meno dipende dal veterinario di fiducia che lo stabilirà caso per caso, come:

  • la vaccinazione contro la leptospirosi, una malattia che attacca principalmente reni e fegato del cane e causata da batteri presenti nelle urine di diversi animali selvatici tra cui i ratti, tanto è vero che questa è la malattia-tipo dei cani da caccia. Anche questo vaccino può essere fatto sui cuccioli ma, stante le specifiche controindicazioni, meglio se avviene dopo le 12 settimane di vita;
  • il vaccino contro la leishmaniosi che, trasmessa dalla puntura di pappataci [1], è una malattia cronica che causa progressivi danni nell’organismo dell’animale. La leishmaniosi è l’esempio tipico di una zoonosi (malattia trasmessa dall’animale all’uomo);
  • quello contro l’herpesvirus canino, che attacca l’apparato respiratorio e quello genitale del cane, potendo causare danni agli organi riproduttori tanto gravi da portare all’aborto di eventuali cuccioli;
  • o, ancora, l’antirabbica che, in quanto malattia debellata in Italia, non è obbligatoria nel Paese ma che lo diventa se vogliamo travalicare i confini del tricolore o se portiamo il cane a gare od esposizioni canine. Infatti, prima di partire per viaggiare in Europa o verso altri Paesi, occorre informarsi dal veterinario quali vaccini deve avere il cane per potervi entrare. Nella generalità dei casi, infatti, non basterà avere il libretto sanitario ma si dovrà avere il passaporto del cane e dovrà risultare l’effettuazione anche dell’antirabbica e del vaccino contro la parainfluenza, normalmente non ritenuti obbligatori in Italia. Un’ultima raccomandazione è quella di informarsi sulle possibili patologie presenti in un posto, anche quando ci si sposta all’interno dell’Italia. Questo perché in alcune regioni esistono delle patologie più comuni, ed a cui percentualmente il nostro beniamino sarà esposto in misura maggiore alla propria norma, rispetto ad altre zone e che, pertanto, richiederebbero una attenzione in più. Ad esempio, in Sardegna è diffuso l’echinococco una malattia procurata da una sorta di verme piatto, cd. tenia, che può pervenire nell’animale tramite l’ingestione di carni poco cotte o crude e che può trasmettersi all’uomo.

Ma se chiedessimo ad un veterinario quali sono le vaccinazioni da consigliare nei cani? La dott.ssa Traversa non esita e, nel ricordare come i vaccini hanno giocato e continueranno a giocare un ruolo fondamentale nella prevenzione, nel controllo e nella eliminazione delle malattie infettive del cane, raccomanda il vaccino nei confronti della parvovirosi e del cimurro, perchè essenziali, e consiglia il vaccino contro le infezioni da adenovirus (che causa l’epatite infettiva), in quanto sono stati osservati casi di infezioni in soggetti non precedentemente vaccinati. Da ultimo: consiglia i vaccini per le infezioni respiratorie per i cani che vivono nei canili o in zone in sovraffollamento.

di SAMANTHA MENDICINO

note

[1] Si chiamano pappataci o flebotomi degli insetti simili a piccole zanzare.


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