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Il passaggio generazionale dell’azienda: necessario per la sopravvivenza dell’impresa familiare

5 Marzo 2013
Il passaggio generazionale dell’azienda: necessario per la sopravvivenza dell’impresa familiare

Patto di famiglia, trust, cessione, donazione di partecipazioni, usufrutto, cessione del ramo d’azienda: tanti sono gli strumenti per affrontare il cosiddetto “patto generazionale”, alla morte dell’imprenditore.

Il passaggio generazionale è una fase molto delicata della vita di un’azienda: gli strumenti messi a disposizione dalla legge sono molteplici, ma è fondamentale pianificare attentamente la modalità attraverso cui realizzare tale “passaggio”.

Il tessuto produttivo italiano è costituito prevalentemente da piccole e medie imprese di tipo familiare (circa il 90%). Anche le società di capitali di medie dimensioni sono spesso gestite nell’ambito familiare.

Quando la gestione di un’azienda è affidata a una o due persone chiave è fondamentale pianificare la loro sostituzione al fine di garantire la continuità dell’impresa familiare.

Per tale ragione il passaggio generazionale diventa una fase obbligatoria della vita dell’azienda volta a consentire la sopravvivenza dell’impresa familiare, la quale passa dalla gestione dell’imprenditore/fondatore a quella degli eredi.

La legge mette a disposizione dell’imprenditore diversi strumenti per gestire il passaggio generazionale, tra i quali:

– Cessione o donazione di partecipazioni

– Separazione tra usufrutto e nuda proprietà dell’azienda (o ramo d’azienda)

– Holding di famiglia

– Cessione d’azienda o ramo d’azienda

– Patto di famiglia

– Trust

Cessione o donazione di partecipazioni

Uno strumento immediato per realizzare il passaggio generazionale è la cessione o donazione delle partecipazioni della società. La scelta tra le due operazioni dipende dalla variabile fiscale:

– nel caso di cessione potrebbe emergere un maggior valore (plusvalenza) su cui pagare le imposte dirette;

nel caso di donazione di partecipazioni si paga l’imposta sulle donazioni in percentuali diverse a seconda del grado di parentela che lega il donante (imprenditore) al donatario (erede) e sono previste alcune esclusioni in relazione al bene oggetto di donazione [1].

In linea generale per le imposte sulle donazioni sono previste le seguenti regole:

Coniuge e parenti in linea retta: franchigia per ciascun beneficiario di euro 1.000.000 e tassazione con aliquota del 4% sul valore eccedente (per i beni con valore fino a euro 1.000.000 non si pagano imposte)

Per esempio, se il valore del bene oggetto di donazione è pari a euro 1.200.000, l’imposta da pagare sarà pari a euro 8.000 (il 4% di 200.000);

Fratelli e sorelle: franchigia per ciascun beneficiario di euro 100.000 e tassazione con aliquota del 6% sul valore eccedente;

Altri parenti fino al quarto grado e affini in linea diretta: tassazione con aliquota del 6% sull’intero valore del bene;

– Altri soggetti: tassazione con aliquota del 8% sull’intero valore del bene.

Una norma particolarmente favorevole nell’ottica del passaggio generazionale è quella che prevede che i trasferimenti a favore del coniuge e dei discendenti, di aziende o rami di esse, di quote sociali e di azioni non sono soggette all’imposta di donazione. Per quanto riguarda il trasferimento di quote o azioni di società soggette all’IRES (imposta sul reddito delle società) il beneficio spetta al ricorrere di ulteriori requisiti [2].

Separazione tra usufrutto e nuda proprietà dell’azienda [3]

Nella fase del passaggio generazionale dall’imprenditore (padre) all’erede (figlio), possono verificarsi due situazioni:

1 – Costituzione del diritto di usufrutto in capo al figlio sull’azienda o quote /azioni della società e mantenimento della nuda proprietà in capo al padre/imprenditore. In questo caso, al figlio spetta la gestione dell’azienda, il quale, pur entrando in contatto diretto con le dinamiche e le problematiche aziendali, può trovare ancora nel padre (nudo proprietario), un punto di riferimento avvalendosi dei suoi consigli.

2 – Cessione della nuda proprietà al figlio e mantenimento del diritto di usufrutto in capo al padre. In questo caso è al padre che competono i poteri gestori dell’azienda. Tale scelta è utile quando tra padre e figlio si instauri un rapporto di collaborazione nella gestione aziendale pur lasciando il figlio privo di poteri di gestione.

Holding di famiglia

Un altro strumento utile per la pianificazione del passaggio generazionale è l’interposizione di una holding di famiglia che detenga le partecipazioni (quote o azioni societarie) nelle società operative facenti capo all’imprenditore/padre. Tale scelta è preferibile in presenza di più eredi.

La holding di famiglia è una società i cui soci sono i componenti di una stessa famiglia. Questa detiene le quote o le azioni nelle società operative. La holding di famiglia è molto diffusa in Italia, paese dove normalmente assume la forma giuridica della società in accomandita per azioni o della società a responsabilità limitata.

È il caso, per esempio, in cui il padre detenga il 100% delle quote o azioni di due diverse società operative. Il padre decide di far entrare nella compagine societaria i suoi tre figli, dividendo in quattro parti uguali ciascuna delle due partecipazioni. In questo caso, eventuali conflitti tra i tre figli potrebbero ripercuotersi negativamente sull’attività delle società operative, mettendo a rischio la gestione aziendale e la sopravvivenza dell’azienda stessa. Proprio per ovviare a tale potenziale situazione è possibile costituire una holding di famiglia le cui quote o azioni siano detenute in parti uguali dal padre e i tre figli. A sua volta la holding detiene le partecipazioni in tutte le società operative. In tale situazione eventuali conflitti tra i soci non avrebbero ripercussioni a livello delle società operative. Inoltre, la creazione della holding permetterebbe anche di separare l’assetto proprietario (padre e figli soci della holding) da quello manageriale (non necessariamente le società operative devono essere amministrate dai soci della holding).

Quando il padre deciderà di uscire dall’azienda non dovrà fare altro che cedere la propria partecipazione detenuta nella holding ai tre figli; tale processo risulterà molto più snello.

Cessione d’azienda (o ramo d’azienda)

La cessione d’azienda o ramo d’azienda è uno strumento particolarmente utile nelle seguenti situazioni:

– l’imprenditore non ha eredi a cui lasciare l’azienda;

– non ci sono eredi interessati alla continuazione dell’attività d’impresa;

– solo alcuni degli eredi sono interessati alla continuazione dell’attività aziendale.

Nelle prime due ipotesi la cessione d’azienda rappresenta l’unica alternativa possibile; nel terzo caso, invece, può essere utile la cessione del ramo d’azienda.

In ogni caso, la cessione risulta essere poco utilizzata ai fini successori in quanto, essendo operazione “realizzativa” (dalla cessione potrebbe emergere una plusvalenza tassabile), è svantaggiosa dal punto di vista fiscale.

Patto di famiglia

Il patto di famiglia [4] è un contratto con il quale l’imprenditore trasferisce, in tutto o in parte, l’azienda o, in tutto o in parte, le proprie quote/azioni societarie a uno o più discendenti con il consenso degli altri familiari.

Gli assegnatari dell’azienda o delle quote/azioni societarie devono liquidare gli altri familiari corrispondendo denaro o altri beni in natura per un valore pari alla quota di loro spettanza.

Tale modalità risulta molto utile ai fini successori soprattutto per la possibilità di inserire nel contratto alcune clausole, quali:

– la posticipazione dell’efficacia del contratto al momento della morte del disponente/imprenditore;

– la facoltà per il disponente/imprenditore di recedere dal contratto;

– mantenimento dell’usufrutto in capo al disponente/imprenditore in modo che possa ancora gestire l’azienda.

Trust

Il trust, istituto giuridico tipico dei paesi anglosassoni, si ha quando una persona (disponente, settlor) ponga alcuni beni sotto il controllo di un gestore (trustee) nell’interesse di un beneficiario o per un fine definito [5].

Ciò che caratterizza il trust è il totale distacco del patrimonio conferito nel trust dalla sfera giuridica del disponente; il patrimonio conferito in trust passa nella sfera giuridica del gestore. Tra l’altro, il patrimonio del trust non è aggredibile dai terzi (salvo alcune limitazioni) e il disponente può liberamente individuare i beneficiari, senza obblighi di legge.

Tale strumento può essere molto utile ai fini successori in tutte quelle ipotesi in cui il disponente intenda devolvere i propri beni a soggetti non contemplati dalla legge come eredi o nel caso di successione in gruppi industriali.

Si consideri, ad esempio, l’ipotesi in cui un imprenditore detenga il 100% del capitale di una società e abbia moglie e figli. Nel caso di successione con il metodo “classico” si dovrebbe smembrare l’intera società tra i diversi eredi; in tale situazione, potrebbe anche verificarsi che gli eredi, non interessati al prosieguo dell’attività, vendano la società per dividersi i soldi. Costituendo un trust l’imprenditore avrà la certezza che la società non andrà incontro allo smembramento e continuerà l’attività aziendale grazie alla gestione del trustee. In questo caso agli eredi saranno attribuiti i frutti della società.

di MENNATO FUSCO



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1 Commento

  1. voglio riprendere una azienda stampaggio materie plastiche lavorando molto a l esportazione nord italia

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