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Visita fiscale: si all’indennità di malattia se il lavoratore non risponde al citofono (è a letto con la febbre)

5 febbraio 2013


Visita fiscale: si all’indennità di malattia se il lavoratore non risponde al citofono (è a letto con la febbre)

> Diritto e Fisco Pubblicato il 5 febbraio 2013



In caso di visita fiscale, si può percepire l’indennità di malattia anche non rispondendo al citofono al medico dell’INPS: basta dimostrare di essere a letto con la febbre alta e da soli in casa.

 

In caso di accertamento, se il lavoratore malato non risponde al citofono al medico fiscale, non è detto che sia fuori casa. Potrebbe, al contrario, essere a letto, a scontare gli effetti di una febbre da cavallo. Soprattutto se tale stato di alterazione gli è stato confermato in una successiva visita.

È questo l’incoraggiante convincimento del Tribunale di Perugia [1], che ha accolto il ricorso di un lavoratore a cui era stata negata, dall’INPS, l’indennità di malattia perché trovato assente alla visita fiscale. In verità, l’uomo non era riuscito ad alzarsi dal letto e a rispondere al citofono in quanto da solo a casa e con la febbre alta.

In generale, è bene sapere che il lavoratore che si sottrae ingiustificatamente alla visita di controllo domiciliare, perde il diritto al relativo trattamento economico per i primi dieci giorni di assenza. E ciò anche se successivamente effettua una nuova visita ambulatoriale che conferma lo stato di malattia [2].

Tuttavia, se il lavoratore, nel periodo di assenza per malattia, risulti irreperibile alla visita fiscale, ma dimostri un giustificato motivo dell’allontanamento dal suo domicilio, non decade dal diritto all’indennità di malattia: per esempio, un giustificato motivo potrebbe essere il l’esigenza di recarsi presso lo studio del proprio medico curante al fine di effettuare una visita [3].

note

[1] Trib. Perugia, sent. n. 620 del 9.11.2012.

[2] Ai sensi dell’art. 5, comma quattordicesimo, del D.L. 12 settembre 1983, n. 463 convertito in L. 11 novembre 1983, n. 638.

[3] Trib. Macerata sent. del 11.05.2009.

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