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Eredità con debiti: cosa fare?

2 settembre 2018


Eredità con debiti: cosa fare?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 2 settembre 2018



Il semplice chiamato all’eredità, che ancora non ha deciso se accettare o rinunciare, non è debitore e quindi non è tenuto a pagare. Spetta al creditore dimostrare il contrario.    

Essere o non essere: questo il dilemma. Essere erede e, quindi, pagare anche tutti i debiti lasciati dal defunto, ivi comprese le tasse (tranne le sanzioni che non si trasmettono mai), oppure rinunciare a tutto ma salvarsi dalle azioni dei creditori? Sono domande tipiche che ci si pone quasi sempre all’indomani della morte di un parente. Il punto di partenza è che, se anche le persone scompaiono, i debiti invece rimangono e restano a carico dei figli, dei nipoti, del coniuge e, in alcuni casi, anche dei fratelli e dei genitori. Ciascuno risponde per la propria quota di eredità (solo per le imposte sui redditi c’è la cosiddetta responsabilità solidale: il fisco può chiedere l’intero importo anche a uno solo dei superstiti). La trasmissione del debito è un problema che riguarda solo gli eredi. Ma attenzione a questa parola: è «erede» solo chi accetta l’eredità e non chi ancora non ha deciso cosa fare (tantomeno chi vi ha rinunciato). Il che significa che l’indeciso non può essere citato in tribunale né rischia pignoramenti. A chiarirlo è una recente sentenza della Cassazione [1] che ricorda la profonda differenza che c’è tra «erede» e semplice «chiamato all’eredità». Ma procediamo con ordine e vediamo, in presenza di una eredità con debiti, cosa fare.

Chi è il chiamato all’eredità?

Avrai certamente sentito parlare di «chiamati all’eredità». Chi sono? Si tratta dei soggetti a cui il defunto ha lasciato i propri beni con il testamento o, in assenza di testamento, coloro che ereditano per legge. Il chiamato all’eredità è quindi un “erede potenziale” che ancora non ha fatto la sua scelta se accettare o meno la successione.

Quando però si parla di erede ci si riferisce solo a chi ha già manifestato la propria volontà di ereditare. È solo su quest’ultimo soggetto che ricadono tutti i diritti e i doveri. Dunque dei debiti del defunto rispondono solo gli eredi in senso stretto, coloro cioè che hanno accettato, e non anche i chiamati all’eredità.

C’è un solo caso in cui il chiamato all’eredità assume i debiti: quando ha posto in essere almeno un atto incompatibile con la volontà di rinunciare all’eredità, che può essere considerato una “accettazione tacita”. È, ad esempio, il caso di chi vende un quadro o altri oggetti trovati in casa del defunto, che si intesta l’auto lasciata dal parente scomparso o che preleva dal bancomat del relativo conto corrente anche cinquanta euro. Gli esempi potrebbero moltiplicarsi.

Eredità con debiti: cosa fare?

Chi è erede di una persona e non sa a quanto ammontano i debiti è meglio che prima faccia una verifica puntuale in modo da evitare di accettare con imprudenza un patrimonio che potrebbe riservare brutte sorprese. Ad esempio sarà opportuno:

  • fare una visura protesti alla camera di commercio per sapere se il defunto ha emesso assegni o cambiali non onorate e poi protestate;
  • fare una indagine in Crif per verificare se ci sono debiti e finanziamenti in corso;
  • chiedere informazioni all’avvocato di famiglia, per conoscere eventuali pendenze giudiziarie;
  • chiedere un estratto di ruolo all’Agenzia delle Entrate Riscossione per comprendere se ci sono cartelle esattoriali non onorate;
  • inoltrare la medesima richiesta all’Agenzia delle Entrate;
  • parlare con il direttore della banca con cui il defunto aveva un conto corrente per conoscere eventuali posizioni debitorie;
  • chiedere all’amministratore di condominio un’attestazione di eventuali oneri non corrisposti;
  • se si trattava di un imprenditore, verificare se c’è un fallimento in corso (l’indagine si esegue in tribunale, alla sezione fallimentare);
  • spulciare tra le carte nei cassetti per ricercare lettere e altri indizi di debiti.

In ogni caso, quando i dubbi dovessero persistere si può accettare l’eredità con beneficio di inventario. In questo modo non si rischiano pignoramenti sui propri beni; difatti, i creditori potranno pignorare solo i beni ricevuti dall’erede con la successione e non quelli personali (cosa che invece non succede in caso di accettazione pura e semplice, per la quale l’erede risponde anche con i propri beni).

Sul punto ti invito a leggere l’approfondimento: Come evitare di pagare i debiti del defunto.

Quanto tempo per decidere se accettare l’eredità?

Ci sono 10 anni per decidere se accettare o meno l’eredità: tutto il tempo per fare le opportune verifiche. Solo chi si trova nel possesso dei beni ereditati (ad esempio il figlio convivente) ha tempi più stretti: 3 mesi per fare l’inventario dei beni e 40 giorni per poi decidere se accettare o meno.

Chi rinuncia all’eredità può revocare la rinuncia all’eredità – e quindi diventare erede – sempre a condizione che gli altri eredi non abbiano già compiuto le loro scelte e che i dieci anni non siano decorsi. C’è chi usa questo cavillo giuridico per impugnare le cartelle esattoriali: prima rinuncia all’eredità, poi fa ricorso contro la cartella e la fa annullare (non essendo erede) e, infine, revoca la rinuncia all’eredità e acquisisce il patrimonio del defunto.

Che fare se il creditore chiede il pagamento prima dell’accettazione dell’eredità?

Il chiamato all’eredità non paga il debito del defunto anche se omette di fornire al creditore l’atto di rinuncia all’eredità. Spetta, infatti, al creditore dimostrare la qualifica di erede. Non basta il disinteresse di quest’ultimo all’intimazione di pagamento. A tal fine il creditore, avendo interesse a individuare l’erede del suo debitore scomparso, può chiedere al tribunale la fissazione di un termine entro il quale il chiamato all’eredità dichiari se accetta o rinuncia alla stessa.

La Cassazione, a riguardo, ha chiarito che in tema di successioni, il fatto di essere chiamati all’eredità, pur rappresentando un presupposto della qualità di erede, non è di per sé sola sufficiente, essendo necessaria anche, da parte del chiamato, l’accettazione espressa o tacita. Ne consegue che, in ipotesi di richiesta di pagamento o di causa instaurata nei confronti del preteso erede per debiti del defunto, incombe su chi agisce l’onere di provare l’assunzione da parte del superstite della qualità di erede; tale qualità non può desumersi dalla mera chiamata all’eredità, non essendo prevista alcuna presunzione in tal senso, ma consegue solo all’accettazione dell’eredità, espressa o tacita, la cui ricorrenza rappresenta, quindi, un elemento costitutivo del diritto azionato nei confronti del soggetto chiamato in giudizio.

L’accettazione tacita dell’eredità necessita di atti di gestione dei beni posti in essere dal chiamato e non semplice disinteresse alle richieste di terzi.

note

[1] Cass. sent. n. 21436/18 del 30.08.2018.

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