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Impugnazione della donazione da parte degli eredi

3 settembre 2018


Impugnazione della donazione da parte degli eredi

> Diritto e Fisco Pubblicato il 3 settembre 2018



Se il padre regala una casa o dei soldi a uno solo dei figli, cosa può fare il fratello per tutelarsi?

Un padre con due figli fa, nel corso della propria vita, una serie di donazioni in favore di uno solo di essi, lasciando l’altro “al secco”. Al primo regala spesso dei soldi disponendo dei bonifici bancari; poi gli dona una casa giustificando l’elargizione con il fatto che questi è disoccupato e non ha come mantenersi. Il secondo figlio, dal canto suo, non ha mai ricevuto nulla, salvo piccoli regali in occasione delle ricorrenze privi di rilevante valore economico. Alla morte del padre, il figlio meno avvantaggiato dalle donazioni si rivolge contro il testamento che divide in parti eque il residuo patrimonio: a suo dire, infatti, bisogna tenere conto anche di tutte le donazioni fatte dal genitore quando ancora era vivo e, tirando le somme, c’è stata disparità di trattamento tra i fratelli. L’altro invece non ne vuole sapere: sostiene che una cosa sono le donazioni, che ciascuno è libero di fare come e quando vuole finché campa; un’altra è invece il testamento che, per legge, deve garantire gli stessi diritti agli eredi legittimari (i figli e il coniuge). Chi ha ragione? L’esempio che abbiamo appena fatto apre un problema che spesso divide le famiglie alla morte di un parente: quello dell’impugnazione della donazione da parte degli eredi. La questione è stata, di recente, affrontata anche da una sentenza della Cassazione [1]. È per noi la scusa per tornare su un argomento sempre attuale e caldo. Vediamo dunque come tutelarsi quando un genitore fa una donazione a un solo figlio e non lascia all’altro beni a sufficienza da eguagliarne il valore.

Si può donare una casa o i soldi a un solo figlio?

Facciamo una premessa: tutte le norme del diritto privato – e quindi anche quelle in materia di successioni – sono rivolte a risolvere i litigi tra cittadini (persone fisiche e giuridiche). Non essendo coinvolti interessi pubblici, nessun giudice può attivarsi per reprimere le violazioni della legge se nessun soggetto leso vi ricorre. Ciò significa che, anche in presenza di una situazione potenzialmente illegittima, le cose potrebbero rimanere per come sono, anche in eterno, se non ci sono lamentele da parte di terzi. Facciamo un esempio: una persona costruisce una tettoia a meno di tre metri dal confine del vicino ma a quest’ultimo la costruzione non dà fastidio; nessun tribunale potrà allora ordinarne la demolizione. Un uomo conclude un contratto quando era ubriaco: per quanto l’atto è annullabile, se lui – una volta ripresa la capacità d’intendere e volere – non fa nulla, esso si “sana”. Lo stesso dicasi per le successioni e i testamenti: il codice civile disciplina le quote minime che spettano ad alcuni eredi (i legittimari) ma nulla toglie che le parti possano accettare uno stato di fatto diverso, per quanto in constato con la normativa: non realizzano qualcosa di illecito e, dopo dieci anni dal decesso del de cuius, la situazione si sana. Quindi, se il padre lascia tutto a un solo fratello e l’altro non impugna il testamento nei termini, la successione diventa valida.

Tale precisazione è importante per chiarire il primo degli aspetti da affrontare: si può donare una casa o i soldi a un solo figlio, anche ledendo i diritti di erede dell’altro figlio, a condizione che quest’ultimo non si opponga. Se invece c’è contestazione, allora si applicano le norme del codice civile, norme che stabiliscono la legittimità della donazione a condizione che:

  • sia stata fatta con un atto notarile;
  • gli altri eredi legittimari non siano stati privati delle loro quote di successione;
  • la donazione sia stata fatta con il consenso di tutti i proprietari del bene: per cui se il bene è in comproprietà tra i due coniugi in comunione dei beni, entrambi devono sottoscrivere l’atto.

Vediamo singolarmente questi aspetti. Ma prima ecco uno schema che riassume le quote di legittima che spettano ai figli e al coniuge.

Chi sono i legittimari?
I legittimari sono:

  • il coniuge;
  • figli, anche adottivi e, in mancanza, gli altri discendenti (nipoti, pronipoti);
  • genitori e, in mancanza, gli altri ascendenti (nonni, bisnonni).

Questi parenti, come abbiamo detto, ereditano sempre una parte del patrimonio, a prescindere da ciò che il defunto ha disposto (questo fenomeno si chiama anche «successione necessaria»).

Quali sono le quote dei legittimari?

Nella seguente tabella riassumiamo le quote riservate ai legittimari, salvo poi approfondire meglio le singole ipotesi nei paragrafi che seguono.

Se c’è:
Legittimari
Quota riservata dalla legge ai legittimari
Residua quota del testamento liberamente disponibile
Coniuge

(o compagno gay da unione civile)
Se non ci sono figli ½ di eredità + il diritto di abitazione sulla casa coniugale ½ di eredità
Se oltre al coniuge c’è un figlio unico (anche se i genitori del defunto sono ancora in vita) – al coniuge va 1/3 dell’eredità + il diritto di abitazione sulla casa

– al figlio unico va 1/3 dell’eredità

1/3 dell’eredità
Se oltre al coniuge ci sono 2 o più figli (anche se i genitori del defunto sono ancora in vita) – al coniuge va ¼ dell’eredità + il diritto di abitazione sulla casa

– ½ dell’eredità va diviso tra i figli in parti uguali

¼ dell’eredità
  Se, oltre al coniuge, c’è uno o entrambi i genitori o, in loro mancanza, altri ascendenti (mancano però i figli) – al coniuge va ½ dell’eredità + il diritto di abitazione sulla casa

– ai genitori o altri ascendenti va ¼ dell’eredità

¼ dell’eredità
Se manca il Coniuge

(o compagno gay da unione civile)
Se c’è un solo figlio unico (anche se vivono i genitori del defunto) Al figlio unico va ½ dell’eredità ½ dell’eredità
Se ci sono 2 o più figli (anche se vivono ancora i genitori del defunto) Ai figli vanno i 2/3 dell’eredità divisi per parti uguali 1/3 dell’eredità
Se ci sono solo i genitori (o, in loro mancanza, altri ascendenti) del defunto, ma non ci sono figli Ai genitori (o altri ascendenti) va 1/3 dell’eredità 2/3 dell’eredità
Se non ci sono né figli, né genitori o altri ascendenti Si può liberamente disporre dell’intera eredità

Quali sono le quote di legittima?

Cosa spetta al coniuge del defunto?

Al coniuge, anche se ci sono altri eredi, spetta sempre il cosiddetto diritto di abitazione, ossia la possibilità di continuare a vivere nella casa coniugale.

Inoltre, al coniuge spetta:

  • ½ dell’eredità se non ci sono figli e genitori della persona defunta;
  • 1/3 dell’eredità se c’è un figlio unico della persona defunta;
  • ¼ dell’eredità se ci sono 2 o più figli della persona defunta;
  • ½ dell’eredità se mancano i figli ma c’è uno o entrambi i genitori del defunto.

Cosa spetta ai figli del defunto?

Al figlio unico spetta:

  • 1/3 dell’eredità se, oltre a lui, è ancora in vita l’altro genitore, ossia il coniuge del defunto;
  • ½ dell’eredità se manca il coniuge del defunto.

Ai figli, quando sono più di uno, spetta:

  • 1/3 dell’eredità da dividere in parti uguali, se, oltre a loro, è ancora in vita l’altro genitore, ossia il coniuge del defunto;
  • 2/3 dell’eredità se manca il coniuge del defunto.

Cosa spetta ai genitori del defunto?

Ai genitori spetta:

  • 1/3 dell’eredità se mancano sia i figli che il coniuge del defunto;
  • ¼ dell’eredità se mancano i figli ma c’è il coniuge del defunto.

Quali sono le quote di eredità di cui si può disporre liberamente?

Veniamo ora alle quote di eredità di cui il testatore può disporre liberamente. Esse sono:

  • se c’è il coniuge e in assenza di figli e senza ascendenti del defunto: 1/2 eredità;
  • se c’è il coniuge più un figlio unico (anche se viventi gli ascendenti del defunto): 1/3 eredità;
  • se c’è il coniuge più 2 o più figli (anche se viventi gli ascendenti del defunto): 1/4 eredità;
  • se c’è il coniuge più gli ascendenti (senza figli): 1/4 eredità
  • se non c’è il coniuge ma c’è solo un figlio unico: 1/2 eredità;
  • se non c’è il coniuge ma ci sono 2 o più figli (anche se viventi gli ascendenti del defunto): 1/3 eredità;
  • se non c’è il coniuge ma sono presenti gli ascendente/i del defunto (senza figli): 2/3 eredità.

Impugnazione della donazione non eseguita con atto pubblico

Un genitore può donare a un solo figlio qualsiasi bene voglia a condizione, innanzitutto, che lo faccia davanti a un notaio, con la presenza di due testimoni. Solo le donazioni di modico valore non necessitano dell’atto pubblico notarile (ad esempio una piccola somma di denaro o un oggetto di poco conto). Il “modico valore” si misura in relazione alle disponibilità economiche del donante: per cui, se questi è una persona molto facoltosa, una donazione di settemila euro può avvenire anche con scrittura privata; viceversa se si tratta di un pensionato con un assegno mensile di 200 euro, ci vuole il rogito.

La donazione fatta senza il notaio può essere impugnata dagli eredi in qualsiasi momento, senza limiti di tempo. Infatti si parla a riguardo di “nullità” del contratto il cui accertamento non è soggetto a termini.

La Cassazione ha spiegato che la donazione indiretta può avvenire sempre senza atto pubblico: è il caso del padre che dona una casa al figlio pagando direttamente il venditore o accreditando sul conto del primo la somma necessaria all’acquisto con l’apposita menzione che il regalo è rivolto proprio a procurargli la disponibilità economica per comprare l’immobile.

Impugnazione della donazione per lesione della legittima

Un soggetto può donare in vita ciò che vuole ma, alla sua morte, i conti con gli altri familiari devono tornare: significa che gli altri eredi legittimari non devono aver ricevuto meno di quanto loro spetta per legge sul patrimonio del primo. Le quote di legittima variano a seconda di quanti sono gli eredi “contendenti”. Rispettate le quote di legittima, il de cuius è libero di dare più beni a un figlio rispetto agli altri. La donazione è un anticipo sulla successione: tutti i regali fatti in vita da un genitore in favore di un figlio vanno considerati per verificare se è stata rispettata o lesa la legittima.

L’azione di riduzione della legittima

I legittimari che, a causa di un testamento o di donazioni, vedono compromessa la propria quota di legittima, possono agire in giudizio con un’azione in grado di limitare la delazione legittima e la volontà del defunto stesso. È la cosiddetta azione reintegrazione della quota legittima o riservata ai legittimari; va esercitata entro massimo 10 anni dall’apertura della successione (ossia dalla morte). In tal modo ai legittimari è garantita la quota prevista per legge sui beni lasciati dal defunto.

Anche i successivi acquirenti devono restituire l’immobile: se uno degli eredi che ha ricevuto un bene dal defunto lo cede a terzi, gli eredi legittimari lesi possono recuperarlo dall’acquirente a condizione che non siano passati più di 20 anni dalla donazione.

L’azione di reintegrazione della quota legittima si compone dei seguenti passaggi:

  • riduzione delle disposizioni testamentarie e delle donazioni lesive: si verifica virtualmente il valore delle donazioni e dei lasciti fatti in favore di ciascun erede e si vede se ci sono state lesioni;
  • se ci sono state lesioni si esegue l’azione di riduzione della legittima: è volta a ottenere la restituzione da parte dei beneficiari delle disposizioni o donazioni lesive;
  • se gli eredi hanno, nel frattempo, venduto o donato a loro volta i beni ricevuti dal de cuius, si deve agire con l’azione di restituzione: è volta a ottenere la restituzione da parte dei terzi acquirenti dai beneficiari delle disposizioni o donazioni lesive.

Il legittimario può agire in due casi:

  • se è stato pretermesso, cioè completamente escluso dalla successione con un testamento;
  • se ha subito una lesione in termini di valore della sua quota di legittima a seguito di testamento o a causa di donazioni effettuate dal defunto. In tal caso deve accettare con beneficio d’inventario, come diciamo di seguito.

Sino a quando il donante è in vita i soggetti legittimati alla riduzione non possono rinunciare al loro diritto né con dichiarazione espressa né acconsentendo alla donazione.

Una volta aperta la successione invece è possibile rinunciare alla riduzione.

Non possono chiedere né beneficiare della riduzione i donatari e i legatari e i creditori del defunto se il legittimario che ha diritto alla riduzione ha accettato con beneficio di inventario.

Il legittimario può utilizzare l’azione di riduzione nel termine di 10 anni:

  • dall’apertura della successione se la lesione deriva da donazioni;
  • dall’accettazione dell’eredità se la lesione deriva da disposizioni testamentarie.

Il legittimario può rinunciare all’azione di riduzione; tale rinuncia, distinta da quella all’eredità, è irrevocabile e può risultare da comportamenti concludenti.

Il coniuge deve essere al corrente delle donazioni fatte in favore di un solo figlio?

È necessario il consenso di entrambi i coniugi in regime di comunione legale dei beni per l’atto di donazione, ma se questo manca l’atto è ugualmente valido salvo che venga impugnato dal coniuge escluso entro l’anno successivo.

Sintesi: si può impugnare una donazione fatta a un solo figlio?

La donazione fatta a un solo figlio può essere impugnata, quando il donante è ancora in vita, solo se avvenuta non per atto pubblico (e sempre che non sia di modico valore).

Non si può impugnare una donazione lesiva della legittima finché il donante è vivo.

Si può esercitare l’azione di riduzione della legittima solo dal momento in cui il donante è deceduto e comunque entro massimo 10 anni. Lo scopo è riprendere il bene anche nei confronti di eventuali terzi cui nel frattempo sia stato ceduto.

Si può donare un bene già lasciato col testamento a un’altra persona?

Si può sempre revocare tacitamente un testamento donando o vendendo uno dei beni in esso menzionati. Quindi un genitore che ha scritto testamento dichiarando di voler lasciare i propri beni a una persona ma poi li vende o li regala ad altri può liberamente farlo.

note

[1] Cass. sent. n. 21503/2018 del 31.08.2018.


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